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Estratto dal Cap. VII de La forza della ragione, di Oriana Fallaci, Rizzoli 2004,
pag.159 ss. Il 30 marzo 1977 [il Seminario sui Mezzi e sulle
Forme di Cooperazione per la Diffusione della Lingua Araba] si concluse con una Risoluzione che all'unanimità chiedeva la
diffusione della lingua araba in Europa, e da quel momento i professorini non
si fermarono più. Per dimostrare la superiorità dell'Islam non fecero che
riscriver la Storia come nei romanzi "Noi" di Zamjatin e "1984" di Orwell. Riscriverla, falsarla, cancellarla. Pensa a quel
che accadde nell'aprile del 1983 cioè quando il Ministero
degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher inaugurò per il Dialogo Euro-Arabo il Simposio
di Amburgo e per almeno un'ora cantò la grandezza, la misericordia, la
benignità, la ineguagliabile ricchezza scientifico-umanistica della civiltà
islamica. La chiamò Faro di luce. "Una luce che per secoli aveva illuminato l'Europa, aiutato l'Europa a uscire dalla barbarie"... Quel Simposio durante
il quale quasi tutti chiesero rispettosamente scusa per il colonialismo che
gli ingrati europei avevano inflitto al Faro di Luce. Quasi
tutti espressero disprezzo per coloro che verso l'Islam nutrivano ancora
pregiudizi o riserve. Quel simposio durante il quale la nostra cultura
venne umiliata a tal punto che i delegati arabi ne
approfittarono per rivendicare le origini islamiche del giudaismo e del
cristianesimo. Ossia per presentare Abramo come "profeta di Allah" non capostipite di Israele, e Gesù Cristo come un pre-Maometto
fallito. Senza che nessuno osasse opporsi.
Protestare, almeno balbettare: "Siete
tutti usciti di senno?!?". Oh, in quel Simposio si parlò anche di immigrati:intendiamoci. Non a caso il vocabolo
"equivalenza" lì divenne “uguaglianza" e proprio lì
s'incominciò a dire che i diritti degli immigrati mussulmani (non buddisti o
induisti o confuciani o greco
ortodossi) dovevano essere uguali ai diritti dei cittadini che li
ospitavano. Proproi lì s'incominciò a chiedere che
per gli immigrati mussulmani fossero stampati giornali in arabo, create
emittenti radiofoniche in arabo, stazioni televisive in arabo. Proprio lì
s'incominciò a sollecitare misure per "incrementare la loro presenza nei sindacati, nei municipii,
nelle universitù, nonchè
per esplorare la loro partecipazione alla vita politica del paese ospitante"
(Leggi voto). E da quel giorno i congressi, i
convegni, i colloqui, i seminari, i simposi divennero sempre di più
un'orgiastica apoteosi della civiltà-islamica. Uno svilimento o addirittura
una condanna della civiltà occidentale. Orgiastica, sì. Di quei congressi e convegni e
colloqui e seminari e simposi sono riuscita a procurarmi i testi completi, me
li sono studiati, e credimi: in ciascuno di essi
l'apoteosi è così unanime che par di leggere "Allahs Sonne uber dem Abendland" ossia "Il sole di Allah brilla sull'Occidente". Il
famoso saggio in cui l'orientalista Sigrid
Hunke sostiene l'assoluta superiorità
dell'Islam e afferma che l'influenza esercitata dagli arabi sull'Occidente è
stata il primo passo per liberare l'Europa dal Cristianesimo. (A suo
parere una religione del tutto estranea anzi opposta
alla nostra mentalità). Il guaio è che la signora Hunke
era una fottuta nazista. Erudita quanto vuoi, intelligente quanto vuoi, ma fottuta
nazista. Lo era già nel 1935, quando appena ventiduenne
dette una tesi di laurea in cui diceva che la pulizia razziale era un
compito urgente. Che insomma gli ebrei andavano eliminati
in fretta. Lo era ancor di più nel 1937,
quando, erede spirituale di Ludwig Ferdinand Clauss l'eminente
storico della Germania nazional-socialista, scrisse una dissertazione nella
quale definiva Hitler "il più gran modello che la Storia avesse mai offerto al popolo
tedesco". Lo era più che mai agli inizi degli Anni Quaranta, quando
insieme a sua sorella venne affiliata al Germanistischer Wissenschafteinsatz
ossia al Servizio Germanistica Scientifica delle SS. L'organismo concepito e
gestito da Himmler per germanizzare
l'Europa del Nord. Lo era in ugual misura quando,
nei medesimi anni, i palestinesi e gli altri arabi firmavano patti di
alleanza con Hitler e lo zio di Arafat
cioè il Gran Muftì di Gerusalemme passava in rassegna i reparti delle SS
Islamiche. Lo era anche nell'immediato dopoguerra, quando tanti nazisti
furono processati a Norimberga e impiccati o condannati all'ergastolo ma lei
se la cavò senza un graffio. E più che mai lo era
quando nel 1960 scrisse "Il Sole di Allah brilla sull'Occidente". Libro che con la
scusa di strappare l'Europa alle radici giudaico-cristiane
rispolvera tutti gli argomenti del Terzo Reich.
Incluso quello relativo all'utilità di allearsi con
gli arabi per combattere l'imperialismo britannico. (A quel tempo
l'antiamericanismo si chiamava antibritannismo).
Infine lo era nel 1967 quando il governo tedesco allora presieduto dal
democristiano Kurt Georg Kiesinger la mandò a fare un tour culturale nei paesi arabi
cioè tener conferenze ad Aleppo, ad Algeri, a
Tunisi, a Tripoli, al Cairo dove la Corte Suprema degli Affari Islamici la
dichiarò membro-onorario. E naturalmente lo era nel 1990, cioè
nove anni prima di morire, quando per un editore islamico scrisse il suo
ultimo libro: "Allah ist ganz anders",
"Allah è tutt'altra
cosa". (Ossia incomparabile). E detto ciò lasciami parlare del convegno che insieme al Consiglio
d'Europa, ma su proposta della Fundacion Occidental de la Cultura Islamica, longa
manus del Dialogo Euro-Arabo a Madrid, nel maggio
del 1991 l'Assemblea Parlamentare dell'Unione Europea celebrò a Parigi col
titolo "Il contributo della
civiltà islamica alla cultura europea". Convegno
al quale gli arabi non intervennero. Salvo due americani col cognome coranesco e il passato barricadero,
stavolta tutti i delegati erano europei. Spagnoli,
francesi, belgi, tedeschi, italiani, svizzeri, scandinavi. Lo scelgo per questo. E mentre riguardo il volume che raccoglie gli interventi, centottantacinque
pagine fitte, lo sdegno si trasforma in sgomento. Perchè
tutti (spero senza rendersene conto) partecipano all'apoteosi ricalcando
fedelmente le tesi Hitleriane di Sigrid Hunke. Tutti si rifanno ad "Allahs Sonne
uber dem Abendland"
o ad Allah ist
ganz anders. E l'unanimità
anzi la sincronia con cui quegli spero iganri discepoli di Sigrid Hunke esprimono il loro ossequio all'Islam è tale che
invece d'ascoltare un gruppo di studiosi sembra di veder sfilare la Wehrmacht in ALexanderplatz. A
passo d'oca. Sembre bravi, secondo loro, i mussulani. Sempre primi della classe, sepre
geniali. In filosofia, in matematica, in gastronomia. In letteratura, in
architettura, in medicina. In musica, in giurisprudenza, in idraulica. E sempre cretini, noi occidentali. Sempre inadeguati, sempre
inferiori. O sempre in ritardo. Quindi nelle
condizioni di dover ringraziare un figlio di Allah
che ci ha preceduto, illuminato, istruito come un maestro che guida un alunno
zuccone. Ai tempi dell'Unione Sovietica, ricordi, c'era Popov. Non lo sapeva nessuno chi fosse stato questo Popov. In
quale epoca e in quale regione fosse vissuto, quale volto avesse avuto, e
quali prove della sua esistenza avesse lasciato. Non
si sapeva nemmeno se Popov fosse un nome o un
cognome o un soprannome. Peggio, un'invenzione. Però
i Sovietici e i trinariciuti italiani dicevano che
aveva inventato tutto lui. Il treno, il telegrafo, il telefono, la cerniera
lampo, la bicicletta. La macchina da cucire, la falciatrice,
il violino, i maccheroni, la pizza. Insomma tutte le cose che credavamo d'avere inventato noi. Bé,
con gli spero ignari discepoli di Sigrid Hunke succede lo stesso.
Unica differenza, il fatto che i loro Popov
si chiamino Muhammad o Ahmad
o Mustafa o Rashid.
E che invece d'appartenere all'Unione Sovietica, esprimere
la Superiorità del Comunismo, appartengano al passato remoto dell'Islam ed
esprimano la Superiorità dell'Islam. Per esempio: io credevo che il
sorbetto si mangiasse già al tempo degli antichi romani i quali lo
fabbricavano con la neve portata dalle montagne e conservata nelle cantine a
bassa temperatura. invece la signora Margarita Lopez Gomez della Fundacion Occidental de la
Cultura Islamica a Madrid mi racconta che l'hanno inventato i Popov di Allah. Che in Mesopotamia la neve si conservava meglio di quanto noi si
conservi il cibo in frigorifero, che la parola "sorbetto" viene
dall'arabo "sharab". Credevo anche che la
carta l'avessero inventata i cinesi. Per l'esattezza, un
certo Tsai-lun che nel 105 dopo Cristo (quindi 500
anni prima di Maometto) riuscì a fabbricarla con le fibre di gelso e bambù.
Invece, sempre stando
alla signora Lopez Gomez,
l'hanno inventata i mussulmani di Damasco e di Bagdad
e l'hanno diffusa i loro discendenti di Cordova e
di Granada. (Naturalmente, le città più
splendide e civili che il mondo avesse mai avuto.
Roba in confronto a cui l'antica Atene di Pericle e l'antica Roma di Augusto diventavano squallidi villaggi). E poi credevo che lo studio della circolazione sanguigna
l'avesse iniziato Ippocrate. Invece no. Secondo quella signora lo
iniziò Ibn Sina ciè Avicenna. Né è tutto, visto che per il professor Sherif Mardin della Washington
University (uno dei due americani col cognome coranesco
e il passato barricadero) ai Popov
dell'Islam dobbiamo pure i carciofi. Inclusi i
carciofi alla giudea, cioè i carciofi che la gente
cattiva come me usa attribuire ai giudei. E coi
carciofi gli dobbiamo gli spinaci, le arance, i limoni, il sorgo, il cotone.
Cosa strana, questa del cotone, in quanto a scuola
avevo imparato che il cotone gli antichi romani lo importavano dagli egiziani
al tempo dei faraoni. Ci facevano i pepli, le toghe, i lenzuoli, e se non
sbaglio la medesima cosa accadeva con gli antichi greci. Il professor Mardin,
però, non si ferma alle verdure. Sostiene che alla civiltà islamica dobbiamo
anche il Dolce Stil Nuovo, scuola poetica che come
tutti sanno venne fondata nel 1200 dal bolognese Guinizelli ma fiorì in Toscana e in particolare a Firenze
con Dante Alighieri, Guido Cavalcanti e Lapo Gianni ("Guido, i'vorrei
che tu e Lapo ed io..."). Perché furono i
mussulmani delle Crociate, dice, che per primi cantarono l'amore e la
cortesia e la cavalleria. Furono loro che per primi videro nella donna una
fonte di ispirazione, un mistico strumento di
elevazione. Il professor Louis Baeck dell'Università Cattolica di Lovanio
in Belgio, idem o quasi. Lui infatti afferma
che il contributo dell'Islam non si limita alla letteratura. Si estende
all'economia. Perché il padre della dottrina
economica, dice, non è Adam Smith: è Maometto.
Sebbene all'argomento il Corano non dedichi che qualche sura,
le norme religiose del Profeta riassumono tutte le idee di Adam
Smith. Il professor Reinhard
Schulze del Seminario Orientalistico
di Bonn, invece, assegna all'Islam la paternità dell'Illuminismo. Basta,
ruggisce, con l'attribuire all'Occidente ogni merito dell'Illuminismo. Basta
col presentare l'Europa settecentesca come un vulcano di vitalità
intellettuale e l'Islam come un baratro di inerzia e
decadenza. Basta col dare ogni merito ai Voltaire,
ai Rousseau, ai Diderot,
agli Enciclopedisti. Poi tutto contento ci svela il nome del suo Popov. E' Abdalghani Al-Nabulusi, storico di Damasco, il quale già nel 1730
scriveva quel che Voltaire avrebbe scritto quarantatré
anni dopo nel suo "Precis sur le Proces du Monsieur le Comte de Moraingies contre la Famille Verron". Ossia l'esigenza
di ridefinire il ruolo della religione nella società. (Letterina."Herr Schulze, chiuda il becco.
E certe teorie le lasci alla sua defunta
connazionale Frau Hunke.
Lo sappiamo bene che nel passato remoto dell'Islam ci sono stati anche uomini
intelligenti anzi eccezionali. L'intelligenza non ha confini, riesce sempre a
penetrare il muro dell'idiozia costituzionalizzata,
e può darsi benissimo che tutto solo a Damasco il suo Popov
abbia compreso o addirittura anticipato qualche idea
degli Enciclopedisti. Magari leggendo Isaac Newton che su quell'argomento aveva già pubblicato due trattati di
Storia e Teologia. Ma a parte il fatto che
una rondine non fa primavera, l'Islam ha sempre perseguitato e zittito i suoi
uomini intelligenti. Incominciando dal grande Averroè.
Accusato di eteodossia per
la sua opera "La distruzione della
distruzione", in polemica col fideista Al-Ghazali,
nel 1195 Averroè fu infatti costretto a fuggire da Cordova e nascondersi a Fez dover però lo rintracciarono
subito. Qui gli bruciarono i libri, lo imprigionarono come un
delinquente, e soltanto qualche mese prima di morire (ormai
settantaduenne), riebbe la libertà. Non a caso Ernest
Renan dice che attribuire all’Islam i meriti di Averroè sarebbe come attribiure all'Inquisizione i meriti di Galileo. Herr Schulze, se esiste un
secolo durante il quale l'Islam non irradiò che inerzia e decadenza questo è proprio il 1700. Se esiste una corrente del pensiero con
cui l'Islam non ha mai avuto un cavolo a che fare, questa è
proprio l'Illuminismo. Sa perché? Perché,
come duecentoquarantacinque anni fa Diderot scrisse
a madame Volland: "L'Islam è nemico della ragione". E se i suoi amici
mussulmani non aprono un po' il cervello, se al Corano e alla teocrazia non
danno una bella risciacquata, nessuna Eurabia potrà mai dimostrare il contrario). Quanto agli italiani che in quel convegno si
distinsero per l'ossequio all'Islam, Gesù Uno era
l'allora vice-Segretario Generale del Consiglio d'Europa. Uno, il diessino che a quel tempo
dirigeva la Commissione Gioventù e Cultura e Sport e Media del Parlamento
Europeo. Uno, il titolare della Cattedra di Studi
Islamici presso l'Istituto Universitario di Napoli. E leggere i loro
interventi mi infonde, più che sgomento, imbarazzo e
dolore. Accecato dal Faro-di-Luce,
infatti, il primo trova Popov anche nelle
canzonette Napoletane. In "O Sole mio", dunque, e in "Funiculì-Funiculà". "Le canzonette napoletane che io canto potrebbero esser state scritte
da musicisti del Nord Africa. E lo stesso può dirsi di tante canzoni
siciliane o spagnole" dice il testo che ho
sotto gli occhi. Poi dall'omaggio musicale passa, anche lui, a quello gastronomico.
Ci informa che molti piatti siciliani, spagnoli,
bulgari, greci, Juguslavi (per l'appunto i paesi
che furono maggiormente straziati dal colonialismo islamico) appartengono
all'arte culinaria dell'Impero Ottomano. Dall'omaggio gastronomico passa a quello
teologico, e dimenticando o ignorando una celebre opera che si chiama "De unitate intellectus contra Averroistas" ci informa
che San Tommaso D'Acquino fu profondamente
influenzato dalla scuola di Averroé. Il secondo,
invece, svaluta Giambattista Vico. Afferma che la sua Teoria dei Corsi e
Ricorsi era già stata formulata trecent'anni
prima da un Popov che si chiamava Ibn Khaldun. Non pago di ciò
deprezza Marco Polo. Ci fa capire che le "Cronache" del viaggiatore Ibn
Battuta sono più interessanti del "Milione". Ridimensiona anche
Giordano Bruno. Ci rimprovera di piangere sul suo rogo e non sull'uguale
martirio dell'arabo Al-Hallaj. Infine definisce
l'Islam "una delle più
straordinarie forze politiche e morali del mondo d'oggi" (Non di
ieri, di oggi). Ci rivela che lungi dall'avere una sua identità la cultura europea è un miscuglio di culture
nelle quali bisogna inserire quella islamica. Si congratula per "l'integrazione che sta nobilitando il
nostro continente" e si augura che il pluriculturalismo
ci rinsangui sempre di più... Il terzo, ahimè,
sistema la Sicilia. Voglio dire, le glorie dell'Andalusia le estende alla Sicilia soggiogata per tre secoli dai veri
autori di "O' Sole mio" e "Funiculì-Funiculà". Tacendo il
fatto che per quasi un secolo i siciliani si opposero come leoni alla
loro avanzata, anche in quella Sicilia lui vede un'Età dell'Oro. Un'epoca
così felice che, ne deduci, esser di nuovo invasi
dai figli di Allah è la cosa più fortunata del mondo e anziché lamentarcene
dovremmo ringraziarli. "Shukran, fratelli, shukran! Grazie di venire a portarci un'altra volta la
civiltà!". Per convincere meglio gli ingrati come me
rivela addirittura che in Sicilia i cristiani chiedevano di convertirsi
all'Islam non per acquisire i diritti che ai cani-infedeli erano negati ma
perché verso quei Popov nutrivano un'ammirazione
profonda. La stessa che avrebbero nutrito i Normanni
dopo averli cacciati. E va da sé che i delegati belgi o francesi lo superan, spesso, di molte
lunghezze. Nel suo appassionato encomio, ad esempio, il
professor Edgar Pisani direttore dell'Institut du Monde Arabe di
Parigi se la piglia coi giacobini che a un certo punto della Rivoluzione
Francese negoziarono con la Chiesa Cattolica, non con l'Islam... Guarda, in queste centottantacinque pagine vedo un
unico eroe: il parlamentare norvegese Hallgrim Berg che il 9 settembre successivo, all'Assemblea di
Strasburgo in procinto d'approvare il rapporto del convegno, chiese la parola
e sculacciò gli spero ignari discepoli di Sigrid Hunke. "Signori"
disse "qui
stiamo prendendoci in giro.
Questo rapporto non ha niente a che fare con la Cultura Islamica vista in
retrospettiva, e non è innocente come sembra. Non lo è, anzitutto, perché non
spende una parola sull'abominevole trattamento che le donne subiscono nella
cultura islamica. Tale realtà è da voi del tutto ignorata, del tutto
eclissata col pretesto che sull'Islam l'Occidente ha sempre raccontato un
mucchio di bugie. Ed io non voterò per un rapporto
che anziché prendere posizione sul dramma delle donne mussulmane lo nasconde.
Un rapporto che anziché toccare il tema dei Diritti Umani nell'Islam, lo
evita. Un rapporto che pur parlando di Diritti Umani non
chiede all'Islam il rispetto dei Diritti Umani. Un
rapporto che in più tace la verità del problema palestinese, il dilagare del fondamentalismo, gli aspetti negativi dell'Islam.
Aspetti che di giorno in giorno crescono in maniera allarmante
e strozzano il dialogo Euro-Arabo. Signori, il vostro non è un dialogo. E' un
monologo fatto per conto dell'Islam. Un soliloquio dove in nome del pensiero
liberale, della generosità intellettuale, le cose vengono
viste da una parte e basta. Ma il pensiero liberale
e la generosità intellettuale non funzionano quando esistono da una parte e
basta. Voi chiedete, ad esempio, che siano ritirati i testi scolastici nei
quali non si parla del contributo dato all'Islam allo sviluppo culturale
d'Europa. E loro? Abbiamo qualche ragione per credere
che loro intendano fare lo stesso, ossia spiegare nei paesi islamici il gran
contributo che il Cristianesimo e i valori occidentali hanno dato ovunque e a
chiunque? Chiedete anche di introdurre nel nostro sistema scolastico cioè nelle nostre Università, in particolare nelle nostre
facoltà di giurisprudenza, lo studio della Legge Coranica.
E loro? Abbiamo qualche motivo per ritenere che lo
studio delle nostre leggi e del nostro pensiero venga
introdotto nelle loro facoltà di giurisprudenza, nelle loro Università, nelle
loro scuole? Signori, il vostro rapporto non è un documento culturale. E' un
documento politico che serve soltanto a puntellare gli interessi dell'Islam
in Europa. In nome della democrazia io domande che sia
rivisto, discusso, corretto, e....". Ma
non servì a nulla. "Signor Berg, ammetterà che siamo stati
molto flessibili con lei. Le avevamo concesso cinque minuti, e i cinque
minuti sono passati da tempo" lo interruppe
a quel punto il presidente dell'Assemblea. Poi mise ai voti la sua richiesta
che subito venne respinta all'unanimità e, sempre
all'unanimità, il rapporto passò. Divenne la "Recomandation 1162 sur la Contribution de la Civilisation
Islamique a la Culture Europeenne". Documento che suggerendo norme ancor più
tolleranti in materia di immigrazione, invitava a
rivedere o a ritirare dalle scuole i testi non sufficientemente rispettosi
verso l'Islam. Invitava anche a
introdurre lo studio del Corano nelle facoltà di giurisprudenza, teologia,
filosofia, e storia. Non a caso il signo Berg abbandonò la politica. Lasciò Strasburgo, tornò
nella sua Norvegia e, minacciando di buttar giù dalle scogliere chiunque gli rammentasse Maometto o il Parlamento Europeo si ritirò in
un bosco a picco sui fiordi di Nordkinnhalvaya. Ma nemmeno lì trovò la pace che cercava, povero signor Berg. Perché proprio nella sua Norvegia, un paio di anni dopo, venne ambientato un film dal titolo "The Thirteenth Knight" (Il
tredicesimo cavaliere). Una sorta di fiaba medioevale, finanziata dai Politically Correct e
interpretata da un attore andaluso già distintosi
nel ruolo di Mussolini giocane socialista: Antonio Banderas. E sai chi era, chi è,
il Tredicesimo Cavaliere? Un mussulmano bellissimo, mitissimo, misericordiosissimo,
e naturalmente religiosissimo, che scortato da un precettore non meno
perfetto (Omar Sharif) verso il Decimo Secolo
capita proprio tra i fiordi di Nordkinnhalvaya.
Qui incontra dodici biondacci ottusi e ignoranti
quindi cani-infedeli, cavalieri sì ma ottusi e ignoranti quindi
cani-infedeli, che per liberarsi d'un nemico ancor
più barbaro di loro hanno bisogno delle sue islamiche virtù. E per pura nobiltà d'animo, una nobiltà che gli viene
appunto dalle islamiche virtù, lui s'aggrega. Insieme ai dodici biondacci libera il villaggio, v'instaura la pace e la
civiltà, poi risale a cavallo. Ritrova Omar Sharif
che essendo mussulmano quindi pacifista era rimasto
a pregare in una taverna, e portandosi via una norvegese chiaramente
destinata ad entrare nel suo harem riparte nel sole. Il sole di Allah che brilla sull'Occidente. Il Faro-di-Luce. Non so se il signor Berg
si sia mai ripreso dal trauma del "Tredicesimo Cavaliere" approdato
a Nordkinnhalvaya. Però so che nei convegni
successivi l'invito della Recommandation 1162 si
estese al campo della filologia, della linguistica, dell'economia,
dell'agronomia, delle scienze politiche, nonché agli
istituti tecnici. Si rafforzò con l'esortazione a creare università
euro-arabe in ogni paese d'Europa, a pubblicare un maggior numero di libri
islamici, a mobilitare la stampa e la radio e la televisione e l'editoria
"per aprire gli occhi ai male
informati". E il risultato lo vedi ogni
giorno, ormai. L'estate scorsa il solito quotidiano di Roma pubblicò
un articolo sull'inaugurazione della moschea di Grenada.
Più che un articolo, una sigrid-hunkiana
laude a gloria degli andalusi che dopo cinquecento
anni potevan riudire la voce dei muezzin. Ricordando
che nel 1492 Isabella di Castiglia aveva non solo
completato la Reconquista cioè
la Cacciata dei Mori dalla Spagna ma finanziato il viaggio con cui Cristoforo
Colombo contava di raggiunger le Indie, la laude si concludeva infatti con le
seguenti parole. "Ci
riuscì. Però scoprì anche l'America. Ed ora viviamo in un mondo che ancora patisce per il
successo di quelle due imprese". |