![]() |
![]() |
Alice | Tin.it | Foto album | Disco remoto | Community | |
Eugenio Montale
INDICE POESIE Due nel crepuscolo Al mare (o quasi) Brani da "Ossi di seppia" Presto o tardi Piccolo Testamento La vita in prosa Altro effetto di luna Spesso il male di vivere ho incontrato Forse un mattino andando in un'aria di vetro Arsenio Maestrale Meriggiare Da "Le Occasioni" Verso Vienna A Liuba che parte Non recidere, forbice, quel volto NUOVE STANZE DA "LA BUFERA E ALTRO" La Bufera L'Arca Sulla colonna più alta Moschea di Damasco L'Anguilla Da "Satura" Xenia I La Storia La belle dame sans merci Morgana I limoni Non chiederci la parola Debole sistro al vento
![]()
Due nel crepuscolo
Fluisce fra te e me sul belvedere
un chiarore subacqueo che deforma
col profilo dei colli anche il tuo viso.
Sta in un fondo sfuggevole, reciso
da te ogni gesto tuo; entra senzorma,
e sparisce, nel mezzo che ricolma
ogni solco e si chiude sul tuo passo:
con me tu qui, dentro questaria scesa
a sigillare
il torpore dei massi.
Ed io riverso
nel potere che grava attorno, cedo
al sortilegio di non riconoscere
di me più nulla fuor di me; sio levo
appena il braccio, mi si fa diverso
latto, si spezza su un cristallo, ignota
e impallidita sua memoria, e il gesto
già più non mappartiene;
se parlo, ascolto quella voce attonito,
scendere alla sua gamma più remota
o spenta allaria che non la sostiene.
Tale nel punto che resiste
allultima
consunzione del giorno
dura lo smarrimento; poi un soffio
risolleva le valli in un frenetico
moto e deriva dalle fronde un tinnulo
suono che si disperde
tra rapide fumate e i primi lumi
disegnano gli scali.
... le parole
tra noi leggere cadono. Ti guardo
in un molle riverbero. Non so
se ti conosco; so che mai diviso
fui da te come accade in questo tardo
ritorno. Pochi istanti hanno bruciato
tutto di noi: fuorchè due volti, due
maschere che sincidono, sforzate
di un sorriso.
Al mare (o quasi) L' ultima cicala stride sulla scorza gialla dell' eucalipto i bambini raccolgono pinóli indispensabili per la galantina un cane alano urla dall' inferriata di una villa ormai disabitata le ville furono costruite dai padri ma i figli non le hanno volute ci sarebbe spazio per centomila terremotati di qui non si vede nemmeno la proda se puó chiamarsi così quell' ottanta per cento ceduta in uso ai bagnini e sarebbe eccessivo pretendervi una pace alcionica il mare é d' altronde infestato mentre i rifiuti in totale formano ondulate collinette plastiche esaurite le siepi hanno avuto lo sfratto i deliziosi figli della ruggine gli scriccioli o reatini come spesso li citano i poeti. E c' é anche qualche boccio di magnolia l' etichetta di un pediatra ma qui i bambini volano in bicicletta e non hanno bisogno delle sue cure Chi vuole respirare a grandi zaffate la musa del nostro tempo la precarietá puó passare di qui senza affrettarsi é il colpo secco quello che fa orrore non giá l' evanescenza il dolce afflato del nulla Hic manebimus se vi piace non proprio ottimamente ma il meglio sarebbe troppo simile alla morte (e questa piace solo ai giovani). ( Quaderno di 4 anni)
![]()
Ripenso il tuo sorriso.... Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida scorta per avventura tra le pietraie d'un greto, esiguo specchio in cui guardi un'ellera e i suoi corimbi; e su tutto l'abbraccio di un bianco cielo quieto. Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano, se dal tuo volto si esprime libera un'anima ingenua, vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua e recano il loro soffrire con sé come un talismano. Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma, e che il tuo aspetto s'insinua nella memoria grigia schietto come la cima di una giovane palma... (Ossi di seppia)
![]()
![]()
Antico, sono ubriacato dalla voce
Antico, sono ubriacato dalla voce
ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane,t'era accanto,
lo sai,lá nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l'aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,mare,
ma non piú degnomi credo
del solenne ammonimentodel tuo respiro.
Tu m'hai detto primoche il piccino fermentodel mio cuore
non era che un momentodel tuo;
che mi era in fondo la tua legge rischiosa:
esser vasto e diverso e insieme fisso:
e svuotarmi cosí d'ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.
(Ossi di seppia)
![]()
La storia I La storia non si snoda come una catena di anelli ininterrotta. In ogni caso molti anelli non tengono. La storia non contiene il prima e il dopo, nulla che in lei borbotti a lento fuoco. La storia non è prodotta da chi la pensa e neppure da chi l'ignora. La storia non si fa strada, si ostina, detesta il poco a paco, non procede né recede, si sposta di binario e la sua direzione non è nell'orario. La storia non giustifica e non deplora, la storia non è intrinseca perché è fuori. La storia non somministra carezze o colpi di frusta. La storia non è magistra di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve a farla più vera e più giusta. II La storia non è poi la devastante ruspa che si dice. Lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli. C'è chi sopravvive. La storia è anche benevola: distrugge quanto più può: se esagerasse, certo sarebbe meglio, ma la storia è a corto di notizie, non compie tutte le sue vendette. La storia gratta il fondo come una rete a strascico con qualche strappo e più di un pesce sfugge. Qualche volta s'incontra l'ectoplasma d'uno scampato e non sembra particolarmente felice. Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato. Gli altri, nel sacco, si credono più liberi di lui. ( Satura)
![]()
![]()
Altro effetto di luna
La trama del carrubo che si profila
nuda contro l'azzurro sonnolento
,il suono delle voci, la trafiladelle
dita d'argento sulle soglie,
la piuma che si invischia, un trepestìo
sul molo che si sciogliee
la feluca già ripiega il volo
con le vele dimesse come spoglie.
( Le occasioni)

![]()
Casa sul mare
Il viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l’anima che non sa più dare un grido.
Ora iminuti sono eguali e fissi
come igiri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d’acqua che rimbomba.
Un altro, altr’acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l’isole dell’aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell’ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s’appressa
l’ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s’infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l’avara mia speranza.
A’ nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l’offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m’ode
salpa già forse per l’eterno.
(Ossi di seppia)

![]()
E' ridicolo credere
E' ridicolo credere
che gli uomini di domani
possano essere uomini,
ridicolo pensare
che la scimmia sperasse
di camminare un giorno
su due zampe
é ridicolo
ipotecare il tempo
e lo é altrettanto
immaginare un tempo
suddiviso in piú tempi
e piú che mai
supporre che qualcosa
esista
fuori dall'esistibile,
il solo che si guarda
dall'esistere.
( Satura II)

![]()
Presto o tardi
H o creduto da bimbo che non l'uomo
si muove ma il fondale, il paesaggio.
Fu quando io, fermo, vidi srotolarsi
il lago di Lugano nel vaudeville di un Dall'Argine
che probabilmente in omaggio a se stesso,
nomen omen, non lasció mai la proda.
Poi mi accorsi del mio puerile inganno e ora so
che volante o pedestre, stasi o moto in nulla differiscono.
C’è chi ama bere la vita a gocce o a garganella;
ma la bottiglia è quella,
non si può riempirla quando è vuota.
( Diario del '72)

![]()
Piccolo testamento
Q uesto che a notte balugina
nella calotta del mio pensiero,
traccia madreperlacea di lumaca
o smeriglio di vetro calpestato,
non è lume di chiesa o d'officina
che alimenti
chierico rosso, o nero.
Solo quest'iride posso
lasciarti a testimonianza
d'una fede che fu combattuta,
d'una speranza che brucio' piu' lenta
di un duro ceppo nel focolare.
Conservane la cipria nello specchietto
quando spenta ogni lampada
la sardana si fara' infernale
e un ombroso Lucifero scendera' su una prora
del Tamigi, dell'Hudson, della Senna
scuotendo l'ali di bitume
semi- mozze dalla fatica, a dirti: è l'ora.
Non è un'eredita', un portafortuna
che puo' reggere all'urto dei monsoni
sul fil di ragno della memoria,
ma una storia non dura che nella cenere
e persistenza è solo l'estinzione.
Giusto era il segno: chi l'ha ravvisato
non puo' fallire nel ritrovarti.
Ognuno riconosce i suoi:
l'orgoglio non era fuga,
l'umilta' non era vile,
il tenue bagliore strofinato
laggiu' non era quello di un fiammifero.
( La bufera)

![]()
La vita in prosa
I l fatto è che la vita non si spiega
né con la biologia
né con la teologia.
La vita è molto lunga
anche quando è corta
come quella della farfalla
- la vita è sempre prodiga
anche quando la terra non produce nulla.
Furibonda è la lotta che si fa
per renderla inutile e impossibile.
Non resta che il pescaggio nell'inconscio
l'ultima farsa del nostro moribondo teatro.
Manderei ai lavori forzati o alla forca
chi la professa o la subisce.
E' chiaro che l'ignaro è più che sufficiente
per abbuiare il buio.
(Poesie disperse)

![]()
Felicità raggiunta, si cammina
Felicità raggiunta,si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s'incrina;
e dunque non ti tocchi chi piu' t'ama.
Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari,il tuo mattino
e' dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.
(Ossi di seppia )

![]()
Giorno e notte
Anche una piuma che vola può disegnare
la tua figura, o il raggio che gioca a rimpiattino
tra i mobili, il rimando dello specchio
di un bambino, dai tetti. Sul giro delle mura
strascichi di vapore prolungano le guglie
dei pioppi e giù sul trespolo s'arruffa
il pappagallo dell'arrotino.
Poi la notte afosa sulla piazzola,
e i passi, e sempre questa dura fatica di affondare
per risorgere eguali da secoli, o da istanti,
d'incubi che non possono ritrovare
la luce dei tuoi occhi nell'antro incandescente
- e ancora le stesse grida e i lunghi pianti sulla veranda
se rimbomba improvviso il colpo che t'arrossa la gola e schianta l'ali,
o perigliosa annunziatrice dell'alba,
e si destano i chiostri e gli ospedali
a un lacerìo di trombe...
( Finisterre)

![]()
Spesso il male di vivere ho incontrato Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l'incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato. Bene non seppi; fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato. (Ossi di seppia)![]()
Forse un mattino andando in un'aria di vetro Forse un mattino andando in un'aria di vetro, arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore di ubriaco. Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto alberi case colli per l'inganno consueto. Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
![]()
Arsenio I turbini sollevano la polvere sui tetti, a mulinelli, e sugli spiazzi deserti, ove i cavalli incappucciati annusano la terra, fermi innanzi ai vetri luccicanti degli alberghi. Sul corso, in faccia al mare, tu discendi in questo giorno or piovorno ora acceso, in cui par scatti a sconvolgerne l'ore uguali, strette in trama, un ritornello di castagnette. E' il segno d'un'altra orbita: tu seguilo. Discendi all'orizzonte che sovrasta una tromba di piombo, alta sui gorghi, più d'essi vagabonda: salso nembo vorticante, soffiato dal ribelle elemento alle nubi; fa che il passo su la ghiaia ti scricchioli e t'inciampi il viluppo dell'alghe: quell'istante è forse, molto atteso, che ti scampi dal finire il tuo viaggio, anello d'una catena, immoto andare, oh troppo noto delirio, Arsenio, d'immobilità... Ascolta tra i palmizi il getto tremulo dei violini, spento quando rotola il tuono con un fremer di lamiera percossa; la tempesta è dolce quando sgorga bianca la stella di Canicola nel cielo azzurro e lunge par la sera ch'è prossima: se il fulmine la incide dirama come un albero prezioso entro la luce che s'arrosa: e il timpano degli tzigani è il rombo silenzioso Discendi in mezzo al buio che precipita e muta il mezzogiorno in una notte di globi accesi, dondolanti a riva, - e fuori, dove un'ombra sola tiene mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita l'acetilene - finché goccia trepido il cielo, fuma il suolo che t'abbevera, tutto d'accanto ti sciaborda, sbattono le tende molli, un fruscio immenso rade la terra, giù s'afflosciano stridendo le lanterne di carta sulle strade. Così sperso tra i vimini e le stuoie grondanti, giunco tu che le radici con sé trascina, viscide, non mai svelte, tremi di vita e ti protendi a un vuoto risonante di lamenti soffocati, la tesa ti ringhiotte dell'onda antica che ti volge; e ancora tutto che ti riprende, strada portico mura specchi ti figge in una sola ghiacciata moltitudine di morti, e se un gesto ti sfiora, una parola ti cade accanto, quello è forse, Arsenio, nell'ora che si scioglie, il cenno d'una vita strozzata per te sorta, e il vento la porta con la cenere degli astri.
![]()
Maestrale S'è rifatta la calma nell'aria: tra gli scogli parlotta la maretta. Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma appena svetta. Una carezza disfiora la linea del mare e la scompiglia un attimo, soffio lieve che vi s'infrange e ancora il cammino ripiglia. Lameggia nella chiaria la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata, e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia vita turbata. Sotto l'azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai: perché tutte le immagini portano scrito: "più in là".
![]()
MERIGGIARE Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d'orto; ascoltare fra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, fruscii di serpi. Nelle crepe del suolo o sulla veccia spiar le file di rosse formiche ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano a sommo di minuscole biche. Osservare tra frondi il palpitare lontano di scaglie di mare, mentre si levano tremuli scricchi di cicale di calvi picchi. E, andando nel sole che abbaglia, sentire con triste meraviglia com'è tutta la vita e il suo travaglio, in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
![]()
Da "Le Occasioni" Verso Vienna Il convento barocco di schiuma e di biscotto adombrava uno scorcio d'acque lente e tavole imbandite, qua e là sparse di foglie e zenzero. Emerse un nuotatore, sgrondò sotto una nube di moscerini, chiese del nostro viaggio, parlò a lungo del suo d'oltre confine. Additò il ponte in faccia che si passa (informò) con un solo di pedaggio. Salutò con la mano, sprofondò, fu la corrente stessa... Ed al suo posto, battistrada balzò da una rimessa un bassotto festoso che latrava, fraterna unica voce dentro l'afa.
![]()
A Liuba che parte Non il grillo ma il gatto del focolare or ti consiglia, splendido lare della dispersa tua famiglia. La casa che tu rechi con te ravvolta, gabbia o cappelliera? sovrasta i ciechi tempi come il flutto arca leggera - e basta al tuo riscatto. Non recidere, forbice, quel volto Non recidere, forbice, quel volto, solo nella memoria che si sfolla, non far del grande suo viso in ascolto la mia nebbia di sempre. Un freddo cala... Duro il colpo svetta. E l'acacia ferita da sé scrolla il guscio di cicala nella prima belletta di Novembre.
![]()
NUOVE STANZE Poi che gli ultimi fili di tabacco al tuo gesto si spengono nel piatto di cristallo, al soffitto lenta sale la spirale del fumo che gli alfieri e i cavalli degli scacchi guardano stupefatti; e nuovi anelli la seguono, più mobili di quelli delle tua dita. La morgana che in cielo liberava torri e ponti è sparita al primo soffio; s'apre la finestra non vista e il fumo s'agita. Là in fondo, altro stormo si muove: una tregenda d'uomini che non sa questo tuo incenso, nella scacchiera di cui puoi tu sola comporre il senso. Il mio dubbio d'un tempo era se forse tu stessa ignori il giuoco che si svolge sul quadrato e ora è nembo alle tue porte: follìa di morte non si placa a poco prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo ma domanda altri fuochi, oltre le fitte cortine che per te fomenta il dio del caso, quando assiste. Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco tocco la Martinella ed impaura le sagome d'avorio in una luce spettrale di nevaio. Ma resiste e vince il premio della solitaria veglia chi può con te allo specchio ustorio che accieca le pedine opporre i tuoi occhi d'acciaio.
![]()
DA "LA BUFERA E ALTRO" La Bufera La bufera che sgronda sulle foglie dure della magnolia i lunghi tuoni marzolini e la grandine, (i suoni di cristallo nel tuo nido notturno ti sorprendono, dell'oro che s'è spento sui mogani, sul taglio dei libri rilegati, brucia ancora una grana di zucchero nel guscio delle tue palpebre) il lampo che candisce alberi e muro e li sorprende in quella eternità d'istante - marmo manna e distruzione - ch'entro te scolpita porti per tua condanna e che ti lega più che l'amore a me, strana sorella, - e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere dei tamburelli sulla fossa fuia, lo scalpicciare del fandango, e sopra qualche gesto che annaspa... Come quando ti rivolgesti e con la mano, sgombra la fronte dalla nube dei capelli, mi salutasti - per entrar nel buio.
![]()
L'Arca La tempesta di primavera ha sconvolto l'ombrello del salice, al turbine d'aprile s'è impigliato nell'orto il vello d'oro che nasconde i miei morti, i miei cani fidati, le mie vecchie serve - quanti da allora (quando il salce era biondo e io ne stroncavo le anella con la fionda) son calati, vivi, nel trabocchetto. La tempesta certo li riunirà sotto quel tetto di prima, ma lontano, più lontano di questa terra folgorata dove bollono calce e sangue nell'impronta del piede umano. Fuma il ramaiolo in cucina, un suo tondo di riflessi accentra i volti ossuti, i musi aguzzi e li protegge in fondo la magnolia se un soffio ve la getta. La tempesta primaverile scuote d'un latrato di fedeltà la mia arca, o perduti. Sulla colonna più alta Moschea di Damasco Dovrà posarsi lassù il Cristo giustiziere per dire la sua parola. Tra il pietrisco dei sette greti, insieme s'umilieranno corvi e capinere, ortiche e girasoli. Ma in quel crepuscolo eri tu sul vertice: scura, l'ali ingrommate, stronche dai geli dell'Antilibano; e ancora il tuo lampo mutava in vischio i neri diademi degli sterpi, la Colonna sillabava la Legge per te sola.
![]()
L'Anguilla L'anguilla, la sirena dei mari freddi che lascia il Baltico per giungere ai nostri mari, ai nostri estuari, ai fiumi che risale in profondo, sotto la piena avversa, di ramo in ramo e poi di capello in capello, assottigliati, sempre più addentro, sempre più nel cuore del macigno, filtrando tra gorielli di melma finché un giorno una luce scoccata dai castagni ne accende il guizzo in pozze d'acquamorta, nei fossi che declinano dai balzi d'Appennino alla Romagna; l'anguilla, torcia, frusta, freccia d'Amore in terra che solo i nostri botri o i disseccati ruscelli pirenaici riconducono a paradisi di fecondazione; l'anima verde che cerca vita là dove solo morde l'arsura e la desolazione, la scintilla che dice tutto comincia quando tutto pare incarbonirsi, bronco seppellito; l'iride breve, gemella di quella che incastonano i tuoi cigli e fai brillare intatta in mezzo ai figli dell'uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu non crederla sorella?
![]()
Da "Satura" Xenia I Avevamo studiato per l'aldilà un fischio, un segno di riconoscimento. Mi provo a modularlo nella speranza che tutti siamo già morti senza saperlo. Non ho mai capito se io fossi il tuo cane fedele e incimurrito o tu lo fossi per me. Per gli altri no, eri un insetto miope smarrito nel blabla dell'alta società. Erano ingenui quei furbi e non sapevano di essere loro il tuo zimbello: di esser visti anche al buio e smascherati da un tuo senso infallibile, dal tuo radar di pipistrello.
![]()
La Storia La storia non si snoda come una catena di anelli ininterrotta. In ogni caso molti anelli non tengono. La storia non contiene il prima e il dopo, nulla che in lei borbotti a lento fuoco. La storia non è prodotta da chi la pensa e neppure da chi l'ignora. La storia non si fa strada, si ostina, detesta il poco a paco, non procede né recede, si sposta di binario e la sua direzione non è nell'orario. La storia non giustifica e non deplora, la storia non è intrinseca perché è fuori. La storia non somministra carezze o colpi di frusta. La storia non è magistra di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve a farla più vera e più giusta. La storia non è poi la devastante ruspa che si dice. Lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli. C'è chi sopravvive. La storia è anche benevola: distrugge quanto più può: se esagerasse, certo sarebbe meglio, ma la storia è a corto di notizie, non compie tutte le sue vendette. La storia gratta il fondo come una rete a strascico con qualche strappo e più di un pesce sfugge. Qualche volta s'incontra l'ectoplasma d'uno scampato e non sembra particolarmente felice. Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato. Gli altri, nel sacco, si credono più liberi di lui.
![]()
La belle dame sans merci Certo i gabbiani cantonali hanno atteso invano le briciole di pale che io gettavo sul tuo balcone perché tu sentissi anche chiusa nel sonno le loro strida. Oggi manchiamo all'appuntamento tutti e due e il nostro breakfast gela tra cataste per me di libri inutili e per te di reliquie che non so: calendari, astucci, fiale e creme. Stupefacente il tuo volto s'ostina ancora, stagliato sui fondali di calce del mattino; ma una vita senz'ali non lo raggiunge e il suo fuoco soffocato è il bagliore dell'accendino
![]()
Morgana Non so immaginare come la tua giovinezza si sia prolungata di tanto tempo (e quale!). Mi avevano accusato di abbandonare il branco quasi ch'io mi sentissi illustre, ex gregis o che diavolo altro. Invece avevo detto soltanto revenons à nos moutons (non pecore però) ma la torma pensò che la sventura di appartenere a un multiplo fosse indizio di un'anima distorta e di un cuore senza pietà. Ahimè figlia adorata, vera mia Regina della Notte, mia Cordelia, mia Brunilde, mia rondine alle prime luci, mia baby-sitter se il cervello vàgoli, mia spada e scudo, ahimè come si perdono le piste tracciate al nostro passo dai Mani che ci vegliarono, i più efferati che mai fossero a guardia di due umani. Hanno detto hanno scritto che ci mancò la fede. Forse ne abbiamo avuto un surrogato. La fede è un'altra. Così fu detto ma non è detto che il detto sia sicuro. Forse sarebbe bastata quella della Catastrofe, ma non per te che uscivi per ritornarvi dal grembo degli Dei.
![]()
I Limoni Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltato fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni. Meglio se le gazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro: piu' chiaro si ascolta il sussurro dei rami amici nell'aria che quasi non di muove, e i sensi di quest'odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta. Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed e' l'odore dei limoni. Vedi, in questi silenzi in cui le cose s'abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo,l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verita'. Lo sguardo fruga d'intorno, la mente indaga accorda disunisce nel profumo che dilaga quando il giorno piu' languisce. Sono i silenzi in cui si vede in ogni umbra umana che si allontana qualche disturbata Divinita' Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo nelle citta' rumorose dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase. La pioggia stanca la terra,di poi; s'affolta il tedio dell'inverno sulle case, la luce si fa avara - amara l'anima. Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d'oro della solarita'.
![]()
Non chiederci la parola Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un polveroso prato. Ah l'uomo che se ne va sicuro, agli altri ed a se stesso amico, e l'ombra sua non cura che la canicola stampa sopra uno scalcinato muro! Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, si' qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, cio che non siamo, cio' che non vogliamo.
![]()
Debole sistro al vento Debole sistro al vento d'una persa cicala, toccato appena e spento nel torpore ch'esala. Dirama dal profondo in noi la vena segreta: il nostro mondo si regge appena. Se tu l'accenni, all'aria bigia treman corrotte le vestigia che il vuoto non ringhiotte. Il gesto indi s'annulla, tace ogni voce, discende alla sua foce la vita brulla.
![]()
![]()
![]()
![]()