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COSA E’ LA WTO
La madre di tutte le multinazionali
La WTO (Wordl Trade Organization — Organizzazione Mondiale per il Commercio) è un organismo internazionale con sede a Ginevra nato nel 1995, dopo l’ultimo negoziato del GATT (General Agreement an Trade and Tariffs — Accordo Generale sul Commercio e le Tariffe), definito Uruguay Round.
Lo scopo della WTO è quello di sovrintendere agli scambi di merci e di servizi fra i 141 paesi aderenti, definendo norme comuni ed un sistema di procedure per l’inoltro dei ricorsi e la composizione delle controversie. La WTO opera sulla base di una serie di accordi internazionali quali il GATTS sui servizi, il TRIPS sulla proprietà intellettuale (compresi i brevetti sulla vita), il TBT per l’eliminazione delle barriere tecniche al commercio 1’ SPS sulle misure sanitarie e filosanitarie.
Tutte queste regole vengono definite in gergo come “barriere non doganali” (perché non riguardano questioni strettamente connesse a norme legate al passaggio di dogana, le cosiddette Non-Tariff Barriers to Trades). Si tratta di leggi sanitarie , regolamenti sul commercio dei prodotti, sistemi fiscali interni, politiche di investimenti e qualsiasi altra norma di un paese che, in qualche modo, può influenzare il commercio di qualche prodotto.
Ufficialmente nell’ambito della WTO, le decisioni sono prese per consenso, ma in pratica sono alcuni paesi a tirare le fila di tutto, come gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone e l’Unione Europea. Mancanza di trasparenza e di democrazia si verificano da come sono regolamentate le controversie tra due paesi: una giuria di tre persone lavora a porte chiuse e analizza la controversia. Il paese che perde ha tre possibilità: modificare le proprie leggi, pagare una compensazione al paese vincente, affrontare sanzioni commerciali.
L’applicazione degli accordi, basati sull’assunto che il “libero commercio” porti sempre e comunque ad un benessere generalizzato, hanno già creato non pochi problemi a moltissimi paesi del Sud del mondo, accentuando i flussi migratori, la disoccupazione e l’ulteriore aggravio della povertà.
Infine la WTO definisce i parametri internazionali per gli standard ambientali, alimentari e di sicurezza: i singoli paesi che presentano norme più restrittive, più a favore dell’ambiente e dei cittadini, possono essere costretti modificarli come è già avvenuto in moltissimi casi. Sono più di 170 le normative di vari paesi che sono state modificate a favore del libero commercio. Lo stato che si rifiuta di importare un prodotto perché ritenuto pericoloso per la salute o l’ambiente deve produrre le prove scientifiche di quanto afferma. Ciò costituisce l’esatto opposto del principio precauzionale, approvato da tutti i paesi delle nazioni Unite nella dichiarazione di Rio della Conferenza ONU su ambiente e sviluppo tenutasi nel giugno del 1992, accettato anche dall’Unione Europea.
Due esempi concreti
Nel 1997 la WTO ha obbligato gli Stati uniti a modificare una legge contro l’inquinamento dell’aria (Clean Air Act) che proibiva l’utilizzo di benzine contenenti alcune sostanze dannose presenti in diversi tipi di petrolio. Il caso fu sollevato dal governo del Venezuela, esportatore di greggio, spinto dalle multinazionali petrolifere.
Nel 1999 la WTO ha autorizzato Stati Uniti e Canada ad applicare ritorsioni contro l’unione Europea per un valore di oltre 100 milioni di dollari perché quest’ultima aveva impedito, sulla base delle proprie norme e del principio precauzionale, l’importazione di carne contenente ormoni, a tutela della salute dei propri consumatori.