L'ultimo viaggio di Paolo al campo di
Rrushbull
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E arrivò anche il 18
maggio, giorno della seconda partenza per l'Albania, l'emozione era quella
della prima volta, ancora tante domande: sarà tutto com'era stato
lasciato? ci saranno i soliti profughi, i soliti problemi? Tre settimane
d'assenza in fondo non sono tante in un paese normale ma nella situazione
albanese possono essere una eternità.
Ritrovo ore 15 ad Andria, si caricano gli aiuti, conosco i nuovi in
partenza, alle 18 ci muoviamo per il porto di Bari; arrivo al porto,
controllo dei presenti e dei mezzi dalla lista fornitami e imbarco. Saliti
sulla nave è già l'ora di cena, quindi si mangia e di seguito |
breefing
con tutti i partenti, divisione dei compiti, raccomandazioni sul
comportamento da tenere, consigli utili ai responsabili delle funzioni.
Alle 23 in punto la nave parte, si va a riposare.
La mattina del nuovo giorno alle 7,45 lo sbarco nel porto di Durazzo.
Niente di nuovo. Solita trafila alla dogana, si discute per i camion che
sono con noi, alle 9,50 si esce dal porto, direzione Rrushbull. Fuori del
porto si sta lavorando per l'ampliamento della strada, si ripianano le
buche, il primo impatto è quello di un grande cantiere.
Appena giunti cambio delle funzioni, presa di possesso del campo, verifica
delle condizioni del campo, guardandosi intorno si cominciano a ritrovare
volti conosciuti, tanti vengono a salutare felici di rivederti, tanti
incontrerò nella giornata e nei giorni seguenti; ancora una volta l'addio
a chi parte, ancora una volta tante lacrime che scendono da entrambe le
parti e dopo pranzo il saluto a chi parte.
Sono di nuovo il responsabile della gestione di Rrushbull, dalle
informazioni ricevute dal mio predecessore le presenze al campo sono più
o meno le stesse, alcuni hanno trovato posto in altri campi
ricongiungendosi ai familiari, altri sono andati in casa di conoscenti,
altri si sono ritrovati e sono rimasti nel campo.
Girando per il campo ritrovo Juliette, una madre di tre figli con il
marito ricoverato a Bari in emodialisi da oltre un mese e mezzo, della
quale avevo avuto rassicurazione che sarebbe partita per il
ricongiungimento due giorni dopo la mia precedente partenza, mi si butta
al collo e piangendo mi chiede come mai è ancora lì, "dicono,
forse, bugie anche gli italiani è mai possibile non poter partire per
l'Italia"; prometto il mio interessamento per avere informazioni, lei
mi dice che non può più aspettare, che la sua vita è ormai finita, che
vuol raggiungere il marito altrimenti non sa cosa farà. Dopo aver preso
informazioni e non aver più trovato neppure la pratica della richiesta,
mi impegno a ricominciare la pratica dal capo e dopo tante difficoltà,
con grande gioia mia e di tutti i volontari, con l'aiuto prezioso e
puntuale dei carabinieri, dopo aver più volte minacciato di uccidersi lei
e i bambini, finalmente il 2 giugno siamo andati ad accompagnarla sulla
nave destinazione Bari. Tante le lacrime di gioia scese dagli occhi di
tutti.
242 le tende montate, 2089 i presenti in campo, l'infermeria è stata
spostata dalle 4 tende che la componevano e al loro posto due bellissimi
moduli di 12 metri con aria condizionata e 4 ambulatori, la farmacia e una
stanza di degenza con due posti letto, l'allacciamento dell'acqua
all'acquedotto non ancora effettuato, i bagni chimici ancora presenti, i
nuovi bagni prefabbricati montati che attendono l'acqua per funzionare. I
box adibiti a magazzino in disordine con il materiale messo alla rinfusa.
Un campo spontaneo con 2800 persone nato in un terreno davanti al nostro,
con tende belghe, profughi arrivati da Kukes in attesa dell'apertura del
campo belga. Apertura che avverrà a fine settimana ma che ogni giorno
aspettano da noi un pasto caldo e necessitano continuamente di visite
mediche.
Questa la situazione attuale che insieme a 85 confratelli dobbiamo
gestire.
Si parte con il rimettere a posto i magazzini, riprendere i contatti con
il consiglio degli anziani, rafforzare la cucina, controllare i lavori
ancora da fare, nel frattempo prendiamo atto del caldo torrido che ci farà
compagnia per tutto il tempo. La sera alle 21 presa coscienza di tutto
lasciamo il campo per recarci al Miami, il nuovo campeggio che ci ospiterà
per la cena e la notte. Campeggio a 20 metri dalla spiaggia costituito da
58 tende ministeriali con box servizi e docce. Nessun rimpianto per il
vecchio Florida. La strada da percorrere si è allungata è più polverosa
per i lavori in corso d'ampliamento della sede stradale, ma qui almeno
possiamo farci una doccia e le tende sono più pulite delle camere. Alle
24 sistemata la nostra roba nella tenda si dorme.
Nella notte mi telefonano che al campo hanno fatto a botte e che è
intervenuta la polizia albanese arrestando due contendenti ma che tutto è
sotto controllo per la presenza sul posto dei Carabinieri.
Il mattino successivo sveglia alle 6,30, colazione e partenza per il
campo, nuova giornata di lavoro. Il daffare è sempre lo stesso,
fortunatamente le persone che ora si presentano al cancello chiedono solo
visite mediche, medicine o qualcosa per mangiare, pochi quelli che si
presentano richiedendo una tenda e quasi tutti in piccoli nuclei (3-4
persone al massimo) che chiedono di potersi ricongiungere con familiari
residenti in campo; ricongiungimenti quasi sempre possibili. Nel
pomeriggio mi reco a Tirana per presentarmi, salutare e vedere le necessità,
al mio rientro in campo sono avvisato di un parto imminente. Parto non
semplice di una giovane donna all'ottavo mese di gravidanza e con tanti
problemi. Alle 21,50 nasce Anna pesa 1,350 kg,
Il giorno seguente siamo avvisati della visita del ministro Livia Turco,
che avverrà nel pomeriggio. La vita si svolge sempre uguale, l'orologio
sembra quasi non esistere ti ritrovi all'ora di pranzo lo guardi e sono
quasi le 15 e ti pare di essere arrivato da poco se non fosse per il sole
che ti cuoce da ormai molto tempo.
Alle 16 arrivo del ministro che visita il campo, si informa della
situazione, si congratula per l'efficienza dei servizi offerti, conosce la
nuova nata, si incontra con i responsabili kosovari che ringraziano
l'Italia per l'aiuto offerto e per quanto gli italiani stanno facendo e
riparte per rientrare a Tirana.
Al tramonto del sole guardi l'orologio e ti accorgi che sono ormai le
20,30, c'è ancora da fare la riunione con le funzioni, con i capisquadra;
finalmente alle 22 si parte per andare a cena e a riposare.
I giorni trascorrono veloci, i problemi da affrontare sono tanti ma uno
dopo l'altro trovano la soluzione.
Finalmente arriva anche l'allacciamento dell'acqua e si provano i nuovi
bagni. Perdono quasi tutti, mancano molti pezzi, tolti dai più piccoli
per giocare. Elenco delle cose da comprare e da aggiustare e il giorno
successivo arriva l'idraulico a rimettere tutto a posto e inizia
l'assegnazione a nuclei familiari dei singoli servizi. Un'altra cosa
prende il via.
Arriva la domenica e alle 15,30 padre Giovanni (cappellano di Durazzo)
insieme a don Alessandro (un confratello venuto con noi a lavorare)
celebra la S.Messa.
Lunedì si presentano al cancello un gruppo di cinque persone che dicono
di essere stati tenuti prigionieri nelle prigioni serbe, le loro
condizioni di salute sono precarie, durano fatica a stare in piedi,
vengono accolte nel campo e sistemate nella tenda degli anziani, quando
proviamo a dare loro da mangiare non ce la fanno ad inghiottire e subito
vomitano verde, si saprà poi che sono stati costretti a mangiare erba.
Vengono ricoverati in infermeria e nutriti con alcune flebo.
Si comincia a pensare al cambio del contingente che avverrà puntualmente
il mercoledì, la nave arriva puntuale, i problemi con la dogana sono gli
stessi di sempre, ma, fortunatamente alle 9,20 si esce dal porto direzione
Miami.
Assegnazione delle tende, scarico dei bagagli, indottrinamento sul come
comportarsi, assegnazione delle funzioni e partenza per Rrushbull, cambio
delle funzioni, presa di coscienza del campo e iniziano i soliti addii, le
lacrime, le domande: ritornerai? non ti scorderai di noi?
La vita del campo riprende con i nuovi arrivati, e si continua nella
solita routine.
Mercoledì arrivano ancora dieci prigionieri, stanchi con i vestiti
sporchi e a fatica si reggono in piedi. Vengono fatti spogliare, lavare e
con nuovi vestiti entrano in campo e vengono ricoverati in infermeria.
Giovedì ore 14 con una macchina viene portata all'infermeria una donna
che ha partorito 3 ore prima per strada un maschietto, che viene subito
visitato e ricoverato insieme alla madre presso l'infermeria. Più tardi
arrivano anche i parenti, 11 persone che chiedono di poter avere una
tenda, che non c'è. Vengono sistemati alla meglio per la notte in una
nostra tenda di lavoro e rifocillati; appena una sarà disponibile saranno
accolti. Cosa che avverrà il giorno seguente con il montaggio di una
nuova tenda nell'ultimo posto rimasto libero nel campo.
Venerdì una donna mi riferisce di aver saputo che a Kukes è arrivato suo
figlio e la suocera. Il bambino era appena nato quando la donna con il
resto dei familiari era stata costretta a fuggire, aveva lasciato il
piccolo alla suocera nella speranza di poterlo ritrovare più tardi,
magari rientrando in Kossovo. Per i soliti motivi anche la suocera era
stata costretta alla fuga e si era portata dietro il piccolo. Ora notizie
giunte con un tamtam strano le assicuravano la presenza dei due a Kukes,
presso il campo profughi. Da una rapida ricerca compiuta a Tirana i nomi
non risultavano nell'elenco di Kukes. Informo la donna, che mi riferisce
di prendere notizie precise da chi l'aveva avvisata e avuta la conferma
che non sono in campo ma su un trattore che li ha accompagnati fin lì mi
chiede la possibilità di poterli andare a prendere. Preparo una lettera
di presentazione per i responsabili del campo di Kukes e la mattina
successiva consegno alla donna i soldi per l'auto per il viaggio. Il
giorno dopo vengo chiamato, telefonicamente, dal responsabile del campo di
Kukes che mi informa del ritrovamento; in contatto con Tirana si preparano
i fogli per il viaggio in elicottero da Kukes fino a Tirana dove alle 16
si conclude il ricongiungimento con il resto della famiglia.
Sono le piccole ma grandi emozioni che ci ripagano della nostra presenza,
del nostro agire e operare.
Questa volta abbiamo nel gruppo dei volontari un sacerdote e un frate,
quindi già dal sabato si prepara per la celebrazione della Messa. Si
incornicia una stampa della Madonna della Pace, un'icona che avevo preso
prima di partire, si prepara una croce con canne di bambù, si invitano i
bambini a cercare fiori di campo per il giorno successivo. Una famiglia ci
chiede di poter battezzare una bambina di tre mesi; la famiglia è
mussulmana ma vuole ad ogni costo battezzare la bambina e dice di
impegnarsi a farla crescere cattolica, c'è un attimo d'imbarazzo da parte
di tutti, superato il giorno seguente dopo un colloquio con padre
Giovanni. Viene stabilito il rito per il lunedì alle 16,30.
Un gruppo di Catanzaro, che aveva conosciuto la famiglia in periodo
precedente si impegna all'acquisto del vestito per la festa, si prepara un
fonte battesimale con un bagnetto gonfiabile reperito in magazzino, con un
carabiniere e un volontario per padrino, una volontaria per madrina
accogliamo nella schiera dei battezzati questa nuova sorella cui è
imposto il nome di Speranza (augurandosi che sia di buon auspicio).
L'"Arcobaleno" della nostra missione vive nella
"Speranza" di una pace rapida e duratura.
Il giorno della nostra partenza si sta avvicinando, tanti altri episodi o
aneddoti potrebbero essere raccontati a testimonianza della nostra
presenza e dei sentimenti vissuti in questa esperienza accanto al popolo
kosovaro, ma è giusto che rimangano anche dentro di noi come
arricchimento interiore e per non dimenticare.
Mi piace però concludere con un ringraziamento particolare ai nostri
Carabinieri che mettendo in atto la loro preparazione e la loro sensibilità
sono stati elemento d'aiuto in tanti bisogni che si sono presentati e non
solo per quelli d'istituto ma con grande umanità si sono molte volte
rimboccati le maniche aiutandoci nella gestione del campo e molto spesso
giocando anche con i bambini.
Nella speranza di una pace vicina, e di una eventuale nuova partenza,
magari per l'accompagnamento in Kossovo dei profughi ringrazio tutti con
la formula che da sempre, come fratelli della Misericordia, ci scambiamo:
IDDIO RENDA MERITO
Paolo

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