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LA STORIA DEL
ROCK
(pagina 5)
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A suo modo, quindi, Elvis aveva realizzato il sogno di Sam Phillips.
Il suo particolare sound, però, doveva rivelarsi più difficile da vendere di quanto Phillips non avesse immaginato, soprattutto nel Sud, a circa due mesi dalla decisione della Suprema Corte degli Stati Uniti che aveva dichiarato fuori legge la discriminazione razziale nelle scuole pubbliche. |
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Una prima spiegazione del fenomeno sta nel fatto che non proprio tutti avevano l'opportunità di ascoltare il disco. Infatti, con l'eccezione di quelle stazioni radiofoniche dove Phillips era in grado di recarsi di persona, il disco incontrava grandi difficoltà. |
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Se il lato "A" poteva sembrare “troppo di colore” ad un deejay di musica country, Blue Moon of Kentucky poteva benissimo costituire il problema opposto per un deejay di rhythm & blues.
A seconda del lato che usciva per primo dal contenitore, il disco aveva un 50 per cento di possibilità di finire nel mucchio dei rifiuti.
Lo stesso Phillips se n’era reso conto: “Ricordo che un disk jockey mi aveva detto che Elvis Presley era troppo country per poter essere mandato in onda dopo le 5, mentre altri lo consideravano troppo nero”.
Ma con quel disco, il dado era stato tratto.
Finalmente, nella voce innocente e nella persona ostinata di un povero camionista di Memphis erano confluiti i grandi filoni della musica altra, nera e bianca.
Nel frattempo, comunque, Elvis doveva guadagnarsi da vivere.
Quindi, il giorno successivo al debutto del suo disco nella trasmissione radiofonica “Red Hot & Blue”, eccolo di nuovo al volante del camion della Crown Electric.
Sulla base dell'andamento di mercato (e, forse, di una valutazione troppo ottimistica della Sun) i diritti sulle vendite iniziali di quel primo disco non avrebbero superato il migliaio di dollari, da dividersi, secondo gli accordi
presi, per tre: la metà ad Elvis e l'altra equamente ripartita tra Moore e Black.
Se il successo del disco non aveva sostanzialmente cambiato le giornate di Elvis, ne aveva, però, rivoluzionato le notti, in quanto il gruppo iniziò ad essere regolarmente ingaggiato in club e sale da ballo di second'ordine. Pur non
essendo certamente favolosi (un deejay del posto ricorda i tre che suonavano sul cassone di un camion, per inaugurare l'apertura di un nuovo emporio, per un compenso complessivo di 32 dollari e 50, da dividersi, ovviamente, per tre), questi ingaggi contribuivano a farli conoscere ed erano un modo per fare esperienza.
Il grande evento si sarebbe verificato il 30 luglio, giorno del debutto in palcoscenico come numero di apertura dell'esibizione di un gruppo country, all'Overton Park Band Shell. 
Decisamente teso nell'affrontare il pubblico più numeroso che
avesse mai visto, Elvis esordì con That's all right, Mama, suscitando, con sua sorpresa, le urla degli spettatori.
All'attacco di Blue Moon of Kentucky, questa volta sui toni bassi, le urla ripresero. E, mentre il pubblico chiedeva un bis, Elvis, a sua volta, chiese che cosa avesse spinto le ragazze a urlare tanto.
Le sue gambe, gli spiegarono Moore e Black.
Era stato il modo in cui, senza accorgersene, aveva molleggiato le gambe a scatenare le urla degli ascoltatori.
Ma, com'è facile immaginare, la cosa non giunse gradita proprio a tutti, almeno non agli artisti che si
sarebbero dovuti esibire
dopo.
Il deejay Dewey Phillips, che se ne stava dietro le quinte, ricorda l'entusiasmo del pubblico di fronte alle contorsioni di EIvis, ma ricorda anche la reazione del cantante Webb Pierce, prima di esibirsi: al sorriso
indirizzatogli da Phillips egli se ne uscì con un rabbioso “Figlio di puttana!”.
L'episodio avrebbe, probabilmente, dovuto far capire a quanti più o meno gestivano Elvis che in un contesto decisamente country il nostro non avrebbe fatto altro che raccogliere veleno. Ma, quando “Grand Ole Opry” invitò il
nuovo artista ad esibirsi, che cosa avrebbe dovuto fare Sam Phillips? Per un cantante country - quale appariva Elvis in quella fase della sua carriera - l'«Opry» era il massimo a cui si potesse aspirare e l'essere invitato solo dopo un unico disco era un successo da non sottovalutare.
Accettare l'invito, tuttavia, si rivelò un errore marchiano.
L'«Opry», infatti, era un’operazione rigorosamente country e bacchettona. Oltre all'esibizione di artisti vari, il
programma prevedeva balli popolari, barzellette che avevano come protagonisti galline e mucche, e canti religiosi. Come dire che il numeroso pubblico attirato dagli spettacoli di Nashville era sostanzialmente composto di adulti e bambini, con una scarsa presenza di adolescenti.
Inserire Elvis - con il suo completo rosa, i suoi contorcimenti e il suo repertorio di musica nera - nel più puro dei contesti country fu un errore evidente.
Le reazioni del pubblico furono contenute, ma fu Jim Denny, direttore di “Opry”, a sentirsi offeso, tanto che si accomiatò da Elvis dicendogli: “Da queste parti non apprezziamo la musica dei neri. Al tuo
posto, ritornerei a fare il camionista”.
Raccontò Gordon Stoker dei Jordanaires, un quartetto che cantava musica gospel e sarebbe diventato in seguito il coro di accompagnamento di Elvis: “Lungo la strada per casa Elvis non fece che piangere. Gli ci vollero intere settimane per superare la cosa".
Molto tempo dopo, Jim Denny, nel corso di una manifestazione sociale, gli avrebbe passato il braccio attorno alle spalle, dicendo ai presenti: "Ho sempre saputo che questo ragazzo ce l'avrebbe fatta". Ed
EIvis: "Sissignore, grazie signore", dopo di che, rivolto agli amici, disse a mezza bocca: "Questo figlio di puttana non si ricorda di come mi ha spezzato il cuore".
Quando si è giovani, tuttavia, e per di più in ascesa, come nel caso di Elvis, i cuori spezzati guariscono rapidamente e il giorno del fiasco all'«Opry» coincise con il lancio del suo secondo disco Good Rockin' Tonight \
I Don't Care If The Sun Don't Shine.
Le vendite del disco andarono egregiamente e il lato “A”, con la famigerata domanda “Have you heard the news? There's good rockin' tonight - domanda cui il mondo avrebbe presto risposto con un fragoroso “sì” - si classificò al terzo posto dei dischi country più venduti a Memphis. Non solo, la seconda esibizione radiofonica di Elvis in “Louisiana Hayride”, fu un successo tale da cancellare il fiasco precedente, tanto che, alla seconda settimana di
spettacolo, ad Elvis e alla sua band fu offerto un contratto per un anno.
Anche se questo, di per sé non significava un grosso guadagno - dal momento che, come “Opry”, anche “Hayride” pagava i suoi artisti esclusivamente sulla base delle tariffe sindacali (a quel tempo, 42 dollari per tutti e tre) - la
costante presenza di Elvis in una trasmissione che costituiva un grande avvenimento in tre stati del Sud (Louisiana, Arkansas e l'immenso Texas) apriva quei territori non soltanto alla vendita di dischi, ma anche alla possibilità di tournée.
Avendo ormai abbandonato l'attività di lavoro, Black, Elvis e Moore una volta alla settimana saltavano sulla Chevrolet di quest'ultimo per un giro di circa 1.200 chilometri fino a Shreveport, in Louisiana, dove “Hayride” veniva
trasmessa, e trascorrevano almeno una settimana al mese impegnati in un giro di serate nel territorio raggiunto da “Hayride”.