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L'Azione Cattolica ad Avigliano è presente fin dagli anni '30, quando era parroco Mons. Nicola Loffredo, sacerdote colto e preparato che aveva ricevuto a Roma una formazione moderna. In quegli anni veniva periodicamente per le Sante Quarantore Padre Palatucci, che portò con se a studiare in convento dei ragazzi, alcuni dei quali scelsero la vita religiosa: Padre Ludovico, Padre Carmelo,Padre Silvio. Altri pur non intraprendendo la vita religiosa, ricevettero una formazione che li portò ad impegnarsi in parrocchia in vari campi. Negli anni 1934-35 l'Azione Cattolica ebbe come giovanissimo di appena 15/16 anni Vincenzo Verrastro formatosi al seguito di Padre Palatucci. Insieme all'assistente Mons, Loffredo si occupò della formazione dei giovani, mentre i fanciulli erano affidati alle cure di una pia donna: zia Luigia Bochicchio. Delle bambine si occupavano le Suore. A quell'epoca L'Azione Cattolica era l'unica associazione non fascista di massa riconosciuta dal regime, che permetteva una capillare ed organizzata presenza dei cattolici nella società. Essa fu in grado di formarli da un punto di vista religioso e culturale sì da poter preparare la futura classe dirigente del dopoguerra. Ad Avigliano, tuttavia, come in altre parti d'Italia, il regime fascista osteggiò l'opera dell'Azione Cattolica, rivendicando a se l'esclusivo diritto alla formazione dei giovani. Si ricorda a tal proposito che quando la Sede era nel quartiere "dietro le rocche", fu perquisita e chiusa dai fascisti ed i responsabili furono convocati alla Casa del Fascio per essere interrogati. Negli anni 36-37, proveniente da Filiano, Don Francesco Colucci, giovane sacerdote con una formazione di nuovo stampo, prende casa ad Avigliano, sul Belvedere, e si dedicò a tempo pieno all'educazione della gioventù. Organizzò i quattro rami dell'A.C. la cui sede era ubicata in un vecchio palazzo al rione Castello (attuale Palazzo Pinto) nei pressi della casa di Don Colucci. Vi fu a quell'epoca quasi una identificazione dell'A.C. con la persona e la casa di Don Colucci, sempre aperta e frequentata da miriadi di ragazzini. Don Francesco fece arrivare e conoscere "Il Vittorioso", un giornale per ragazzi di quell'epoca, intorno al quale riusciva ad aggregarli. Una delle attività più divertenti e ricordate con piacere dagli adulti di oggi era il "cinema", così come veniva chiamato, realizzato incollando su strisce di giornale la vignetta di un fumetto a puntate pubblicato sul Vittorioso e proiettate sul muro grazie ad un proiettore anch'esso costruito artigianalmente. Poiché egli girava sempre con una decina di ragazzini al seguito, veniva scherzosamente chiamato "Don Bosco". Don Colucci riuscì nei pochi anni di permanenza ad Avigliano ad entrare nel cuore di tutti e a far fiorire l'Associazione. Dal rione Castello la sede dell'A.C. si trasferì nel piazzale della Chiesa Madre dove vi erano la stanza dei ragazzi e la stanza degli adulti, Il trasferimento di Don Colucci a Potenza nel 1939 determinò una profonda crisi nel paese. Per due o tre giorni ci fu una violenta reazione della popolazione contro l'Arciprete Loffredo, ritenuto erroneamente responsabile dell'allontanamento di Don Colucci. Molti giovani si allontanarono dall'A.C. e passarono, nel dopoguerra, a militare nei partiti di sinistra. La crisi che ne seguì fu il segno dell'ancora inadeguata formazione dei laici che aderirono probabilmente all'A.C. più per tradizione ed all'insegna dell'emotività che per convinzione. Nel 1939 un neo sacerdote, Don Luigi Bochicchio, prese il posto di Don Colucci come assistente e dovette iniziare, insieme al Presidente Verrastro un lavoro di ricostruzione delle file dell'A.C.. Fu a partire da questo periodo che si puntò alla formazione vera e propria dei giovani. Si cominciò a frequentare Potenza , presso il convitto Principe di Piemonte, le famose Tre Giorni, durante le quali i giovani Aviglianesi entrarono in contatto con i dirigenti a livello Diocesano e Nazionale. Fu un periodo fiorente per l'Associazione; insieme alla formazione religiosa venivano inculcate ai giovani la prime nozioni di Dottrina Sociale della Chiesa. L'A.C. già negli anni della guerra si predisponeva a formare i giovani per la vita politica. Interessante fu l'esperienza che fecero alcuni di essi durante l'estate del 1946, quando Mons.Antonio Verrastro ed altri sacerdoti, parteciparono ad una Tre Giorni tenutasi a Possidente, durante la quale visitarono le frazioni con l'intento di conoscere da vicino quelle realtà ed ipotizzare interventi Pastorali. Con l'avvento della democrazia in tutta Italia, i giovani dell'A.C. aviglianese assunsero impegni a livello politico, nelle ACLI, nei Comitati di Liberazione, nella Democrazia Cristiana. Dopo il 1954, alla partenza di Don Luigi Bochicchio, Don Vito Genovese fu nominato Assistente ed insieme a Don Peppino Stolfi si occupò degli Aspiranti. Nel 1965 Don Vito Genovese fu nominato Parroco e diede un notevole impulso alla vita dell'Associazione dedicandosi agli uomini, alle donne, agli operai e lavorando soprattutto nelle frazioni. Con Don Mimì Mecca l'A.C. di Avigliano visse il suo periodo più significativo. Già prima di essere Parroco si impegnò con i giovani nell'attività di filodrammatica realizzando spettacoli di un certo valore artistico, che venivano rappresentati anche fuori del paese. Nel 1965 realizzò il primo giornale stampato cittadino "IL Nostrano", che fu strumento di dialogo, talvolta vivace, all'interno della comunità. Nel 1976-77 fu pubblicato un altro giornale "Fuori Moda" in un periodo abbastanza difficile per la vita sociale e politica del paese. La crisi fece sentire i suoi influssi anche nella vita dell'Associazione. In seguito al movimento del 1968 ed alla campagna per il divorzio del 1976, molti iscritti si allontanarono dall'A.C. che sembrava non essere più capace di dare risposte esaurienti ai nuovi problemi che la società poneva. Una crisi durata una quindicina d'anni e acutizzatasi dopo la morte di Don Mimì Mecca che lasciò un vuoto incolmabile, ma anche una eredità preziosa di idee che ci hanno permesso di continuare ed offrire occasioni di crescita e de formazione. Negli anni '90, grazie a Don Gaetano Corbo, l'A.C. ha saputo rinnovarsi ed ha ritrovato quel ruolo di innovazione e di guida all'interno della Parrocchia e del mondo civile. Oggi possiamo dire di avere una ripresa, poiché l'A.C. si sta sforzando di interpretare i segni dei tempi e di essere presente in modo nuovo nella società. L'Associazione è presente ad Avigliano in tutti i suoi settori ed articolazioni: adulti, giovani, giovanissimi, ACR con i gruppi 6-8, 9-11, e 12-14. Gli iscritti, circa 170, sono in crescita negli ultimi anni. Essa svolge un ruolo di aggregazione intorno ai valori fondamentali dell'uomo e della fede ed offre all'intera comunità occasione di riflessioni e confronto su temi di attualità quali la Solidarietà, l'economia, la dignità della persona, l'emancipazione della donna. Gli incontri di catechesi hanno come obiettivo primario la formazione di coscienze cristiane mature capaci di vivere pienamente il proprio tempo ed essere testimoni del Vangelo nel mondo. Ampio spazio viene dato alla spiritualità ed agli incontri di preghiera. Tutte le attività svolte dall'A.C. comprese quelle rivolte all'esterno, sono attuate sempre in collaborazione della gerarchia ecclesiastica e anche se si caratterizzano per l'autonomia ed il carattere laico, le iniziative rientrano nel piano Pastorale della Parrocchia. L'A.C. si sforza, non senza i limiti propri della natura umana delle persone che la compongono, di essere luogo in cui si sperimenta l'appartenenza alla Chiesa, il dialogo, l'amicizia, l'apertura agli altri. Inoltre essa continua ad essere efficace scuola di formazione di cristiani portatori di speranza, di quella speranza di cui il mondo di oggi sembra essere privo, ma che ha il suo fondamento nel Signore Risorto. |
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