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LA STORIA DEL ROCK (pagina 6)
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Malgrado l'immagine di successo che accompagnava Elvis nelle sue serate, questo fu per lui
un periodo caratterizzato da molti debiti. I cibi grassi, le camere di
albergo divise con i compagni (o, in extremis, l'automobile) per pochi soldi e al prezzo di un'ostilità occasionale - soprattutto da parte dei giovanotti che non gradivano l'entusiasmo delle loro ragazze per Elvis - incominciarono a lasciare il segno sui tre (che finirono con l'essere quattro, con l'aggiunta di D.J. Fontana, il batterista della band di "Hayride").
Quando la macchina di Scotty Moore (ottenuta a credito dalla moglie, che era impiegata in una rivendita) minacciò di lasciarli per strada, prima ancora che fosse stata pagata , essi si resero conto di avere bisogno di un manager professionista.
Quando s'imbatterono in Bob Neal, un personaggio della radio di Memphis, Moore fu più che contento di passargli le
consegne e rinunciare alla percentuale extra cui aveva diritto come agente per gli ingaggi.
Robert Neal Hobgood era uno che si dava molto da fare. Lavorava come deejay in una trasmissione delle prime ore del mattino per la Wmps, una stazione che trasmetteva country music. Dopo di che, terminato alle otto il "Bob Neal Farm show", si ripresentava alle 12 per farne un altro, in un'ora più tranquilla. A ciò si aggiunga la proprietà di un negozio di dischi al centro, la direzione di una piccola agenzia di gestione e (attività, quest'ultima, collegata a quella di manager) l'organizzazione di spettacoli di country music nell'area di Memphis.
Tre o quattro volte a settimana Neal trascinava Elvis a questi spettacoli, che solitamente (come voleva la tradizione al Sud) si tenevano negli edifici scolastici del luogo.
Questi, come ricorderà in seguito Moore, sorgevano in gran parte in fondo a strade sporche: "Guidavamo per ore per arrivare alla scuola di un paese che nessuno aveva mai sentito nominare. Era la fine: quaranta minuti allo show e in giro non c'era neanche un'anima. Noi andavamo a sistemare i nostri strumenti e, quindici minuti prima dello spettacolo, dentro si riversava una valanga. C'era gente persino appesa alle travi".
Queste esibizioni nelle scuole si rivelarono una scuola anche per Flvis, che imparò come commuovere il pubblico, iniziò a raffinare il suo stile e fece propri i trucchi del mestiere in
occasione degli spettacoli più importanti di "Hayride".
Fu durante una delle sue tournée nel Texas che Bob Luman, aspirante cantante country (che alla fine riuscì ad imporsi), più o meno della stessa età di Elvis, lo vide per la prima volta. Anni dopo, ricordando quell'incontro per lo scrittore Paul Hemphill, Luman tirò fuori una descrizione in cui, all'occhio del professionista, si univa l'ammirazione sconfinata del fan: "Pantaloni rossi e giacca verde, camicia e calze rosa, Elvis si è presentato con quella sua smorfia sulla faccia e se ne è stato circa cinque minuti dietro il microfono senza muovere un muscolo. Dopo di che ha dato un colpo alla chitarra, rompendo due corde. Io suonavo da dieci anni e non mi era mai successo di rompere due corde. E lui era lì, con due corde rotte, e non aveva fatto ancora niente, mentre quelle ragazze di scuola superiore urlavano, svenivano e invadevano il palco. Poi, all' improvviso, ha cominciato a muovere le anche, come se provasse qualcosa per la sua chitarra.
Questo era Presley a 19 anni, quando suonava a Kilgore, nel Texas. Mi faceva venire i brividi alla schiena, lo giuro, come quando i capelli s'impigliano nel colletto".
Il ricordo di Luman non fa che confermare che, anche agli albori della carriera (probabilmente all'età di 20 anni e non di 19), il fenomeno Elvis Presley riguardava esclusivamente lui, Elvis.
Certo, anche Moore e Black avranno dato il loro contributo (soprattutto Moore per quanto riguarda l'elaborazione del sound), ma la stella era Elvis, al di là di ogni equivoco.
Uno dei compiti più difficili di Neal, nella sua veste di manager, fu quello di far accettare questa realtà ai due, passando dalla percentuale ad uno stipendio vero e proprio. Tra spettacoli nelle scuole, tournée regionali e l'impegno del sabato sera con "Hayride", il tempo per registrare non era molto, ma, tutte le volte che poteva, Elvis si recava agli studi della Sun con Moore e Black. E anche se il terzo disco (Milk Cow Boogie) non ebbe un gran successo nelle classifiche, il successivo, Baby Let's Play House, fece chiaramente intendere che stava diventando qualcosa di più di un artista regionale.
Nel luglio 1955, questo fu il primo disco di Elvis Presley a passare dalle classifiche regionali a quelle nazionali.
Ben presto, così come Neal aveva preso atto di come Elvis avesse distanziato Moore e Black, vale a dire i colleghi di un tempo, un pesce più grosso avrebbe affermato che ad Elvis non bastava più la gestione a metà tempo di Neal.
Nel febbraio 1955, appena un mese dopo che NeaI si era assunto l'incarico di gestire EIvis, il "colonnello" Tom Parker faceva la sua prima mossa ("colonnello" non si riferisce ad una carriera militare di Parker: è un titolo onorifico che non di rado i governatori degli stati del Sud conferiscono a cittadini che hanno reso servizi particolari allo stato o in occasione della campagna elettorale del governatore stesso).
Stando alle apparenze - apparenze che peraltro hanno resistito a più di trent'anni di vita molto pubblica - il "colonnello" era un gran brav'uomo nel senso più ampio del termine.
Autoproclamatosi erede di una famiglia di saltimbanchi, di cui era rimasto orfano all'età di dieci anni, Parker si presentava come l'incarnazione stessa dell'industria dello spettacolo e si compiaceva nel raccontare aneddoti sul suo insopprimibile istinto di raggirare i frequentatori delle fiere togliendogli fino all'ultimo soldo.
Il "colonnello" era il più seducente degli imbroglioni: uno che sapeva assicurarsi la fiducia altrui spiattellando in anticipo chi fosse. Per un artista, tuttavia, avere il "colonnello" dalla propria parte significava la tutela, sia pure discutibile, dei suoi interessi, tanto più che, all'epoca del primo incontro con Elvis, Parker aveva al suo attivo un indiscutibile primato nel mondo musicale: significava essere arrivati ad un livello dell'industria della musica che né Elvis, né Bob Neal e neppure Sam Phillips avevano ancora raggiunto, e che solo Elvis sarebbe riuscito a toccare in seguito. Ma perché ciò avvenisse (almeno nella mente del "colonnello") Phillips e Neal sarebbero dovuti scomparire.
Nel caso di Phillips, si può onestamente riconoscere che la Sun Records fosse una casa troppo piccola per gestire una star delle potenzialità di Elvis. Senza un sistema di distribuzione proprio (questa la definizione di una casa discografica "indipendente"), questa era legata a una rete di grossisti che non erano vincolati da rapporti particolari e sui quali non c'era possibilità di controllo.
Nel caso di Neal, che continuò una carriera di successo come manager musicale a Nashville, il desiderio di Parker di eliminarlo era in parte dettato da considerazioni economiche (perché dividere in due parti la percentuale del manager?) e in parte dall'esigenza di esercitare il controllo totale su ogni aspetto della carriera dei suoi artisti (nel qual caso non ci sarebbe stato spazio per un secondo manager).
E' giusto riconoscere che l'esigenza di Parker di un controllo assoluto non era poi così ingiustificata. Se eri l'uomo del "colonnello", lavoravi per lui sempre e dovunque, ma è anche vero che Parker lavorava a tempo pieno per te. Parker, che aveva sentito parlare di Elvis da uno dei suoi talent scout, nel 1955 lo aveva scritturato per una tournée di un altro suo protetto: Hank Snow. Poco dopo, colpito dalle critiche favorevoli e dalle prospettive che si aprivano, cominciò con il cercare d'ingraziarsi i genitori di Elvis (il ragazzo non aveva ancora raggiunto la maggiore età e quindi non poteva firmare un contratto che lo vincolasse legalmente). Insieme con Neal, egli organizzò anche un paio di tournée regionali di cui Elvis era il protagonista, affiancato da un gruppo di attori di vaudeville di second'ordine, che avrebbero fatto brillare qualsiasi protagonista. Dopo di che, quando le maggiori case discografiche incominciavano a corteggiare la Sun offrendosi di acquistare il contratto di Elvis, Parker si presentò a New York con un telegramma d'insolita lunghezza, firmato da Vernon e Gladys Presley, in cui lo si autorizzava a rappresentarli nelle trattative con le case discografiche per conto del figlio Elvis, ancora minore.
Dopo essersi impegnato con Neal a versargli una percentuale su ogni commissione ottenuta, il "colonnello" si mise all'opera. Alcune tra le case più importanti, avendo orecchiato qualcosa, si erano messe in contatto con la Sun e Phillips aveva "negoziato" l'affare, nel senso che ogni volta che rifiutava un'offerta, considerata troppo bassa, alzava il prezzo. Non era una tattica malvagia, ma la strategia mancava di criteri precisi che a Parker, invece, erano chiari. Dopo tutto, sia Eddy Arnold che Hank Snow erano alla Rca: che cosa c'era di più scontato del fatto che anche Elvis si unisse a loro?