Il Vestito della povertà
Questo
viaggio in Albania è stato proprio un viaggio missionario, di
evangelizzazione.
Prima
di partire mi tornava forte la frase di Sant’Eugenio: “Mi ha mandato
ad evangelizzare i poveri” , e così penso che sia stato. Non so se ci
sono riuscito , ma penso di aver fatto del mio meglio. Ci sarebbero tante
cose da raccontare , ma è difficile esprimerle , perché
vorrei descrivere i minimi particolari , vorrei che le persone
fossero state lì con me ed avessero visto quelle cose che , io, ho visto.
Non so se riuscirò a descrivere bene quei momenti , quei luoghi…….
Due
scene, due emozioni forti porterò sempre con me.
La
prima è la sensazione che ho provato quando sono entrato in casa di una
famiglia nel villaggio di Gomsiqe
la casa , formata da due stanze puzzolenti ; cinque persone marito,
moglie, tre figlie di cui una handicappata( dicono che il padre le abbia
picchiato la testa contro il muro), e un bambino in arrivo. Avrò sempre
negli occhi quella bambina che ti abbracciava solo per una carezza .Lì ho
stentato ha trattenere le lacrime e il viaggio di ritorno verso casa delle
suore è stato in silenzio per me.
Famiglie
intere che partono dalle montagne ed arrivano in città senza avere niente
, costrette a vivere in case orrende in periferia, come quelle famiglie
che abbiamo visitato il primo giorno:” se tutti i posti sono così , “
mi sono detto quando li ho visti , “ se andremo in altri posti come
questo non so se riuscirò a resistere.” Mi sono accorto di quante cose
io abbia quanti vestiti , scarpe… e come invece molti di loro indossano
lo stesso vestito per una intera settimana, o un paio di scarpe fino a
quando una Suora gli porta le “nuove“ scarpe. sicuramente per loro, ma
vecchie per chi precedentemente le (indossava). Tornato a casa mi sono
chiesto: perché sono andato in Albania .” Non ho trovato risposta, mi
sentivo come gli apostoli dopo la morte di Gesù , non capivano niente,
nemmeno il senso della loro chiamata. Solo a distanza di qualche giorno ho
capito. Sono stato confuso per qualche giorno, mi sentivo strano. Tutti i
miei compagni di viaggio parlavano di aver visto Gesù in tutto quello che
facevano, di aver incontrato Gesù nei poveri, di
averlo visto nei loro occhi. Io invece mi sentivo vuoto e confuso.
Ho capito invece che è dal 1997 che io vedo Gesù nei poveri , da quando
cioè ho fatto il servizio civile ad un dormitorio della Caritas stando 12
ore a contatto con extracomunitari . Dal quel momento è come se avessi
addosso “ il vestito della povertà “ Dal quel giorno continuo la mia
assistenza ai poveri.
Forse
è per questo che in Albania mi sembrava tutto normale .
Tornato
a casa ho ridetto il mio sì ai poveri.
L’Albania
resterà sempre dentro di me.
Emanuele
