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Jim Morrison - Siamo sprofondati nel cuore di nessun luogo... Questa, amico mio, è la nostra fine

 

 

JIM  MORRISON

&

The Doors

 

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Nell'autunno del '69 si era ormai praticamente placata l'ondata di ostracismo suscitata dal concerto diJim Morrison e Pamela Curson Miami, anche se le conseguenze giudiziarie erano ancora agli inizi.

Jim Morrison era palesemente stanco. Stanco dei Doors, del rock, della propria immagine, del conflittuale rapporto con Pamela Curson sempre più infognata in storie di eroina, del pressante bisogno di denaro per far fronte ai guai giudiziari ed alle follie della stessa Pamela, come quella di aprire un'inutile quanto costosa boutique.

Jim era sempre più immerso nell'alcool, dilaniato tra le proprie aspirazioni di poeta e il ruolo di rock-star, costretto in un corpo che non gli corrispondeva più ma che, tuttavia, gli dava la libertà di staccarsi dall'immagine di simbolo sessuale ormai, per lui, superata e restrittiva.

 

Lo strano film senza trama che Jim aveva girato come regista e protagonista, HWY, non riscosse che tiepido interesse e l'uscita di "Feast of Friends" - una sorta di storia dei Doors registrata dal vivo - venne accolta da critiche negative. Ciononostante, sia i concerti che il nuovo album "Morrison Hotel" registrarono successi esplosivi.

L'album venne unanimemente considerato il lavoro migliore dei Doors.

 

         

 

Gli inizi del 1970, oltre che daL successo di "'Morrison Hotel", furono caratterizzati dall'andirivieni dì Jim dalle aule giudiziarie.

Prima a Phoenix per comportamento scorretto durante un volo di linea, assieme a Tom Baker; poi, ad agosto, il processo di Miami nel quale Jim era praticamente giudicato e condannato a priori.

L'appellarsi dell'avvocato della difesa alla mutata morale comune, al diverso modo di sentire e comportarsi, al cambiamento avvenuto negli anni di ciò che viene definito comune senso del pudore non furono sufficienti ad evitare, per Jim, la sentenza di colpevolezza per il reato di turpiloquio e per quello di oltraggio al pudore, da parte di un giudice prevenuto, fazioso e proiettato in politica.

La libertà su cauzione venne fissata in 50 mila dollari.

La condanna venne resa pubblica nell'ottobre successivo: 500 dollari di ammenda e sei mesi di prigione nel carcere di Raiford, uno dei peggiori di tutti gli Stati Uniti.

 

Da parte sua Morrison ebbe a dichiarare, in un'intervista, che il concerto di Miami avevaPatricia Kennealy Morrison rappresentato la sua dichiarazione di indipendenza.

Questo periodo di confusione e di incertezza della vita di Morrison fu contrassegnato anche da una grottesca cerimonia nuziale, secondo lo stregonesco culto Wicca, con Patricia Kennealy, una giornalista che aveva affascinato ed intrigato Jim con la sua personalità insolita e la passione per l'esoterismo. Patricia aveva incontrato Jim Morrison nel gennaio 1969 all'Hotel Plaza di New York, il giorno dopo che i Doors erano apparsi al Madison Square Garden.
Patricia Kennealy MorrisonDonna dai capelli rossi, alta ed attraente, Patricia era una celebre scrittrice di fantascienza ed editrice di "Jazz & Pop", una importante rivista rock. A giugno 1970, Jim e Patricia si sposarono con una curiosa cerimonia celtica
(un evento che Oliver Stone ha dipinto più tardi nel suo film del 1991, "
The Doors").  Quando, pochi mesi dopo, Patricia rimase incinta, decise di abortire anche per l'irresolutezza di Morrison ad assumersi qualsiasi responsabilità. Dopo la morte di Jim, scrisse una monografia, "Strange Days".

 

Nel frattempo era uscita un'edizione della Simon & Schuster delle poesie di Morrison, intitolata "The Lords and The News Creatures". Questa era firmata Jim Morrison e sfruttava l'immagine di divo rock del cantante, che non apprezzò la decisione dell'editore.

 

Nell'estate era uscito l'album "Absolutely Live", registrato dal vivo, che non esaltava il meglio dei Doors e non diede risultati commercialmente validi, nonostante contenesse "The Celebration of Lizard" che non era mai stata incisa in sala di registrazione.

 

Mentre Morrison tornava a dar dentro con le droghe, l'Elektra pubblicò un album di riedizioni dei Doors, intitolandola "13", cosa che creò attriti fra la casa discografica ed il gruppo.

Ciononostante, appianate le divergenze, i Doors misero da parte le loro tensioni interne, ormai notevoli, e si accinsero a lavorare ad un nuovo album.

Nel frattempo si esibirono in alcuni concerti: a Dallas fu un vero trionfo; a New Orleans, in quella che sarebbe stata l'ultima esibizione insieme, fu un vero disastro, in quanto Jim stramazzò sul palco in pieno spettacolo.

 

Intanto Morrison, in una giornata di inverosimile ubriachezza, aveva inciso la sua lunga poesia "An American Prayer" (Una Preghiera Americana) che sarebbe uscita postuma, con l'accompagnamento musicale dei superstiti Doors.

 

 

Il produttore storico del gruppo, Paul Rothchild, aveva rifiutato la propria collaborazione e i Doors furono costretti a produrre da soli "L.A. Woman", un album blues pieno di ottimo materiale. (leggi il testo di L.A. Woman in inglese e in italiano)

Questo sforzo finì di logorare sia Jim che gli altri Doors e fu con sollievo che il gruppo, finalmente libero da impegni, programmò un lungo periodo di riposo; Jim decise di andare a Parigi per almeno sei mesi, prefigurandosi di seguire la scia degli esuli letterari che nella Ville Lumière avevano trovato una nuova patria ed un rifugio alla loro irrequietezza.

 

E' fin troppo facile, valutando in retrospettiva, sostenere che Jim Morrison andò volontariamente incontro alla propria morte.

La sua vita piena di eccessi, di sregolatezza e di noncuranza di sé sembra aver percorso binari obbligati, come tante altre rock-star. In realtà, se è vero che Jim non era particolarmente attaccato alla vita, è altrettanto vero che, anche nei momenti più parossistici della sua personale "bakcheia" egli non smise di tendere all'arte e ad una pur insolita forma di bellezza.

Di concreto e certo, nella morte di Jim Morrison a Parigi, vi è ben poco: una data, il 3 luglio 1971; un certificato di morte per collasso cardiocircolatorio; la testimonianza di Pamela Courson, che gli sopravvisse solo di pochi anni; tante illazioni; un mare di ipotesi.

 

Jim morì per un'overdose di eroina sniffata per sbaglio, credendola coca?

Si lasciò morire per epica stanchezza esistenziale?

Scomparve per liberarsi da se stesso?

 

Ma nello storico cimitero del Père-Lachaise di Parigi il giornaliero centinaio di visitatori in pellegrinaggio assicura, comunque, l'immortalità a

James Douglas Morrisom, 1943-1971.

Artista, poeta, compositore.

Così è scritto sulla sua tomba, dichiarata monumento nazionale.

Tomba di Jim Morrison          Tomba di Jim Morrison

 

Consegnandosi (consapevolmente o meno) alla morte, Jim Morrison si è consacrato all'eternità.

Uscito di scena prima di deteriorare la propria immagine, è sopravvissuto più e meglio di tante altre rock-star ingrigite, imbolsite, imborghesite.

Alieno da compromessi in vita Jim, morendo, si strappò allo squallore a venire.

Per i suoi fans è rimasto giovane, bello, sensuale, folle.

Dio di illusioni, come Dioniso, colui che sa far crescere una vite da un legno di nave e in generale rende capaci i suoi devoti di vedere il mondo come non è.

 

La vita di Jim Morrison, la sua avventura, la sua morte, sono state anch'esse

UNA PREGHIERA AMERICANA.

 

 

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