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Dragon Ball, Dragonball Z, Dragonball GT, Bulma, Vegeta e tutti gli altri personaggi sono proprietà di Akira Toriyama, Bird Studio e Toei Animation.

Questa fanfiction è stata creata senza fini di lucro, per il puro piacere di farlo e per quanti vorranno leggerla.

Nessuna violazione del copyright si ritiene, pertanto, intesa….

 

 

RICORDI.

By Aresian

 

Questa storia si svolge circa quattro anni dopo lo scontro con Majinbu.

 

“Goku. Presto venite. E’ pronto in tavola” gridò Chichi dalla finestra per attirare l’attenzione del marito e del figlio.

“Arriviamo” disse prontamente il saiyan. Quando si parlava di cibo non sapeva resistere.

Era un tranquillo giovedì pomeriggio di una frizzante giornata tardo primaverile. I nostri amici stavano facendo un breve allenamento. Era da un pezzo che Goku non si allenava con il figlio, spesso Goten era alla Capsule Corporation per le sue sedute di allenamento insieme a Trunks e Vegeta. Il ragazzo era migliorato molto ma Goku non era ancora soddisfatto. Se non fosse stato per gli allenamenti speciali per la fusione il ragazzo non avrebbe più alzato un dito. Era oramai dedito ad un altro genere di passatempo. A differenza del fratello, Goten adorava la compagnia delle ragazze ed era diventato un vero e proprio dongiovanni. Ora, seduti a tavola, davanti ad ogni sorta di prelibatezze, il saiyan si concentrò solo sul cibo.

“Ah. Dimenticavo, papà. Vegeta ha detto che voleva parlarti. Sarebbe passato lui questo pomeriggio. Disse Goten tra un boccone e l’altro.

“Sai di cosa si tratta?” chiese il saiyan perplesso.

“No. Quello che ti ho detto è tutto quello che so”. Poi, guardando l’orologio, il giovane trangugiò in un solo boccone il resto del pranzo e alzandosi bofonchiò “Com’è tardi. Ciao a tutti. Devo andare”.

“Goten” lo trattenne decisa la madre. “Si può sapere che fretta c’è?”.

“Devo vedermi con la mia ragazza” disse il giovane prima di sparire oltre la porta.

Goku osservò divertito il volto irritato della moglie. E sì, Goten era decisamente meno tranquillo di suo fratello Gohan.

“Era tutto squisito, cara. Io vado a riposarmi un po’. Chiamami quando arriva Vegeta” disse alla moglie alzandosi a sua volta da tavola.

“D’accordo, tesoro”.

 

Nel frattempo a circa trecento chilometri di distanza…

“Bulma. Dovè finito Trunks?” chiese Vegeta entrando nel laboratorio della moglie.

La donna, senza voltarsi gli rispose.

“Credo che sia uscito, caro. Ha detto qualcosa circa una partita di football e di una ragazza”.

Vegeta fece una smorfia disgustata. Quella peste del figlio stava disertando sempre più gli allenamenti.

“Accidenti. Ma perché diamine non vuoi funzionare?” sbottò improvvisamente la donna tirando un calcio al macchinario che stava riparando. Vegeta la osservò perplesso. Non che si fosse mai interessato molto a quello che combinava la moglie in quel laboratorio ma vederla prendere a calci i macchinari era comunque insolito.

“Che ti prende?” le chiese deciso.

Con un sospiro sconsolato la donna posò la chiave inglese e si avvicinò ad una tavolo dove si trovava una lattina d’aranciata.

“Niente. Sto benissimo” disse la donna senza però voltarsi a guardarlo. Vegeta notò che la mano della donna tremava leggermente. La conosceva bene oramai e quel gesto gli fece comprendere che era particolarmente nervosa.

“Stai mentendo” l’apostrofò contrariato.

“O. Insomma Vegeta. Perché diavolo non riesci a farti gli affari tuoi?” sbottò la donna alterata.

Vegeta rimase di sasso. Non era assolutamente normale che la donna reagisse a quel modo. Era chiaro comunque che non avrebbe ottenuta alcuna risposta, così decise di andarsene. Stava diventando nervoso anche lui ed era meglio evitare inutili discussioni.

Bulma si era già pentita per il proprio scatto di nervi. Ma non poteva farci niente. Fra due giorni sarebbe stato il primo anno dalla scomparsa dei suoi genitori e la donna ne risentiva. Gli mancavano molto e questo anniversario lo stava vivendo in modo doloroso. Per lo più il figlio sembrava comportarsi come se niente fosse, lui andava ad una partita di football. O cielo, non era veramente arrabbiata con Trunks. Non sapeva neanche lei con chi ce l’aveva.

 

Circa un paio d’ore dopo, Vegeta era in volo diretto verso la casa di Goku.

Chichi sentì bussare alla porta ed andò ad aprire.

“Entra pure, Vegeta. Vado a chiamare Goku” gli disse tranquilla.

“Sono già qui, cara” disse la voce del marito, che stava già scendendo dalle scale.

“Salve, Vegeta. Qual buon vento ti porta qui?” chiese incuriosito.

Il principe dei saiyan non ci girò troppo intorno e venne subito al sodo.

“Voglio battermi con te, Kaharoth”.

Chichi, che stava rassettando la cucina si volse di scatto.

“Che hai detto?” sbraito brandendo immediatamente una padella.

Goku sorrise tranquillo. “Metti via la padella, tesoro. Vegeta vuole solo sgranchirsi un po’. E’ cosi vero?” concluse rivolto all’amico.

Il sorriso ironico di Vegeta era già una risposta.

“Noi due abbiamo un conto in sospeso da troppo tempo oramai. Credo sia il momento giusto per chiuderlo” disse infatti.

“Sono d’accordo con te, fa strada” gli rispose Goku sorridendo a sua volta. “Ci vediamo più tardi, Chichi” disse poi rivolto alla moglie prima di seguire Vegeta.

La donna restò a fissare il cielo nel punto in cui erano scomparsi. Quei due, non sarebbero mai cambiati. Sempre e solo voglia di menare le mani.

 

“Accidenti, Vegeta. In questi ultimi quattro anni sei migliorato molto” disse Goku tirandosi faticosamente a sedere. Era sfinito, il loro duello era durato circa tre ore e alla fine erano finiti entrambi al tappeto.

“Che fai? Mi prendi in giro?” borbottò Vegeta tentando di alzarsi, le gambe lo reggevano a mala pena. “Perché diamine non ti sei trasformato in SSJ3. Non avevo bisogno di nessun vantaggio da parte tua” disse irritato.

“Andiamo, amico. Sai perfettamente che quella trasformazione mi consuma troppo rapidamente. Era più divertente combattere ad armi pari. Sai mi sono divertito un sacco” disse il nostro saiyan convinto.

Vegeta era ancora irritato ma in fondo anche lui si sera divertito molto, come non gli accadeva da tempo. Per un saiyan puro come lui la lotta era vita, restare a lungo inerte lo stava rendendo nervoso. “Bhè. Forse dovremmo batterci più spesso” disse sornione.

Goku sorrise. “Mica male come idea”.

Completamente rilassato si appoggiò ad una roccia ad osservare il tramonto. Ben presto anche Vegeta fece lo stesso. Il principe dei saiyan stava improvvisamente ripensando allo strano atteggiamento della moglie. Kaharoth la conosceva da quando erano ragazzini, forse lui sapeva cosa le stava succedendo. Probabile che si fosse confidata con Chichi.

“Kaharoth” disse, esitando poi un istante, non che gli facesse particolarmente piacere discuterne con il rivale “Che tu sappia Bulma e tua moglie si sono viste recentemente?”.

Goku volse lo sguardo sorpreso.

“Perché me lo chiedi?”.

“Così” disse il saiyan arrossendo lievemente e volgendo lo sguardo altrove.

Goku lo osservò a lungo perplesso. Aveva l’aria preoccupata. Forse Bulma non stava bene. Improvvisamente ricordò le parole della moglie, ne aveva giusto parlato qualche giorno prima.

“Adesso che ci penso, sì. Una settimana fa. Chichi ha detto che le era sembrata triste” disse a quel punto.

Vegeta sussultò lievemente. Triste?

“Le ha detto perché?” chiese serio.

“Perché me lo chiedi? Avete qualche problema?” chiese sinceramente interessato il saiyan. Vegeta arrossì fino alla radice dei capelli.

“Ma che ti salta in mente, Kaharoth. Vedi di impicciarti degli affari tuoi” sbottò alterato.

Goku lo fissò imbarazzato e dispiaciuto. Non voleva irritarlo. Vegeta si era alzato e se ne stava andando.

“Aspetta. Secondo Chichi è triste perché gli mancano i suoi genitori. Sai, dopo domani è un anno che sono morti” disse sempre più convinto di avere ragione.

Che fosse per quello, pensò il principe dei saiyan. Era confuso. Lui aveva perso sua madre quando aveva solo tre anni, neanche se la ricordava e suo padre non gli era mai mancato particolarmente. Non che fosse stato il massimo come genitore. Per lui era molto difficile comprendere lo stato d’animo della moglie. Senza dire niente si allontanò rapidamente, sotto lo sguardo attento dell’amico. Goku era veramente dispiaciuto. Era chiaro che Vegeta ci teneva a Bulma, ragazzi aveva accettato la fusione con i potara solo quando gli aveva detto che Majinbu l’aveva uccisa e assorbito il loro figlio, per nessun’altra ragione al mondo Vegeta si sarebbe fuso con lui.

 

Venne il giorno dell’anniversario. Bulma si recò al mattino, di buon ora, al cimitero. Voleva andarci da sola. Voleva restare un po’ con loro e dare sfogo al suo dolore senza essere vista da nessuno. Lo stesso pomeriggio si recarono alla funzione in ricordo e lei e Trunks si avviarono al cimitero dove il ragazzo posò un bellissimo mazzo di fiori. Gli occhi del figlio erano lucidi. Come aveva potuto pensare che a lui non mancassero? Aveva solo un modo diverso di reagire al dolore. Vegeta era rimasto all’ingresso del cimitero e li aspettava col viso corrucciato come il suo solito. Notò subito che entrambi avevano pianto ma non fece commenti.

Quella sera, dopo cena, Trunks si eclissò. Aveva un appuntamento in centro con Goten e un gruppo di amici. Bulma si sedette in soggiorno a guarda la televisione. Non che i programmi che trasmettevano la interessassero particolarmente ma era il modo migliore per distrarsi. Vegeta, come al solito, era nella palestra per il suo allenamento serale.

Dopo un paio d’ore di insulse telenovelas che ottennero il risultato di farla intristire di più la donna decise di andare nel laboratorio. Forse se si fosse messa al lavoro sarebbe riuscita a distrarsi. Quella dannata giornata sarebbe finita, prima o poi. Ma era talmente distratta che rischiò due volte di saldarsi le mani invece che i componenti elettronici della scheda computerizzata. Decise di farsi male del tutto e tirò fuori le foto dell’album di famiglia.

Quando uscì dalla Gravity Room Vegeta la trovò seduta sul tappeto del soggiorno circondata da centinaia di fotografie.

“Ma allora è un vizio?” disse il saiyan, fissando le foto sparpagliate sul pavimento. Bulma sapeva a cosa si riferiva. Aveva dovuto faticare parecchio per fargli fare qualche foto, specie quelle del matrimonio o del compleanno di Trunks. Vegeta detestava farsi fotografare e le fotografie in genere.

“Che c’è di male. Almeno con queste foto riesco a rivedere i loro volti. Tu non hai niente dei tuoi genitori, scommetto che non ricordi neanche che faccia avevano?” sbottò irritata. Non appena le parole uscirono dalle sue labbra la donna lo fissò inorridita. Cielo, come aveva potuto dirgli una cosa simile?

Il saiyan non si scompose e le rispose tranquillamente “Mio padre era identico a me, ma aveva la barba. Mia madre, non ricordo che faccia avesse. L’avrò vista si e no tre o quattro volte”. Il suo tono era freddo e distaccato. Difficile capire se fosse apparenza o se realmente la cosa non gli facesse alcun effetto.

“Mi spiace. Non avrei dovuto dirlo” si scusò iniziando a raccogliere le fotografie. Distrattamente il saiyan ne raccolse una. Il dott. Brief e la moglie, molto giovani, erano ritratti vicini a un lago e la donna teneva una bimba di circa un anno in braccio. Sorpreso il saiyan chiese “Questa sei tu?”.

Avvicinandosi a lui per vedere la donna sorrise. “Sì. Ero molto piccola vero?” disse dolcemente.

“Guarda, in questa invece avevo quattro anni. Me l’hanno scattata all’asilo” disse mettendogliela in mano. Il saiyan la guardò tra l’incuriosito e l’annoiato. Era veramente una bimbetta paffuta ma graziosa.

Passarono le restanti tre ore a guardare fotografie sul tappeto del soggiorno mentre Bulma raccontava aneddoti di quando era bambina, del suo rapporto con i genitori e lentamente i suoi occhi ripresero a sorridere, non erano più tristi. Vegeta ascoltò la metà dei suoi sproloqui ma si rese conto che parlare in quel modo di se stessa e dei suoi le stava facendo bene così finse un minimo di interesse. Quando finalmente si decisero ad andare a letto la donna gli disse, prima di addormentarsi. “Grazie, Vegeta. Sei stato un tesoro”.

Il saiyan non rispose, imbarazzato aveva finto di dormire e di non averla sentita. Che cavolo aveva pur sempre il suo orgoglio.

 

- FINE -

 

By ARESIAN.

 

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