Chiesa di

SANTA MARIA DELLA LUCE

Roma, Via della Lungaretta 22a (Trastevere)

 

La costruzione della chiesa di S. Maria della Luce risalirebbe al quarto secolo o addirittura, secondo una pia tradizione, all'anno 270, artefice la martire trasteverina S. Bonosa, invocata dal popolo contro il "vaiolo arabo".

Fu molto probabilmente il primo tempio ad essere dedicato al Salvatore con il suo originale appellativo di S. Salvatore de Coorte. Tale nome gli derivava dalla vicinanza della sede della VII Coorte dei vigili del II secolo o forse dall'esistenza, nei pressi, di una curia ove venivano discusse le cause civili. Accanto alla chiesa fu edificato nel XII secolo, durante i restauri voluti da Pasquale II,  un campanile a trifore originariamente a cinque piani, ornato di formelle di vetro, cornici di cotto e arabeschi a girali.

 

L'attuale nome di S. Maria della Luce daterebbe al 1730. In quell'anno, si narra, avvenne un episodio importante per la storia della chiesa e del quartiere romano di Trastevere. Nelle vicinanze vi era un'abitazione fatiscente, deposito di materiale di risulta, presso cui si trovava un'immagine della Madonna. Un giorno un cieco, entrato al pianterreno di tale abitazione vicina alla chiesa, udì un forte rumore di calcinacci che cadevano. Credendo che gli stesse per crollare addosso la volta della casa, preso dal panico si girò per fuggire ed in quel momento vide, sulla parete dalla quale si era staccato l'intonaco, l'effige di Maria col Bambinello circondata da un alone luminoso. Gridando "Luce, luce!" uscì fuori per mostrare a tutti l'evento prodigioso di quell'immagine riapparsa da sotto l'intonaco che gli aveva ridato la vista. Altri ciechi accorsero e furono guariti. Quella stessa immagine venne traslata nella chiesa di S. Salvatore che prese così il nome di S. Maria della Luce.

 

Questo bellissimo esempio di arte romanica è attualmente incorporato nella costruzione settecentesca che mutò quasi radicalmente l'aspetto della chiesa e rimane nascosto in un piccolo cortile dove si affaccia il convento dei Padri Minimi di San Francesco di Paola o Paolotti, come vengono più familiarmente chiamati a Roma. Ha quattro campane: una risalente al 1585, due al 1683 e la più recente al 1932.

La chiesa fu costruita su progetto di Gabriele Valvassori, che riorganizzò lo spazio interno, riutilizzando in parte le strutture preesistenti, trasformando però la chiesa secondo una spazialità tardo-barocca: allargò la navata centrale, creando due cappelle a metà percorso, e ridusse le navate laterali a corridoi. La facciata ottocentesca del Valvassori è rimasta incompleta. Nel 1821 Bartolomeo Candussi completò la chiesa unendo la facciata a quella delle case confinanti.

La facciata della chiesa ha una doppia curvatura con al centro un portale sormontato da una iscrizione. L'interno, decorato nel 1768 in forme barocche con stucchi bianchi e dorati, è a tre navate, divise da pilastri con lesene binate che sorreggono la volta, che termina con un lucernario.

Il catino dell'abside presenta un affresco con l'immagine dell'Eterno Padre benedicente tra angeli, opera di Sebastiano Conca, che dipinse anche il Salvatore sulla porticina del tabernacolo e restaurò l'mmagine miracolosa della Madonna della Luce (XVI secolo), esposta sull'altare maggiore.

Si possono ammirare: il Transito di San Giuseppe, di Giovanni Conca (1754), all'altare della cappella destra; una pala di Pietro Labruzzi all'altare successivo; San Francesco da Paola con i terziari dell'Ordine, di Onofrio Avellino, nel transetto sinistro; una tela di Giovanni Conca (1752) nella cappella sinistra.

 

Poco distante dalla chiesa sorgeva la torre, forse degli Alberteschi, chiamata di Colosso dal nome di colui, non meglio identificato, che la vendette ad un tale De Marrais. Dovette essere abbattuta nel XVI secolo giacché dopo il 1499 non se ne parla più.

 

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