Imperatore Adriano

MOLE  ADRIANA

o

CASTEL  SANT'ANGELO

Imperatore Adriano

 

 

 

Mole Adriana

 

Publio Elio Adriano (nato ad Italica, Siviglia nel 76 e morto a Baia nel 138 d.C.), imperatore romano dal 117 al 138, scelse per la costruzione del sepolcro destinato a sé ed ai suoi familiari e discendenti la riva destra del Tevere. Questa era una distesa pianeggiante coronata dai declivi di Monte Mario, del Gianicolo e del Vaticano, e occupata dagli horti di Cesare e della famiglia Domizia.

I lavori iniziarono in una data che ci è ignota (forse intorno al 130). Nel 139 d.C., anno successivo a quello della morte di Adriano a Baia, la costruzione fu ultimata.

L'edificio consisteva in un basamento quadrato di 89 metri per lato, alto 15 metri, costruito in opera laterizia, con ambienti a raggiera coperti a volta. Da qui, secondo la ricostruzione ottocentesca, si levava un tamburo cilindrico alto 21 metri e di 65 metri di diametro, sormontato da un giardino pensile ed un fastigio culminante con una quadriga di bronzo, il tutto bordato da numerose statue. Il monumento era rivestito esternamente da grossi blocchi di marmo, sui quali erano fissate tabelle anch'esse marmoree con gli epitaffi dei personaggi ivi sepolti.

 

Più recenti studi sembrano propendere per una forma a pira, a quattro ordini sovrapposti, circondati da un colonnato esterno. Anche questa ricostruzione, che si basa anche su un'immagine coniata su moneta del tempo di Antonino Pio (86-161 d.C.), prevede una grande quantità di statue adornanti la tomba.

All'interno correva una rampa elicoidale a mosaico pavimentale con tessere bianche e nere, decorata a marmi e stucchi, che dal vestibolo portava fino alla sommità del sepolcro.

Il cuore del monumento era ovviamente la grande sala centrale destinata alle ceneri dell'imperatore e dei suoi familiari. Era a pianta quadrata con lati lunghi m. 8,20, volta a botte alta m. 10,20 ed interamente rivestita di lastre di marmo giallo (restano i fori di fissaggio).

Il portale di ingresso, in bronzo, era alto circa 5 metri.

Nelle altre tre pareti si aprivano altrettanti arcosoli. Dopo la trasformazione della tomba in fortino, i due arcosoli laterali furono utilizzati come ambienti a sé stanti. Quello di destra, chiamato San Marocco, fu trasformato nel XV secolo nella più orribile delle prigioni.

Nella cella funeraria una lapide reca incise le parole che si vuole siano state pronunciate dall'imperatore morente:

 

Animula  vagula,  blandula,

hospes  comesque  corporis

quae  nunc  abibis  in  loca

pallidula,  rigida,  nudula,

nec,  ut  soles,  dabis  iocos.

P.  Aelius  Hadrianus,  imp.   

Piccola anima smarrita e soave,

ospite e compagna del corpo,

che ora ti appresti a scendere in luoghi

incolori, freddi, spogli,

mai più ti abbandonerai ai giochi preferiti.

Publio Elio Adriano, Imperatore

 

 

Da Mole a Castello

 

Già nel 275 la colossale tomba perde il suo carattere sacro per entrare a far parte dell'imponente sistema difensivo voluto dall'imperatore Aureliano (215-275).

Nel VI secolo il mausoleo di Adriano, ormai divenuto fortezza, resistette all'assedio dei Goti in guerra contro i Bizantini del generale Belisario. Questi, per respingere gli assedianti, non esitarono a distruggere le statue del monumento per usarle come proiettili.

L'attuale statua dell'Arcangelo MicheleSul finire dello stesso secolo il mausoleo perse anche il suo nome originario.

Correva l'anno 590 e Roma era stremata da una terribile epidemia di peste. Per impetrare la fine del morbo il neo eletto Papa Gregorio Magno (590-604) chiamò il popolo in processione. Mentre questa si snodava sotto il sepolcro di Adriano, apparve alla sommità dello stesso l'Arcangelo Michele nell'atto di rinfoderare la spada come annuncio della fine del flagello, cosa che poi avvenne. Da questo evento in poi il mausoleo di Adriano prese il nome di Castel Sant'Angelo.

 

Divenuto ormai la principale roccaforte di Roma, il castello fu, con alterne vicende, ambita preda di pontefici, famiglie nobiliari (Pierleoni, Orsini, Borgia) e truppe imperiali.

Nel 1379 venne quasi distrutto dal popolo che si era sollevato contro le truppe francesi che l'occupavano.

Pochi anni dopo, nel 1395, Bonifacio IX (1389-1404) diede inizio alla sua ricostruzione, accentuando il carattere militare dell'edificio e progettando il celebre passetto che costituiva il passaggio protetto per il pontefice dalla basilica di San Pietro alla fortezza. L'inizio dell'impresa viene attribuita all'antipapa Giovanni XXIII il 15 giugno 1411.

Nicolò V (1447-1455) fece raggiungere tre bastioni agli angoli del quadrilatero esterno e due torrette tra il ponte ed il portale d'accesso.

Alessandro VI Borgia incaricò Antonio da Sangallo il Vecchio di ulteriori lavori di fortificazione. Furono così costruiti quattro torrioni inglobanti quelli di Nicolò V e chiamati con i nomi dei santi Evangelisti. In particolare, dal bastione di S. Marco si accede al passetto, in quello di S. Luca c'era la cappella del Crocifisso o dei condannati. Qui ricevevano gli ultimi conforti religiosi i condannati a morte prima di essere giustiziati nell'adiacente cortile delle fucilazioni. La fortezza fu quindi circondata da un ampio fossato in cui immettere l'acqua del fiume.

Tali opere permisero, 32 anni dopo, a Papa clemente VII di resistere sette mesi all'assedio delle truppe di Carlo V, i famosi Lanzichenecchi, che diedero inizio, il 5 maggio 1527, al tremendo "sacco di Roma".

L'architetto Giulio Bonatti, su incarico di Urbano VIII, nel 1628, fece demolire il torrione tra il ponte ed il castello per evitare che ostacolasse il flusso delle acque del fiume e trasferì sul lato destro il portone principale.

A Clemente XII (1730-1740) dobbiamo la costruzione dell'ascensore che portava dall'imbocco della rampa elicoidale alla cappella papale.

 

 

 

Visita al corpo centrale del Castello

 

Gli alloggi pontifici affacciavano sul cortile d'onore, poi detto dell'Angelo da quando, nel 1753, vi fu posta la statua marmorea di Raffaello da Montelupo, che si ergeva dal 1544 sul culmine del castello. Venne sostituita da quella in bronzo del Verschaffelt, tuttora sul posto.

 

Gli ambienti del corpo centrale, destinati ai pontefici e più volte rimaneggiati,  comprendono:

1) La sala del camino, così chiamata per il grandioso camino settecentesco.

2) La sala della giustizia, ricavata proprio al di sopra della cella sepolcrale di Adriano. Vi si svolgeva l'attività giudiziaria durante i soggiorni papali nel castello.

3) La sala dell'Apollo. Decorata con scene mitologiche, comprende il vano dell'ascensore papale, del quale ancora si vedono le guide della cabina.

4) la cappella di Leone X, con un pregevole trittico di Taddeo Gaddi del 1336.

5) le due sale di Clemente VII. Costituivano la parte privata dell'appartamento: lo studio e la camera da letto.

 

Stanza da bagno di Clemente VIIDalla sala dell'Apollo si passa al cortile del pozzo o del teatro, così chiamato sia per la presenza del pozzo di Alessandro VI, sia perché sotto Leone decimo (1513-1521) vi si svolgevano spettacoli teatrali. Da questo cortile si accede alla stanza da bagno di Clemente VII, alle prigioni storiche (che hanno ospitato anche B. Cellini) ed ai magazzini per l'olio e per il grano.

 

Attraverso una scaletta si arriva al piano superiore dove, lungo il corridoio anulare realizzato tra il XVI e il XVII secolo dai papi Pio IV e Alessandro VII, si aprono una serie di ambienti contenenti l'armeria storica.

 

 

Continuando il percorso si attraversa la loggia di Paolo III (1534-1549) del 1543,Camera da letto di Paolo III si supera l'appartamento del castellano e si arriva all'ariosa loggia di Giulio II (1503-1513), attribuita al Sangallo o al Bramante.

 

Da qui si accede all'appartamento di Paolo III, formato dalla sala Paolina o del Consiglio, le sale del Perseo e di Amore e Psiche, la sala dell'Adrianeo, la sala dei Festoni e la biblioteca, che custodiva i documenti dell'archivio Vaticano.

Infine si trova la sala del Tesoro, sistemata nel vano superiore dell'originaria mole Adriana, nel punto più inaccessibile: era destinata a camera blindata per conservare il tesoro Vaticano e di i documenti dell'archivio segreto. Vi si possono ammirare le originarie casse trecentesche, circondate dagli armadi del '500.

Dalla biblioteca una stretta scala conduce a tre salette dette "la Cagliostra", dal nome di Giuseppe Balsamo Conte di Cagliostro, che vi fu tenuto prigioniero nel 1789.

 

Un'altra scala ricavata nello spessore del muro romano porta alla sommità del castello ed alla terrazza, dove è posta la campana della misericordia, che annunciava le esecuzioni capitali.

Qui in origine stava la statua dell'imperatore Adriano su quadriga. Perduta in circostanze e tempi ignoti, venne sostituita, a partire almeno dal XII secolo, dalla prima delle tante versioni dell'Angelo. Quella attuale è alta circa 5 metri e ha un'apertura alare di 6 metri.

 

 

 

ROMA                            HOME