

A cura dell'Istituto di
Studi Armeni
Monaco di Baviera

IL GENOCIDIO ARMENO
articolo aggiornato
: febbraio 2004
IL GENOCIDIO ARMENO
Storia
Gli
Armeni sono gli abitanti autoctoni dell'Armenia e la loro presenza su quel
territorio è documentata da testimonianze risalenti a più di 2500 anni fa.
Fino all'inizio del ventesimo secolo essi hanno abitato un vasto territorio che,
estendendosi ben oltre i confini dell'attuale Repubblica Armena ex sovietica,
ingloba il lembo nord-occidentale dell'Iran, tutta la parte orientale della
Turchia, le regioni occidentali dell' Azerbaigian ed una parte nel sud della
Georgia.
Su
questo territorio gli Armeni già più di duemila anni fa hanno costituito un
proprio stato unitario che nel corso dei secoli ha perso e più volte
riconquistato la propria indipendenza, subendo a più riprese invasioni e
dominazioni straniere.
All'inizio
del 4° secolo l'Armenia si convertì al Cristianesimo divenendo così il primo
stato ad accettare la fede cristiana come religione di stato.
La
dominazione straniera più lunga e nefasta per l'Armenia è stata quella dei
Turchi che vi penetrarono per la prima volta circa nove secoli fa e pian piano
la soggiogarono instaurando un regime di pulizia etnica ante litteram, con
soprusi, vessazioni, conversioni forzate all'Islam, periodici pogrom e
ricorrenti massacri.
Verso
la fine del diciannovesimo secolo le persecuzioni contro gli Armeni da parte dei
Turchi aumentarono in intensità ed in ferocia, raggiungendo il loro culmine
sotto il regno del sultano Abdul Hamid 2°
che, alle richieste degli Armeni di ottenere riforme volte a tutelare le loro
vite, le loro persone ed i loro beni, rispose con dei massacri di massa nel
corso dei quali, dal 1895 al 1897, furono trucidati 300.000 Armeni.
In
conseguenza di ciò aumentarono da parte degli Armeni, e delle potenze europee,
le richieste di riforme statali atte a tutelarli.
Parallelamente
al declino dell'Impero Ottomano, sul finire del 19 secolo, iniziò a svilupparsi
presso i Turchi un acceso movimento nazionalista, cosiddetto dei "Giovani
Turchi", che diede origine al partito "Ittihad
ve Terakki" (Unione e Progresso) che si impadronì del potere
nel 1908 e lo mantenne per dieci anni.
Scopo
principale del movimento nazionalista turco era la creazione di un grande impero
panturco che inglobasse tutte le popolazioni turche, dal Mar Egeo ai confini
della Cina. Gli Armeni, situati a mo' di cuneo fra i Turchi dell'Anatolia e
quelli del Caucaso, costituivano un' isola non-turca in mezzo al grande mare
delle popolazioni turche. Erano perciò un ostacolo sulla via della
realizzazione di questo progetto e fu quindi stabilito di sterminarli onde poter
creare la Grande Turchia.
Già
un anno dopo aver conquistato il potere i Giovani Turchi dimostrarono i loro
veri intendimenti con il massacro di Adana, in Cilicia, nel corso del quale
furono uccisi più di trentamila armeni.
Il
genocidio
In
un congresso segreto dei "Giovani Turchi",
tenutosi a Salonicco nel 1911, fu deciso di sopprimere totalmente gli armeni
residenti in Turchia. L'occasione per realizzare questo piano di sterminio si
presentò con lo scoppio del Primo Conflitto Mondiale allorquando le potenze
europee, impegnate nella guerra, non potevano interferire nelle faccende interne
della Turchia.
Inizialmente
furono chiamati alle armi tutti gli Armeni validi che, dopo esser stati separati
dai loro reparti, ed inquadrati per costituire i cosiddetti "Battaglioni
operai" vennero uccisi. Furono quindi arrestati ed in seguito uccisi tutti
gli intellettuali, i sacerdoti, i dirigenti politici. Nelle città e nei
villaggi abitati da Armeni rimasero quindi solo donne, vecchi e bambini. Per
loro venne decretata la deportazione. Adducendo come pretesto la prossimità
della zona di guerra, vennero costretti ad abbandonare le loro abitazioni per
trasferirsi, così fu detto, in zone più sicure. Ma furono deportate anche le
comunità armene residenti a centinaia di chilometri dal teatro bellico, segno
evidente che l'allontanamento dalle zone di guerra era solo un pretesto per lo
sterminio. Per strada le carovane dei deportati venivano sistematicamente
assalite da bande di malfattori, fatti uscire appositamente dal carcere per
costituire la cosiddetta "Teskilate maksuse"
(Organizzazione Speciale) il cui compito era lo sterminio degli Armeni.
I
mezzi usati per compiere questo sterminio furono di un'inaudita ferocia e di un
sadico accanimento contro le vittime. Chi riusciva a sfuggire al massacro periva
per la fame, la sete, le malattie e gli stenti del lungo viaggio compiuto a
piedi per centinaia di chilometri. Perirono così circa 1.500.000 di persone: la
quasi totalità degli Armeni di Turchia. Furono risparmiati solo quelli
residenti a Istanbul e Smirne, perché troppo vicini a sedi diplomatiche
straniere. Si salvarono pure gli abitanti di alcune province in prossimità del
confine russo, che si misero al riparo fuggendo oltre frontiera o furono salvate
dall'avanzata dell'esercito russo.
"In
precedenza è stato comunicato che il Governo, su ordine del Partito (Unione e
Progresso), ha stabilito di sterminare completamente tutti gli Armeni residenti
in Turchia. Coloro i quali si oppongono a questo ordine non possono continuare a
rimanere negli organici dell'amministrazione dell'Impero. Bisogna dar fine alla
loro esistenza, per quanto siano atroci le misure adottate , senza
discriminazioni per il sesso e l'età e senza dar ascolto a considerazioni
legate alla coscienza". Così recita il telegramma del ministro
dell'interno turco, Talaat pascià, del 15
settembre 1915.
Dopo
lo sterminio
Al
termine della Prima Guerra Mondiale, in seguito alla sconfitta della Turchia,
cadde il regime dei "Giovani Turchi" ed il nuovo governo istituì -
controvoglia e per ingraziarsi le potenze europee vincitrici- una corte marziale
per giudicare i responsabili dello sterminio degli Armeni. Fu giustiziato un
prefetto, ma molti fra i colpevoli, con il compiacente sostegno non solo delle
autorità turche, ma anche delle potenze vincitrici, poterono fuggire o comunque
vivere indisturbati. Poco dopo, e senza aver terminato i propri lavori, anche la
corte marziale fu sciolta. Solo alcuni fra i principali organizzatori del
genocidio armeno furono poi uccisi da parte di giustizieri armeni. Non ci fu
quindi una Norimberga per il genocidio armeno che rimase così impunito.
Lo
stato turco smise di perseguire i responsabili , incamerò tutti i beni mobili
ed immobili appartenenti agli armeni e diede inizio alla mistificazione della
storia, prima non parlando mai dello sterminio degli armeni e, negli ultimi
decenni, negando apertamente l'avvenuto genocidio.
Venne
steso così un velo di silenzio sullo sterminio degli Armeni tanto che Hitler
stesso, nell'agosto del 1939, poco prima di aggredire la Polonia, per vincere le
titubanze dei suoi collaboratori a proposito dei suoi piani di sterminio, disse
loro espressamente: "Chi si ricorda più del
massacro degli Armeni?".
La
Turchia, dal genocidio in poi ha continuato, e persiste tutt'ora', ad avere un
atteggiamento ostile nei confronti delle poche decine di migliaia di armeni
rimasti in quel paese, concentrati quasi esclusivamente ad Istanbul.Negli anni
'20 è stata emanata la cosiddetta legge sui beni abbandonati in virtù della
quale lo Stato turco ha incamerato tutti i beni appartenenti alle vittime del
genocidio. Successivamente sono stati espulsi circa 30.000 armeni residenti in
Anatolia. Nel 1939 e nel 1964, sempre in Anatolia, vi è stato un massacro di
armeni. Nel 1942 è stata emanata la cosiddetta tassa sulla ricchezza, ideata ed
attuata al solo scopo di distruggere economicamente le minoranze armena, greca
ed ebrea del paese. L'anno successivo, con il pretesto di una chiamata alle
armi, è stato organizzato un massacro di armeni che solo all'ultimo momento è
stato possibile scongiurare. Nel 1955 vi è stato il grande pogrom contro armeni
e greci di Istanbul. Negli anni successivi sono continuate le vessazioni contro
gli armeni, frapponendo artificiosi ostacoli alla normale attività delle
istituzioni armene di Turchia (chiese, scuole ecc.). Nel 1993, d'accordo con i
rivoltosi del parlamento russo (che si erano sollevati contro Yeltsin)
la Turchia preparò un'invasione dell'Armenia, che però non avvenne grazie alla
sconfitta dei rivoltosi.Dal 1992 la Turchia mantiene chiuso il confine con
l'Armenia, non consentendo il transito di merci e persone da e per l'Armenia.
La
negazione del genocidio
A
differenza dell'Olocausto ebraico, riconosciuto e condannato da parte tedesca,
quello armeno non è stato né riconosciuto né tanto meno condannato da parte
della Turchia attuale che anzi, in ogni occasione, sia pubblicamente che
riservatamente, continua a negare il fatto che sia mai avvenuto un genocidio
degli armeni.
A
tutt'oggi la Turchia spende ingenti somme per mistificare la storia e far
tacitare tutti coloro che, specialmente nel mondo occidentale, reclamando una
postuma giustizia per gli armeni, chiedono che il genocidio armeno venga
riconosciuto in quanto tale dai vari paesi ed in primo luogo dalla Turchia.Per
tacitare queste richieste la Turchia ancora oggi corrompe politici, studiosi e
giornalisti occidentali affinché, affermando il falso, neghino che vi sia mai
stato un genocidio armeno. Oltre a ciò ricorre alle minacce ed ai ricatti
politici, come ha recentemente fatto con la Francia allorquando l'Assemblea
Nazionale, prima, ed il Senato, poi, hanno riconosciuto il genocidio armeno.
Negli
ultimi tempi, poi, sono stati messi in circolazione da parte della Turchia dei
falsi documenti storici per depistare le ricerche degli studiosi del genocidio
armeno. Il Ministero della Pubblica istruzione ha introdotto l'obbligo
dell'insegnamento della storia dei rapporti fra i turchi da un lato ed armeni,
greci, assiro-caldei da un altro. Scopo evidente di questo insegnamento,
obbligatorio in tutte le scuole, è l'indottrinamento delle nuove generazioni
sulla base della mistificazione della storia, della negazione del genocidio
armeno e dello sterminio dei greci del Ponto e degli assiro-caldei.
Come
se ciò non bastasse ad Istanbul e ad Ankara sono state intitolate vie e piazze
ai nomi dei principali responsabili dello sterminio degli armeni. In onore di
uno di essi,Talat pascià, è stato eretto un vero e proprio mausoleo ad
Istanbul.
.
Inoltre la Turchia odierna non ha rinunciato alle sue mire espansionistiche
tant'è vero che l'onorevole Demirel,
allorquando era presidente della repubblica (fino alla primavera del 2000), ha
ripetutamente affermato che la zona d'influenza turca si estende dall'Adriatico
alla Cina. Il suo predecessore Ozal,
ricordando il contenzioso con l'Armenia, ha affermato che forse la
"lezione" data agli Armeni all'inizio del secolo non era stata
sufficiente ed occorreva darne loro un'altra.
Nel
1996 con il massimo degli onori ed alla presenza del presidente della repubblica
e delle più alte cariche dello stato turco, furono traslate dall'Asia Centrale,
e tumulate in Turchia, le spoglie di Enver pascià,
un altro dei maggiori responsabili dello sterminio degli armeni.
Il
semplice fatto poi che il 24 aprile - data in cui vengono commemorate le vittime
del genocidio armeno- uomini politici stranieri , in varie parti del mondo,
rendano omaggio alla memoria di queste ultime, suscita rabbiose e scandalizzate
reazioni in Turchia.
E'
evidente che una Turchia che ha un simile atteggiamento costituisce un serio
pericolo non solo per gli Armeni, ma anche per la democrazia, la libertà e la
pacifica coesistenza fra i vari popoli. Sarebbe come se in Germania attualmente
non solo non venissero condannate le azioni di Hitler, ma venisse eretto un
mausoleo in suo onore ed in varie città tedesche vi fossero vie o piazze
intitolate a Himmler, Goebbels, Goering ed inoltre le più alte cariche dello
stato negassero l'esistenza stessa dell'Olocausto.Sarebbe come se in tutte le
scuole tedesche vigesse l'insegnamento obbligatorio della negazione della Shoah.
La
documentazione sul genocidio
Ma
nonostante la negazione della Turchia e le sue reticenze, lo sterminio armeno è
un dato di fatto incontestabile, ampiamente documentato oltre che dalle
narrazioni dei superstiti, anche da parte di testimoni stranieri ed imparziali
quali l'ambasciatore americano Morgenthau ed
altri diplomatici statunitensi, il pastore evangelico tedesco Lepsius,
gli inglesi Lord Bryce e A.
Toynbee,lo scrittore e filantropo tedesco Armin
Wegner, il francese Henri Barby,
e, non ultimo, il console d'Italia a Ttrebisonda, Gorrini,per citare solo alcuni
dei più noti.
Negli
archivi americani, inglesi, francesi, tedeschi ed austriaci c'è poi una ricca
documentazione al riguardo.
Infine
vi sono i documenti di diretta provenienza turca, prodotti dalla corte marziale
convocata per giudicare i responsabili del genocidio.
Tutta
questa copiosissima documentazione non lascia ombra di dubbio sul fatto che gli
Armeni abbiano subito un genocidio organizzato da parte del governo turco.
Il
termine stesso "genocidio" è stato creato all'inizio degli anni '40
dal giurista americano di origine ebreo-polacca Raphael
Lemkin che ha coniato questa parola proprio in seguito
all'impressione subita nell'apprendere le modalità dello sterminio degli
Armeni.
I
riconoscimenti internazionali
Negli
anni immediatamente successivi al genocidio armeno, sebbene non fosse stato
ancora coniato il termine "genocidio", questo crimine fu condannato
dai governi alleati già nel 1915 ed inoltre dal Senato degli Stati Uniti, nel
1916 e 1920, dal Tribunale Militare turco nel 1919, dal Trattato
di Sèvres nel 1920 e nel 1921 dalla Corte Criminale di Berlino che
assolse un giustiziere armeno che aveva ucciso Talaat pascià, principale
responsabile dello sterminio armeno.
In
seguito, però, venne steso un velo di silenzio sullo sterminio degli Armeni che
fu sempre più dimenticato. In epoca più recente, e nonostante le pressioni
esercitate da parte della Turchia, varie istituzioni nazionali ed internazionali
hanno riconosciuto e condannato il genocidio armeno.
Nel
1984 è stato il Tribunale Permanente dei Popoli che, nel corso della sessione
dedicata a questo argomento, dal 13 al 16 aprile 1984, ha riconosciuto fra
l'altro che "lo sterminio delle popolazioni armene con la deportazione ed
il massacro costituisce un crimine imprescrittibile di genocidio ai sensi della
convenzione del 9/12/1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di
genocidio".
L'anno
successivo è stata la "Sottocommissione per la lotta contro le misure
discriminatorie e per la protezione delle minoranze" della Commissione dei
Diritti dell'Uomo dell' O.N.U. che nella seduta del 29/8/1985 ha riconosciuto,
fra gli altri, anche il genocidio armeno.
Infine
il Parlamento Europeo, nella seduta del 18 giugno 1987, riconoscendo il
genocidio armeno e condannando l'atteggiamento della Turchia, ha invitato gli
stati membri della Comunità Europea a dedicare un giorno alla memoria dei
genocidi armeno ed ebreo. Oltre a ciò, proprio in considerazione dell' attuale
atteggiamento turco nei confronti del genocidio armeno, il Parlamento Europeo ha
posto, quale pre-condizione per l'ammissione della Turchia nella Comunità
Europea, il riconoscimento da parte turca dello sterminio degli armeni.
In
epoca più recente, il 14 aprile 1995, la Duma (il parlamento) della Russia ha
riconosciuto all'unanimità il genocidio armeno. Lo stesso anno il genocidio
armeno fu riconosciuto dai parlamenti di Bulgaria e Cipro. Così pure il
vice-ministro degli esteri israeliano dell'epoca, Iosi
Beilli, nel corso della seduta del parlamento d'Israele del 27 aprile
1994, affermò che lo sterminio degli Armeni era stato un vero e proprio
genocidio. Identiche affermazioni sono state fatte da parte di due ministri
israeliani nel corso dell'anno 2000. Nel 1996 il genocidio armeno venne
riconosciuto da parte del parlamento della Grecia e l'anno successivo da quello
del Libano. Nel 1998 furono i senati del Belgio e dell' Argentina a
riconoscerlo. Successivamente il 29 maggio 1998 ed il 18 gennaio 2001 fu
riconosciuto all'unanimità da parte dell'Assemblea Nazionale francese,
nonostante la forte opposizione e le minacce ricattatorie della Turchia; mentre
il 29 marzo 2000 il genocidio armeno è stato formalmente riconosciuto dal
parlamento svedese. Analogo riconoscimento, e nello stesso anno, vi è stato da
parte del parlamento dell'Uruguay.Inoltre il genocidio armeno è stato
riconosciuto dal Senato francese (8 novembre 2000), dal Vaticano (10 novembre
2000),in Italia dalla Camera dei Deputati(17 novembre 2000) ed, ancora una
volta, dal Parlamento Europeo (15 novembre 2000). Quest'ultimo ha reiterato le
condizioni poste alla Turchia affinché possa essere ammessa nella Comunità
Europea. Una di queste condizioni è il riconoscimento del genocidio armeno da
parte della Turchia. Il 13 giugno 2002 è stata la volta del Senato Canadese
che, quasi all'unanimità, ha riconosciuto il genocidio armeno; mentre il 16
dicembre 2003 il genocidio armeno è stato riconosciuto dal parlamento svizzero.
Parallelamente
a ciò, nell'ultimo decennio, anche vari parlamenti locali, come quelli
dell'Ontario e del Quebec in Canada,del Nuovo Galles del Sud in Australia, e di
24 Stati degli Stati Uniti d'America hanno condannato lo sterminio degli Armeni.
Affermazioni
simili, con sfumature diverse, sono state fatte da eminenti uomini di stato,
come per esempio il presidente francese Mitterand,
o da personalità politiche, da parlamentari e diplomatici europei ed americani.
In
Italia , negli anni 1997-2003, il genocidio armeno è stato riconosciuto dai
Consigli Comunali di varie città: Roma, Milano, Genova, Firenze,
Venezia, Padova, Parma, Ravenna, Belluno,Udine, Bagnacavallo (RA), Camponogara
(VE), Castelsilano(KR), Conselice(RA), Cotignola(RA), Faenza(RA), Feltre (BL),
Fusignano(RA), Lugo((RA), Imola(BO),Mira(VE) Russi(RA), Sant'Agata sul Santerno(RA),
Solarolo(RA), Thiene(VI), Villafranca Padovana(PD), Ponte di Piave (TV), S.Stino
di Livenza (VE), Sanguinetto(VI), Asiago(VI),Montorso Vicentino(VI), Monteforte
d'Alpone(VR), Massalombarda (RA), Salgareda (TV), Sesto S.Giocanni(MI), Bertiolo
(UD), oltre alla Comunità Montana Feltrina ed all'ANCI (Associazione Nazionale
Comuni d'Italia)
e
così pure dal Consiglio Regionale della Lombardia. Sempre in Italia, nel
settembre 1998, una proposta di riconoscimento del genocidio armeno è stata
presentata alla Camera dei Deputati da parte di più di 170 parlamentari,
appartenenti a tutti i gruppi politici presenti in Parlamento. Il 17 novembre
2000 la Camera dei Deputati ha votato, a larga maggioranza, una mozione di
riconoscimento del genocidio armeno
Conclusioni
Il
riconoscimento del genocidio armeno e la sua condanna non costituiscono un
problema storico particolare riguardante gli Armeni soltanto, ma rivestono
principalmente un carattere politico ed etico molto più generale coinvolgente
molte altre nazioni, vicine o lontane, che si sentirebbero sicuramente
minacciate da una Turchia che ad una tradizione militarista e ad una notevole
carica demografica unisce uno spirito a tal punto espansionista da non rinnegare
la pratica dello sterminio di altri popoli pur di raggiungere i propri obiettivi
territoriali. Ieri sono stati gli Armeni ed i Greci ad essere sterminati, oggi
sono i Kurdi. Tutto ciò si verifica anche perché il genocidio armeno non è
stato sufficientemente condannato. Difatti la sua negazione costituisce tuttora
un pericoloso precedente che da un lato, nel recente passato, ha servito da
alibi a Hitler per organizzare l'Olocausto nel corso della Seconda Guerra
Mondiale e da un altro lato, successivamente, ha fatto da battistrada alla sua
negazione da parte dei cosiddetti storici revisionisti.
E'
evidente che fin tanto che il genocidio armeno non verrà ufficialmente
condannato, esso costituirà un esempio negativo che potrà incoraggiare altri a
compiere simili crimini ed in primis la Turchia, Stato con velleità
espansionistiche e perenne candidato all'adesione all'Unione Europea. Non per
nulla il Parlamento Europeo , con la risoluzione del 18 giugno 1987, ha posto
come pre-condizione per l'adesione della Turchia all'Unione Europea, il
riconoscimento del genocidio armeno da parte dello Stato turco.
Riconoscere
il genocidio armeno non è quindi un atto di ostilità verso la Turchia, al
contrario è un atto di amicizia nei suoi confronti poiché è stato proprio in
seguito al riconoscimento del genocidio armeno da parte dei parlamenti di vari
paesi che in Turchia è iniziato un movimento di condanna del genocidio armeno
da parte di un gruppo sempre più numeroso di intellettuali. Questi ultimi vanno
quindi incoraggiati affinché abbiano il sopravvento sulle tendenze militariste
e xenofobe e spingano così la Turchia a riconoscersi sempre di più nei valori
fondamentali sui quali è basata l'Unione Europea.
Il
riconoscimento del genocidio armeno, quindi, non è un atto di inimicizia nei
confronti della Turchia, anzi è un segno di amicizia nei suoi confronti,
poiché il vero amico non è chi accondiscende anche alle malefatte del proprio
amico, ma colui che, criticandolo per i suoi errori, lo induce a correggerli. Il
riconoscimento del genocidio armeno è quindi uno stimolo, un aiuto rivolto alla
classe dirigente della Turchia ed alla popolazione di quel paese affinché si
liberi di una pesante eredità negativa del passato la quale, fino a che non
verrà rimossa, costituirà un ostacolo ad un pieno sviluppo della democrazia e
delle libertà civili in quel paese.
A cura dell'Istituto di Studi
Armeni
Monaco di Baviera