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Testi tratti da"Leggende e racconti popolari del Piemonte"- Tersilla Gatto Chanu - Newton Compton Editori

In questa sezione vi proponiamo alcuni graziosi racconti e leggende della nostra terra. Buona lettura!
La Pietra della Carrata.
Toni abitava con suo fratello Mini, quasi ai piedi della Costa Bella, in una casetta ben fatta, attorniata da diverse giornate di terreno che, tra vigne, prati e campi, costituivano una bella fortuna. Sarebbero stati un buon partito per qualunque ragazza del paese, se non avessero avuto un diavolo di gozzo ciascuno, che pendeva, irrimediabilmente vistoso, sotto il loro mento.
Con quella magagna, nessuno dei due era riuscito a trovarsi una moglie: le ragazze giravano alla larga e loro dovevano accontentarsi di guardarle, quando andavano a messa la domenica. Eppure di una donna in casa avrebbero avuto proprio bisogno.
Era quello il pensiero che tormentava Toni, mentre si attardava a tagliare col falcetto un po' di ginepro per il forno del pane. Quel giorno si era fermato più del solito sulla montagna, dove quasi ogni mattina portava al pascolo le mucche, dai primi di aprile fino alle brine d' autunno, per avere il latte più buono e poter conservare il fieno per la brutta stagione ed i giorni di pioggia. Le bestie, che sentivano la primavera nelle ossa, perdevano tempo, invece di brucare; lanciavano all'aria inquieti muggiti e, di tanto in tanto, alzavano la coda e si mettevano a galoppare lungo il pendio, da un dosso all'altro della Costa Bella. Toni le lasciava fare e affastellava rami di ginepro.
Il sole era ancora alto sul monte Bernardo e nell'azzurro non c'era traccia di nubi. Ma all'improvviso il cielo si oscurò, un nebbione nero come la caligine avvolse la montagna ed un violento boato rintronò nel silenzio. Toni non aveva ancora radunato tutte le bestie, e già scendevano gocce larghe una mano, prima rade, poi a rovesci, mentre tuoni e lampi si rincorrevano facendo a gara a chi arrivava prima.
Toni fece appena in tempo ad acquattarsi sotto la Pietra della Carrata per ripararsi alla bell'e meglio, prima che si scatenasse il diluvio. Se ne stava lì annichilito, quando, tutt'a un tratto, da una crepa del sasso, vide uscire una strega, poi un'altra e un'altra ancora: ne contò tredici, che incominciarono a danzare in mezzo alla tormenta come fossero al ballo alla festa del paese."Il lunedì, il martedì
il mercoledì si lavora..."presero a cantare, girando come l'arcolaio, mentre pioggia e grandine venivano giù a scrosci, tra fulmini e scoppi di tuono. Tacquero qualche istante, roteando con gesti stizzosi, per riprendere poi tutt'assieme:
"...il venerdì si fa festa."
Si vedeva che non erano contente. Si riunirono in cerchio a confabulare, sotto i rovesci d'acqua; ognuna diceva la sua e le altre scuotevano la testa.
Poi rincominciarono da capo:"Il lunedì, il martedì
il mercoledì si lavora...
...il venerdì si fa festa.
E continuavano ostinate a ripetere la tiritera, con quella pausa bizzarra, riempita di gesti rabbiosi.
"Il lunedì, il martedì
A Toni la paura aveva rizzato i capelli sul capo: un freddo sudore gli colava lungo la spina dorsale, mentre la voce delle masche rimbombava giù per la Bassa Granda. Quel ritornello martellante lo faceva impazzire. Nascose la faccia tra le mani e, con la disperazione nella voce, gridò - "Meglio sarebbe se lavoraste anche il giovedì".
Appena ebbe pronunciato quelle parole, la pioggia d'incanto cessò, il cielo tornò sereno ed una voce gentile risuonò all'orecchio di Toni - "Grazie, bel giovane; è proprio il giovedì il giorno che avevamo dimenticato nella nostra settimana. Adesso possiamo tornare tranquille al castello che questa roccia nasconde. Ma ti siamo riconoscenti e grate: torna a casa e avrai la ricompensa che ti meriti".
Toni si girò, ma non vide nessuno. Le masche erano scomparse; solo un sottile filo di fumo si levava dalla fenditura della pietra da cui erano uscite.
Le mucche, di nuovo tranquille, brucavano l'erba mansuete. Ma Toni non vedeva l'ora di rientrare. Avviò impaziente le bestie sul sentiero di casa, chiedendosi dubbioso -" Chissà se davvero le masche mi daranno qualcosa...E che cosa?".
Mentre legava le vacche alla greppia, Mini entrò nella stalla e guardò sbalordito il fratello -"Toni! - gridò - dove hai messo il tuo gozzo?!"
L'altro si toccò il collo con una mano e poi con l'altra ed era liscio e sottile come l'anno i ragazzini; non gli pareva vero di essersi liberato di quel penoso ingombro.
-" Non c'è più! Non c'è proprio più!" - Ripeteva stordito e trasognato, saltellando qua e là per la stalla.
-" Dimmi come hai fatto, che lo faccio anch'io" - Incalzava il fratello fremente.
Allora Toni, col cuore che gli batteva come la campana quando suona a festa, gli raccontò delle bestie inquiete, del temporale e del ballo delle masche, su alla Pietra della Carrata.
-"Avevano dimenticato un giorno della settimana, capisci? Io gliel'ho detto e ...eccomi qui.".
- " D'ora in poi in montagna ci voglio andare io" - decise Mini - Chissà che non capiti anche a me la tua fortuna..."-
Da allora salì al pascolo ogni giorno, cullandosi nel cuore la speranza di trovare le streghe. Era ormai la fine dell'estate, quando, una sera, proprio mentre si accingeva a rientrare, il cielo all'improvviso si oscurò, i fulmini presero a flagellare la montagna, le bestie si misero a scappare di qua e de là, e lui, di sotto la Pietra, vide uscire le masche una ad una. Le conto: erano proprio tredici, come gli aveva detto suo fratello. Il cuore gli saltava dalla gioia, e nello stesso tempo tremava di paura
il mercoledì, il giovedìsi lavora..." si misero a cantare le streghe, che avevano trovato, grazie a Toni, quel che mancava alla loro settimana. E giravano come arcolai, proprio come l'altra volta.
-"Ecco il momento" - si disse Mini - "devo dire il giorno".E, raccogliendo il fiato, gridò, più forte che poteva -" Meglio sarebbe, se lavoraste anche il venerdì!".
Non l'avesse mai fatto! Le streghe, che festeggiano proprio il venerdì, incominciarono a girargli intorno, flagellandolo con le scope infuocate; poi una voce terribile gli gridò all'orecchio -" Per sempre, appeso al collo, ti porterai dietro il ricordo della tua sfrontata imprudenza!".
Un silenzio sgomento scese improvviso sull'alpe. Le masche erano scomparse e mini, con la disperazione nel cuore, sentì che un secondo gozzo gli gonfiava il collo.
Tornato a casa, non volle più farsi vedere da nessuno, e Toni rimase a tenergli compagnia, perchè ora le ragazze, quando lo vedevano, giravano alla larga, pensando che fosse stregato.