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Signor Presidente, deputate e deputati, la prima cosa che risulta evidente è la distanza abissale tra la giornata di sabato e questa: la giornata di sabato ha riempito le piazze del mondo ed ha parlato di una primavera dell'umanità, mentre in questa giornata sembra essere ripiombati nel più cupo degli inverni. Pertanto, vale la pena di ritornare a sabato, alle 11 di mattina, a tre ore dall'inizio ufficiale delle manifestazioni: Roma era già gremita da una fiumana di persone che prendeva le vie di un interminabile corteo costituito da 2,3,4,5,10, mille persone. Di fronte ad un fatto come questo, che non è solo italiano (due milioni di persone a Londra, 100 milioni nel mondo), la prima cosa che la politica, tutta la politica, dovrebbe fare è l'esercizio di capire. Di fronte ad un evento così enorme, straordinario e sconvolgente, l'imperativo quasi di igiene della politica dovrebbe essere quello di capire. Del resto, le cose sono così evidenti da poter aiutare. In un giornale è stato scritto che vi sono due superpotenze nel pianeta: gli Stati Uniti e l'opinione pubblica mondiale. Noi, al posto dell'opinione pubblica mondiale, parleremo del movimento della pace, ma vorrei segnalare che ha fornito questa chiave interpretativa non il giornale Liberazione, ma il New York Times. Un classico della
politica ci ha avvertito che esiste, nei processi, negli sviluppi, nella
storia una quantità che diventa qualità, che cambia la natura stessa
dei soggetti, degli agenti della politica. Quel movimento non è
soltanto una moltitudine, è diventato un agente politico e appunto nel
mondo si contrappongono due grandi agenti politici: da una parte,
l'amministrazione americana espressione della dottrina della guerra
preventiva, con la sua volontà assoluta di guerra e, dall'altra parte,
il movimento che ha parlato di un altro mondo possibile, con la sua
volontà assoluta di pace. Io
penso che se la politica non comprende questa reciproca intransigenza
non capisce niente! Il tempo delle mediazioni, dei compromessi, delle
sfibranti trattative diplomatiche non è questo. Oggi c'è una contesa
che terremota il mondo, le sue istituzioni, la politica, che porta la
divisione anche nei santuari dell'impero come la NATO, che cambia tutto,
e tanto ha già Del resto, a voi non dà disagio il fatto che il giorno dopo aver sottoscritto questo documento comune, i capi di Stato litighino uno con l'altro, diano interpretazioni diverse, rendano persino inutile, perché priva di volontà politica realmente unitaria, questa pur ambigua risoluzione? E in quest'aula, scusate, il centrosinistra e Berlusconi si sono scontrati pure su un terreno nel dire: sono io protagonista di questa risoluzione del Consiglio europeo. Basterebbe questo a dirvi che c'è qualcosa che non funziona; c'è qualcosa che non funziona ed è questa politica di ambiguità e di compromesso. La guerra, l'ho già detto altre volte in quest'aula, chiede - almeno la guerra -, la pratica del detto evangelico: «sia il tuo sì, sì, il tuo no, no, il resto è davvero del demonio». Il Parlamento italiano farebbe bene a non assecondare questa deriva e farebbe bene a scuotere la politica affinché possa cogliere una fondazione che è in corso nella società civile, fondazione di un'altra Europa e della pace! Sì, signori del Governo, deputate e deputati: sta nascendo un'altra Europa. Quella di Maastricht è fallita, quella atlantica e liberista è fallita. E invece sta nascendo, come sempre nei grandi passaggi della storia, una costruzione politica quando trova un popolo che la costruisce. Certo, ci vorrebbe il legislatore, ma di questo si sente acuta la mancanza. E così la politica scivola nelle ambigue risoluzioni. Non risponde al movimento se non con l'ambiguità o, peggio, una risoluzione in cui vedo anch'io tatticamente che parlare di un altro tempo per gli ispettori può in qualche modo rinviare la guerra; ma so anche vedere che, quando dice che l'ultima soluzione è la guerra, apre un capitolo drammatico e apre la porta alla guerra. La guerra non è una soluzione. Punto e basta. Invece, l'unità dei Capi di Stato porta l'Europa lontano dai popoli, mentre i popoli riscoprono la politica. E allora, altro che richiesta di unità europea con questa ambiguità! Sarebbe stato bene che il Consiglio di Europa avesse chiesto ai paesi europei che siedono nel Consiglio di sicurezza di porre mano al veto per dire «no» a questa guerra intollerabile che viene costruita in Iraq. Noi critichiamo molto severamente il Governo italiano. La sua posizione è molto grave, politicamente, concretamente, istituzionalmente. Politicamente, perché in sostanza, seppure con qualche mobilità tattica, sta dalla parte della dottrina Bush, del resto mai contestata formalmente. Concretamente, perché mette a disposizione, secondo «accordi» che, se prevedono responsabilità anche di governi precedenti, non attenuano quelle del Governo attuale, trattati che si possono sospendere quando sono di nocumento al paese. Infine, una critica istituzionale. Chi mi conosce sa che non uso parole grosse. Vorrei misurare le parole. Le due parole che sto per dire sono pesanti, ma io credo congrue alla situazione: l'orientamento che state prendendo, signori del Governo, è un orientamento illegittimo. Non mi sono mai unito al coro delle opposizioni, quando parlavano di un Governo illegittimo di Berlusconi, perché è stato regolarmente eletto. Ma questa decisione è illegittima, perché l'articolo 11 della Costituzione, in termini inequivocabili, ripudia la guerra! Ed è una scelta autoritaria, non democratica, perché non c'è solo il consenso che si misura nelle urne, c'è anche il consenso previsto, attendibile e voi, signori del Governo, con la tesi della guerra possibile, siete sotto schiaffo di un popolo che non vuole questa guerra. La decisione, l'orientamento verso la guerra non è in vostro potere. Dovete sapere che questa decisione attiverebbe il diritto alla disobbedienza. Attiverebbe il diritto alla disobbedienza. Questo diritto ci viene dalla cultura che voi chiamate occidentale, dai grandi maestri come Locke, come Erasmo da Rotterdam, raccolta delle nuoveculture di movimento, passando per grandi esperienze italiane, come quella dell'occupazione delle terre dei braccianti del sud o delle esperienze straordinarie di pacifisti come Danilo Dolci e Aldo Capitini. Questa storia verrà ripresa, se voi trasgredirete il patto con la Costituzione. Vorrei dire ai deputati del centrosinistra che è proprio sbagliato affidarsi all'ONU. È sbagliato, perché si rischia ugualmente la guerra e perché, se l'ONU fosse coinvolto, sarebbe totalmente screditato. Sabato abbiamo visto un grande protagonista entrare sulla scena. Crescerà. Si parla già di uno sciopero generale europeo. Lo scontro tra i due grandi protagonisti è aperto. Davvero tertium non datur |