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DOBBIAMO COMBATTERE FINO ALLA FINE PER PORRE TERMINE ALLE
SOFFERENZE DEL POPOLO IRACHENO di Johann
Hari http://www.iraqfoundation.org/news/2003/bfeb/20_case.html Se sei una delle tante
brave e oneste persone che ha intenzione di partecipare oggi alle
proteste pacifiste, io ti prego di ripensarci. Ti prego questo non per favorire il governo britanico,
non per i pericoli delle armi di
distruzione di massa, non per qualsiasi ridicola ragione abbiamo sentito
in questi giorni come giustificazione all'intervento armato. No.
L'unica ragione qui per questa guerra e' il popolo
iracheno e i suoi bisogni, e il piu' grande bisogno
che il popolo iracheno ha e'
il nostro aiuto di liberarlo da uno dei peggiori dittatori
esistenti sulla faccia della terra. Puoi non credere alle mie parole. Non hai bisogno neppure di
andare in iraq,
come io ho fatto l'anno scorso, e vedere i visi disperati del popolo dirvi in un vero
e proprio eufimismo, che loro <<amano la democrazia americana e
inglese>>. Sentirli chiedere : <<quando
verrete a liberarci ? Quando potremo vivere finalmente ?
Basta sopportare ancora questo dolore : cio' che il popolo iracheno vuole e abbisogna e' la' disponibile per chiunque
voglia conoscerlo. Andate ad incontrare uno dei tanti esuli
iracheni in occidente (i cinque milioni che hanno
abbandonato lo stato fascista di saddam) e chiedete
loro che cosa dicono i
loro parenti che vivono ancora in Iraq, e se andate alle marce
contate quanti di questi 5 milioni sono presenti. O meglio ancora leggete le
dichiarazioni prese dalle strade irachene dall'International
crisis group, un veicolo
di notizie assulutamente indipendente che ha
inviato persone in irak per effettuare una vasta indagine sull'opinione
pubblica irachena. Credete che il popolo iracheno sia sceso per le strade a chiederci
di fermare questa guerra ?
No, l'opposto. Persino in una nazione dove il prezzo per questo tipo
di dissidenza e' spesso la tortura e la morte, un grande numero ha ben
spiegato che loro vogliono che gli Stati Uniti e l'Inghilterra li aiutino
a liberarsi di Saddam con la forza. Come chi ha compiuto il sodaggio spiega : << La schiacciante maggioranza di coloro che sono stati
intervistati erano nella frustrazione e nell'impazienza per le
condizioni in cui si trovavano [riferito al limbo della oppressione
diplomatica] ed e' importante il numero di coloro che con sorprendente candore
hanno espresso il desiderio che se il cambiamento di regime
dovesse avvenire attraverso un attacco americano, loro l'avrebbero
appoggiato.>> Un considerevole numero di persone ha
rischiato la morte per aver espresso questo
supporto. Quanto credete sia profondamente sentito questo supporto ? Non
possiamo nascondere il fatto che la guerra avra' un terribile costo in
vite umane. Forse 80 o 150,000 persone, di cui molti civili. In ogni
caso nessuno che sia onesto puo' ridurre questo tributo di sangue
chiamandolo semplicemente "collaterla demage". La morte di ogni singolo
essere umano e' una tragedia. Cosi' questa guerra' potra' anche essere terribile, ma lasciare al suo posto Saddam sarebbe molto piu'
terribile. Come confrontare la misura persino di 150,000 morti
contro 23 milioni di persone schiacciate da un dittatore fascista che
pratica quotidianamente l'imprigionamento e la tortura per la sola
opposizione politica (si ricordi che Saddam ha macellato per
disobbedienza persino dei membri della propria famiglia). E' una dura scelta morale, ma ci sara'
l'orrore della morte qualsiasi strada sceglieremo. La differenze e' morire per mano di Saddam
che continuera'
a imporre il suo nazional-socialismo Ba'athist,
oppure morire per aprire la
strada a un nuovo Iraq democratico. E chi ha dubbi su questo dovrebbe
andarsene al nord dell'iraq, dove per lo meno nell'ultimo decennio un
po' di democrazia e liberta' di parola sono apparsi sotto la protezione
USA e inglese. Questa guerra e' letteralmente la sola speranza per estendere la democrazia al resto
dell'Iraq. La politica promossa dalla Francia, quella degli ispettori
ONU che girano per il paese in cerca di armi che si possono nascondere in
qualsiasi piccoloro rifugio non e' altro che una ricetta per lasciare
il popolo iracheno sotto dittatura, e lasciare gli iracheni democratici
nelle camere di tortura, in esilio, o sotto la pietra tombale. Questa politica (quella francese degli ispettori) e' chiamata
"policy of containment". Coloro che sostengono che tale strategia sia riuscita in qualche modo a contenere
Saddam in questo decennio deve tenere a mente che essa ha soffocato
nel medesimo tempo anche il popolo iracheno. E neppure togliere le
sanzioni non portera' alcun vantaggio al popolo iracheno. Saddam ha imposto la sua ditatura
per piu' dieci anni senza che vi fosse alcuna
sanzione, per cui toglierle come potrebbe portarci cio'
di cui abbiamo bisogno, cioe' la deposizione di Saddam ? Le infrastrutture in Iraq sono in un
pessimo stato, ma per la combinata azione della economia
stalinista di Saddam (che non genera ricchezza e ha ridotto il 60 per
cento della popolazione a dipendere dagli aiuti Onu) e dalla
"policy of containment". Certo, con i bombardamenti quella infrastruttura
crollera' del tutto e quindi vi sara' bisogno di un immediato e massivo invio di cibo e medicine. Ma non prendetevi in giro da soli :
L'essere sotto il regime di Saddam
e' per se stesso una purulenta crisi umanitaria senza fine, se non attraverso una
guerra, e non avremo possibilita' di avere sufficiente cibo e
medicine fino a che non avremo rimosso il dittatore. Il popolo iracheno e' ora in una terribile situazione qualsiasi
cosa facciamo (il 40 per
cento dei bambini, secondo un recente rapporto della organinzzazione
Warchild, penesa che la
vita non valga la pena di essere vissuta). La nostra scelta e' fra agire adesso per fermare la
crisi umanitaria, o lasciarci
nelle mani di Saddam a imputridire sotto i suoi programmi, in modo da
privarci di qualsiasi luce di speranza verso cui incamminarci. La vita e' raramente una scelta fra il bene e'
il male, quanto invece una scelta fra il male e
il peggio. Puo' darsi che gli interventi all'estero degli americani, lo sa Dio, siano spesso
terribile. Potrete ricordarmi il Vietnam,
il Cile, o dei crimini commessi oggi in Colombia (e non dovete invece ricordarmi anche onorevoli
interventi, dalla Germania al piano Marshall fino in Kosovo). Le azioni americane siano terribili, ma la
tirannia di Saddam e' dimostrabilmente
peggiore. Se decidete di marciare
per la pace oggi, e quindi decidete che voi sapete il bene della
nostra gente meglio di noi stessi, allora voi avrete dato reatta alle parole di gente come George
Galloway (che si definisce da solo
"uno stanilinsta") e Tony Benn. Lo scrittore Christopher Hitchens ha sollevato un punto che io trovo difficile da ribattere. Se avessimo ascoltato i Benns e
i Galloways negli uglimi 20 anni, come sarebbe oggi il mondo ? Slobodan Milosevic avrebbe massacrato
l'etnia albanese (che, a proposito, sono in maggioranza islamici)
nel suo delirio sulla Grande Serbia, invece di essere dinnanzi a una
Corte per i suoi crimini contro l'umanita'. I talebani
sarebbero ancora al potere in Afghanistan e il bando della musica da una nazione,
per fare solo un piccolo ma rivelativo esempio, sarebbe ancora in atto. E ancora le Falklands sarebbero ancora state etnicamente
ripulite da qualche giunta
dittatoriale argentina e il regime del Colonnello Galtieri non sarebbe
caduto. Il mio ricorrente incubo - letteralmente - e che, quando tutto
questo sara'
finito, io incontrero' ancora qualche amico in Iraq
(e con cui riesco a comunicare via email) e lui mi dira' :
<<Tu sapevi che noi odiamo Saddam, le sue camere di tortura, la sua polizia segreta
e i suoi risultati elettorale del
100%- Sapevi che volevamo rimuoverlo disperatamente. Sapevi dei 5,000 gasati a Halabjah.
Lo sapevi. Cosi' quando i piani Inglesi e
Americani era pronti a eliminare Saddam e a darci la possibilita' di ricostruire il nostro paese, che cosa hai
fatto ? Come potrei rispondergli dicendo : ho
marciato contro la guerra ? Come potro
spiegargli che in un milione nella citta' dove mi
trovo hanno fatto questo ? |