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Alice | Tin.it | Foto album | Disco remoto | Community | |
Nel 1994 l'autorità portuale di Yokohama bandisce il concorso per il nuovo terminal passeggeri della città giapponese. Un progetto di cui si parla molto sin dall'inizio: per via del programma, complesso e interessante, che attira architetti da tutto il mondo (665 partecipanti) a cimentarsi con il tema dell'edificio-infrastruttura esteso su una superficie di oltre 400 mila metri quadri; Il primo premio viene assegnato dalla giuria , presieduta da Toyo Ito, alla coppia dei giovani Farshid Moussavi e Alejandro Zaera-Polo ,spagnolo lui ed iraniana lei, che a Londra hanno appena fondato lo studio Foreign Office Architects (FOA).
Ma le immagini e i disegni del progetto iniziano subito a fare il giro del
mondo. Il terminal è una sorta di enorme molo articolato su più
livelli. Ma tra un piano e l'altro non ci sono né pareti, né
pilastri, né scale. Nodo centrale del design dell’innovativo
edificio è la sua composizione strutturale che non usa i convenzionali
elementi orizzontali e verticali ma, invece, conta su una serie di piatti
di acciaio interconnessi che sono formati e congiunti in modo da permettere
una sosta ed un più naturale flusso delle persone. Soltanto una serie
di superfici che si piegano a più riprese e generano una sequenza
di spazi continui: da quelli carrabili del parcheggio e dello scarico delle
merci, alle hall e i foyer con i servizi per i passeggeri, sino alla copertura
in parte verde e quasi interamente praticabile, che conferisce all'edificio
visto dall'esterno l'aspetto di un grande parco urbano ormeggiato nel porto
della città.
Il
progetto infatti è situato tra due parchi pubblici vicino ad uno stadio
sportivo ed accomoderà le funzioni di un terminale di porto marittimo,
provvedendo all’estensione dello spazio pubblico circostante.
Questo progetto, dalla composizione organica, rende possibile il distacco
da una forma lineare e convenzionale ed integra l'uso dell'edificio con la
sua struttura ed aspetto, uno degli obiettivi primari degli architetti.
I contorni esterni del terminale si armonizzano esattamente con la linea di
costa e con il paesaggio cittadino della Yokohama Bay. L'approccio creativo
usato da Farshid Moussavi e Alejandro Zaera-Polo,nel condurre la progettazione
del terminal di Yokohama e la loro interpretazione del bando di concorso simboleggiano
un punto di svolta nell'architettura.
Tra
tutti i professionisti della sua generazione, FOA possiede un fondamento teorico
intensamente focalizzato e molto innovativo alla base dei propri principi
progettuali.
Un "vero spazio concluso dotato di una topografia" all'interno del
quale l'edificio diviene un terreno continuo, la cui superficie si ripiega
su se stessa. La scelta dei materiali ha consentito a FOA di creare un edificio
che fosse poroso, senza veri e propri confini definiti tra spazio interno
ed esterno.
FOA riconfigura la natura circoscritta di un edificio destinato ai trasporti
e modifica le caratteristiche di linearità di una struttura portuale
per dar luogo a un qualcosa che possiede caratteristiche spaziali molteplici,
derivanti dalla variabilità dei percorsi; i progettisti ricercano inoltre
una compenetrazione tra forma e assenza di forma interrogandosi sulle caratteristiche
"inerti" della materia, riferendosi alla mobilità immateriale
e al contempo alla natura disegnata del mare. FOA lavora su processi indeterminati
di concezione degli edifici, piuttosto che su progetti finalizzati a soluzioni
predefinite. Per questo la realizzazione del Port Terminal di Yokohama è
stata condotta utilizzando un sistema su misura, più simile a quello
utilizzato nella cantieristica navale, con profilati d'acciaio prefabbricati
(realizzati in Corea), trasportati via mare e posizionati con l'utilizzo di
gru. Ciò ha anche consentito a FOA di riflettere su aspetti quali l'evoluzione
della topografia continua dell'edificio. Si è preferito impiegare una
pavimentazione in legno, la cui geometria superficiale è più
rispondente alla struttura dell'edificio, piuttosto che l'asfalto o la gomma
che erano stati scelti in una prima fase. Questa configurazione geometrica
è stata rivisitata diverse volte per consentire il soddisfacimento
del maggior numero di requisiti, e il processo della sua ridefinizione è
durato per tutta la fase di costruzione. L’edificio-banchina si sviluppa
su di un suolo urbano ondulato che estende la città verso il porto
e che accoglie i flussi provenienti sia da mare che da terra. La superficie
piegata si configura come uno spazio libero dove la distribuzione dei carichi
non avviene attraverso elementi verticali ma è distribuita lungo le
superfici inclinate della struttura. Soluzione questa particolarmente idonea
a resistere alle spinte laterali prodotte dai movimenti sismici che di frequente
si verificano in Giappone.
La realizzazione verrà ultimata nel 2002 sui 32.000 metri quadrati
della banchina di Osanbashi in Yokahama.
La curiosità per questo progetto è nata durante la lettura riguardante gli ITA:
INFORMATION TECHNOLOGY ARCHITECTS
Sicuramente questo progetto fa uso dei paradigmi informatici da noi analizzati e sicuramente permette di comprendere cosa sia la progettazione nata dal computer e non riportata sul computer.
FOA infatti lavora su processi indeterminati di concezione degli edifici, piuttosto che su progetti finalizzati a soluzioni predefinite.
Questo progetto non si sarebbe potuto evolvere senza l' aiuto di mezzi informatici ... il progetto infatti rappresenta un'opera non concepibile senza computer; per il costante mutamento della sua sezione, per l'ondeggiamento dei suoi corpi per accogliere le diverse funzioni, per il modo stesso di concepire prima, disegnare poi, e realizzare infine questa architettura.







