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L’episodio più celebre della sua vita è sicuramente il matrimonio con Pudentilla, madre
di Ponziano, un amico conosciuto ad Atene; quest’ultimo avrebbe convinto
Apuleio - ma è Apuleio stesso a raccontarcelo nella sua opera Apologia de magia
- a sposare la madre, una ricca vedova residente ad Oea ( l’antica città di
Tripoli ). Alla morte di Ponziano, i parenti di Pudentilla citarono in giudizio Apuleio,
sostenendo che la donna era stata plagiata e sedotta grazie ad un filtro magico
creato e poi propinatole a tradimento dallo stesso Apuleio. Il nostro
conferenziere ed erudito si difese pronunciando appunto l’Apologia
( De magia liber ), un brillante discorso, in seguito al quale pare che
abbia ottenuto l’assoluzione - o almeno così ci pare di capire. Dopo il processo,
Apuleio volle tornare a Cartagine, seguitando
ad esercitare l’attività di avvocato e di conferenziere, evidentemente con
brillante
successo, dato che gli furono dedicate diverse statue, una delle quali proprio a Madaura,
la città in cui era nato. Le frequenti fatiche minarono tuttavia il suo fisico, che era quello di
un uomo dall'aspetto piacevole ma di salute un po' cagionevole: continuatio
litterati laboris omnem gratiam corpore deterget, habitudinem tenuat, succum
exsorbet, colorem obliterat, vigorem debilitat
( Apologia 4:
“le continue fatiche di studio mi tolgono dal corpo ogni bellezza, mi logorano l'aspetto esteriore, mi
seccano la linfa vitale, mi spengono il
colorito, mi succhiano le forze” ). Non conosciamo infine la data precisa della morte
di Apuleio, che dovrebbe tuttavia risalire al 180 o al più 190 d.C.