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Posta al centro di una grande pianura ricca di acque, chiamata “padana” perché attraversata dal fiume Padus, cioè dal Po, popolata prima da Liguri ed Etruschi e poi dai Celti (chiamati “Galli” dai Romani), Mediolanum sorse proprio là dove Belloveso, figlio di un re dei Galli, vide pascolare una scrofa “medio lanea”, cioè con la pelle per metà ricoperta di lana, come gli avevano predetto gli indovini. Possiamo trovare conferma a questa popolare leggenda sul secondo pilastro del Palazzo della Ragione (via Mercanti), dove è raffigurata, in un piccolo altorilievo, proprio una scrofa corrispondente alla descrizione.
Il
villaggio venne conquistato nel III secolo a.C. dai Romani e, a parte la breve
parentesi del passaggio di Annibale con i suoi elefanti, sotto la dominazione di
Roma Mediolanum crebbe di importanza, passando da “vicus” a “municipium”,
fino a diventare, verso la fine del III secolo d.C., con Diocleziano, capitale
dell’Impero Romano d’Occidente.
I Romani erano soliti sfruttare le zone pianeggianti per i loro accampamenti e per le basi militari: Milano era quindi un ottimo punto strategico per controllare il settentrione d’Italia.
Dopo
aver tracciato le due vie principali ( cardine massimo, corrispondente oggi alla
via delle Asole e via Moneta, e decumano, verso via Manzoni ) e aver posto il
Foro, cioè la piazza, nel loro punto di intersezione, corrispondente oggi alla
zona di piazza San Sepolcro, circondarono di mura la città che, con una pianta
quadrangolare, riproduceva quella di tutti i loro accampamenti fortificati.
Intorno alle mura scorrevano due piccoli fiumi, il Severo ed il Nirone, che
alimentavano con le loro acque il fossato difensivo.
Gli
abitanti vivono di commerci, la città continua a crescere e diventa molto
ricca, con una grande vitalità economica e culturale, pur mantenendo sempre la
sua importanza militare e strategica.
Quando
nel III secolo d.C. l’impero romano giunse al
massimo della sua espansione, Milano divenne veramente importante.
I barbari erano ormai alle porte e Roma non riusciva più a controllare il suo territorio, che era diventato immenso: occorrevano validi capisaldi e Milano, ancora una volta grazie alla sua posizione, era la città ideale per questo scopo. Così Diocleziano non solo divise in due l’Impero per meglio controllarlo, ma, nel 286 d.C., nominò Milano capitale dell’Impero Romano d’Occidente, affidandolo al collega, l’imperatore Massimiano.
Nel 285 d.C., infatti, il potere era passato – dopo un lunghissimo periodo di crisi noto come “anarchia militare” per il continuo succedersi di comandanti dal regno effimero sul trono di Roma - nelle mani di Diocleziano, che pose termine alla suddetta crisi con efficacia e vigore nel comando. Il “principatus”, cioè il modello governativo concepito da Augusto, si trasformò lentamente in un dominatus, sempre più ispirato alle monarchie orientali, cui Diocleziano fece riferimento anche per l'introduzione della pratica della prosternazione ai piedi del sovrano. Nel 291 d.C. Diocleziano terminò la sua opera di riforma politica e costituzionale dell'Impero, ottenuta attraverso l'introduzione della tetrarchia: l’imperatore associò al potere, con il titolo di Augusto, Massimiano. I due, che assunsero il titolo di augusti, nominarono rispettivamente due collaboratori, con il titolo di cesari, Diocleziano Galerio e Massimiano Costanzo Cloro.

Un busto di Diocleziano
L'impero fu suddiviso in 4 grandi prefetture, ciascuna affidata al controllo di un tetrarca: l'Oriente, con capitale Nicomedia, le Gallie, con capitali Treviri e York, l'Illirico, con capitali Sirmio e Tessalonica, ed infine l'Italia, con capitali Roma e Milano; ciascuna prefettura era data in amministrazione ad un prefetto del pretorio. Ai vicarii spettò il controllo sulle 12 diocesi in cui furono divise le prefetture. I presides o correctores ebbero il controllo delle province, ulteriormente suddivise in municipia e curiae. La suddivisione dell'impero aveva l'evidente scopo di facilitarne l'amministrazione ed il controllo, soprattutto in considerazione delle difficoltà incontrate per più di un secolo dai predecessori di Diocleziano perchè l'impero non si disfacesse sotto i colpi dei barbari e delle discordie interne quando era un solo uomo a farsi carico di tutto.
Anche l'esercito subì un analogo
processo di riorganizzazione e le truppe vennero suddivise in limitanei, cioè
soldati che si dovevano occupare della difesa dei confini e contemporaneamente
della coltivazione delle terre occupate, comitatenses, cioè truppe destinate
alla manovra rapida, e palatini, che andarono a costituire la guardia di
palazzo. Lo scopo principale della riforma avviata da Diocleziano consistette
soprattutto nella separazione delle responsabilità civili da quelle militari.
In materia di tassazione, Diocleziano introdusse la pratica della iugatio o
capitatio. I decurioni, che dovevano versare l'ammanco della raccolta delle
tasse, vennero sempre più guardati come una professione da evitare e
Diocleziano trasformò il loro incarico in una professione coatta. In ambito
monetario, Diocleziano mise in circolazione un grande numero di monete a forte
contenuto di argento, per combattere l'inflazione, ma queste ultime vennero
subito tesaurizzate.
I
due imperatori Diocleziano e Massimiano, dunque, entrarono trionfalmente in
Milano nel 286, su un carro d’oro e d’avorio, mentre la popolazione
applaudiva, arrampicandosi fin sui tetti.
La residenza dell’Imperatore probabilmente era nei paraggi di via Olmetto, così chiamata dall’olmo ( Ulmus in Palatio ) che cresceva vicino al Palazzo imperiale.