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Commento di don Silvano Ghilardi

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1. Matteo 1,1-17

Geneaologia di Gesù Cristo... Scorro rapidamente, non mi soffermo: lo
conosco questo brano. Come è facile cadere nel tranello, lo conosco, mi
metto subito a riflettere... E invece forse è proprio il caso di rileggere
pazientemente questo lungo elenco di nomi antichi. Così dovrei fare con ogni
brano.

Un elenco di nomi, di cose vecchie, morte? Cosa può venire di nuovo da un
libretto che inizia così? Se il vangelo fosse solo una raccolta di
insegnamenti, di frasi sagge non ci sarebbe bisogno di questi nomi. No, il
vangelo è una storia di persone, che si intreccia con la storia di tante
altre... anche con la mia! Nulla è passato invano.
Questi nomi non sono i grandi della storia... Sono coloro ai quali Dio ha
fatto delle promesse, i figli di Abramo... Ecco il vero protagonista di
questa lista di nomi, colui che li tiene insieme e dà significato alla loro
storia: è Dio. E' la storia delle promesse di Dio che in Gesù stanno per
compiersi.

2. Matteo 1,17-25

- Giuseppe, uomo giusto. Non usa la Legge di Dio per far valere le sue
ragioni. Si interroga, cerca di riconoscere la volontà di Dio in quel che
succede... Una cosa gli è chiara: non vuole fare del male a Maria: è
misericordioso. Giusto e misericordioso, come insegnerà Gesù. Altro che la
giustizia degli scribi e dei farisei!

- Per opera dello Spirito Santo. Gesù, compimento delle generazioni della
promessa (appena prima elencate) nasce non per opera di uomo, ma di Dio e
del suo Spirito. Dio si coinvolge in maniera nuova, unica, irripetibile
nella nostra storia.

- Lo chiamò Gesù. E' il suo nome proprio; a volte faccio perfino fatica ad
usarlo, ricorro agli appellativi importanti (Cristo, Signore...). Vorrei che
mi fosse più famigliare, senza vergogna...

4.Matteo 2,13-23

La fuga, la strage, l'esilio, il ritorno... i primi anni di Gesù (gli anni
"nascosti") sembrano tutti intessuti di fatti straordinari. In realtà quanto
sono ordinari! Quante infanzie sono ogni giorno avvolte di cattiverie e di
dolori.

Maria, Giuseppe, Gesù... a Betlemme, in Egitto, a Nazaret: è come seguire un
granellino di sabbia che si muove nel deserto. Chi si accorge del loro
passaggio? La via dell'incarnazione: è stato come farsi "nulla"; la via
della debolezza, la via del farsi uomo, dell'essere uomo nuovo.

Erode: la grandezza umana è intrisa di paura; la forza umana impaurita
diventa ferocia. Come sempre

5. Matteo 4,1-11

Da una parte una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio prediletto";
dall'altra il tentatore: "Se sei Figlio di Dio...". Ogni giornata mette alla
prova, sotto esame, la parola del Padre. E' difficile credere, "appoggiare"
tutta la propria vita, il proprio cammino solo sulla sua Parola. "Non
tentare il Signore tuo Dio": io mi abbandono alla fedeltà di Dio oggi e
sempre!

Nel deserto. Anche Gesù è chiamato a individuare e a scegliere la sola cosa
necessaria; anche lui, come noi, ogni giorno.

Spesso ho sperimentato la prova; ma ugualmente ho sperimentato una luce e
una forza inaspettate. Non temete, il Signore non ci lascia mai soli, "ai
suoi angeli ha dato ordini...".

6. Matteo 4,18-25

Vide due fratelli... li chiamò. Sembra persino "casuale". O per lo meno, il
mistero di quell'iniziativa, di quella chiamata è tutta nella mente e nel
cuore di Gesù. E loro? Subito, lasciate le reti, lo seguirono. Anche questo
è un mistero grande. Cosa è passato nel cuore di Gesù? E cosa è passato nel
cuore dei pescatori? E' il mistero della libertà e della fede,
dell'affidamento. E' difficile capirlo dall'esterno.

Insegnava nelle sinagoghe... predicava e guariva per tutta la Galilea.
Insegna nella sinagoga, dove si trovano i devoti; predica, annuncia la buona
notizia con parole e gesti là dove la gente vive e lavora. Non ci mancano le
"sinagoghe", anche se un po' deserte. E' nelle strade, accanto alla gente
operosa o sola o ferita che non risuona la bella notizia.
Ma davvero ci sta a cuore questa gente? Non abbiamo qualcosa di bello, di
unico, da condividere con loro?

7. Matteo 7,1-7

"Non giudicate..." Il Signore non ci dice di non vedere, non capire... cioè
essere tonti. "Con la misura con cui misurate sarete misurati...". Il
problema è che quando abbiamo capito qualcosa di una persona, crediamo di
averlo capito tutto: il nostro giudizio è ristretto, è rigido; non ci
aspettiamo altro da quella persona, nessuna novità: è bollata, classificata.
E questo succede quando abbiamo visto bene, un dato oggettivo. Purtroppo
spesso succede di peggio: il nostro sguardo non è limpido, vede in maniera
parziale e deformata: abbiamo la nostra bella trave nell'occhio.
"A pensare male di una persona, si fa peccato... ma di solito la si
indovina", dice la saggezza di questo mondo. Pensa bene, aspettati novità
buone anche da chi ti pare di conoscere bene... Ti sentirai "ingenuo"?
Meglio avere di fronte una realtà in cui Dio è all'opera (Nulla gli è
impossibile) che una realtà asfittica, cristallizzata, racchiusa entro i
confini angusti dei nostri giudizi. Meglio ingenuo che disperato!

8. Matteo 7,7-12

Chiedete e vi sarà dato... Sembra così consolante questa parola di Gesù! Ma
l'esperienza vissuta sulla nostra pelle spesso la fa sentire così dolorosa.
"Tu non hai ascoltato la nostra preghiera..." pregava Paolo VI al funerale
di Aldo Moro. Chi di noi non ha fatto la stessa esperienza?
E Gesù per tre volte - e quindi ripetutamente e a lungo - prega: Padre, se è
possibile passi da me questo calice".
Perché ci dice bussare, di cercare? Perché il Padre è più buono di noi e non
può che dare cose buone.
Non sempre i buoni genitori sono quelli che danno ai figli ciò che essi
domandano; sono buoni quelli che danno cose buone.
Chiedi, cerca, bussa... non dubitare, Dio ha dato il Figlio per noi: non
lascerà senza risposta buona la nostra invocazione.

9. Matteo 8,5-13

- Iniziando a raccontare alcuni miracoli esemplari di Gesù, Matteo parte da
alcuni casi "limite". Il servo di un centurione: Gesù dà retta alla
richiesta di un pagano, di uno straniero oppressore. L'amore del Padre che
egli testimonia non ha confini.
- Il centurione: mi piace l'animo di questo soldato che si preoccupata tanto
del suo servo. E poi la delicatezza con cui vuole risparmiare a Gesù una
situazione imbarazzante (non si può entrare in casa di un pagano, di un
infedele!). E soprattutto la fede: "Basta una tua parola". Non c'è bisogno
che io faccia qualcosa di eccezionale per convincerti; e tu non hai bisogno
di fare qualche "rito" particolare per ottenere il risultato. Basta la tua
parola. Solo Dio "parla e tutto esiste", solo la sua parola "fa", crea. Gesù
è la Parola del Padre.
- Il centurione intercede per il servo. A volte ci prende il dubbio: "Ma
perché devo dirti io questa necessità, questo dolore? Tu lo conosci: perché
aspetti a intervenire, perché ti fai pregare?". E altre volte, con
sofferenza: "Perché non dici quella parola decisiva che risana e salva?
Perché non ascolti?".
Il centurione non si affida ad una "abilità" di Gesù, ma alla sua parola,
alla sua volontà, alla sua libertà. Affidarsi alla libertà di Dio, alla sua
volontà buona e non dubitare della sua bontà: ecco la preghiera di chi
crede. Non è facile.

10. Matteo 10,26-31

Mt 10,26 Non li temete dunque, poiché non v'è nulla di nascosto che non
debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27
Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate
all'orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che
uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto
colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna. 29
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi
cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. 30 Quanto a voi, perfino
i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore
voi valete più di molti passeri!

Mi colpisce questo fatto, che Gesù parli nelle tenebre, all'orecchio... lui
che sempre ha parlato alla luce del sole ("Ho sempre parlato apertamente",
dirà al sommo sacerdote che lo interroga, e riceverà uno schiaffo violento
per questo - Gv 18,20). Gesù ha parlato "di nascosto", in maniera subdola.
Ma più volte a chiesto ai discepoli e a quanti venivano guariti di tacere,
di aspettare... Occorrono delle condizioni per l'ascolto e la comprensione.
Una di queste è forse indicata proprio dalle tenebre e dall'orecchio:
occorre un ascolto personale, non distratto da altre parole o azioni. Nella
notte o al mattino presto, in maniera solitaria, senza fretta... come faceva
Gesù stesso: occorre ascoltare personalmente, a lungo; occorre vegliare.
Aiutaci Signore ad essere "quelli che ascoltano".

Ditelo nella luce, cioè ogni giorno, con le parole e con i gesti, nei
momenti di lavoro come in quelli di studio o di divertimento o di
amicizia... L'ascolto nella veglia, la testimonianza nella vita quotidiana;
l'ascolto diventa vita. L'ascolto genera amicizia, l'amicizia riempie ogni
espressione della vita.
Mi piace tantissimo una poesia di padre Turoldo:

"Fammi camminare a testa alta,
che tutti dicano: è il suo
amico:
            e mai
abbia ad arrossire di te
e vedano tutti
quanto di te
io sia orgoglioso".


Non temete... voi valete più di molti passeri. E' proprio bella questa
parola di Gesù, con-forta! Eppure quante volte poi la paura si riaffaccia,
paralizza il passo... E' bella, ma è una parola!
E' vero, ma ricorda bene chi ti ha detto quella parola. Non è bella frase ad
effetto, non è una ricetta che risolve i problemi. E' Lui che ti dice: non
temere, il Padre non ti perde di vista mai... neanche dei tuoi capelli perde
il conto. Te lo ripete spesso: non temere; lo sa che è una tentazione che
non è mai vinta una volta per tutte, è sempre in agguato. Ma se non vuoi
soccombere, alza lo sguardo: non vuoi metterti nelle sue mani?

11.Matteo 10,32-11,1


Mt 10, 32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo
riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi
rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio
che è nei cieli.
34 Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono
venuto a portare pace, ma una spada. 35 Sono venuto infatti a separare
il figlio dal padre, la figlia dalla madre,
la nuora dalla suocera
36 e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.

37 Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il
figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38 chi non prende la sua
croce e non mi segue, non è degno di me. 39 Chi avrà trovato la sua vita, la
perderà e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
40 Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha
mandato. 41 Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del
profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del
giusto. 42 E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di
questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico non perderà la
sua ricompensa".

11, 1 Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici
discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Pietro disse « Non lo conosco» mentendo per paura; ma Gesù lo dirà in piena
verità e con tanto dolore. Dirà: Non riesco a vedere in te il fratello,
l'amico... Che cosa abbiamo in comune?  La carne e il sangue... ma il cuore
è tutt'altro. "Non ti riconosco": è la parola più tremenda che ci può
capitare di sentirci dire... il fallimento di una vita.

Gesù, colui che dice di porgere l'altra guancia a chi ti ha percosso, parla
di spada, di divisione. Quando c'è divisione persino in famiglia, è proprio
il segno che il male sta arrivando all'apice: è questo un po' il senso del
testo profetico (dal profeta Michea) citato da Gesù. Ma qui la divisione è
lui a provocarla. Già lo aveva predetto il santo vecchio Simeone. Gesù è
colui che fa scoppiare le contraddizioni. E' vero, l'amore non addormenta le
coscienze, le spinge a prendere posizione; il bene spinge il male a
manifestarsi per quel che è. Basta vedere come hanno reagito a Gesù.
Il problema è che la spada non colpisce solo gli altri; i primi a
sperimentare in se stessi, i rifiuti, le contrapposizioni, le fughe, le
inquietudini... siamo noi stessi.

12. Mt 11,20-24

 11 20 Allora si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il
maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite:  21 «Guai a te,
Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati
compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo
avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere.  22 Ebbene
io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno
dura della vostra.  23 E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo?
Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sodoma fossero avvenuti i
miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe!  24 Ebbene io vi
dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!».


Il messia atteso è venuto. E non ha iniziato alla grande, nella capitale.
Molto semplicemente ha percorso i villaggi di Galilea, è andato là dove vive
la gente, sulle rive del lago, nei campi, nelle case, nella sinagoga. Si è
davvero fatto "vicino", con gesti di misericordia, di attenzione ai
sofferenti, con parole piene di speranza. Ma con quale risultato?
Mi ritornano in mente le parole "dure" di Giovanni il Battista: "Razza di
vipere... la scure è posta alle radici...". Ora però è Gesù stesso a usare
un linguaggio forte. "Avete potuto vedere la bontà di Dio, udire con i
vostri orecchi parole di vita, toccare con mano la forza rinnovatrice dello
Spirito Santo e del suo amore... Eppure non credete, non cambiate vita...
Guai a voi!". Proprio il contrario di quel "Beati coloro che crederanno
senza aver visto".
E' un Gesù deluso e irritato... o un estremo tentativo per scuotere, per
risvegliare, perché non si perda l'occasione unica e decisiva della vita?
No, non riesco a immaginare un Gesù minaccioso, ma preoccupato sì... e
proprio per me e per questi miei fratelli. E forse con le lacrime agli
occhi, come di fronte a Gerusalemme.
Risveglia la mia inerzia, Signore; non lasciarmi impigrire, non lasciare che
continui a sprecare queste incessanti occasioni di grazia. E dammi anche uno
sguardo partecipe e misericordioso su questo mondo che tu ami.

13. Mt 11,25-27

 11 25 In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e
della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli
intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.  26 Sì, o Padre, perché così è
piaciuto a te.  27 Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il
Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui
al quale il Figlio lo voglia rivelare.


Dopo le parole severe per le città che non hanno accolto il dono di Dio,
ecco un grido di gioia e di speranza. Sì, qualcuno sa ascoltare e
riconoscere... e sono i "piccoli". San Paolo si troverà dinnanzi i
"sapienti" di Atene... ma che "sapienti e intelligenti" potevano esserci a
Cafarnao... o a Corazin?
Gli intelligenti di cui parla Gesù sono (credo) quelli che hanno "capito"
qualcosa e giudicano tutto sulla base di quello, le loro idee diventano il
metro di misura di tutto ... o meglio, loro si sentono il metro di misura di
tutto, quelli che sanno già, hanno già capito... E questa presunzione la
puoi trovare in chi ha studiato un po' più degli altri... ma anche nel
superficiale che si è fatto tre idee in croce (quelle che vanno per la
maggiore) e giudica tutto a partire da quelle... L'umiltà è la condizione
per ogni vera sapienza, per ogni ricerca autentica della verità... A maggior
ragione per poter aprirsi a Dio. Ascolto attento, capacità di mettersi in
questione, la limpidezza di occhi e di cuore per riconoscere le cose belle
che uno dice o fa, la disponibilità a condividere, il non preoccuparsi di
far figure...
A pensarci bene sono gli stessi atteggiamenti necessari perché nasca un
incontro vero, un'amicizia. Se vogliamo essere testimoni di Gesù offriamo
alle persone occasioni e ambienti di amicizia semplice e libera.

14.Mt 12,15-21

E' bello riprendere la lectio proprio con questo brano. Isaia ha accompagnato il nostro Avvento e il Natale; e il battesimo di Gesù che ci apprestiamo a celebrare ci porta a riconoscere Gesù come il Figlio prediletto nel quale il Padre si è compiaciuto. Su di lui si posa lo Spirito di Dio.
"L'epifania tutte le feste porta via": il Natale non è una festa già consumata, da archiviare. Sostiamo, dimoriamo ancora questa settimana nel Natale di Gesù: per stupire, per gioire, per confidare.

"non divulgarlo... perché si adempisse..."
Non divulgate la notizia delle guarigioni da lui compiute, perché egli non vuole spezzare la canna incrinata, spegnere il lucignolo fumigante...
Raccontare i miracoli di Gesù può costituire un pericolo? S', se tutta l'attenzione è catturata dalla "potenza" di Dio, se si induce a pensare che Dio è all'opera solo quando ci sono i segni evidenti della sua potenza. Dio invece ha dato al suo Figlio la "forza" dello Spirito per far "trionfare la giustizia", cioè perché la volontà di Dio sia fatta sulla terra come in cielo, il suo amore misericordioso sia pienamente accolto nel cuore, nella mente, nella vita dell'uomo.
Davvero lo Spirito di Dio è all'opera in Gesù, non perché guarisce gli infermi, ma perché egli è tutto paziente e misericordioso come il Padre, perché ogni persona è preziosa ai suoi occhi.
Signore, il tuo Spirito ci aiuti ancora, sempre, a diventare veri figli tuoi.


15.Mt 12,22-37

Il muto parlava e vedeva. L'azione di Gesù è chiaramente efficace, è
evidente. Ma qualcuno NON VUOLE vedere! E allora interpreta le guarigioni
come opera del demonio. Ecco la bestemmia contro lo Spirito Santo: non
riconoscere le sue opere; anzi, attribuirle a satana.
Quali sono le opere dello Spirito Santo? Dare la vita, restituire alla
libertà di vedere, ascoltare, parlare... tutte le forme dell'amore (cfr.
1Cor 13 - l'inno alla carità - e Gal 5,22 - i frutti dello Spirito).
Mi stupisce sempre questa parola di Gesù: se faccio del male potrò essere
perdonato, ma se non riconosco il bene che lo Spirito opera, questo non
potrà essere perdonato. Non è certo solo questione di non avere "capito": ho
invece chiuso il cuore al bene. Riconoscere il bene significa aprirsi, dare
fiducia alle persone, mettersi in gioco. Non riconoscerlo è chiudersi nella
paura, nell'orgoglio, nel tenersi per sé.
Donaci Signore la capacità di vedere, di credere possibile il bene, in
chiunque e ovunque.


16.Mt 12, 43-45

1. Matteo, dal tesoro dei detti di Gesù, trae questo breve insegnamento non
facile. Che cosa glielo ha richiamato? Il contesto ci aiuta. Gesù scaccia i
demoni e discute con i farisei proprio su questo segno dello Spirito di Dio
che loro fraintendono (vv. 22-32). E poi c'è il giudizio pesante su "questa
generazione perversa" che non vuole riconoscere il segno grande che è Gesù
stesso (vv. 41-42).

2. Gesù scaccia i demoni che rendono l'uomo schiavo e sofferente, gli
impediscono di vivere libero, nell'amore di Dio e del prossimo. Ma non è
come una guarigione fisica (eri cieco, ora vedi...); l'uomo è sì restituito
alla libertà di credere e di amare, me è indispensabile che continui a voler
credere e amare. "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi. State
saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù" (Gal 5,1).
"Va' e non peccare più", "perché non ti abbia ad accadre qualcosa di peggio"
(Gv 5,14; cfr. anche 2Pt 2,20).

3. Invece di una esortazione, di un consiglio o di un "proverbio", Gesù
insegna attraverso questo racconto "drammatizzato" dello spirito cattivo che
esce e ritorna con i suoi compagni peggiori. E' solo un espediente
didattico, per farsi capire meglio, adatto alla cultura di quei tempi?
L'esperienza dei padri del deserto e dei santi, la lunga tradizione
spirituale ci ricorda che noi non abbiamo a che fare solo con dei principi
astratti da condividere o da rifiutare: c'è lo Spirito di Dio che ci cerca,
ci ama, dialoga con noi per il bene... e c'è pure l'azione libera, ostinata,
furba di uno spirito che ci vuole allontanare da Dio. Uno spirito inferiore
e ormai sconfitto da Gesù, ma che ancora ci fa guerra e ancora trova spazio
di manovra nella nostra debolezza, nelle nostre paure, nell'avidità,
nell'orgoglio, nel volercela cavare da soli... Se già abbiamo sperimentato
l'amore misericordioso di Dio, stiamo attenti, vigilanti, perché il diavolo
farà di tutto per allontanarci dal tesoro, dalla sorgente della vita. Ma se
rimaniamo aperti e docili allo Spirito di Dio, non correremo nessun
pericolo. Certo saremmo davvero sciocchi a metterci a seguire chi ormai è
stato sconfitto e non ha futuro!

4. Così accadrà a questa generazione perversa. L'insegnamento precedente
vale per ogni singolo credente. Uno può cominciare a seguire il Signore, ma
poi perdersi, abbandonare la via della vita, smettere di credere e di amare,
rovinarsi. Lo capiamo, lo vediamo, purtroppo.
Ma qui Gesù parla addirittura di "questa generazione": non un fatto
individuale, ma collettivo. E' duro da ammettere, ma purtroppo anche questo
lo si vede. Siamo molto legati tra noi, anche nel male. E nella storia
lontana e vicina quante volte si sono potute vedere intere generazioni
essere prese da passioni diaboliche: invidie, odi, vendette, ambizioni,
avidità, idolatrie... Famiglie, comunità cristiane, nazioni... Quali sono
stati i momenti di liberazione e di purificazione? E quali i segni che
i"sette spiriti" peggiori si sono di nuovo bene accasati tra noi?
Vi ricordate i sette vizi capitali? Superbia, avarizia, invidia, ira,
lussuria, golosità, pigrizia o accidia...

Liberami Signore dalla superficialità, dalla tiepidezza; aiutami soprattutto
a rimanere attento e disponibile alla guida dolce e forte del tuo Santo
Spirito che non ci abbandona mai.

17 Mt. 13,44-52

"Il Regno di Dio è simile a un tesoro nascosto... a un mercante che va in
cerca di perle preziose..."
Nel cammino di fede nulla può sostituire la forza della sorpresa e dello
stupore. Non è questione di quanto la fede mi chieda e di quanto debba
lasciare. E' la scoperta del Signore, sella sua vicinanza e premura, del suo
dono che mi dà vita che diventa decisivo: non posso, non voglio perdere
questo dono; io voglio vivere questa amicizia.
Non è che noi purtroppo viviamo e pensiamo come se il tesoro, la perla
fossero già possedute? Possedere una perla e tenerla in cassaforte è
possibile; ma un una amicizia no! E' impossibile: o è viva e vissuta... o
svanisce.

"Ogni scriba divenuto discepolo del regno è simile a un padrone di casa che
estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche".
La Parola di Dio è una "miniera". Se scavo (ascolto-medito-
prego-ricordo...) comincerò a riconoscere l'oro e l'argento e a costituire -
a riempire un tesoro a cui, sempre più facilmente, farò ricorso, nelle
situazioni belle e in quelle difficili. Un tesoro: non mi ritroverò più
sazio e spensierato, ma più accompagnato, consolato, illuminato.
Cose antiche... le parole e i gesti di Gesù, il vangelo vissuto dai santi
nella storia... E cose nuove: l'amore di Dio vivo e operante, che si
manifesta nuovo nelle persone e nelle situazioni di oggi, che chiede di
essere creduto, accolto, seminato nei solchi sempre nuovi della quotidianità


18. Mt. 15,1-20

"Perché non si lavano le mani quando prendono cibo?". E' una discussione di
altri tempi. Uno doveva manifestare la sua fedeltà alla legge di Dio in
tutti i momenti, anche quando si trattava di mangiare... "Perché non fai il
segno di croce prima di pranzare?"... potremmo dire oggi. Sono così pochi i
segni che oggi facciamo per dire il nostro riferimento a Dio... per aiutarci
a vivere "davanti al Signore", consapevoli e fiduciosi per la sua presenza!
Ricordo alcune parole di san Paolo:
1Cor 10,31 Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate
qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio.
Col 3,17 E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel
nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.

Gesù non condanna il desiderio di stare uniti al Signore ogni momento della
nostra giornata. Sconfessa coloro che pensano di garantirsi la vicinanza del
Signore grazie alla loro scrupolosa osservanza di riti e tradizioni. Tu fai
dei "riti" per consacrare la tua giornata al Signore; in realtà il cuore
resta lontano da lui. Ecco il problema: il cuore, e tutto ciò che viene da
esso! Quello che dici e quello che fai, questo viene dal cuore; cioè la tua
vita quotidiana (pensieri, parole e azioni) e non un gesto religioso che ci
appiccichi come un post-it!
Bisogna aver cura del proprio cuore, così che ogni cosa che da esso sgorga
sia "vicina" al Signore, sia secondo il suo cuore. Non ho bisogno di segni
di croce, di preghiere, di immagini, di soste...? Certo, ma proprio per
aiutare il mio cuore a mettersi in maggiore sintonia con il cuore di Dio,
per "convertirsi" a lui... perché le opere quotidiane siano intimamente
buone, non semplicemente "condite" di incenso.

19 Mt 18, 21-35

"Non sette volte, ma settanta volte sette"...

Una frase "ad effetto"? Certo, è un'espressione paradossale, ma capace di
indicare in maniera inequivocabile la direzione. Non ha bisogno di molte
spiegazioni... L'esegesi migliore è quella che ne hanno dato tante persone
con scelte precise di vita.
Permettete che vi alleghi il racconto di un episodio accaduto nella mia
diocesi. Parla di Giovanni, uno che ha creduto alle parole di Gesù; conosco
i nipoti, che custodiscono questo episodio di vangelo, vera scuola di vita.

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Quattro spari squarciano il buio della notte e un uomo giusto, padre di
famiglia numerosa, cade mortalmente ferito. A puntare l'arma è stata la mano
di un giovanissimo che viveva nella sua famiglia, perché aveva bisogno di
pane e di accoglienza.
Giovanni nonno di mio padre, stava realizzando il sogno di avere una grande
azienda agricola nella pianura bergamasca, lasciando le magre e ripide terre
di montagna. Aveva in casa, come a quei tempi si usava, il denaro da portare
con sé il mattino seguente per pagare terre e cascine nuove.
Il giovane che viveva con lui, amato come un figlio, lo sapeva. In quella
notte che precedeva un passo così importante, il capofamiglia dal sonno
particolarmente leggero, senti il giovane che rubava in casa e, uscito nel
cortile, lo richiamò scongiurandolo di non compiere un tale sbaglio. Per
tutta risposta un braccio teso con una pistola e quattro spari.
Fin qui si trattò di un doloroso fatto di cronaca nera.
L'evento straordinario, quello che vale la pena ricordare, è che l'uomo
colpito a morte, rimasto in agonia per quindici giorni, in piena lucidità,
decise di perdonare il suo assassino. E nei contatti con la magistratura che
indagava sul crimine, chiese esplicitamente e con forza che nel giudicare si
tenesse conto del suo perdono.
Dimesso dall'ospedale perché voleva morire nel letto di casa sua, convocò al
suo capezzale la moglie e, uno ad uno, i numerosi figli: tutti implorò
perché concedessero il perdono. La moglie giunse a scrivere alla Regina per
chiedere la grazia per chi le aveva ucciso il marito. Il giovane assassino,
scontati sedici anni di carcere, fu restituito alla vita civile e
reintegrato nella società.
Giovanni non ebbe bisogno di nessuna laurea per capire quale era la cosa
giusta da fare nella tragedia che l'aveva colpito.

                                                        Daniele Salvoldi

20. Mt 20, 17-28

* Gesù prese in disparte i dodici.
Per la terza volta. Un insegnamento ripetuto, insistito. E in disparte, per
sottolinearne l'importanza... e evidenziare la cure di Gesù nel preparare i
discepoli. Ma i risultati continuano ad essere scarsi. Le volte precedenti i
dodici restano turbati, reagiscono scandalizzati alla prospettiva della
croce. Stavolta addirittura due chiedono posti di prestigio. Gesù indicano
una strada e loro, nei loro desideri, corrono avanti, su tutt'altra strada.
Non è che succede anche a noi la stessa cosa? Come essere vigilanti, sicuri
che i nostri desideri siano davvero in sintonia con la direzione che Gesù ha
preso?

** La madre dei figli di Zebedeo. Come ha totalmente frainteso l'annuncio
del Regno. Eppure lei ai piedi della croce ci sarà! E anche Giovanni, con
Maria. E l'altro figlio, Giacomo, sarà il primo degli apostoli a "bere il
calice", ucciso dal re Erode Agrippa.

*** Gesù non si spazientisce, non si irrita. Chiama tutti vicino... e
insegna. La croce da prendere non è una qualsiasi sofferenza che capita. E'
uno stile di vita: servire e dare la vita, gli uni per gli altri. Anzi: "per
molti"... per la moltitudine, per tutti ("questo è il mio sangue
dell'alleanza, versato per molti Mt 26,28). Non "tra noi", nella comunità
cristiana, ci vogliamo bene come fratelli e ci serviamo a vicenda (e sarebbe
già una cosa enorme!). Per tutti: servi di tutti, di ciascuno... come Gesù.

21. Mt 20, 29-34

* Signore, figlio di Davide, abbi pietà di me.
Una semplice, splendida invocazione. Ho provato a ripeterla più volte. Mi è
divenuta familiare. Ora affiora facilmente sulle labbra, nei momenti più
diversi... specie quando faccio fatica a concentrarmi, a "essere presente"
nella preghiera, nella liturgia; quando voglio mettermi con cuore sgombro
davanti al Signore.

** Recuperarono la vista e lo seguirono.
I dodici sono "ciechi" che seguono Gesù a Gerusalemme (altro che essere "i
primi"! Stanno con lui e non comprendono). Questi due veramente ciechi e
impossibilitati a seguirlo, si affidano a lui e vengono guariti... e subito
seguono. Solo se si è umili ci si lascia guarire e si è resi capaci di
camminare con Gesù verso la Pasqua!

22. Mt 27, 32-56

Timidamente abbiamo iniziato insieme la Lectio Continua del Vangelo di
Matteo, dall'Incontro festa alla XI Assemblea. Condividiamo gli ultimi
passi.
Oggi siamo ai vv. 27,13-56. Sembra "strano" arrivare alla settimana dell'
Assemblea con questi testi di Passione.

- incontrarono un uomo di Cirene e lo costrinsero a prendere su la croce di
Lui.
Gesù aveva detto di prendere ognuno la propria croce. Il cireneo deve
prendere quella di un Altro. È un'esperienza che ci sembra capiti anche a
noi talvolta. Non ci sembra giusto. Ma forse questa è proprio vera croce:
portare i pesi gli uni degli altri. Anche questa è fraternità.

- Gesù, emesso un forte grido, spirò.
Fissando il crocifisso, mi tornano in mente le parole di san Paolo,
instancabile evangelizzatore:
"L'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e
quindi tutti sono morti.  Ed egli è morto per tutti, perché quelli che
vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato
per loro.  .  Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose
vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove"(2Cor 5,14-17).
Spero che l'XI assemblea, invitandoci a fissare lo sguardo su Gesù, sia
fonte di vera novità e di passione (urgenza) evangelizzatrice.



 















                                                                                   

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