Roma, Via Veneto 27 - CIMITERO DEI CAPPUCCINI -           2a cappella                     Roma, Via Veneto 27 - CIMITERO DEI CAPPUCCINI -           3a cappella

     Cripte del Convento dei Cappuccini     

 

A Roma, al numero 27 della celebre Via Veneto, si trovano le cripte del Convento dei Cappuccini, annesse alla chiesa di Santa Maria della Concezione.

La chiesa fu fatta edificare nel 1624 dal cardinale cappuccino Antonio Barberini, ad "esaltazione dell'umiltà e della povertà". Vi si ammirano le tele de "La conversione di S. Paolo" di Pietro da Cortona, de "L'estasi di S. Francesco" del Domenichino e de"L'Arcangelo S. Michele". In quest'ultima tela, Guido Reni ritrasse il volto di Innocenzo X nella figura del diavolo scacciato, per vendicarsi di un torto subito dal Papa. Alle rimostranze del clero, rispose che aveva dovuto ritrarre l'Arcangelo di fantasia, ma il demonio lo aveva già conosciuto.

 

"Noi eravamo come voi e voi sarete come noi", si legge su un cartello posto all'ingresso di uno stretto corridoio, lungo il quale si affacciano quattro cripte. Sia queste sia il corridoio sono interamente coperti dalle ossa di circa 4 mila frati, esposte a formare macabri disegni in "puro stile Luigi XVI", come afferma lo storico Mario Spagnol.

In questo luogo, femori, tibie, omeri, scapole, vertebre e rotule compongono rosoni, lesene, ghirlande, lampadari e festoni. Gli scheletri di altri monaci, vestiti dei loro sai, trovano sede in nicchie formate da teschi.

La vista di questo ossario colpì anche il famoso marchese De Sade che così lo descriveva: "In piccoli locali posti di fila l'uno a fianco dell'altro, (l'autore) ha formato nicchie, volte, ornamenti da soffitto su disegni regolari e gradevoli, lampade, croci ecc., il tutto eseguito con ossa e teschi. In ogni nicchia e sotto ogni arco v'è uno scheletro ben conservato, atteggiato in pose diverse, quale coricato, quale in atto di predicare o di pregare. Tutti questi scheletri sono vestiti dell'abito dei cappuccini... In ognuna di queste piccole camere sono distribuite, come aiuolo d'un orto, le diverse sepolture di questi buoni religiosi... ".

 

Non si ha conoscenza di quando e da chi siano state realizzate le cripte. Sembra che la loro nascita debba essere posta verso la fine del XVIII secolo ad opera forse di un francese riparato a Roma per sfuggire al periodo del "Terrore" e che abbia voluto così profetizzare la fine dell'ancien regime.

Altri vedono in quei disegni una manifestazione simbolico-capitalista di impronta massonica.

Ma forse è semplicemente un'opera eseguita dai frati cappuccini per puro e semplice invito a meditare sulla brevità e caducità del nostro tempo e del nostro corpo.

 

Da ricordare un gustoso aneddoto legato al convento attiguo alla chiesa.

Qui viveva nell'800 un frate di nome Pacifico, conosciuto come "er mago", che dava i numeri del lotto, i quali poi invariabilmente venivano estratti.

Per evitare il tracollo finanziario del lotto pontificio, intervenne lo stesso Papa Gregorio XVI (1831 - 1846), che trasferì il frate.

Il religioso, per vendicarsi, alla folla accorsa a Porta del Popolo per salutarlo, recitò questi versi:

 

 

Roma, se santa sei,

perché crudel se' tanta?

Se dici che se' santa,

certo bugiarda sei.

 

 

Chi seppe interpretare questa quartina giocò i numeri

66 - 70 - 16 - 60 - 6

e sbancò veramente il lotto.

 

 

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