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| Il
Tartufo "re" dei funghi
Con il nome "tartufo s'intende un fungo ipogeo che vive in simbiosi
micorrizzica con determinate piante. Più semplicemente: i funghi,
non
avendo la clorofilla con la quale poter elaborare le sostanze organiche
loro necessarie, sono costretti a unirsi fisicamente alle piccolissime
radici (peli radicali) di varie piante. I tartufi quindi come tutti i
funghi, non potendo provvedere autonomamente all'elaborazione delle
sostanze necessarie alla loro vita vegetano egualmente legandosi
intimamente con i grandi alberi e con qualche tipo di arbusto o di specie
erbacea cui chiedere le sostanze indispensabili. Hanno un corpo vegetativo
rappresentato dal micelio, costituito da migliaia di filamenti (ife)
estremamente sottili, esse aiutano le grosse radici arboree o arbustive ad
assorbire con maggiore facilità l'acqua e altre sostanze contenute nel
terreno. E' una simbiosi perfetta in cui entrambe le specie traggono
giovamento.
Numerose sono le specie arboree con le quali il tartufo convive, sotto i pini e querce delle pinete litorali ( Rosolina ed isola di Albarella) nasce il tuber albidum (bianchetto). I tigli, i pioppi, i salici, le querce, i noccioli che si trovano un po' dovunque dispersi nelle vaste campagne polesane offrono dimora al pregiatissimo tartufo bianco ed al meno noto tuber aestivum(scorzone).
Un
sistema di ricerca assai curioso è quello che viene attuato in Francia e
in alcune zone del centro Italia, dove si usano delle
speciali mosche che vengono attirate dall'odore del tartufo e che vanno a
posarsi sul terreno che ricopre i tuberi. Naturalmente la mosca se ne va
poi per i fatti suoi e al cercatore non rimane che liberarne
un'altra seguendone le evoluzioni. Si tratta di una specie chiamata
Helomyza tuberiperda che ama deporre le sue uova proprio nei tartufi
maturi. Pare che questa straordinaria mosca disdegni i tartufi bianchi e si
interessi solamente di quelli neri. Sulla comodità e sulla validità di
questo metodo non si possono che fare molte riserve..................
Associazione
"Amici del tartufo Polesano"
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Vegeta in Spagna, Francia, Portogallo, Jugoslavia e in altre regioni d' Europa, è presente inoltre nel bacino del mediterraneo. Forse non tutti sanno che il famoso tubero trova dimora anche tra le terre argillose del Polesine. E' noto il bianco d'Alba e il nero di Norcia ma pochi sono a conoscenza (almeno fino ad oggi!) del tartufo bianco, bianchetto e tartufo nero (scorzone) del delta, inoltre anche il tartufo nero pregiato si sviluppa con buoni risultati nelle tartufaie artificiali.......Ebbene da accanito appassionato cercatore ed estimatore proverò in queste pagine a tracciarne particolarità e caratteristiche.
"Associazione amici del tartufo Polesano" Fare il cercatore di tartufi non è un mestiere, ma quasi un'arte, una sorta di "investitura" che si tramanda di padre in figlio, da nonno a nipote, sino a creare le celebri dinastie dei "trifulau", come sono chiamati in Piemonte questi straordinari e oramai quasi introvabili personaggi. Si muovono alle prime luci del mattino in compagnia del loro inseparabile cane, amico insostituibile, armati del "vanghetto" indispensabile per cavare la" trifola" dal terreno. Capita ogni tanto di incontrarli lungo i viali alberati o nei pressi di vecchi casolari circondati di alberi sotto l'argine del Po. Il silenzio è assoluto, si avverte soltanto il rumore delle foglie sotto i piedi; ad un certo punto la quiete è rotta sommessamente dal raspare del cane. Ecco il momento tanto atteso, quello più emozionante. Il cercatore allontana il suo cane e prosegue l'opera di scavo, la buca si allarga sempre più scoprendo quel "tesoro" fino ad allora intrappolato nella terra, e in quel momento sono soltanto loro due, accomunati dalla stessa vibrazione ed emozione...
Il cane
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Tra leggenda e realtà si muove una sua particolare "dote", quella di essere un potente "afrodisiaco". A questo proposito, anche se la cosa può creare ilarità, la si può annoverare fra i suoi requisiti, in quanto, alcuni scienziati tedeschi, isolando un particolare alcol contenuto nel tartufo, avrebbero dimostrato che esso possiede particolari proprietà euforizzanti... Si spiega così anche il motivo per cui un tempo veniva usata la scrofa per la cerca (oggi vietato dalla legge ma ancora in uso in Francia). E si, perchè deve proprio essere una femmina quella che, vispa, curiosa e interessata si aggira, tenuta al guinzaglio del padrone alla ricerca del prezioso tubero. Ma perchè proprio una femmina? Il motivo c'è ed e' esclusivamente biochimico; c'è infatti un filo odoroso che collega l'uomo, il maiale e il tartufo. E questo odore è dato da una complessa molecola (un feromone sessuale) che viene prodotta sia nei testicoli dell'uomo sia in quelli del maiale sia nella polpa del tartufo. Ecco così che la scrofa dall'olfatto finissimo è naturalmente attratta da questo profumo che richiama l'odore del maschio e si ingegna a cercare e scavare per far affiorare la fonte di tanto intrigante effluvio.
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