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[PAGINA INIZIALE] [GLOBALIZZAZIONE] [IL CIRCOLO] [OPERE DISPONIBILI] [COMUNICATI STAMPA] [DATI ELETTORALI] |
Pronunciato
da Rosa Luxemburg in occasione del congresso di fondazione del Partito Comunista
della Germania nel gennaio 1919
Compagni e compagne,
Se noi oggi ci
accingiamo a discutere e ad approvare il nostro programma, ciò non dipende
soltanto dalla circostanza formale che ieri ci siamo costituiti in nuovo partito
autonomo e che un nuovo partito dovrebbe approvare ufficialmente un programma;
alla base dell'odierna discussione del programma stanno grandi eventi storici,
cioè il fatto che noi ci troviamo in un momento in cui il programma
socialdemocratico, socialista, del proletariato dev'essere in generale posto su
una nuova base. Compagni, noi ci riannodiamo in tal modo al filo che proprio 70
anni fa Marx ed Engels avevano filato nel Manifesto comunista. Il quale,
come voi sapete, considerava il socialismo e la realizzazione dei suoi scopi
finali come il compito immediato della rivoluzione proletaria. Era questa la
concezione che Marx ed Engels sostennero nella rivoluzione del 1848 e
considerarono come la base dell'azione proletaria anche in senso internazionale.
Essi allora credevano, e con loro tutti i maggiori esponenti del movimento
proletario, che l'instaurazione del socialismo fosse il compito immediato, che
bastasse fare la rivoluzione politica e impadronirsi del potere politico statale
per dare immediatamente al socialismo sostanza di vita. In seguito, come sapete,
Marx ed Engels stessi intrapresero una energica revisione di tale concezione.
Nella prima prefazione al Manifesto comunista del 1872, che è firmata
ancora insieme da Marx ed Engels (ristampata nell'edizione del Manifesto del
1894), essi parlano in questo modo della propria opera:
"Questo
passo (la fine della II sezione, cioè l'esposizione delle misure pratiche per
l’attuazione del socialismo) suonerebbe oggi diversamente sotto molti
rapporti. Di fronte all'immenso progresso della grande industria negli ultimi
venticinque anni e all'organizzazione in partito della classe operaia, che con
quella è progredita, di fronte alle esperienze pratiche della rivoluzione di
febbraio prima e poi, ancora molto più, della Comune di Parigi, nella quale il
proletariato ha tenuto per la prima volta il potere politico per due mesi, è
oggi invecchiato in vari punti. La Comune ha, specialmente, fornito la prova che
la classe operaia non può semplicemente prendere possesso della macchina
statale bell'e pronta e metterla in moto per i propri fini" [1].
E come suona questo
passo, che viene dichiarato invecchiato? Noi lo leggiamo a pagina 23 del Manifesto
comunista nei termini seguenti:
"Il
proletariato adopera il suo dominio politico per strappare a poco a poco alla
borghesia tutto il capitale, per accentrare tutti gli i strumenti di produzione
nelle mani dello Stato, cioè del proletariato organizzato come classe
dominante, e per moltiplicare al più presto possibile la massa delle forze
produttive. Naturalmente ciò può avvenire, in un primo momento, solo mediante
interventi dispotici nel diritto di proprietà e nei rapporti borghesi di
produzione, cioè per mezzo di misure che appaiono insufficienti e poco
consistenti dal punto di vista dell'economia; ma che nel corso del movimento si
spingono al di là dei propri limiti e sono inevitabili come mezzi per il
rivolgimento dell'intero sistema di produzione. Queste misure saranno
naturalmente differenti a seconda dei differenti paesi. Tuttavia, nei paesi più
progrediti, potranno essere applicati quasi generalmente i provvedimenti
seguenti:
Espropriazione
della proprietà fondiaria e impiego della rendita
fondiaria per le spese dello Stato.
Imposta
fortemente progressiva.
Abolizione
del diritto di successione.
Confisca
della proprietà di tutti gli emigrati ribelli.
Accentramento
del credito in mano dello Stato mediante una banca
nazionale con
capitale dello Stato e monopolio esclusivo.
Accentramento
di tutti i mezzi di trasporto in mano allo Stato.
Moltiplicazione
delle fabbriche nazionali, degli strumenti di produzione, dissodamento e
miglioramento dei terreni secondo un piano collettivo.
Eguale
obbligo di lavoro per tutti, costituzione di eserciti industriali,
specialmente per l'agricoltura.
Unificazione
dell'esercizio dell'agricoltura e dell'industria, misure atte a eliminare
gradualmente l'antagonismo fra città e campagna.
Istruzione
pubblica e gratuita di tutti i fanciulli. Eliminazione del lavoro dei
fanciulli nelle fabbriche nella sua forma attuale. Combinazione
dell'istruzione con la produzione materiale, e così via" [2].
Come vedete, sono,
con alcune varianti, gli stessi compiti che si presentano immediatamente anche a
noi: l’attuazione, la realizzazione del socialismo. Settant'anni di sviluppo
capitalistico sono trascorsi dalla formulazione di quel programma a oggi, e la
dialettica storica ci riporta oggi alla concezione che Marx e Engels avevano
successivamente abbandonato come erronea. Essi avevano allora buone ragioni di
farlo. Lo sviluppo capitalistico successivo ha fatto si che quel che allora era
errore oggi è divenuto verità, ed è compito immediato di oggi realizzare
l’obiettivo di fronte al quale stavano Marx ed Engels nel 1848. Senonché fra
quel punto dello sviluppo, che ne segnava l'inizio, e la nostra concezione e il
nostro compito di oggi, sta l'intero sviluppo non solo del capitalismo, ma anche
del movimento operaio socialista, e in prima linea di quello della Germania
antesignana del proletariato moderno. Lo sviluppo ha avuto luogo in una forma
particolare. Dopo che Marx ed Engels, in seguito alle delusioni della
rivoluzione del 1848, ebbero abbandonato il convincimento che il
proletariato fosse immediatamente e direttamente in grado di realizzare il
socialismo, sorsero in ogni paese dei partiti socialdemocratici, socialisti, che
accolsero un punto di vista totalmente diverso. Fu proclamato compito immediato
la minuta lotta quotidiana sul terreno politico ed economico onde addestrare a
poco a poco gli eserciti proletari destinati a realizzare il socialismo, quando
lo sviluppo capitalistico fosse giunto a maturità. Questo rovesciamento di
posizione, questo radicale spostamento della base programmatica del socialismo,
rivestì, specialmente in Germania, un aspetto molto caratteristico. Per la
socialdemocrazia tedesca infatti, fino al suo crollo del 4 agosto, faceva
testo il programma di Erfurt nel quale erano posti in primo piano i cosiddetti
compiti minimi immediati e il socialismo era fatto balenare soltanto come una
lontana stella luminosa, come una meta ultima. Ma l'essenziale non è ciò che
è scritto nel programma bensì il modo come lo si concepisce nella viva realtà,
e per questa concezione del programma faceva testo un documento storico
importante del nostro movimento operaio, cioè la prefazione che Federico Engels
scrisse nel 1895 per le Lotte di classe in Francia. Compagni, io
mi addentro in questi problemi non per un mero interesse storico, ma perché è
un problema attualissimo e un dovere storico che ci incombe in quanto noi oggi
mettiamo il nostro programma sullo stesso terreno su cui Marx ed Engels stavano
nel 1848. Di fronte ai mutamenti che lo sviluppo storico ha nel frattempo
determinato, noi abbiamo il dovere di intraprendere con piena chiarezza e
coscienza una revisione della concezione che ha dominato nella socialdemocrazia
tedesca fino al crollo del 4 agosto. Questa revisione deve essere qui
ufficialmente intrapresa.
Compagni, come ha
inteso Engels questo problema nella famosa prefazione alle Lotte di classe in
Francia di Marx ch'egli aveva scritto nel 1895, cioè già dopo la
morte di Marx? Anzitutto egli, volgendo indietro lo sguardo fino al 1848, affermò
essere invecchiata la concezione in base alla quale si sarebbe alla vigilia
immediata della rivoluzione socialista. .Dopo di che prosegue nella sua analisi:
"La
storia ha dato torto a noi e a quelli che pensavano in modo analogo. Essa ha
mostrato chiaramente che lo stato del1'evoluzione economica sul continente era
allora ancor lungi dall'esser maturo per l'eliminazione della produzione
capitalistica; essa lo ha provato con la rivoluzione economica che dopo il 1848
ha guadagnato tutto il continente e ha veramente istallato la grande industria
in Francia, in Austria, in Ungheria, in Polonia e da ultimo anche in Russia; che
ha veramente fatto della Germania un paese industriale di prim’ordine: tutto
ciò su una base capitalistica, capace quindi ancora nel 1848 di ben
grande espansione" [3].
Egli svolge quindi
il concetto che tutto è mutato da quel tempo e viene a parlare del problema di
quali siano i compiti del partito in Germania:
"Come
Marx aveva predetto, la guerra del 1870-1871 e la sconfitta della Comune
avevano temporaneamente spostato il centro di gravità del movimento operaio
dalla Francia alla Germania. In Francia occorsero naturalmente degli anni per
rifarsi del salasso del maggio 1871. In Germania, invece, dove
l'industria, favorita dalla manna dei miliardi francesi, si sviluppava sempre più
rapidamente, come in una serra calda, ancora più rapidamente e intensamente si
sviluppava la socialdemocrazia. Grazie all'intelligenza con la quale gli operai
tedeschi seppero far uso del suffragio universale introdotto nel 1866 lo
sviluppo sorprendente del partito si manifestò apertamente al mondo intero in
cifre inoppugnabili " [4].
Viene poi la famosa
enumerazione di come siamo cresciuti di elezione in elezione fino a essere
milioni, e da ciò Engels trae la seguente conclusione:
"Ma
con questa efficace utilizzazione del suffragio universale era entrato in azione
un nuovo metodo di lotta del proletariato, che andò sviluppandosi rapidamente.
Si trovò che le istituzioni dello Stato, in cui si organizza il dominio della
borghesia, offrono ancora altri appigli a mezzo dei quali la classe operaia può
combattere queste stesse istituzioni statali. Si partecipò alle elezioni delle
differenti Diete, dei Consigli comunali, dei probiviri si contese alla borghesia
ogni posto alla conquista del quale potesse partecipare una parte sufficiente
del proletariato. E così accadde che la borghesia e il governo arrivarono a
temere molto più l'azione legale che l’azione illegale del partito operaio,
più le vittorie elettorali che quelle della ribellione"[5].
E a questo punto
Engels riallaccia un'ampia critica dell'opinione che nelle moderne condizioni
del capitalismo il proletariato possa in generale ottenere qualche cosa per
mezzo di rivoluzioni di piazza. lo credo che oggi, dato che siamo nel mezzo di
una rivoluzione, e proprio di una rivoluzione di piazza con tutto ciò che
questo comporta, è tempo di fare i conti con una concezione che ha fatto il
bello e il cattivo tempo nella socialdemocrazia tedesca ufficialmente fino
all'ultima ora e che è corresponsabile del fatto che noi abbiamo vissuto il 4
agosto 1914 (giustissimo!).
Non voglio dire con
ciò che Engels con queste espressioni si sia fatto personalmente complice
dell'intero corso dell'evoluzione che si è avuta in Germania; dico soltanto che
qui siamo in presenza di un documento, redatto in modo classico, per la
concezione che era viva nella socialdemocrazia tedesca, o piuttosto che l'ha
uccisa. Qui, compagni, Engels, con tutta la competenza che aveva anche nella
scienza militare, vi spiega che è pura illusione credere che il popolo
lavoratore potrebbe, con l'odierno sviluppo del militarismo, dell'industria e
delle grandi città, fare e vincere delle rivoluzioni di piazza. Questo rapporto
comportava due conseguenze: in primo luogo che la lotta parlamentare fu
considerata come un contrapposto dell'azione rivoluzionaria diretta del
proletariato e addirittura come il solo strumento della lotta di classe. Era il
puro "nient'altro che parlamentarismo" che si ricavò da questa
critica. In secondo luogo l'organizzazione più poderosa dello Stato di classe
il militarismo, la massa dei proletari in divisa, fu stranamente rappresentata a
priori immune e inaccessibile a ogni influenza socialista. E quando nella
prefazione si dice che, con l'odierno sviluppo di eserciti giganteschi, sarebbe
follia pensare che il proletariato possa spuntarla con questi soldati armati di
mitragliatrici e dei più moderni mezzi tecnici di combattimento, si parte
evidentemente dal presupposto che il soldato è a priori e deve perpetuamente
rimanere un sostegno della classe dominante: errore che, sulla base della
odierna esperienza, e da parte di un uomo che stava alla testa del nostro
movimento, sarebbe assolutamente inconcepibile se non si sapesse in quali
circostanze di fatto è nato il citato documento storico. A onore di entrambi i
nostri grandi maestri, e in modo particolare di Engels, morto assai più tardi,
e che difese anche l'onore e le vedute di Marx, si deve dichiarare che
notoriamente Engels ha scritto questa prefazione sotto la diretta pressione del
gruppo parlamentare del tempo. Questo accadeva in quel periodo in cui in
Germania - dopo la caduta della legge antisocialista al principio degli anni '90
- si manifestava in seno al movimento operaio tedesco una forte corrente
radicale di sinistra che voleva mettere in guardia i compagni contro un totale
assorbimento nella mera lotta par lamentare. Per battere teoricamente e
sopraffare praticamente gli elementi radicali e per escluderli dall'attenzione
della vasta massa con l'autorità dei nostri grandi maestri, Bebel e compagni
(ed era già significativo allora per le nostre condizioni che il gruppo
parlamentare decidesse sul piano intellettuale e tattico delle sorti e dei
compiti del partito) hanno spinto Engels, che viveva all'estero e doveva
lasciarsi persuadere dalle loro assicurazioni, a scrivere quella prefazione con
il pretesto che la cosa più urgente e necessaria era di salvare il movimento
operaio tedesco dalle deviazioni anarchiche. Da allora questa concezione ha
dominato effettivamente la socialdemocrazia tedesca in ciò che essa ha fatto e
non ha fatto, fino a che abbiamo avuto la bella esperienza del 4 agosto
1914. Era la proclamazione del "nient'altro che
parlamentarismo". Engels non ha fatto a tempo a vedere i risultati, le
conseguenze pratiche di questo uso della sua prefazione, della sua teoria. lo
sono sicura che se si conoscono le opere di Marx e di Engels, se si conosce il
vivace spirito rivoluzionario genuino, non adulterato, che spira da tutte le
loro dottrine e da tutti i loro scritti, si deve essere convinti che Engels
sarebbe stato il primo a insorgere contro le degenerazioni del "nient'altro
che parlamentarismo", contro questo impantanamento e demoralizzazione del
movimento operaio, che presero piede in Germania già decenni prima del 4 agosto
(giacché il 4 agosto non è caduto per caso dal cielo come una svolta
improvvisa, ma fu una logica conseguenza di quello che noi avevamo prima vissuto
giorno per giorno e anno per anno) (giustissimo!) - che Engels e, se
fosse vissuto, Marx sarebbero stati i primi a protestare con tutta la forza e a
respingere indietro il carro con mano robusta perché non rotolasse giù nel
pantano. Ma Engels morì nell'anno stesso in cui scrisse la sua prefazione. Nel
1895 lo perdemmo; da allora purtroppo la guida teorica passò dalle mani
di Engels a quelle di Kautsky, e da allora abbiamo assistito al fenomeno che
ogni ribellione contro il "nient'altro che parlamentarismo" - la
ribellione che a ogni congresso veniva da sinistra, portata da un gruppo più o
meno numeroso di compagni che erano in aspra lotta contro l'impantanamento le
cui minacciose conseguenze dovevano essere a tutti rese chiare - che ogni
ribellione di tale natura fu bollata come anarchismo, anarcosocialismo, o almeno
come antimarxismo. Il marxismo ufficiale doveva servire da copertura per ogni
calcolo meschino, per ogni deviazione dalla vera lotta di classe rivoluzionaria,
per ogni mediocrità che condannava la socialdemocrazia tedesca e in generale il
movimento operaio, anche sindacale, a deperire nella cornice e sul terreno della
società capitalistica, senza alcun serio sforzo per scuoterla e scardinarla.
Ora, compagni,
viviamo oggi il momento in cui possiamo dire: siamo di nuovo con Marx, sotto la
sua bandiera. Se oggi noi dichiariamo nel nostro programma: il compito immediato
del proletariato non è altro - riassunto in poche parole che fare del
socialismo verità e realtà e sradicare completamente il capitalismo, noi ci
mettiamo sul terreno su cui stavano Marx ed Engels nel 1848 e dal quale
essi non si scostarono mai m linea di principio. Adesso si vede che cos'è il
marxismo vero e che cosa era questo surrogato del marxismo (benissimo!) che
per tanto tempo si pavoneggiò come marxismo ufficiale nella socialdemocrazia
tedesca.
Voi vedete nei suoi
rappresentanti dove è andato a finire questo marxismo, come compagno e
assistente di Ebert, David e consorti. Là noi vediamo i rappresentanti
ufficiali della dottrina che per decenni ci è stata ammannita come marxismo
genuino e non adulterato. No, il marxismo non portava a fare politica
controrivoluzionaria insieme agli Scheidemann. Il marxismo vero lotta anche
contro coloro che cercarono di falsificarlo, esso scava come talpa le fondamenta
della società capitalistica e ci ha portato al punto che oggi la parte migliore
del proletariato tedesco marcia sotto la nostra bandiera, sotto la bandiera
rossa della rivoluzione, e che noi abbiamo seguaci e futuri compagni di lotta là
dove pare che domini ancora la controrivoluzione.
Compagni, guidati
dal corso della dialettica storica e arricchiti da tutto lo sviluppo
capitalistico verificatosi negli ultimi 70 anni, noi stiamo oggi, come ho già
detto, nel punto medesimo in cui si trovavano Marx ed Engels nel 1848, quando
essi per la prima volta spiegarono la bandiera del socialismo internazionale. Più
tardi, quando si rividero gli errori e le illusioni del 1848, si credeva
che il proletariato avesse ancora innanzi a sé un tratto di strada
infinitamente lungo prima che il socialismo potesse diventare realtà.
Naturalmente i teorici seri non si sono mai occupati di fissare un qualsiasi
termine obbligatorio e sicuro per il crollo del capitalismo; ma genericamente ci
si immaginava quel tratto di strada ancora molto lungo e ciò emerge da ogni
riga proprio della prefazione che Engels scrisse nel 1895. Ora noi
possiamo tirare le somme. Non fu forse un periodo di tempo assai breve
paragonato allo sviluppo delle lotte di classe d'un tempo? Settant'anni di
sviluppo del grande capitalismo sono stati sufficienti a portarci così lontano
che noi oggi possiamo seriamente pensare a eliminare il capitalismo dal mondo.
Più ancora: non soltanto noi siamo oggi in grado di assolvere a questo compito,
non soltanto questo è il nostro dovere verso il proletariato, ma soprattutto il
suo adempimento è oggi la sola speranza di salvezza per l'esistenza della
società umana (vive approvazioni). Poiché, compagni, che altro questa
guerra ha lasciato sopravvivere della società borghese, se non un cumulo enorme
di rovine? Formalmente tutti i mezzi di produzione e anche moltissimi strumenti
di potere quasi tutti decisivi sono ancora nelle mani della classe dominante: su
ciò non ci facciamo illusioni. Ma tutto ciò che con essi si può fare,
all’infuori di spasmodici tentativi di ristabilire lo sfruttamento mediante
bagni di sangue, altro non è che anarchia. Si è andati così lontano che ormai
il dilemma innanzi a cui si trova l'umanità si presenta così: o il tramonto
nella anarchia o la salvezza per opera del socialismo. Le classi borghesi sono
nell'impossibilità di trovare una qualsiasi via d'uscita dalle conseguenze
della guerra mondiale, che rimanga sul terreno del loro dominio di classe e del
capitalismo. E cosi è accaduto che noi oggi viviamo nel più preciso
significato della parola la verità che appunto Marx ed Engels per la prima
volta hanno enunciato come base scientifica del socialismo in quel documento
grandioso che è il Manifesto comunista: il socialismo diventerà una
necessità storica. Il socialismo è diventato una necessità, non solo perché
il proletariato non vuol più vivere nelle condizioni di vita che gli fanno le
classi capitalistiche, ma anche perché, se il proletariato non adempie al suo
dovere di classe e non realizza il socialismo, la rovina sovrasta su tutti noi
assieme (vive approvazioni).
Ora, compagni,
questa è la base generale su cui poggia il nostro programma, che noi oggi
adottiamo ufficialmente e il cui progetto voi avete già potuto leggere
nell'opuscolo Che cosa vuole la Lega Spartaco? Esso si trova in cosciente
opposizione al punto di vista a cui continua a rimanere aderente il programma di
Erfurt, in cosciente opposizione alla separazione delle rivendicazioni
immediate, cosiddette minime, per la lotta politica ed economica, dallo scopo
finale socialista considerato come un programma massimo. In cosciente
opposizione a ciò noi liquidiamo i risultati dello sviluppo degli ultimi 70
anni e specialmente il risultato immediato della guerra mondiale, dicendo: per
noi non esiste ora nessun programma minimo e massimo; il socialismo è tutt'uno,
e questo è il minimo che noi oggi dobbiamo riuscire a realizzare (benissimo!)
Io non mi diffonderò ora su singole misure che vi abbiamo proposto nel nostro
progetto di programma, giacché voi avete la possibilità di prendere posizione
punto per punto e d'altra parte andremmo troppo per le lunghe se volessimo
discutere qui in dettaglio. Considero mio compito specificare e formulare solo
le grandi linee generali che distinguono la nostra presa di posizione
programmatica da quella che ha avuto sin qui la cosiddetta socialdemocrazia
ufficiale tedesca. Ritengo invece più importante e più urgente che noi
c'intendiamo su come siano da valutarsi le circostanze concrete, e come debbano
svilupparsi i compiti tattici, le parole d'ordine pratiche che derivano dalla
situazione politica, dal corso che la rivoluzione ha sino a ora seguito e dalle
prevedibili ulteriori direttrici del suo sviluppo. Vogliamo discutere della
situazione politica conformemente alla concezione che ho cercato di precisare,
partendo cioè dalla idea della realizzazione del socialismo come compito
immediato, che deve illuminare ogni nostro modo di agire, ogni nostra presa di
posizione.
Compagni, il nostro
odierno congresso, che anzi, come credo di poter affermare con orgoglio, è il
congresso costitutivo dell’unico partito rivoluzionario socialista del
proletariato tedesco, questo congresso viene per caso a coincidere, o piuttosto,
se devo essere precisa, niente affatto per caso, con una svolta nello sviluppo
della stessa rivoluzione tedesca. Si può affermare che con gli avvenimenti
degli ultimi giorni la fase iniziale della rivoluzione tedesca è conclusa, che
noi ora entriamo in un secondo più avanzato stadio dello sviluppo, e che è
dovere di noi tutti, e in pari tempo fonte di una migliore e più approfondita
conoscenza per il futuro, esercitare l'autocritica, affrontare un serio esame
critico di quel che abbiamo fatto, operato e trascurato per accrescere la nostra
capacità di procedere oltre. Vogliamo gettare uno sguardo indagatore sulla
prima fase testé conclusa della rivoluzione!
Il suo punto di
partenza fu il 9 novembre. Il 9 novembre fu una rivoluzione piena di incertezze
e di debolezze. Non dobbiamo meravigliarcene. Era la rivoluzione che
sopravveniva dopo i 4 anni di guerra, dopo i 4 anni durante i quali il
proletariato tedesco, grazie all'educazione ricevuta dalla socialdemocrazia e
dai liberi sindacati, ha mostrato una tale dose di ignominia e di rinnegamento
dei suoi doveri socialisti, di cui non v'è esempio in nessun altro paese. Non
ci si può attendere, se si rimane sul terreno dello sviluppo storico - e noi lo
facciamo proprio in quanto marxisti e socialisti - che nella Germania che ci ha
offerto il quadro pauroso del 4 agosto e dei ,quattro anni successivi, si
potesse vedere di colpo il 9 novembre 1918 una grandiosa rivoluzione classista,
cosciente dei suoi fini; e quel che noi abbiamo vissuto il 9 novembre era per
tre quarti piuttosto il crollo dell'imperialismo esistente che la vittoria di un
nuovo principio (approvazioni). Era semplicemente venuto il momento in cui
l’imperialismo come un colosso dai piedi d'argilla, internamente marcio,
doveva crollare; e quel che venne dopo fu un movimento più o meno caotico,
senza direttive, assai poco cosciente, in cui il legame unitario, il principio
permanente di salvezza, era riassunto in un'unica parola d'ordine: la formazione
dei consigli degli operai e dei soldati. Questa è la parola d'ordine
dell'attuale rivoluzione, che le ha dato subito la impronta particolare della
rivoluzione proletaria socialista, nonostante tutte le insufficienze e debolezze
del primo momento, e quando ci si fa avanti con le calunnie contro i bolscevichi
russi, noi non dobbiamo dimenticare di rispondere: dove avete imparato l'abc
della vostra rivoluzione odierna? Dai russi siete andati a prendere i consigli
degli operai e dei soldati (approvazioni) e quella gentucola che, alla testa del
governo tedesco cosiddetto socialista, considerano oggi loro ufficio assassinare
i bolscevichi russi in combutta con gli imperialisti inglesi, anche essi
poggiano formalmente sui consigli degli operai e dei soldati, e devono quindi
riconoscere che è stata la rivoluzione russa a offrire le prime parole d'ordine
per la rivoluzione mondiale. Noi possiamo dire con certezza - e questo
scaturisce da tutta la situazione - : in qualsiasi paese dopo la Germania venga
a scoppiare la rivoluzione proletaria, il suo primo gesto sarà la formazione
dei consigli degli operai e dei soldati (giustissimo!). Appunto in ciò
noi abbiamo il legame unitario internazionale della nostra avanzata, questa è
la parola d'ordine che distingue nettamente la nostra rivoluzione da tutte le
precedenti rivoluzioni borghesi, ed è assai caratteristico per le
contraddizioni dialettiche, in cui si muove questa, come del resto tutte le
rivoluzioni, che essa già al 9 novembre nel lanciare il suo primo grido, si
potrebbe dire il suo vagito, abbia trovato la parola che ci guida al socialismo:
consigli degli operai e dei soldati, la parola attorno a cui tutto si raccolse,
e che abbia trovato questa parola d'istinto, nonostante che al 9 novembre fosse
così arretrata da essere capace, a causa delle insufficienze, delle debolezze,
della mancanza di iniziativa propria e di visione chiara dei suoi compiti, di
lasciarsi sfuggire di mano, quasi al secondo giorno dopo la rivoluzione, la metà
degli strumenti di potere conquistati il 9 novembre. In ciò da un lato è il
segno che l'attuale rivoluzione sta sotto la legge prepotente della necessità
storica la quale ci garantisce che passo passo giungeremo alla nostra meta
nonostante tutte le difficoltà, gli imbrogli e i veri e propri misfatti; ma
d'altro lato, confrontando la chiarezza della parola d'ordine con la prassi
inadeguata che vi è associata, va detto che questi erano proprio i primi passi
infantili della rivoluzione, la quale ha ancora uno sforzo immenso da compiere e
un lungo cammino da percorrere per svilupparsi fino alla piena realizzazione
delle sue prime parole d'ordine.
Compagni, questa
prima fase dal 9 novembre fino ai giorni scorsi è caratterizzata da illusioni
in ogni direzione. La prima illusione del proletariato e dei soldati che hanno
fatto la rivoluzione fu quella della unità sotto la bandiera del cosiddetto
socialismo. Che cosa può caratterizzare meglio l'intima debolezza della
rivoluzione del 9 novembre se non il suo primo risultato, che alla testa del
movimento si siano posti uomini che due ore prima dello scoppio della
rivoluzione avevano considerato loro dovere di aizzare contro di essa
(giustissimo!) e di renderla impossibile: gli Ebert-Scheidemann con Haase!
L’idea dell’unificazione delle diverse correnti socialiste in mezzo al
giubilo generale dell'unità, questo fu il motto della rivoluzione del 9
novembre, un'illusione che doveva sanguinosamente vendicarsi e che solo in
questi ultimi giorni abbiamo finito di vivere e di sognare; un autoinganno anche
da parte degli Ebert-Scheidemann e degli stessi borghesi, da tutte le parti.
Oltre a ciò, nella fase ora conclusa, un'illusione della borghesia di potere,
mediante la combinazione Ebert-Haase, il cosiddetto governo socialista, di
tenere in realtà a freno le masse proletarie e soffocare la rivoluzione
socialista; e l'illusione da parte del governo Ebert-Scheidemann di potere con
l'aiuto delle masse di soldati del fronte sopraffare le masse operaie nella
lotta di classe socialista. Queste furono le diverse illusioni che possono
spiegare i recenti avvenimenti. Tutte queste illusioni si sono dileguate nel
nulla. Si è visto che l'unione di Haase con Ebert-Scheidemann sotto l'insegna
del socialismo non significava altro in realtà che una foglia di fico su una
politica semplicemente controrivoluzionaria, e noi abbiamo sperimentato che
siamo stati guariti da questa autoillusione come in tutte le rivoluzioni. C'è
infatti un preciso metodo rivoluzionario per curare il popolo dalle sue
illusioni ma questa cura purtroppo si compra con il sangue del popolo. Proprio
come in tutte le precedenti rivoluzioni, è accaduto anche ora. Fu il sangue
delle vittime della Chausséstrasse il 6 dicembre, il sangue dei marinai
trucidati il 24 dicembre, che ha suggellato per le grandi masse questa
conoscenza e questa verità; quel che avete incollato assieme come un cosiddetto
governo socialista non è altro che un governo della controrivoluzione borghese,
e chi tollera ancora questa situazione, lavora contro il proletariato e contro
il socialismo (benissimo!). Però, compagni, si è anche dileguata
l'illusione dei signori Ebert-Scheidemann di essere in grado di soggiogare
durevolmente il proletariato con l'aiuto dei soldati del fronte. Quale risultato
infatti hanno fatto maturare il 6 e il 24 dicembre? Noi tutti abbiamo potuto
vedere un profondo disinganno nelle masse dei soldati e l'inizio da parte loro
di una presa. di posizione critica verso quegli stessi signori che hanno voluto
adoperarli come carne da cannone contro il proletariato socialista. Che le
singole schiere del movimento operaio siano a poco a poco portate dalla loro
amara esperienza a riconoscere la giusta via della rivoluzione: anche questo è
conforme alla legge dell’obiettivo e necessario sviluppo della rivoluzione
socialista. Sono state trasportate a Berlino truppe fresche da adoperarsi come
carne da cannone per reprimere i moti del proletariato socialista, e si è visto
che oggi da diverse caserme vengono richiesti i. volantini della Lega Spartaco.
Compagni, è questa la conclusione della prima fase. Le speranze degli
Ebert-Scheidemann di dominare il proletariato con l'aiuto dei soldati reduci
sono già in gran parte scosse. Quel che essi devono attendersi a non lunga
scadenza è una sempre più chiara concezione rivoluzionaria anche nell'interno
delle caserme, e quindi l'ingrossamento dell'esercito del proletariato
combattente e l'indebolimento del campo controrivoluzionario. Ma da ciò
discende che qualcun altro doveva perdere le sue illusioni, e cioè la
borghesia, la classe dominante. Se leggete i giornali degli ultimi giorni dopo
gli avvenimenti del 24 dicembre, voi notate un tono molto netto e chiaro di
delusione e di rabbia: i servitori di lassù si sono rivelati degli inetti (benissimo!).
Si aspettava da
Ebert-Scheidemann che si dimostrassero gli uomini forti per schiacciare la
bestia. E che cosa sono riusciti a fare? Hanno fatto soltanto un paio di modesti
putsch da cui viceversa l'idra della rivoluzione ha levato il capo con ancora
maggior decisione. Quindi una reciproca disillusione da tutte le parti. Il
proletariato ha deposto ogni illusione circa l'accoppiamento
Ebert-Scheidemann-Haase come governo cosiddetto socialista. Ebert-Scheideman
hanno deposto l'illusione di sopraffare durevolmente i proletari in blusa da
lavoro con l'aiuto dei proletari in divisa militare, e la borghesia ha deposto
l'illusione di poter abbindolare per i suoi scopi tutta la rivoluzione
socialista in Germania per mezzo di Ebert-Scheidemann-Haase. E' un bilancio del
tutto negativo, nient'altro che brandelli di illusioni distrutte. Mach e proprio
soltanto questi brandelli laceri siano quanto rimane della prima fase della
rivoluzione costituisce il maggior successo per il proletariato, poiché non v'è
nulla che sia altrettanto dannoso alla rivoluzione come le illusioni, non v'è
nulla che le sia più utile della chiara, aperta verità. Io posso richiamarmi
all'opinione di un classico dello spirito germanico, che non fu un
rivoluzionario del proletariato, ma un rivoluzionario intellettuale della
borghesia: io penso a Lessing che in uno dei suoi ultimi lavori, quando era
bibliotecario a Wolfenbúttel, ha scritto queste frasi per me molto interessanti
e simpatiche: "Io non so se sia dovere sacrificare la felicità e la vita
alla verità... Ma so che, quando si vuole insegnare la verità, è dovere
insegnarla tutta o niente, insegnarla chiara e tonda, senza enigmi, senza
riserve, con piena fiducia nella sua forza... Perché quanto più grossolano è
l'errore, tanto più breve e diritta è la via alla verità; per contro l'errore
più raffinato ci può tenere eternamente lontani dalla verità, quanto più
difficilmente ci appare chiaro che è un errore... Chi pensa di portare all'uomo
verità soltanto sotto maschere o vernici di ogni specie, potrà ben essere il
suo ruffiano ma certamente non ne è stato mai innamorato".
Compagni, i signori
Haase, Dittmann ecc. hanno voluto portare all'uomo la rivoluzione, la merce
socialista, sotto maschere e vernici d'ogni genere, essi si sono rivelati i
ruffiani della controrivoluzione. Oggi noi siamo liberi da queste doppiezze, la
merce sta innanzi alla massa del popolo tedesco nella brutale e massiccia figura
del signor Ebert e Scheidemann. Oggi neppure A più ottuso può disconoscerla:
ecco la controrivoluzione in carne ed ossa.
Che cosa si presenta
oggi come ulteriore prospettiva dello sviluppo dopo questa prima fase che sta
dietro di noi? Naturalmente non si tratta di far profezie, ma soltanto di trarre
le logiche conseguenze dall'esperienza fatta sin qui e di dedurne le presumibili
vie dello sviluppo imminente per indirizzare in conformità la nostra tattica,
il nostro particolare modo di lottare. Compagni, dove conduce la strada? Una
certa indicazione in proposito voi l'avete già, in colori nitidi e non
sofisticati, nelle ultime manifestazioni del nuovo governo Ebert-Scheidemann. In
quale direzione può volgersi il corso del cosiddetto governo socialista, dopo
che, come ho dimostrato, sono scomparse tutte le illusioni? Questo governo perde
ogni giorno più terreno nelle grandi masse proletarie; dietro di esso, accanto
alla piccola borghesia, stanno ormai soltanto dei resti, dei miseri resti di
proletariato, dei quali tuttavia non si può dire quanto a lungo ancora
continueranno a stare dietro Ebert-Scheidemann. Essi perderanno sempre più
terreno nelle masse dei soldati che si sono avviati sulla via della critica,
della riflessione autonoma, un processo che in verità va avanti per ora assai
lentamente ma che non può fermarsi fino a che abbia raggiunto la piena
conoscenza del socialismo. Essi hanno perduto credito nella borghesia perché
non si son mostrati abbastanza forti. Dove può quindi andare la loro strada?
Con la commedia della politica socialista la finiranno molto presto e del tutto;
e se voi leggete il nuovo programma di questi signori, vi accorgerete che essi
nella seconda fase procedono a tutto vapore verso l'aperta controrivoluzione, o,
per meglio dire, verso la restaurazione delle precedenti condizioni
prerivoluzionarie. Qual è infatti il programma del nuovo governo? L 'elezione
di un presidente, che ha una posizione di mezzo fra il re inglese e il
presidente americano (benissimo!), quindi press'a poco un re Ebert, e in
secondo luogo il ristabilimento del consiglio federale. Voi potete leggere oggi
le richieste che per proprio conto hanno avanzato i governi della Germania
meridionale, le quali sottolineano il carattere federale del Reich tedesco. Il
ristabilimento del vecchio bravo consiglio federale, e naturalmente della sua
appendice, il Reichstag, è ancora soltanto questione di poche settimane.
Compagni, Ebert-Scheidemann si muovono quindi sulla linea della restaurazione
pura e semplice delle condizioni precedenti il 9 novembre. Ma con questo si son
messi da se stessi su un piano inclinato per andare a finire con le membra
fracassate in fondo al precipizio. Infatti un ritorno alle condizioni
preesistenti al 9 novembre fu superato appunto il 9 novembre e oggi la Germania
è mille miglia lontana da questa possibilità. Per rafforzare la propria
posizione, che peraltro ha già perduto con gli ultimi avvenimenti, presso
l'unica classe di cui esso rappresenta realmente 0 interessi, la borghesia, il
governo si vedrà costretto a condurre una politica controrivoluzionaria sempre
più violenta. Dalle richieste degli Stati della Germania meridionale,
pubblicate oggi nei giornali di Berlino, emerge chiaramente il desiderio di
rafforzare, come si dice, la sicurezza del Reich tedesco, ciò che in buon
tedesco significa introdurre lo stato d'assedio contro gli elementi
"anarchici", "rivoltosi", "bolscevichi", in altre
parole socialisti. Ebert Scheidemann saranno spinti dalle circostanze alla
dittatura con o senza stato d'assedio. Ma da ciò deriva che noi, appunto a
cagione dell'evoluzione precedente e della logica stessa delle cose, a cagione
della necessità di violenza che pesa su Ebert-Scheidemann, giungeremo, nella
seconda fase della rivoluzione, a vedere contrasti molto più aspri e lotte di
classe molto più accese (giustissimo!) di quanto non sia stato finora;
un contrasto molto più aspro non soltanto perché i momenti politici che ho sin
qui enumerato conducono ad affrontare la lotta fra rivoluzione e
controrivoluzione senza illusioni, petto contro petto e occhio nell’occhio, ma
anche perché un nuovo fuoco, una nuova fiamma erompe dal profondo nel bel mezzo
di tutta la situazione e sono le lotte economiche.
Compagni, è molto
caratteristico per il primo periodo della rivoluzione, durata, si può dire,
fino al 4 dicembre che io ho descritto, che essa sia stata una rivoluzione
ancora interamente politica e di ciò noi dobbiamo renderci pienamente
coscienti; in ciò sta la primitività, l'insufficienza, l'indecisione e la
mancanza di consapevolezza di questa rivoluzione. Fu il primo stadio di un
rivolgimento, i cui compiti fondamentali sono di natura economica, cioè il
rovesciamento dei rapporti economici. Fu ingenua, incosciente come un bambino
che va a tentoni senza saper dove. Come ho detto, essa aveva ancora un carattere
esclusivamente politico. Solo nelle ultime settimane gli scioperi hanno
cominciato a estendersi notevolmente in modo del tutto spontaneo. Noi vogliamo
ora proclamarlo: è proprio nella natura di questa rivoluzione che gli scioperi
si sviluppino sempre di più, ch'essi debbano diventare sempre più il punto
centrale, il momento fondamentale della rivoluzione (giustissimo!).
Questa è allora una rivoluzione economica e con ciò diventa una rivoluzione
socialista. Ma la lotta per il socialismo può essere combattuta soltanto dalle
masse, immediatamente, petto contro petto con il capitalismo, in ogni impresa,
da ogni proletario contro il suo imprenditore Solo allora sarà una rivoluzione
socialista.
Certo coloro che non
pensano si rappresentavano diversamente il corso delle cose: si credeva che
sarebbe stato necessario soltanto rovesciare il vecchio governo e porre in sua
vece un governo socialista, poi si sarebbero emanati i decreti che instauravano
il socialismo. Anche questa non era che un'illusione. Il socialismo non è fatto
e non può esser fatto mediante decreti, neppure da un governo socialista
caratterizzato. Il socialismo dev'esser fatto dalle masse, da ciascun proletario
Là dove essi sono legati alla catena del capitale, là dev'essere spezzata la
catena. Solo questo è socialismo, solo così il socialismo può essere attuato.
E come è la forma
esterna della lotta per il socialismo? E' lo sciopero e perciò noi abbiamo
visto che la fase economica dello sviluppo, adesso, nel secondo periodo della
rivoluzione, è emersa in primo piano. Io vorrei anche qui affermare
vigorosamente, possiamo dirlo con orgoglio e nessuno lo contesterà noi della
Lega Spartaco, il Partito comunista della Germania, siamo i soli in tutta la
Germania che siamo dalla parte degli operai che scioperano e che lottano (giustissimo!).Voi
avete letto e visto in tutte le occasioni come il Partito indipendente si sia
comportato di fronte agli scioperi. Non vi fu assolutamente nessuna differenza
fra la posizione del Vorwarts e quella della Freiheit. Si è
detto: dovete essere laboriosi, socialismo vuol dire lavorare molto. E si dice
questo mentre il capitale ha ancora coltello per il manico! Non così si fa il
socialismo ma lottando nel modo più energico contro il capitalismo, le cui
pretese sono sostenute dai reazionari estremi fino al Partito Indipendente fino
alla Freiheit, escluso soltanto il nostro Partito comunista. In quanto
ho esposto è già implicito che oggi tutto quel che è sul nostro terreno
rivoluzionario comunista lotta, senza alcuna eccezione e col massimo
accanimento, contro gli scioperi.
Deriva da ciò che
nella prossima fase della rivoluzione gli scioperi non solo si estenderanno
sempre più, ma saranno al centro, nel punto nevralgico della rivoluzione,
respingendo in secondo piano i problemi meramente politici. Assisterete così a
un enorme inasprimento della situazione sul terreno della lotta economica giacché
in questo modo la rivoluzione giunge al punto dove non si scherza più con la
borghesia. La borghesia può concedersi delle mistificazioni sul terreno
politico, dove una mascherata è ancora possibile, dove gente come
Ebert-Scheidemann può ancora presentarsi con etichetta socialista, ma non là
dove è in gioco il profitto. Allora essa porrà il governo Ebert-Scheidemann
davanti all'alternativa: o farla finita con gli scioperi, ed eliminare la
minaccia di soffocamento che questo movimento di scioperi rappresenta per essa,
oppure i signori Ebert-Scheidemann saranno bell'e liquidati. Io credo anche che
già i loro provvedimenti politici porteranno assai presto alla loro
liquidazione. Gli Ebert-Scheidemann sono particolarmente addolorati per non aver
trovato molta fiducia da parte della borghesia. Essa rifletterà se sia il caso
di porre l'ermellino sulla grossolana figura di parvenu di Ebert. Se si
arriva a questo, dopo si concluderà dicendo: non basta per questo aver sangue
sulle mani, ma occorre aver sangue blu nelle vene (benissimo!), se si
arriva a questo, dopo si dirà: se vogliamo avere un re, non abbiamo bisogno di
un parvenu, che in nessuna occasione sa comportarsi da re (ilarità).
Così, compagni, i
signori Ebert-Scheidemann si adoperano perché si faccia largo un movimento
controrivoluzionario. Essi non riusciranno a spuntarla con le fiamme divampanti
della lotta di classe economica e perciò, malgrado i loro sforzi, non
riusciranno a soddisfare la borghesia. Essi saranno sommersi o per far posto a
un tentativo di controrivoluzione che si raccoglie alla rinfusa per una lotta
disperata attorno a un signor Groener o per un'esplicita dittatura militare
sotto Hindenburg, oppure dovranno cedere il passo alle altre forze
Controrivoluzionarie.
Non si può dire
niente di preciso, non si possono fare previsioni positive su ciò che deve
accadere. Ma a noi non importano le forme esteriori, non importa il momento in
cui ha luogo l'una o l'altra cosa, a noi bastano le grandi direttrici
dell'evoluzione ulteriore, e queste, dopo la prima fase della rivoluzione,
caratterizzata da una lotta prevalentemente politica, ci conducono a una seconda
fase di lotta più dura e più intensa essenzialmente economica, nel corso della
quale in un tempo più breve o forse un pochino più lungo il governo
Ebert-Scheidemarm deve scomparire nell'Orco.
Che cosa avverrà
dell'Assemblea nazionale nella seconda fase dello sviluppo è egualmente
difficile predire. t possibile che, se essa vede i natali, diventi una nuova
scuola educatrice per la classe operaia, ma neppure è escluso che non si arrivi
per nulla all'Assemblea nazionale: niente si può predire. Voglio solo
aggiungere fra parentesi, affinché voi comprendiate da quale punto di vista
difendevamo ieri la nostra posizione: noi eravamo contrari soltanto al fatto di
basare la nostra tattica su una sola alternativa [6]. Io non voglio qui riaprire
delle discussioni, ma dire soltanto questo, affinché nessuno di voi, ascoltando
distrattamente, pensi magari: ah, il tono è cambiato. Noi siamo decisamente e
pienamente sullo stesso terreno di ieri. Noi non vogliamo Fissare la nostra
tattica nei riguardi dell'Assemblea nazionale sulla possibilità, che può ma
non è detto che debba verificarsi, e cioè che l'Assemblea nazionale vada
all'aria, ma vogliamo fissarla in base a tutte le eventualità, ivi compresa
l'utilizzazione rivoluzionaria della Assemblea nazionale, se essa vede i natali.
Se veda i natali o no, è indifferente, la rivoluzione avrà da guadagnare in
tutti i casi.
Che cosa resta
allora all'esautorato governo Ebert-Scheidemann o a qualsiasi altro governo
sedicente socialdemocratico, che sia al timone? Ho detto che il proletariato
come massa gli è già sfuggito di mano e che i soldati non si possono più
adoperare come carne da cannone. Che cosa resta ancora in generale a questa
miserabile gentucola per salvare la propria posizione? Rimane a essi una sola
chance, e se voi, compagni, avete letto oggi le notizie della stampa, avrete
visto dove stanno allineate le ultime riserve che la controrivoluzione tedesca
porterà in campo contro di noi quando si arriverà alla lotta corpo a corpo.
Tutti voi avete letto che a Riga le truppe tedesche già avanzano a braccetto
con gli inglesi contro i bolscevichi russi.
Compagni, io ho in mano dei documenti grazie ai quali possiamo farci un'idea di
che cosa sia in gioco adesso a Riga. Tutta la faccenda promana dal comando della
VIII armata in combutta con il signor August Winnig, socialdemocratico e
dirigente sindacale tedesco. Si è sempre fatto credere che i poveri
Ebert-Scheidemann fossero le vittime dell'Intesa. Ma era una tattica del
Vorwarts già da parecchie settimane, dal principio della rivoluzione, di far.
credere che il soffocamento della rivoluzione russa fosse lo spontaneo desiderio
dell'Intesa, e con questo mezzo fu suggerito all'Intesa il primo pensiero in
proposito. Noi abbiamo ora accertato documentalmente come tutto questo sia stato
fatto a spese del proletariato russo e della rivoluzione tedesca. In un
telegramma del 26 dicembre, il tenente colonnello Burkner, capo del quartier
generale della VIII armata, da notizia delle trattative che portarono a
quest'accordo di Riga. Questo telegramma dice:
"Il
23 dicembre a bordo della nave inglese Principessa Margherita ebbe luogo un
colloquio fra il plenipotenziario del Reich, Winnig, e il rappresentante del
governo inglese già console generale a Riga, Monsanquet, al quale fu
sollecitata anche la partecipazione del comandante supremo tedesco o di un suo
rappresentante. Fui designato io a prendervi parte.
Scopo del colloquio: esecuzione delle condizioni d'armistizio. Andamento del
colloquio:
Inglese - Le navi che sono qui devono sorvegliare l'esecuzione delle condizioni.
In base alle condizioni d'armistizio si richiede quanto segue:
Che
i tedeschi mantengano in questo distretto una forza di combattimento
sufficiente a tenere in scacco i bolscevichi e non permetter loro di
avanzare oltre le loro attuali posizioni. Inoltre:
Una
comunicazione delle attuali disposizioni alle truppe sia tedesche che
lettoni che combattono contro i bolscevichi dev'essere mandata all'ufficiale
di stato maggiore militare britannico per conoscenza dell'ufficiale di
marina anziano. Tutte le future disposizioni riguardanti le truppe che sono
destinate alla lotta contro i bolscevichi devono essere comunicate per
tramite dello stesso ufficiale.
Dev'essere
mantenuta sotto le armi nei seguenti punti una forza di combattimento
sufficiente a impedire che i bolscevichi possano occuparli o che possano
avanzare su una linea generale che congiunge le seguenti piazze: Walk,
Wolmar, Wenden, Friedrichstadt, Pinsk, Mitau.
La
ferrovia Riga-Libau dev'essere assicurata contro attacchi bolscevichi e
tutti i rifornimenti britannici e la posta, che percorrono questo tratto,
devono godere un trattamento preferenziale".
Segue quindi
un'altra serie di richieste. E ora la risposta del plenipotenziario tedesco
signor Winnig:
"Sarebbe
davvero un fatto inconsueto voler costringere un governo a mantenere occupato
uno Stato straniero, ma in questo caso sarebbe il nostro preciso desiderio, -
questo dice il signor Winnig, il dirigente sindacale tedesco! - perché si
tratterebbe di proteggere sangue tedesco - i baroni baltici! - e noi ci
consideriamo anche moralmente obbligati ad aiutare il paese che abbiamo liberato
dalla sua precedente compagine statale. Ma i nostri sforzi sarebbero resi
difficili; in primo luogo dallo stato delle truppe, che sotto l'influenza delle
condizioni d'armistizio non vorrebbero più combattere ma tornare a casa, e che
per di più sono composte di uomini anziani e di invalidi di guerra; in secondo
luogo dal contegno dei governi locali - si accenna ai lettoni - che considerano
i tedeschi come loro oppressori. Noi ci saremmo sforzati di formare reparti
volontari, pronti al combattimento, ciò che sarebbe già parzialmente
riuscito".
Ciò che qui si fa
è controrivoluzione. Voi avete letto già qualche tempo fa della formazione
della Divisione di ferro, che fu creata espressamente per combattere i
bolscevichi nei paesi baltici. Ma non era chiaro l'atteggiamento degli
Ebert-Scheidemann a questo riguardo. Ora voi sapete che è stato questo governo
stesso che ne ha fatto per primo la proposta.
Compagni, ancora un
piccolo rilievo sul conto di Winnig. Noi possiamo dire tranquillamente che i
dirigenti sindacali tedeschi - e non è affatto un caso che un dirigente
sindacale renda tali servizi politici - che i dirigenti sindacali tedeschi e i
socialdemocratici tedeschi sono i peggiori e più infami furfanti che abbiano
vissuto al mondo (applausi tempestosi e battimani). Sapete in che posto
va messa questa gente, Winnig, Ebert, Scheidemann? Secondo il codice penale
tedesco, che proprio costoro dichiarano pienamente valido, e in base al quale
essi fanno amministrare la giustizia, questa gente deve stare in galera (ovazione
tempestosa e battimani). Poiché secondo il. codice tedesco è punito con
la galera chi cerca di arruolare soldati tedeschi al servizio dello straniero. E
oggi noi abbiamo -possiamo dirlo tranquillamente - alla testa del "governo
socialista" degli uomini che non soltanto sono dei Giuda del movimento
socialista, della rivoluzione proletaria, ma sono anche dei pezzi da galera, che
In generale non dovrebbero essere ammessi in una compagnia di galantuomini (approvazioni
tempestose).
In relazione a
questo punto vi presenterò alla fine della mia relazione una risoluzione, per
la quale spero di avere il consenso unanime allo scopo di poter operare con la
necessaria energia contro questa gente che ore regge i destini della Germania.
Compagni, per raccogliere di nuovo il filo della mia esposizione, è chiaro che
tutte queste macchinazioni, la formazione di divisioni di ferro e
particolarmente il menzionato accordo con l'imperialismo inglese, non
significano altro che le ultime riserve per soffocare Il movimento socialista
tedesco, ma a ciò è strettissimamente collegato anche il problema principale,
A problema cioè delle prospettive di pace. Che cos'altro vediamo in questi
accordi, se non un riaccendersi della guerra? Mentre questi furfanti in Germania
recitano la commedia di essere indaffarati a ristabilire la pace che noi
disturbatori allontaneremmo, provocando il malcontento dell'Intesa, essi in
realtà preparano con le loro mani un nuovo scoppio della guerra, della guerra
in Oriente, a cui seguirebbe immediatamente la guerra in Germania. Così voi
avete anche qui di nuovo la situazione che ci farà entrare in un periodo di
aspri contrasti. Noi dovremo difendere insieme con il socialismo e con gli
interessi della rivoluzione anche gli interessi della pace mondiale, e questa è
proprio la conferma della tattica che soltanto noi spartachisti abbiamo
sostenuto in ogni occasione durante 14 anni di guerra. Pace significa
rivoluzione mondiale del proletariato! Non v'è altra via per ristabilire e
garantire realmente la pace che la vittoria del proletariato socialista (viva
approvazione).
Compagni, che cosa
emerge per noi da tutto ciò come direttiva tattica generale nella situazione in
cui verremo a trovarci ben presto? La prima cosa che voi ne concluderete è
certamente la speranza della caduta del governo Ebert-Scheidemann e della sua
sostituzione a opera di un governo dichiaratamente
socialista-proletario-rivoluzionario. Tuttavia io vorrei rivolgere la vostra
attenzione non ai vertici, verso l'alto, ma in basso. Non possiamo abbandonarci
di nuovo alla illusione della prima fase della rivoluzione, all'illusione del 9
novembre che basti in generale per il corso della rivoluzione socialista
rovesciare il governo capitalista e sostituirlo con un altro. Al contrario, la
vittoria della rivoluzione proletaria può essere ottenuta soltanto cominciando
a scalzare dalle basi del governo Ebert-Scheidemann con una lotta di massa
rivoluzionaria sul terreno sociale condotta a ogni piè sospinto dal
proletariato, e io vorrei a questo proposito ricordare alcune insufficienze
della rivoluzione tedesca che non sono state superate con la prima fase, ma
mostrano chiaramente che noi purtroppo non siamo ancora in grado di assicurare
la vittoria del socialismo rovesciando il governo. lo ho cercato di spiegarvi
che la rivoluzione del 9 novembre fu soprattutto una rivoluzione politica,
mentre essa deve ancora diventare una rivoluzione essenzialmente economica. Ma
essa è stata anche una rivoluzione soltanto cittadina, la campagna è rimasta
finora pressoché immobile. Sarebbe un'illusione sperare di realizzare il
socialismo senza l'agricoltura. In generale l'industria non può essere
trasformata nel senso dell'economia socialista senza un'immediata combinazione
con un'agricoltura socialisticamente organizzata. Il concetto più importante
dell'ordinamento, economico socialista è l'eliminazione del contrasto e della
separazione fra città e campagna. Questa separazione, questa opposizione,
questo contrasto è un fenomeno puramente capitalistico che dev'essere subito
eliminato se ci vogliamo porre da un punto di vista socialista. Se vogliamo
operare sul serio una trasformazione socialista, voi dovete rivolgere la vostra
attenzione tanto alla campagna quanto ai centri industriali, e qui purtroppo non
siamo neppure al principio del principio. Questo lavoro dev'essere fatto
seriamente non solo per la considerazione che senza l'agricoltura non possiamo
socializzare, ma anche perché, quando poco fa abbiamo enumerato le ultime
riserve della controrivoluzione contro di noi e contro i nostri forzi, noi non
abbiamo tenuto conto di un'importante riserva, che sono i contadini. Proprio
perché essi finora sono rimati immobili, sono ancora una riserva per la
borghesia controrivoluzionaria. E la prima cose ch'essa farà, se la fiamma
dello sciopero socialista le brucia le calcagna, sarà la mobilitazione dei
contadini, di questi fanatici sostenitori della proprietà privata. Contro
questa minacciosa forza controrivoluzionaria non è altro mezzo che portare la
lotta di classe nelle campagne mobilitando contro i contadini il proletariato
senza terra e i piccoli contadini (brava! e battimani).
Da ciò si deduce
quel che dobbiamo fare per assicurare le premesse necessarie al buon esito della
rivoluzione, e io vorrei perciò riassumere così i nostri compiti immediati:
dobbiamo in futuro prima di ogni altra cosa sviluppare in tutte le direzioni il
sistema dei consigli degli operai e dei soldati, e principalmente il sistema dei
consigli degli operai. Quel che noi abbiamo intrapreso il 9 novembre fu solo un
debole cominciamento, e non c'è solo questo. Nella prima fase della rivoluzione
abbiamo persino riperduto degli importanti strumenti di potere. Voi sapete che
una demolizione continua del sistema dei consigli degli operai e dei soldati è
stata intrapresa dalla controrivoluzione. In Assia il governo
controrivoluzionario li ha generalmente soppressi, in altri posti sono stati
strappati loro di mano gli strumenti di potere.
Noi perciò non
dobbiamo soltanto sviluppare questo sistema ma dobbiamo introdurvi anche gli
operai agricoli e i piccoli contadini. Dobbiamo prendere il potere e dobbiamo
porci il problema della conquista del potere in questo modo: che cosa fa, che
cosa può, che cosa deve fare in tutta la Germania ogni consiglio di operai e di
soldati? Là è il potere, noi dobbiamo scavare dal basso lo Stato borghese non
più dividendo ma unificando potere pubblico, legislazione e amministrazione, e
portarli ovunque nelle mani dei consigli degli operai e dei soldati.
Compagni, è un
immenso campo che dobbiamo arare. Dobbiamo prepararci dal basso a dare ai
consigli degli operai e dei soldati una tale potenza che, se il governo
Ebert-Scheidemann o un altro simile viene rovesciato, questo sia soltanto l'atto
conclusivo. La conquista del potere non si realizza tutta d'un colpo ma
progressivamente, incuneandosi nello Stato borghese fino a occuparne tutte le
posizioni e a difenderle con le unghie e con i denti. E la stessa lotta
economica, secondo la concezione mia e dei compagni di partito a me più vicini,
dev'essere condotta mediante i consigli operai. Anche la direzione delle lotte
economiche da avviare su strade sempre più ampie dev'essere nelle mani dei
consigli operai. I consigli operai devono avere tutto il potere nello Stato. Nel
prossimo futuro dobbiamo lavorare in questa direzione con il risultato che,
ponendoci tale compito, dobbiamo far conto anche su un colossale inasprimento
della lotta a brevissima scadenza. Perché, compagni, dobbiamo lottare passo a
passo, corpo a corpo, in ogni Stato, in ogni città, in ogni villaggio, in ogni
comune, per trasferire ai consigli degli operai e dei soldati tutti gli
strumenti del potere statale che devono essere pezzo a pezzo strappati alla
borghesia. Ma per questo anche i nostri compagni, per questo i proletari devono
essere dapprima educati. Anche là dove i consigli degli operai e dei soldati
esistono, manca la coscienza dei compiti a cui essi sono chiamati
(giustissimo!).Noi dobbiamo innanzitutto insegnare alle masse che il consiglio
degli operai e dei soldati deve diventare in tutte le direzioni la leva del
meccanismo statale, che esso deve assumere tutti i poteri e convogliarli tutti
nella medesima corrente della rivoluzione socialista. Da ciò sono ancora mille
miglia lontane quelle stesse masse operaie che sono già organizzate in consigli
degli operai e dei soldati, fatta eccezione naturalmente di piccole minoranze di
proletari che hanno chiara coscienza dei loro compiti. Ma non è questa una
deficienza, bensì precisamente la normalità. E' esercitando il potere che una
massa impara a esercitarlo. Non c'è nessun altro mezzo di insegnarglielo. Noi
abbiamo fortunatamente superato i tempi in cui si diceva che bisognava educare
socialisticamente il proletariato. Per i marxisti della scuola kautskiana fino a
oggi questi tempi sembrano esistere tuttora. Educare socialisticamente le masse
proletarie, cioè: tenere dei discorsi e diffondere manifestini e opuscoli. No,
l'educazione socialista dei proletari non ha bisogno di tutto questo. Essi si
educano gettandosi all'azione (giustissimo!). Qui è proprio il caso di
dire: in principio era l'azione, e l'azione dev'essere che i consigli degli
operai e dei soldati si sentano chiamati e imparino a diventare il solo potere
pubblico in tutto il Reich. Solo in questo modo noi possiamo minare il terreno,
in modo da renderlo maturo al crollo che deve coronare la nostra opera. E perciò,
compagni, non era senza un preciso calcolo e senza una chiara coscienza se noi
vi esponevamo ieri, se io in modo particolare vi dico: non pensate che la lotta
sia così comoda anche per l'avvenire. Da parte di alcuni compagni si è
falsamente creduto che io avessi attribuito loro l'intenzione di voler
boicottare le elezioni dell'Assemblea nazionale per starsene a braccia conserte.
Neppure per sogno ho pensato a una cosa simile. Solo non potevo affrontare
l'argomento; ne ho invece la possibilità nel contesto di oggi. Secondo me la
storia non ci fa le cose così comode come nelle rivoluzioni borghesi, quando
bastava rovesciare al centro il potere ufficiale e sostituirlo con un Paio o un
paio di dozzine di uomini nuovi. Noi dobbiamo lavorare dal basso e questo
corrisponde precisamente al carattere di massa della nostra rivoluzione quanto
agli scopi che vanno al fondo della costituzione sociale; risponde al carattere
della odierna rivoluzione proletaria che noi dobbiamo conquistare il potere
politico non dall'alto ma dal basso. Il 9 novembre rappresentò il tentativo di
abbattere il potere borghese, il dominio di classe, - un debole, incompiuto,
incosciente, caotico tentativo. Quel che ora si deve fare è di dirigere con
piena coscienza tutta la forza del proletariato contro le principali fortezze
della società capitalistica. In basso, dove ciascun imprenditore ha di fronte a
sé i suoi schiavi salariati, in basso dove tutti gli organi esecutivi del
dominio politico di classe si trovano di fronte all'oggetto del loro dominio,
alle masse, là dobbiamo passo passo strappare dalle mani dei nostri dominatori
i loro strumenti di potere e porli nelle nostre mani. Disegnato in questo modo,
il processo appare forse un tantino più lungo di quanto si sarebbe inclini a
raffigurarselo in un primo momento. lo credo salutare per noi porci innanzi agli
occhi con piena chiarezza tutte le difficoltà e complicazioni di questa
rivoluzione. Giacché io spero che la descrizione delle grosse difficoltà e dei
compiti che ci si ammassano dinanzi non operi su nessuno di voi, come non opera
su di me, nel senso di raffreddare il vostro zelo e la vostra energia; al
contrario, quanto più gravoso è il compito, tanto più raccoglieremo tutte le
forze, e non dimentichiamolo: la rivoluzione sa attuare la propria opera con
enorme celerità. lo non mi accingo a profetizzare quanto tempo occorre per
questo processo. Chi di noi sta a fare i conti, che c'importa se la nostra vita
basta appena allo scopo? Importa soltanto, che noi sappiamo con chiarezza e
precisione quel che si deve fare; e che cosa ci sia da fare io spero di averlo
in qualche modo detto nelle sue linee fondamentali con le mie deboli forze (applausi
tempestosi).
Note
1) K.
MARX e F. ENGEL Manifesto del Partito comunista, Torino 1948, pp.
287-288.
2)
Ibid., pp. 143-J44.
3)
Nell'edizione italiana K. MARX - F. ENGELS, Opere scelte, Roma 1955, p.
1263.
4
)Ibid., p. 1266.
5)
Ibid., p. 1268.
6)
Allusione al dibattito del giorno prima, nel corso del quale la Luxemburg aveva
sostenuto la tesi della partecipazione alle elezioni dell'Assemblea costituente,
rimanendo in minoranza.
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