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Editoriale di Zainab Al-Suwaij (11 settembre 2002)

 

Presidentessa del Congresso Islamico Americano

(a sinistra nella fotografia, insieme a un altro esule)

 

 

 

La discussione (sul destino dell'Iraq) ignora un fatto cruciale. Nel

1991 Il presidente George H. W. Bush aveva fatto una promessa al popolo

iracheno riguardo Saddam Hussein. Dopo dieci anni l'America non ha

ancora mantenuto la sua parola.

 

Dopo aver respinto le armate di saddam dall'Iraq il Presidente George H

W Bush , incoraggiato dai suoi analisti della sicurezza nazionale, fece

un appello al popolo iracheno per sollevarsi e liberare il loro paese.

Io, insieme a milioni di altri iracheni, risposi al suo appello. Stavamo

soffrendo sotto uno stato di polizia da anni ed eravamo disperati per

non riuscire neppure a respirare liberamente. La promessa di aiuto degli

Stati Uniti fu l'unico incoraggiamento che avemmo. In pochi giorni un

sollevamento popolare libero ben 15 delle 18 province irachene.

 

Ma non apena Saddam Hussein riusci' a raggruppare le forze rimaste al

difuori delle citta' appena liberate, il Presidente Bush ruppe la sua

promessa. Non fece intervenire gli elicotteri Black Hawks o gli F-16 per

proteggerci dai carri armati della Guardia Repubblicana di Saddam.

Migliaia e migliaia di iracheni che aveva appena esultato per la

liberazione, improvvisamente si ritrovarono sottoposti ad esecuzioni per

strada, torturati dai macellai di saddam e, pochi fortunati, riuscirono

a nascondersi.

 

Poi non vi fu alcuna discussione naizionale (in USA). Il presidente Bush

temette per l'instabilita' di un Iraq senza Saddam e il pubblico

americano si accontento del lavoro ben fatto in Kuwait. Considero'

meglio concentrarsi sulle ispezioni delle nazioni unite che tenere in

considerazione il terribile impatto di una promessa di liberta' al modno

Arabo senza adempierla.

 

Gli americani possono dimenticare la promessa di Bush, ma gli iracheni

no. L'Intifadah schiacciata, la parola con cui gli iracheni chiamano la

rivoluzione del 1991, e' venuta a rappresentare il debito insoluto che

gli Stati Uniti hanno verso il popolo iracheno. Iracheni che prendevano

sul serio l'America sono rimasti delusi e sono divenuti scettici,

sebbene ora il presidente Bush parli ancora di rimuovere Saddam

(l'articolo e' del 9-2002).

 

Ancora, quella rivolta irachena ha rivelato come la leadership Americana

sia in grado  di liberare nel medio oriente i repressi impulsi per la

liberta'. Per anni Saddam Hussein ha tentato di rinforzare la sua

dittatura con la propaganda nelle scuole, nei media, e persino

nell'ambiente religioso. Ma quando gli fu richiesto di sollevarsi il

popolo iracheno lo fece rispondendo con un entusiasmo tale da mandare in

frantumi la facciata fittizia costruita da saddam.

 

Gli americani non comprendono quanto male abbia sofferto il popolo

iracheno e quanto siano desiderosi di essere liberati dal dittatore che

li tiranneggia. Ho parlato recentemente con un pacfista che si oppone

all'azione americana in Irak. <<E' davvero cosi' cattivo ?>>, domando'.

<<In televisione si vedono gli iracheni marciare nelle strade contro gli

stati uniti>>.

Io ho spiegato come fossimo obbligati a partecipare alle marce pro

saddam persino come obbligo scolastico.

Chi si rifuta vengono picchiati dalla polizia. Raccontai pure la storia

di una delle mie compagne di scuola di terzo grado (liceo) che fece

l'errore di dire che in fondo l'Iran non era cosi' male. a ragazza

scomparve una setitmana dopo e non la vedemmo piu'. Sin da quando si e'

in tenera eta' abbiamo imparato che eravamo prigionieri nella stessa

nostra nazione.

 

Il ricordo del terrore di come sono cresciuta sotto saddam fa risaltare

ancor piu' quanto fu meraviglioso sentirsi liberi nei primi giorni della

rivolta. Rispondendo alla chiamata di Bush il popolo iracheno si

riverso' nelle strade e incomincio' a dimostrare.

 

Avevo solo 20 ed ero una donnna, ma mi precipitai a giorire per la

strada.

Vidi negli occhi della gente una gioia che non avevo mai visto prima.

C'era il pericolo delle pallottole che volavano, ma era come una festa

nuziale. Ognuno voleva aver parte di questo primo passo verso la

liberta'. Rischiavamo la morte ma godevamo di ogni secondo.

 

Fu l'unica volta che vidi la mia gente felice e orgogliosa. Con le

nostre vite in mano come e' degno di un essere umano.   Non sapevamo che

questo era solo

una prova sanguinosa e che la liberazione vera doveva attendere, e tanto

meno io sapevo che avrei dovuto fuggire e nascondermi per mesi.

 

La cicatrice per il tradimento non e' rimarginata. L'ultima volta gli

iracheni iniziarono la ribelione e l'america promise di aiutarli a

terminarla ma non lo fece. Questa volta deve essere l'America a fare il

primo passo. Ma la buona notizia e' che io vi garantisco che gli

iracheni faranno si che questa volta il lavoro venga compiuto.

 

Ora, che sono divenuta cittadina americana e sono una sopravvissuta alla

ribellione irachena, i faccio appello al popolo americano di ricordare

la promessa che il vostro presidente fece. La vera questione che dovete

porvi riguardo all'Irak non e' se dovete liberarlo, ma perche' non lo

avete gia' fatto.

 

....

http://www.iraqfoundation.org/news/2002/isept/11_debt.html

 

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