Ponte Sublicio

 

Fu il primo ponte ad unire le sponde tiberine.

Secondo quanto tramandato da Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso, la sua costruzione fu voluta dal re Anco Marzio alla fine del 7° secolo a.C. Un'altra versione narra che venne eretto da popolazioni abitanti la sponda destra del Tevere molti anni prima della presunta nascita di Roma, restaurato una prima volta da Ercole in persona ed una seconda nel 614 a.C. sotto il regno di Anco Marzio.

Furono usate esclusivamente travi di legno duro, dette, nel linguaggio volsco, sublicae, dalle quali trasse quindi il nome. Su quelle stesse travi il leggendario Orazio Coclite sarebbe riuscito da solo a fermare l'esercito dell'etrusco Porsenna.

 

Era il ponte sacro per eccellenza.

Ogni anno, il 15 maggio, una processione di vergini romane con a capo la vestale Flaminia (sacerdotessa di Giove), il pontefice massimo, il pretore ed i sacerdoti, si recava al ponte. Lì giunta, la vestale legava mani e piedi a 24 fantocci di vimini e li gettava nelle acque del fiume.

Tale rito, di cui non è possibile conoscere l'origine, ne riecheggiava uno ancora più arcaico durante il quale venivano gettati nel fiume uomini vivi in sacrificio a Saturno. Da ricordare che la stessa sorte toccò ai martiri cristiani S. Ippolito, S. Adria, S. Ruffina, S. Seconda, nonché agli scultori Castorio e Simplicio.

 

Quest'antico ponte stava a cavallo del fiume all'altezza della porta trigemina, tra l'attuale costruzione del S. Michele e l'Aventino. Nel 60 a.C., a seguito di una inondazione, venne ricostruito usando pilastri di pietra con sovrastrutture in legno. Altri rifacimenti ebbero luogo nel 23 a.C. e sotto l'impero di Antonino Pio. Dopo ogni ricostruzione venivano compiute particolari cerimonie propiziatorie da parte del Collegio dei pontefici, responsabili della manutenzione del ponte.

I suoi primitivi pilastri in muratura rimasero ben visibili per secoli e per tutto il Medioevo si parlerà come di un pons fractus iuxta Marmoratam (ponte crollato presso la Marmorata). Furono demoliti sotto Sisto IV secondo quanto riportato dal diario dell'Infessura: "Il 23 luglio 1484 Papa Sisto mandò... 400 grandi palle di cannone di travertino, fatte dei resti di un ponte di Marmorata, chiamato il ponte di Orazio Coclite". La loro completa scomparsa si ebbe nel 1878, quando vennero fatti saltare con la dinamite.

Nei suoi pressi, sulla riva destra, dove oggi si affaccia il complesso del S. Michele, era in funzione il porto di Ripa Grande. Questo era attrezzato per l'attracco di navi anche di una certa stazza, tanto da ospitare, per la benedizione di Sisto V, le galee pontificie del cardinale Oliviero Corafa che si avviavano a combattere la flotta turca e, nel 1908, il cacciatorpediniere "Granatiere" per la consegna della bandiera di combattimento.

Scomparve del tutto a seguito della costruzione dei muraglioni del Tevere e la rimozione del vecchio faro.

 

Nel 1914 venne iniziata la costruzione di un nuovo ponte che collegava le zone di Porta Portese e Monteverde con il Testaccio e l'Ostiense e a tale ponte venne dato il nome "Sublicio" per ricordare l'antenato. Fu completato nel 1918 sotto la direzione dell'architetto Piacentini, con una spesa complessiva di 1.378.000 lire.

Misura 105,55 metri in lunghezza e 20 metri in larghezza e ha tre arcate in muratura.