Due
settimane in Albania 14 -29 aprile 99
Credo di poter
affermare con certezza "in principio era il caos" almeno
dentro di me: parto non parto? ci saranno pericoli? Ma poi
le immagini della tivù, i contatti telefonici con gli amici sul
posto fanno prendere corpo all'idea di partire. "Ogni uomo è
mio Fratello " quindi quando il grido di aiuto si leva alto
bisogna intervenire. Nella mente le tante partenze diverse per
l'Umbria, per Sarno, per gli albanesi.
L'orario di partenza comunicatomi cambia quasi di ora in ora;
fisso con la Misericordia di Borgo a Mozzano per un passaggio
verso Bari , la partenza della nave è per le ore 22, bisogna però
iniziare le operazioni d'imbarco alle 19;
quindi decidiamo di partire verso le sei del mattino, vengo poi
richiamato e per paura di intoppi o ritardi per guasti viene
deciso di partire alle quattro; alle 19 vengo contattato di nuovo
da Borgo a Mozzano si parte alla mezzanotte poiché l'imbarco è a
Brindisi per le 15 del pomeriggio e dobbiamo giungere in porto per
le 12.
Alle 24 sono a prendermi ed è la partenza. Il viaggio procede
tranquillo e al mattino presto siamo già in Puglia.
Giunti a Brindisi, la ricerca è per il punto d'imbarco, visita
alla Capitaneria di Porto, richiesta di accompagnamento ai vigili
urbani, arrivo al porto, zona militare, richiesta di informazioni
con il comandante della San Giorgio che mi riferisce di non essere
stato informato della nostra presenza, comunque gentilmente mi
dice di salire con tutti i volontari a bordo. Ci fermiamo una
decina di minuti nel porto per dar fondo alle riserve alimentari
che ci hanno fatto compagnia durante il tragitto. Arrivano i
Carabinieri che ci informano che il comandante ci sta aspettando a
bordo per salutarci; raggiunta la nave il Comandante porge il suo
saluto e dice che eventuali persone che devono ancora mangiare
possono accomodarsi presso la mensa della nave. Mi viene
comunicato che la partenza dovrebbe avvenire verso le 19 e che
dobbiamo aspettare anche una colonna dell'Emilia Romagna, in
ogni caso la partenza potrebbe avere anche dei ritardi.
Potenza dell'organizzazione.
Ci apprestiamo così a passare un pomeriggio a Brindisi a bighellonare
.
Alle 18,30 arriva la colonna dell'Emilia Romagna. Alle 21,30
arriva la nostra colonna della Sicilia e si imbarca. Si
controllano le note inviate, non tornano i numeri (i volontari
sono in più) non tornano i nomi (i volontari sono cambiati), si
prepara un nuovo elenco, si aggiustano i vecchi nomi con i nuovi,
si aggiusta l'elenco dei mezzi. Pur fra mille contraddizioni
arriviamo alle 23,50 i portelloni della nave si chiudono e si
parte.
L'alba del nuovo giorno ci vede nel porto di Durazzo. Il
portellone della nave si apre, sbarchiamo i mezzi all'interno del
cancello del porto militare, chiedo ai militari presenti se
dobbiamo fare dogana, se dobbiamo espletare qualche pratica; mi
viene risposto di portare fuori dal cancello i mezzi perché
all'interno ingombrano e che non dobbiamo fare altro tutto è in
ordine. Ci spostiamo fuori e ci disponiamo da una parte in attesa
del nostro contatto . Mi affaccio intorno al porto per vedere se
il nostro contatto arriva, chiedo alla polizia albanese dove posso
trovare una scheda telefonica e un telefono, mi viene indicato un
posto dietro una casa, del telefono neppure l'ombra. Vengo
richiamato indietro poiché mi sta cercando un colonnello dei
Carabinieri per indottrinarmi sui modi da tenere nel corso della
missione : state attenti a viaggiare, non viaggiate di notte, non
andate al ristorante, non guardate le donne, non provate ad uscire
con le donne, state attenti a guidare perché non si riconosce
l'assicurazione.
L'avvio non è poi così malvagio; chiedo se almeno possiamo fare
qualcosa. Lui si raccomanda ancora di seguire le raccomandazioni
poi mi offre un caffè e mi saluta.
Arriva Enrico, ci disponiamo in colonna, aspettiamo l'arrivo dei
carabinieri della scorta e si parte alla volta del campo per la
strada chiedo se siamo apposto con i documenti visto che nessuno
ci ha chiesto di vedere neppure il passaporto e scopro che siamo
119 clandestini in Albania, ma non devo preoccuparmi tanto nessuno
ci fermerà.
Inizia l'avventura albanese, prendiamo coscienza delle" strade"
su cui dovremo lavorare, guardandoci intorno non possiamo renderci
conto se siamo in un paese civile o nel terzo mondo, se siamo
arrivati in paese terremotato con in più il problema dei profughi
o cos'altro. Le discariche nei campi, l'assenza di asfalto nelle
strade, i carretti a trazione animale, lo sporco da tutte le
parti, le piccole bancarelle dei contadini. Abbiamo sbagliato
strada, ma no abbiamo solo attraversato un pezzo di mare, che i
gommoni di regola attraversano in un'ora e che noi abbiamo
attraversato in sei ore. Dopo una mezz'ora si giunge al campo di
Rushbull o ferrovia. Lo scambio dei saluti con coloro cui dobbiamo
dare il cambio, l'informazione sul da farsi ma soprattutto la
presenza dei bisogni ai kosovari ci catalizzano nell'avventura. La
sera i saluti con chi parte, si notano le lacrime negli occhi dei
volontari e dei kosovari, la promessa di ritornare. Prendiamo
possesso del campo, speriamo di essere all'altezza di chi ci ha
preceduto.
Giunge la notte e ci incamminiamo verso l'albergo; bello
dall'esterno, le stanze sono già divise, il letto ci aspetta,
prima sarebbe meglio una bella doccia; salgo le scale e il primo
sporco comincia a farsi vedere, non ci sono i letti per tutti,
comincia il montaggio delle brande supplementari, si scoprono i
bagni e le docce (una turca rugginosa piena di bisogni, con da un
lato due rubinetti asciutti perché l'acqua arriva a fasce
orarie), alle 24 si entra nel sacco a pelo, i lenzuoli lasciano a
desiderare nei loro colori scuri. Si dorme.
Durante la notte un gallo canta in continuo, al sorgere delle
prime luci dell'alba la camera senza tapparelle si illumina: un
nuovo giorno di lavoro si presenta. Nuove tende da montare, tende
già montate da rimuovere e risollevare con del pietrisco, le
funzioni da far decollare, i volontari da impiegare, le
distribuzioni da organizzare, le risposte negative da offrire a
chi si presenta, poiché non c'è posto, i piccoli che piangono,
gli occhi delle mamme che versano le ultime lacrime nella speranza
di avere una tenda, il cuore che ti si chiude in gola, l'impotenza
di poter accogliere sono le lacrime amare di questo e dei giorni
futuri che trascorreremo in questo campo.
La dignità del popolo kosovaro di ringraziare per ogni aiuto, i
più piccoli che ringraziano anche per la possibilità di farsi
una foto con noi, la possibilità di darci una mano in cucina,
nella pulizia del campo, nel fare il censimento, nella
distribuzione dei materiali.
La giornata corre veloce fra mille chiamate, interviste, richiami,
aggiustamenti, spiegazioni, piccoli problemi da risolvere, si
montano cinque nuove tende e nella serata vengono assegnate, il
sorriso dei fortunati ti paga delle difficoltà della giornata.
Arriva l'ora della cena, della riunione con i capisquadra, tanti i
problemi da discutere : le disposizioni di non fare capannelli nel
campo, di non fermarsi a parlare o scherzare in punti visibili, il
non dover mangiare prima della fine della distribuzione ai
kosovari, i programmi per il nuovo giorno.
Alle 23,30 si va a dormire.
Il nuovo giorno sorge con nuovi problemi, la dottoressa
della notte ha riempito l'infermeria di mamme e bambini perché
incapace a rimettere i profughi fuori dal campo e quindi se
volevamo liberare l'infermeria avremo dovuto montare nuove tende..
Iniziano le visite di giornalisti, cameraman, autorità locali,
infermieri per vaccini, controllo della pulizia del campo da parte
delle autorità locali, arriva Valdo Spini con la scorta e i
giornalisti.
Nel pomeriggio mi reco a Tirana, Hotel Tirana sede della sala
operativa. Grande movimento. Grande andirivieni di persone e
personalità. Grande caos. Mi viene chiesto per il giorno
successivo la possibilità di andare a Tirana per il montaggio di
cinque tende, accetto.
Dalla funzione sanità mi viene richiesta la disponibilità
all'invio tutti i giorni di una ambulanza medicalizzata in
aeroporto. Do la disponibilità. Rientro in campo. Dalle ANPAS
arriva la richiesta di collaborazione per Scialc, preparazione di
circa 150 pasti. Le funzioni sono entrate a regime e stanno
funzionando quindi mi risparmio la riunione con i capisquadra,
controllo i servizi per il giorno successivo, richiamo su
segnalazione del responsabile la sanità alcuni medici e si chiude
un nuovo giorno.
I giorni successivi passano più o meno nello stesso modo, nuove
tende vengono montate ogni giorno, nuovi ingressi ufficiali di
giorno, tende che si riempiono la notte di parenti e amici e che
al mattino successivo vengono a chiedere nuovi materassini e nuovi
sacchi a pelo; gli addetti al censimento non riparano a scoprire e
segnare i nuovi arrivati.
La decisione presa è di cercare di dividere le tende più
affollate, ma di questo passo non è facile riparare.
Arriva il giorno del cambio, la DIE ci consegna gli attestati
dell'ambasciata ora i clandestini sono sanati, manca solo quello
mio; l'orario comunicatomi era arrivo circa le 8,30, contatto i
carabinieri per la scorta e loro sanno dalle 10 alle 11, ci
rechiamo più volte al porto e siamo informati che la nave
attraccherà alle 15. Il campo rimarrà sicuramente scoperto poiché
la partenza è prevista per le 18. Chiedo alle ANPAS l'invio di
due cuochi per la cena per aiutare i nove volontari della
Misericordia di Roma che rimarranno anche per la settimana
successiva. Quindi mentre procedo all'accoglienza dei nuovi che
sbarcano alle 16 e con la preparazione dei fogli e della dogana
escono dal porto alle 17,20, saluto quelli che partono che nel
frattempo iniziano le operazioni di carico. Arrivo velocemente al
campo e trovo i cuochi delle ANPAS, i carabinieri e i nostri di
Roma a preparare la cena si comincia con la distribuzione
.Distribuita la cena, distribuiti i compiti delle funzioni alle 23
si muove verso l'albergo per la presa di posizione delle camere,
che come al solito non tornano e si ricomincia con le solite
lamentele dei nostri buoni confratelli che si aspettavano chissà
quale albergo; chiedo a tutti di arrangiarsi e che al mattino
successivo avremo accomodato tutti. Alle 1 c'è silenzio.
Col nuovo giorno cominciano i nuovi problemi:
Siena deve per forza scaricare il tir che deve subito ripartire.
Si scaricherà a Scialc e poi subito in porto per la partenza. Il
tir vuoto viene riaccompagnato in porto entro le dodici per
l'imbarco. Risolvo la situazione posti letto all'albergo. C'è un
altro tir da scaricare.
Il campo va avanti nella sua routine quotidiana; vengo poi
informato che il tir di Siena è ancora in porto, poiché
all'autista sono stati chiesti dei soldi per essere imbarcato.
Telefono a Tirana si muove la Guardia di Finanza vengono
restituiti i soldi all'autista e il tir trova posto sulla
nave. Tutto continua nella norma.
Il giorno successivo circolano nel
campo varie voci : 1 volontario con la scabbia, la televisione
italiana che la sera prima ha dato notizia che i volontari sono
pagati, la stessa notizia pubblicata sul Manifesto. Chiamo il
medico responsabile e il presunto volontario colpito da scabbia,
mi informo, capisco che il volontario ha agito con leggerezza nel
diramare la notizia e che qualcuno si è divertito a spargere ad
arte. Arriva la farmacista che ha sparso la notizia della
televisione italiana con una lettera scritta di dissenso da
inviare agli organi di informazione italiani le spiego come
funziona l'attività di protezione civile, di come questa si
muove, le ricordo che la possibilità che noi abbiamo è solo
quella di coinvolgere l'ufficio stampa del dipartimento presso
Tirana. Nei giorni che seguono il lavoro continua. Al
termine delle due settimane i profughi che hanno trovato posto in
campo sono 2178, le tende hanno raggiunto il numero di 234. Quando
siamo arrivati abbiamo trovato 149 tende e 1160 profughi. Abbiamo
in questi giorni allestito un mini parco giochi per i piccoli,
rafforzato il consiglio degli anziani e dei capifamiglia, sono
stati costruite le staccionate per il campo e i cestini per i
rifiuti con il legname dei pancali, è stata realizzata la
copertura per la distribuzione della mensa. Abbiamo giocato con i
tantissimi bambini, siamo stati in ascolto degli anziani; siamo
venuti a conoscenza di tante storie tristi e di tante offese
ricevute, abbiamo cercato di portare a tutti un sorriso e una
stretta di mano. Pur convinti di non aver fatto molto salutiamo i
nuovi amici kosovari. Le lacrime scendono ancora una volta dagli
occhi di tutti, mentre si salutano gli amici del cambio. La nave
riparte per riportaci verso le nostre case nel cuore di ognuno la
speranza di poter tornare, negli occhi tante scene che non
dimenticheremo facilmente.
Paolo