Colui
che chiede, riempiendo una domanda, di poter essere iscritto fra i
fratelli di una Misericordia, si impegna, a rispettare: le sue leggi e
statuti, fare la carità verso i bisognosi, sapendo di avere la possibilità
di fare un opera di misericordia ad un fratello nel disagio, abbandonato o
bisognoso, sa per certo che la sua ricompensa sarà solo quella finale
concessa dalla fonte della Misericordia infinita di Cristo.
Lo
slancio dei fratelli si è contraddistinto da sempre nelle emergenze
locali, quanti atti possiamo trovare negli archivi di Stato, archivi
Ecclesiastici o in quelli delle singole Confraternite di fratelli deceduti
nel compiere il loro servizio durante le epidemie di peste, di tifo, di
colera dei tempi antichi, fratelli annegati per soccorrere chi stava
annegando, o in incidenti stradali andando a soccorrere persone ferite in
questi ultimi..... o sotto le macerie nella speranza di poter salvare una
vita.
Per
questo ritengo che quando si è motivati non andiamo nelle emergenze per
mettere "la bandierina del c’ero anch’io," "per
andare a vedere cosa è successo" o "perché il recarsi
su luogo disastrato ci faccia sentire importanti". Sicuramente in
questi casi non c’è paura neanche delle malattie a cui possiamo andare
incontro, anche perché, oggi, cerchiamo di agire con le dovute
precauzioni.
Negli
ultimi anni, abbiamo molti esempi di personaggi che non hanno avuto timore
ad avvicinarsi alla persona più umile e bisognosa, penso a Madre Teresa e
ai lebbrosi, ai malati di AIDS, penso ai ricercatori che per sconfiggere
il male con nuovi farmaci sono morti per sperimentarli; penso ai tanti
familiari che stanno vicino ai loro cari colpiti dalle più diverse
malattie, senza paura.
Perché
dovrei aver paura dell’uranio arricchito o impoverito, se ho desiderato
partecipare ad una missione umanitaria?
Missione,
che nonostante tutte le polemiche sollevate verso la Protezione Civile, è
andata a buon fine; facendo osservare al mondo il nostro grande spirito
umanitario che ci ha fatto sentire orgogliosi di essere ITALIANI.......
Durante
il periodo trascorso in terra albanese ho sofferto molto per non poter
dare di più, è stata un esperienza che da una parte mi ha arricchito ma
da un’altra mi ha reso impotente nei confronti di chi non sono riuscito
ad ospitare o aiutare.
Abbiamo,
preso delle precauzioni tipo: non mangiare cibi crudi, non bere acqua dai
rubinetti, ma acqua minerale imbottigliata. Chiederei a chi non è stato
in Albania se conosce le condizioni igieniche e sanitarie di quel paese e
i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti.
Sono
convinto che tante polemiche potrebbero anche, essere non sollevate, se la
comunità scientifica, fosse in grado di dare delle risposte certe in
tempi brevissimi. L’esperienza dell’uranio impoverito dovrebbe ormai
essere stata analizzata a fondo con risultati certi, poiché questo tipo
di armi sono già state ampiamente usate nella guerra del Golfo e i dati
dovrebbero essere a conoscenza degli esperti e credo che i cittadini
debbano avere fiducia in essi.
Seguendo
poi, una volta rientrato in Italia un centro di accoglienza, abbiamo avuto
dai risultati delle analisi ematiche compiute sui profughi, tantissime
hamantù positive e se tutto questo, fosse da attribuire a delle epatiti
virali?
Personalmente,
sono tranquillo, i fratelli della Misericordia che sono stati con
me lo sono altrettanto; dentro di noi rimane la volontà di essere sempre
disponibili per ripartire, anche se speriamo mai, là dove un grido di un
fratello nel bisogno ci chiami.
Paolo
D.