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STORIA DEGLI ULTRAS GRANATA :

LA STORIA DEGLI ULTRAS DEL TORO

Il vecchio stadio Filadelfia è il teatro della nostra intervista con Joe e Ferruccio, membri del direttivo degli Ultras Granata. Uno stadio, il Filadelfia, che anche per le nuove leve del tifo granata rievoca un passato ricco di storia e di successi.
- La storia del vostro gruppo è piuttosto complessa e ricca di avvenimenti. Vogliamo ricordare come nacquero gli Ultras?
Nella metà degli anni '60 erano i Fedelissimi la colonna portante del tifo e, tuttora questo club è un caposaldo della Maratona; questo era un periodo di notevole fermento a livello giovanile e quindi i membri più giovani fecero il loro striscione Commandos Fedelissimi, pur restando nell'ambito dell'organismo stesso. I nomi, si susseguivano rapidamente e, da una settimana all'altra, si diventava Panthers, Tupamaros, Fedayn, a seconda di chi appariva sulla ribalta internazionale in quel preciso momento, anche se la denominazione di Commandos fosse quella generalmente adoperata, difatti lo striscione campeggiava al centro della curva. Nel '70 vi fu una partita Torino-Vicenza arbitrata da Rosario Lo Bello, in cui successe di tutto: espulsioni, due rigori contro negli ultimi cinque minuti e noi che stavamo vincendo, riuscimmo a perdere 2-3. La gente inseguì l'arbitro fino all'aeroporto con una carovana di macchine, facendo un casino indescrivibile ed il giorno dopo, sui giornali, questi tifosi furono definiti degli "ultras". Questo termine piacque alla gente tanto da diventare il nome del club. Si fecero quindi vari striscioni, con o senza teschio in mezzo, e comunque il gruppo rimaneva parte integrante del Club Fedelissimi, finchè, nel '73, l'allenatore Giagnoni fu esonerato dalla società contro il parere dei tifosi e decidemmo di contestare ad oltranza. I Fedelissimi, pur pensandola come noi, erano per una linea morbida, cosicché scoppiò una lite, strappammo le tessere e tutti noi giovani uscimmo dalla sede di Via Carlo Alberto. Per farci riconoscere come club autonomo dovevamo avere una sede, uno statuto sociale ed un nome ufficialmente accettato, e fu così che la denominazione fu Maratona club Torino Ultras Granata, che ancora oggi è quella in uso. Si può quindi dire che come club siamo nati nel '73, come movimento nel '69. I migliori o peggiori momenti non sono dipesi tanto dall'andamento della squadra, quanto dall'amicizia: il club può" andare di moda se ci divertiamo, ed ingrandirsi anche quando il Toro non offre le sue migliori prestazioni. I dirigenti non devono essere scelti necessariamente tra chi non si tira indietro nel menar le mani, ma devono essere persone presentabili, in grado di poter intrattenere rapporti e dialogo con società e stampa.
- Nell'ambito della Curva Maratona, per" non siete i soli ad operare. Quali le differenze salienti tra voi e chi vi sta a fianco?
In senso geografico, noi abbiamo il Granata Korps a sinistra e i Leoni a destra. I Leoni esistono da una decina di anni e sono essenzialmente fuoriusciti dai Fedelissimi; rispetto a noi hanno una visione meno radicale della situazione-tifo e si occupano principalmente dell'aspetto folcloristico, anzi, sotto questo profilo, in curva sono loro a fare la parte dei... leoni. I Korps sono nati dal nostro interno e fanno parte del club più caratterizzato politicamente. Ciò non vuol dire che chi fa parte degli Ultras debba pensarla diversamente da loro, non chiediamo nessuna tessera di partito per entrare qui. E' facile, però, che per reazione, chi non è d'accordo con le loro idee, passi dalla nostra parte, finendo per esasperare una contrapposizione politica che poi, in realtà, nessuno di noi vuole realmente. Quindi vorremmo ben specificare che tra Ultras e Korps ci si guarda in faccia tranquillamente e che, con questa intervista, non vogliamo assolutamente parlar male di loro, anche perché non sarebbe corretto dire certe cose in loro assenza.
- Generalmente in Italia si ha la convinzione che il torinese autentico tifi per il Torino, mentre la Juventus sia la squadra degli immigrati. Condividete questa opinione?
Secondo noi questo è piuttosto un luogo comune che una constatazione, perché la distinzione non è così netta come si vuol far credere: ci sono meridionali che tengano per il Torino e piemontesi d.o.c. che tengono per la Juve; sono forzature come quella che il Toro è la squadra del popolo medio e la Juve quella della borghesia. Se proprio vogliamo andare a cercare un connotato sociologico del tifoso torinese, possiamo dire che il Toro è la squadra del popolo in generale, e la Juve è la squadra dei nobili e dei diseredati, nel senso che il tifo del Toro è più omogeneo. Tra il tifoso del Toro di curva e quello di tribuna, non c'è quella grande differenza che c'è tra gli juventini.
- E a livello numerico come vedreste le rispettive percentuali?
Anche qui crediamo vi sia una diversa omogeneità, nel senso che noi magari siamo sempre 30.000 e se si vince lo scudetto, 40.000. La Juve può" riempire lo stadio in qualsiasi momento se tutto va bene, ma a Juve-Ascoli troviamo 5.000 spettatori perché piove e perché la squadra sta a metà classifica.
- Nelle vostre trasferte all'estero, qual è stata l'impressione che vi siete fatta dei tifosi stranieri e quali le principali differenze rispetto a voi?
La differenza di mentalità non ha creato una grossa sensazione come si potrebbe pensare, anche perché il tifoso italiano, all'estero, rappresenta una nota di colore e stop: lo straniero non distingue il tifoso normale dagli ultras, anche perché come gruppo non abbiamo una precisa connotazione di abbigliamento o di altre mode. Le tifoserie locali non ci hanno dato nessun problema, semmai ci siamo scontrati con la polizia ad Innsbruck perché, pur di fare soldi, hanno ammassato 20.000 persone in un impianto capiente per 15.000, cosicché quando abbiamo sfondato un settore per occuparne uno più largo, ci hanno lanciato addosso i cani e caricato. In tutto questo, una bella fetta di colpa è della società, perché non si può" permettere che i tuoi tifosi vengano collocati in una tribunetta prefabbricata, a tutto scapito della visibilità e dell'incolumità dell'individuo. Nell'80 a Molenbeek successe che nell'attaccare gli striscioni, la rete di recinzione venne giù, essendo degna di un pollaio più che di uno stadio, e fu così che, nostro malgrado, ci ritrovammo attorniati dai poliziotti, e Pianelli scese in campo credendo che volessimo creare un'invasione.
- In ambito italiano qual è stata la trasferta più riuscita?
Pochi anni fa, quando stavamo lottando per lo scudetto, noi Ultras organizzammo 4 pullman per Firenze: pioveva da matti, superammo i fiorentini in quanto a tifo, tutta la curva cantava e, per tutta ricompensa, perdemmo 4-1. In quanto a soddisfazione, la più bella è forse quella del 4-0 di Nantes; per il divertimento, ricordiamo quella di Stoccarda, dove, pur perdendo, ci divertimmo tanto che decidemmo di manomettere il pullman pur di restare lì ancora un giorno.
- A quanto ammonta la componente femminile nella Maratona?
Circa il 35%, con molte variazioni a seconda del momento. Ci sono città in cui una ragazza in curva fa notizia, mentre da noi il numero è sempre stato piuttosto elevato.
- I vostri rapporti con gli altri gruppi...
Le amicizie ufficiali sono con genoani, fiorentini e laziali, inoltre siamo in buoni rapporti con pisani, baresi e milanisti. Vi sono poi tante tifoserie neutrali, ed infine ci sono i nemici, cioè gli juventini, gli atalantini, i romanisti, i doriani e gli interisti.
- Nel vostro interno c'è mai stato qualcuno che ha tentato di politicizzare il club o di usarlo per secondi fini?
Le persone di buon senso che ci sono, hanno sempre impedito agli altri di monopolizzare una certa leva politica, anche se erano in minoranza. Non è mai capitato che il capo fosse di una certa tendenza e che, quindi, il club ne potesse subire l'influsso, per" è successo che una base consistente avesse determinate idee: anche in questo caso per" è prevalsa una volontà complessiva di mantenere l'interno del gruppo immutato, tenendolo separato da ideologie extra calcistiche.
- Un po' di anni fa, in occasione dei derbies, si erano verificati episodi poco piacevoli che, recentemente, sembrano essersi affievoliti. Da cosa è dipeso questo cambiamento di rotta?
Ora, se vogliamo, predomina il finto casino, nel senso che una volta si partiva e si rischiava la galera per qualcosa che, comunque, si arrivava a fare. Adesso, invece, nessuno ha voglia di andare dentro, come si è fatto per tanti anni, solo per fare una finta carica, che sai che la polizia fermerà ben prima di arrivare dall'altra parte. L'opinione di Peduto, il fatto di esserci quasi accettati a vicenda, non lo vogliamo sconfessare, ma sembra per lo meno singolare interpretarla in questo modo. Certo, se ci succedesse qualcosa in un derby, sapremo dove andare a cercare, per" non mettiamola nei termini di una reciproca convenienza, né tantomeno in un patto di non aggregazione.
- Quali sono le modalità organizzative di una sezione degli Ultras?
Molta gente parte con l'idea della sezione, poi per" non si fa più sentire, né vedere dopo i primi momenti di entusiasmo. Se la sezione ha un certo numero di affiliati, noi siamo disposti ad aiutarli economicamente, in modo che possano avviare la loro attività. Non ci sta bene, per", che molti facciano uno striscione con la scritta Ultras in grande e poi, in piccolino, il nome della regione e della città. Oltretutto ci sembra più soddisfacente il poter mostrare la propria provenienza, visto che il nome del club è già ben visibile di per se stesso. Comunque le sezioni più grosse sono quelle liguri e quella del centro Italia, dovuta ad un ragazzo di Grosseto, Riccardo Ceccarelli.
- Qual è la vostra opinione in merito alle precedenti interviste comparse su Supertifo?
Noi vorremmo ricordare a quei gruppi, con i quali da tempo esistono delle inimicizie più o meno sentite, che nonostante tutto, ci assomigliamo tra di noi, ed è quindi inutile dire che in un posto le hai date, quando poi le hai prese, perché così facendo si scredita il gruppo e nient'altro e passi ancora più cretino di quanto la stampa non ti faccia già passare. Leggere sul giornale che il tale gruppo deve ringraziare la Celere per la scorta, per poi vedere qualche riga più sotto la stessa versione rovesciata, andrebbe bene se fossimo davvero tutti stupidi o delinquenti come la stampa vuol far credere. Noi ultras siamo un argomento molto facile da scrivere, da denigrare e da reprimere quando sembra il caso, è facile fare il pugno duro con noi, piuttosto che con situazione sociali di tutt'altra gravità, anche perché si sa perfettamente che nessuno ha interesse a coprirci.

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