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Dragon Ball,
Dragonball Z, Dragonball GT, Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono
proprietà di Akira Toriyama, Bird Studio e Toei Animation.
Questa fanfiction
è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno
leggerla.
Nessuna
violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….
IL MATRIMONIO DEL PRINCIPE DEI SAIYAN
Parte prima
By Aresian
Sono passati circa nove mesi dalla fine del Cell
Game. I nostri amici sono tornati alle loro tranquille e pacifiche esistenze.
In casa Son si festeggia comunque una novità. La nascita del secondogenito di
Son Goku, il piccolo Goten. In realtà il padre, come tutti sappiamo, è morto
nel corso del Cell Game ma a quanto pare nei dieci giorni che hanno preceduto
il torneo si era dato da fare!!!. Gohan è felicissimo per la nascita del
fratellino, così come la neo-mamma che
stravede per il piccolo che è l’esatta copia del padre. Bhè era come avere
ancora Goku in casa, pensavano i nostri amici.
Il piccolo Goten aveva circa una settimana. Come
tutti i saiyan era nato con la coda e già con una nutrita zazzera di capelli.
Questa volta, sapendo bene a cosa sarebbero andati in contro i nostri amici
avevano provveduto immediatamente a tagliare la piccola codina. Non volevano certo
che il dolce Goten si trasformasse in un feroce scimmione. Questo mai!!!
“Mamma. Ha appena telefonato Bulma. Avevano
intenzione di venire a farci una visita” disse Gohan entrando nella camera dove
la madre stava cambiando il pannolino al piccolo.
“Ma certo. Mi farebbe molto piacere” disse di
rimando Chichi. L’unica cosa che gli dava un po’ di pensiero era l’idea che
potesse essere accompagnata da Vegeta. Lei ancora non si fidava di quello
scontroso saiyan, anche se va detto aveva combattuto al fianco degli altri per
sconfiggere quel terribile mostro.
“Non se ne parla neanche” sbottò il saiyan
contrariato.
“Andiamo, Vegeta. Smettila di fare l’asociale. Non
capita tutti i giorni di festeggiare la nascita di un saiyan” la buttò lì,
Bulma. Era da più di un’ora che cercava di convincere l’uomo ad accompagnarla
dai Son.
“Cosa?” sbottò irritato. “Sei impazzita? Perché
dovrei festeggiare la nascita del figlio di Kaharoth?”.
Bulma sbuffò esausta. Non era possibile discutere
con lui. Quando c’era di mezzo Goku non ragionava più.
“O insomma. Sei impossibile” sbottò esasperata. Poi
le venne in mente un’idea. Con un sorrisino innocente gli disse “Peccato
sarebbe stata una buona occasione per verificare se è più forte di Trunks”.
Quelle parole colpirono l’orgoglio del saiyan che
dopo aver grugnito per un paio di volte le rispose “E’ l’unica ragione per cui
vengo” e detto questo si allontanò con passo deciso.
Con un sospiro di sollievo la donna si rilassò.
Cominciava ad essere stanca di quelle continue discussioni. Dopo il Cell Game
lui era sì tornato alla Capsule Corporation ma il suo comportamento scostante
era se è possibile peggiorato. Stava tutto il tempo chiuso in casa e non si
allenava quasi neanche più. La donna aveva confidato la sua preoccupazione
all’amica. Chichi era convinta che questo strano comportamento fosse da
associare alla scomparsa di Goku, morto il suo rivale Vegeta si sentiva
spiazzato.
“Mamma, sono arrivati” disse Gohan correndo in
contro all’Air Jet di Bulma.
“Ciao, Gohan. Sicuro che non disturbiamo?” chiese
Bulma scendendo dall’aereo e prendendo in braccio il piccolo Trunks.
Il ragazzino prese la manina che il piccolo gli
porgeva e sorridendo rispose “Assolutamente no”. Poi, con una certa sorpresa
notò che Bulma non era venuta da sola.
“Buona sera, Vegeta” disse il piccolo sorpreso.
Il saiyan gli rispose con un breve cenno del capo.
Si sentiva nervoso. Non era mai stato a casa di Goku ed ora si sentiva a
disagio.
Prima che lo scorbutico compagno cambiasse idea, Bulma
si affrettò a seguire Gohan dentro casa.
“Chichi” esclamò gioiosa andandole subito in contro.
“Che piacere vederti, Bulma” disse Chichi
sorridendole.
“Come stai, e il piccolo?” si informò Bulma
gentilmente.
“Ah!. Lui sta benissimo. Vedrai è il ritratto di suo
padre” disse con le lacrime agli occhi.
Bulma comprendeva i sentimenti dell’amica.
Vegeta, frattanto, si era fermato sulla soglia e
stava studiando attentamente l’arredamento della piccola casa. Chichi si
accorse della sua presenza e accigliata si chiese se non fosse venuto per
creare guai.
Scorgendo lo sguardo preoccupato dell’amica Bulma si
affrettò a rassicurarla. Con una pacca affettuosa sulla spalla le chiese “Il
piccolo dov’è?”.
Al pensiero del suo piccolo angelo Chichi si
rischiarò immediatamente.
“Vado a prenderlo”.
Mentre la donna era uscita Bulma si volse verso il
saiyan e con un’occhiataccia gli disse sottovoce “Puoi evitare di comportarti
come un rapace a caccia e mostrarti un minimo cortese?” lo apostrofò.
Lo sguardo del saiyan si incupì “Ti faccio presente,
donna. Che io non volevo venire, quindi mi comporto come mi pare e piace”.
Gohan guardò dall’uno all’altro, confuso. In quel
mentre Chichi fece ritorno nella stanza con tra le braccia un adorabile
bimbetto placidamente addormentato.
“Al diavolo” pensò Vegeta. Quel moccioso era
identico al suo rivale.
“Oh” commentò Bulma sorpresa “Ma è adorabile. Posso
prenderlo in braccio?” chiese esitante.
Chichi annuì e glielo porse. Imbarazzata Bulma si
rese conto che teneva ancora in braccio Trunks. Disorientata si guardò attorno.
“Prendilo un attimo, per favore” disse a Vegeta, infilandogli in pratica il
bimbo tra le braccia.
Chichi osservò incuriosita la scena. Era veramente
insolito vedere il fiero principe dei saiyan arrossire. Confuso l’uomo non potè
far altro che tenere tra le braccia il figlio. Forse era la quarta o quinta
volta che lo faceva da quando era nato.
Trovandosi tra le robuste braccia del padre il
piccolo prese a giocare con la cerniera del giubbotto che l’uomo indossava.
Vegeta si sorprese ad osservare il volto paffuto del figlio. Era un saiyan come
il piccolo di Kaharoth. La loro stirpe non si sarebbe estinta, pensò con un
moto di soddisfazione. Freezer non ci era riuscito. I saiyan erano
sopravvissuti.
Bulma riconsegnò il piccolo Goten alla madre.
“E’ un bambino dolcissimo” le disse convinta.
“Già” confermò orgogliosa la madre.
“Ehi, Bulma. Riprenditi Trunks” disse Vegeta
ridandole il piccolo. Poi prima che qualcuno potesse prevedere le sue
intenzioni prese Goten dalle braccia della madre e lo sollevo sopra la propria
testa.
Oddio, pensò Chichi allarmata. Era pronta a sgozzare
il saiyan quando questi disse con fredda calma.
“Rinfodera gli artigli, donna. Sto solo controllando
il suo potenziale combattivo”.
I presenti fissarono il volto deciso dell’uomo
mentre questi studiava il neonato che teneva tra le mani.
Per essere un neonato il suo livello non è male,
pensò, comunque è inferiore a quello di Trunks, constatò soddisfatto. Il
piccolo prese improvvisamente a strillare a pieni polmoni cercando di scalciare
il fiero saiyan. Di rimando anche il piccolo Trunks iniziò a protestare
vivacemente. Senza scomporsi Vegeta restituì il piccolo a Chichi.
“Posso sbagliarmi, ma non raggiungerà mai il livello
di Gohan” disse convinto.
Incuriosito il ragazzino gli si avvicinò “Cosa
intendi dire? E’ davvero possibile percepire già adesso il suo potenziale?” la
cosa lo incuriosiva.
Vegeta si volse a fissare il ragazzo. Quel piccolo
mezzo sangue aveva mostrato una forza strepitosa, ben al di sopra della sua e
di quella dello stesso Kaharoth. Stranamente pero, l’idea di essere superato da
quel marmocchio non gli dava così fastidio. Evidentemente l’incrocio delle due
razze, terrestre e saiyan dava vita a guerrieri di livello superiore.
“Certamente. I saiyan hanno sempre tenuto sotto
controllo la potenza dei propri guerrieri, già dalla nascita” gli rispose. Poi
rivolgendosi alla compagna disse “Io me ne vado”.
“Ma come, Vegeta?” disse confusa la donna. Che
voleva piantarla in asso un’altra volta.
“Ma che diamine hai capito. Torno a casa. Quello che
volevo sapere l’ho già scoperto. Il resto non mi interessa” così dicendo si
voltò ed uscì dalla casa. Stava per decollare quando Gohan lo trattenne.
“Vegeta. Ehm! Ecco, ci sono altre cose sui saiyan che
dovrei sapere?” chiese intimorito il ragazzino.
Questa poi, Gohan chiedeva a lui dei consigli. La
cosa gli creò prima sconcerto e poi una certa soddisfazione. Era divertente
dover istruire il figlio di Kaharoth sulla vera natura dei saiyan.
“Se dovesse succedere, sai dove trovarmi” gli
rispose col solito tono freddo e scostante.
Gohan annuì. Fortuna che aveva accettato di dargli
dei suggerimenti. Aveva la sensazione che la sua natura saiyan, in futuro, gli
avrebbe dato qualche problema.
Qualche giorno più tardi Chichi restituì la visita a
Bulma. Stavano tranquillamente prendendo il tè, mentre i loro figli dormivano
placidamente nelle rispettive culle.
“Senti, Bulma. Puoi dirmi che non sono affari miei.
Ma ho l’impressione che il tuo rapporto con Vegeta sia giunto ad un punto
morto, o sbaglio?”.
Ad un punto morto? Magari, era la Siberia. Non che
Vegeta fosse mai stato un gran romanticone ma almeno, in passato, conversavano
un po’, magari di sciocchezze o del suo passato, che lui teneva gelosamente
custodito e che lo rendeva inavvicinabile. Adesso aveva l’impressione che le
rare volte che stavano insieme fosse per lui solo un modo per sfogare i suoi
istinti naturali e nient’altro. Doveva ammetterlo quella situazione la stava
facendo soffrire.
“Non so più cosa fare” confesso sconsolata
all’amica. “Ho tentato in tutti i modi di arrivare al suo cuore. Ma se ce l’ha
la celato dietro una spessa ed impenetrabile coltre di ghiaccio. Sai penso che
resti qui solo perché non ha un altro posto dove andare” concluse amareggiata.
“Non vorrai arrenderti proprio adesso, Bulma” la
rimproverò l’amica. Ci aveva riflettuto parecchio e si era convinta che se
aveva tentato disperatamente di vendicare al morte del figlio non era per
orgoglio ferito ma per la disperazione di un padre. E se sapeva amare il figlio
avrebbe potuto amare anche la madre.
Le parole dell’amica le diedero nuovo coraggio.
Dannazione, avrebbe fatto capitolare quell’orgoglioso e testardo saiyan a
qualsiasi costo.
Come succedeva da un paio di mesi, Vegeta entrò nella
stanza di Bulma direttamente dalla finestra e senza dirle niente la prese tra
le braccia e la portò sul grande letto. La donna sapeva cosa era venuto a
cercare ma era stanca di dare e non ricevere nulla in cambio.
Cosa che non si sarebbe mai sognata di fare la donna
allontanò le mani del compagno e risoluta gli disse “Questa volta è no, Vegeta.
Sono stanca. Ho lottato per avere la tua considerazione, anche briciole di
amore ma adesso non posso più. Cerca altrove, saiyan, il tuo piacere”.
Vegeta, stranamente, non si scompose, raccolse con
calma la maglia che aveva gettato sul pavimento e si allontanò senza dire una
sola parola. Quando l’uomo fu scomparso dalla sua vista la donna si lasciò
scivolare a terra, il viso inondato di lacrime.
“Questa volta l‘ho perso” pensò sconfitta.
Per tre settimane Vegeta non si fece vedere. Era
partito quella stessa sera con la navicella “Capsule n. 2” senza una precisa
meta e aveva vagato qua e là per lo spazio. Quando Bulma lo aveva respinto si
era reso conto di aver rovinato tutto. Aveva un figlio che amava, dannazione,
si lo amava e non poteva più negarlo a se stesso. Ma quello che lo sconvolgeva
adesso era che teneva moltissimo a quella fragile terrestre. Altro che semplice
sesso. Stupido aveva tirato la corda finchè si era spezzata. Bulma non riusciva
più a reggere da sola il loro rapporto che lui si rifiutava di rendere più
profondo e speciale. A questo punto c’era solo una cosa che poteva fare per
ricucire i cocci della loro relazione, ammesso che lo volesse.
Bulma ed i suoi genitori erano seduti in sala da
pranzo e stavano mangiando tranquillamente. Il signor Brief e la moglie avevano
notato uno strano pallore sul volto della figlia. Aveva profonde occhiaie e
decisamente non era in forma. Vegeta era scomparso e tutto faceva pensare che
tra i due fosse successo qualcosa.
Stavano ancora riflettendo sulla cosa quando il
saiyan in persona fece il suo ingresso nella stanza. Non gli avevano mai visto
sul volto quello sguardo.
“Uscite. Voglio restare solo con Bulma” disse freddamente
ma il lampo metallico dei suoi occhi lasciò perplessi i due. Scotendosi la
donna si alzò obbligando il marito a fare altrettanto. Quei due dovevano
risolvere i loro problemi da soli.
Bulma aveva sentito un brivido percorrerle la
schiena, la sua sola voce aveva il potere di sconvolgerla.
“Cosa vuoi?” gli chiese senza però voltarsi. Non
voleva commettere l’errore di guardarlo in viso.
Quello che stava per fare gli costava più di quanto
la donna potesse mai immaginare.
“Dannazione, non riesco a parlare alla tua schiena.
Voltati” le disse irritato.
La donna sussultò, sempre la solita arroganza. Ma
non volendo discussioni fece come le aveva, gentilmente, chiesto.
Lo sguardo confuso che gli lesse negli occhi la
lasciò di sasso. Non lo aveva mai visto così.
“Che cosa è successo?” le chiese subito preoccupata,
avvicinandosi a lui.
Perfetto, pensò il saiyan. A quanto pareva ci teneva
ancora a lui.
“Non voglio trovare un’altra donna. Io voglio te.
Dannazione, Bulma. Cosa devo fare per farti capire che non è solo sesso?” le
disse adirato.
La donna lo guardò in volto determinata. Doveva
combattere fino in fondo, era per entrambi che lo faceva.
“Sposami” gli disse semplicemente.
Quella parola ebbe sul saiyan l’effetto di un’onda
energetica in pieno petto. Maledizione. Com’è che erano arrivati a quel punto?
“Sei impazzita?” le chiese boccheggiando.
“Niente affatto. Dannazione a te, Vegeta. Mi stai
distruggendo. Ogni volta che le cose non vanno come vuoi tu prendi e te ne vai
ed io non so mai se tornerai. Io ho bisogno di un compagno, di un amante e di
un amico. Tu prendi e basta. Io ti amo ma tu mi stai uccidendo. Non posso
permettertelo, lo capisci?” gli disse iniziando a piangere senza ritegno. Solo
in quel momento l’uomo notò che era smagrita e soprattutto i lividi segni che
le cerchiavano gli occhi. Quegli occhi azzurri che sorridevano sempre, pieni di
vita e che ora era spenti, vuoti.
“Io… Accidenti, ma anche se ti sposassi cosa
cambierebbe per te?” le chiese scosso e quanto mai confuso il saiyan.
“Ti conosco bene, oramai. Se tu accettassi di
sposarti lo faresti solo se stimassi la tua compagna e se la considerassi tua
pari. E forse… solo se tu l’amassi” concluse la donna abbassando lo sguardo,
aveva paura di vedere la derisione negli occhi di Vegeta e questo non avrebbe
potuto sopportarlo.
In quel mentre Trunks iniziò a piangere e la donna
si affrettò a prenderlo in braccio voltando le spalle al saiyan.
“Se ora va via per noi è finita” pensò Bulma
trattenendo il respiro.
Il silenzio si tra di loro si protrasse ancora per
alcuni interminabili minuti. Quando credeva di non poter più la resistere la
donna lo sentì rispondere.
“D’accordo, Bulma. Ti sposerò, ma non pensare di
potermi cambiare, io sono e sempre resterò Vegeta il principe della razza
saiyan” le disse deciso.
La donna si volse frastornata da quella
affermazione. Gli occhi dilatati per lo stupore la donna annaspò in cerca di
una risposta.
“Non mi sono mai sposato prima. Che diamine bisogna
fare?” chiese Vegeta per spezzare il silenzio. A quelle parole la donna si
squotè. Cielo come lo amava.
“Non preoccuparti, ti spiegerò tutto. Vedrai sarà
una cerimonia grandiosa” disse raggiante volandogli letteralmente addosso.
Vegeta sostenne senza difficoltà l’impatto e guardò
burbero il volto ora radioso della donna. Sospettava che avesse architettato
tutto sin dal principio. Sconsolato si arrese all’evidenza dei fatti, presto
avrebbe sposato quella testarda, capricciosa ma bellissima terrestre e tutto
sommato la cosa non gli dispiaceva affatto.
-
continua -
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