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RITORNO A CASA

By Aresian

 

 

Dopo il terribile episodio del Cell Game, dove Goku, per salvare il pianeta aveva perso la propria vita, ritroviamo i nostri amici alla Capsule Corporation pronti a salutare il giovane Trunks. Il ragazzo si era rivelato essere niente meno che il figlio primogenito di Bulma e Vegeta. Il piccolo fagottino che la signora Brief teneva in braccio non era altro che il piccolo con venti anni di meno.

Il coraggio e la determinazione di questo ragazzo avevano costretto Vegeta, il fiero principe dei saiyan a venire a patti con se stesso e con i propri sentimenti. Lui, che poco prima del Cell Game aveva abbandonato Bulma e il piccolo per dedicarsi anima e corpo agli allenamenti era stato costretto a riconoscere che amava il figlio più della sua stessa vita, visto come aveva reagito quando Cell lo aveva spedito all’altro mondo. Ma Vegeta, aveva mostrato questo suo affetto al giovane Trunks? In molti ce lo siamo domandato. Cosa è accaduto in quelle ventiquattro ore dopo la fine del Cell Game?

 

“Che cosa? Mio padre ha attaccato Cell?” chiese Trunks sorpreso all’amico. Yanko annuì e aggiunse “Quando Cell ti ha eliminato non è più riuscito a contenere la propria rabbia, senza pensarci su si è scagliato contro Cell pronto a distruggerlo con le sue mani”.

Yanko non aveva nessuna ragione per mentirgli. Felice il giovane comprese che il padre lo aveva fatto per lui. Evidentemente ci teneva più di quanto non volesse dimostrare.

Appena tornato a casa fu accolto come un eroe da sua madre e dai nonni.

“Tesoro, non sai quanta paura avevo. Ho veramente temuto di averti perso” disse Bulma tra le lacrime, stringendo al petto il piccolo Trunks.

“Non piangere, mamma. Adesso è tutto finito. Grazie alle sfere del drago sono ritornato in vita”.

Bulma si sedette di peso sulla poltrona. Il suo bel ragazzo era stato eliminato dal nemico, fortuna che Goku aveva trovato un nuovo supremo per il pianeta e che il Drago era tornato.

“E dimmi, tuo padre come sta?” gli chiese preoccupata.

Trunks osservò il volto preoccupato della madre, era chiaro che teneva moltissimo a Vegeta. Se solo fosse riuscito a farli tornare insieme.

“Non preoccuparti. Junior mi ha detto che era ferito, ma stava bene. Si è allontanato da solo. Come al solito” le disse dolcemente.

Bulma si rilassò. Conosceva molto bene il saiyan e sapeva che era andato da qualche parte a leccarsi le ferite e soprattutto a rimettere insieme i cocci del suo orgoglio infranto.

“Ti spiace se vado a farmi una doccia? Sono un po’ stanco” chiese il giovane gentilmente.

“Ma certo, tesoro” rispose prontamente la madre.

Mentre il giovane era sotto il rigenerante getto dell’acqua, Bulma era uscita sul terrazzo e guardava assorta l’orizzonte. Era quasi il tramonto ormai. Chissà se Vegeta sarebbe tornato a casa.

 

Il principe dei saiyan era seduto sul ciglio di un dirupo a molte miglia di distanza dalla città. Era veramente a terra. Non solo Goku e Gohan avevano palesemente superato il suo livello di combattimento, ma aveva anche fallito il suo scontro diretto con Cell. Non era neanche stato capace di vendicare la morte del figlio e questo gli bruciava moltissimo.

Sapeva che Trunks era ritornato in vita. Era da qualche ora che percepiva nuovamente la sua potente aura saiyan. Confuso per i sentimenti di frustrazione ed insicurezza, che per la prima volta in vita sua provava, non sapeva decidersi sul da fare. La navicella con la quale era tornato sulla terra per affrontare i due cyborg non era molto lontana ed aveva ancora parecchio carburante a bordo. Poteva prenderla e partire di nuovo, ma per andare dove? L’altra alternativa era di tornare alla Capsule Corporation ma questo significava prendersi le sue responsabilità e diventare un vero compagno per Bulma ed un padre per il loro figlio. Era questo che voleva? Sconsolato volse lo sguardo verso l’orizzonte. Non doveva decidere subito. C’era ancora tempo.

 

“La cena era ottima, signora” disse Trunks rivolto alla nonna che ancora non aveva ben compreso che quel giovane bello e generoso era nient’altro che suo nipote, con qualche anno in più.

“Ne sono felice, figliolo”.

Il piccolo Trunks scelse quel momento per far sentire la sua voce.

“Su tesoro, non piangere” cercò di calmarlo Bulma. Era in pensiero, Vegeta non era ancora tornato e se le ferite che aveva riportato fossero state più gravi di quanto pensava Junior?

“Mamma, dallo a me. Lo faccio giocare un po’” propose Trunks prendendo in braccio il piccolo. Poiché era una splendida serata si trasferirono tutti sulla veranda mentre il ragazzo giocava sull’erba con il suo piccolo omonimo (come diamine potrei spiegare che è la stessa persona?!!! – Nda).

Il piccolo, gorgogliando allegramente si diresse, gatton gattoni, verso il tronco di una grossa palma.

“Aspetta, Trunks” disse Bulma vagamente preoccupata. Non si poteva mai perderlo di vista. Il piccolo aveva però già girato l’angolo così la donna fu costretta a fare una rapida corsa per impedirgli di andare sulla strada. Quando, però, svoltò dietro il tronco si bloccò di colpo. Il piccolo era aggrappato alle forti gambe del padre.

“Vegeta” riuscì a dire la donna sorpresa. Lo guardò attentamente. Aveva la tuta da combattimento a brandelli e due brutte ferite sul viso e sul torace con il sangue ormai raffermo. Fece per avvicinarsi ma lo sguardo del saiyan la trattenne. Senza dire una parola l’uomo si chinò all’altezza del figlio osservandolo per qualche istante in silenzio. Il piccolo si era aiutato con il forte avambraccio del padre per mettersi in piedi ed ora lo fissava serio in volto. Quello era suo figlio. Nelle sue vene scorreva lo stesso sangue. Voleva davvero mollare tutto e andarsene su un pianeta lontano senza insegnargli cosa voleva dire essere un saiyan, il figlio del principe dei saiyan?

 

Il giovane, non vedendo ritornare sua madre, si avviò anch’egli verso la pianta così potè notare la presenza del padre. Del resto gli era già parso di percepirne l’aura per quanto debole in quel momento. Vedendoli insieme non osò disturbarli e restò ad osservarli nell’ombra, trattenendo il fiato.

 

“Avrai fame” disse la donna, per spezzare quel lungo silenzio “E’ avanzata parecchia roba. Vuoi che te la porto fuori?” chiese guardandolo.

Vegeta non alzò il viso e non le rispose. Tutta la sua attenzione era rivolta al piccolo ed ai suoi sforzi per restare in piedi. Improvvisamente il piccolo perse l’equilibrio e cadde all’indietro. Come toccò terra scoppio in lacrime. Bulma accennò a prenderlo in braccio ma Vegeta la bloccò.

“Se è mio figlio si rialzerà da solo” disse deciso.

Il piccolo, pianse ancora qualche istante poi deciso e ostinato si riavvicinò al padre, e come prima si rialzò in piedi assumendo un’espressione soddisfatta quando si ritrovò viso a viso con il burbero saiyan.

“Sì, sei un saiyan” commentò con un certo orgoglio l’uomo. Poi sollevò il viso a cercare lo sguardo di Bulma.

“Hai cresciuto bene nostro figlio. Ma lui ha bisogno di un padre. Per te è un problema?” le chiese con incredibile sincerità.

Lo sguardo della donna si illuminò improvvisamente.

“Vuoi dire che tornerai a casa?” chiese speranzosa.

Per tutta risposta, Vegeta, il fiero ed indomabile principe dei saiyan, sollevò tra le braccia il figlio e lo tese alla madre.

“Sì” disse laconico.

Ma a Bulma quel semplice sì, bastava ed avanzava.

“Ti amo, Vegeta” gli disse gettandogli le braccia al collo facendo attenzione a non schiacciare il piccolo tra loro due.

Vegeta non le rispose ma il suo gesto valeva mille parole. Con delicatezza passò un braccio attorno alla vita della donna stringendola a sé.

 

Commosso Trunks restò a guardarli ancora per qualche minuto. Quella era la famiglia che avrebbe tanto voluto avere. L’indomani sarebbe partito ma era felice di vedere che alla fine ci era riuscito. Il Trunks di quell’epoca avrebbe avuto una famiglia. Avrebbe avuto finalmente anche un padre.

 

Era ormai mezzanotte quando Trunks sentì bussare alla porta della propria stanza. Incuriosito andò ad aprire. Fu sorpreso di vedere che si trattava di suo padre.

“Papà”.

Il volto di Vegeta era impenetrabile.

“Devo parlarti”. Il suo tono era duro e inflessibile come sempre.

“Ma certo. Entra pure” il giovane si fece da parte ma Vegeta rifiutò.

“Non qui. Seguimi”.

Pur se perplesso il giovane non esitò e lo seguì sulle colline a nord della città. Qui, raggiunto un luogo solitario, Vegeta gli fece cenno di atterrare.

Il giovane notò che le ferite erano state lavate e medicate, sicuramente era stata sua madre. Attese pazientemente che il padre si decidesse a parlare.

“Hai un potenziale invidiabile, Trunks. Ma non illuderti. Anche se il tuo livello di combattimento e superiore al mio, la tua capacità combattiva e di gran lunga inferiore” esordì il saiyan all’improvviso.

Sorpreso il giovane fissò il padre, così si era accorto di quella che era realmente la sua forza, l’aveva sempre saputo.

“La sola forza fisica non serve contro il nemico. I tuoi attacchi sono troppo lineari e prevedibili. Dovrai allenarti molto per diventare un vero guerriero. Agilità, astuzia, velocità, resistenza e potenza fanno di un semplice saiyan un vero guerriero, non dimenticarlo mai”.

Con stupore sempre crescente il giovane si rese conto che suo padre gli stava dando una parte della propria esperienza. Un regalo che mai si sarebbe aspettato da lui.

“Così come sei, comunque non avrai problemi a distruggere sia i cyborg che Cell. Ma ricordati. Tu sei l’ultimo dei guerrieri saiyan e nelle tue vene scorre il sangue dei più potenti guerrieri della galassia. Trova in te stesso la forza per migliorarti, sempre” disse determinato guardandolo in volto.

Il giovane annuì.

“Te lo prometto, papà”.

“Molto bene. Adesso in guardia, Trunks. Abbiamo quattro ore prima che sorga il sole. Ma basteranno ad insegnarti cosa vuol dire essere un saiyan”.

Non riusciva a crederci. Suo padre voleva allenarsi con lui, finalmente non lo considerava un impiccio.

“Sono pronto” disse felice e determinato.

Quattro ore non recuperano una vita ma possono fare molto per un giovane cuore come quello di Trunks.

 

La mattina seguente, di buon ora, tutti erano radunati alla Capsule Corporation per salutare il giovane. Sapevano tutti che sarebbe stato un addio. Quel ragazzo coraggioso non sarebbe tornato mai più. Il giovane salutò con affetto la madre e tutti i suoi amici, poi, prima di salire sulla macchina del tempo volse lo sguardo verso il padre. Vegeta era lì, appoggiato al tronco della stessa palma della sera prima ed il suo semplice gesto di saluto con la mano fu un muto messaggio per Trunks, un piccolo segreto tra i due che il giovane avrebbe portato con sé per il resto della sua vita.

 

-         FINE –

 

 

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