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DALLA CASTRUM MAYDANUM   AL FEUDO IN VENDITA

Sotto l’influenza normanna si sviluppa il monachesimo del Carrà e, a poca distanza da Veana, sorge il più importante monastero della zona quello di Santa Maria del Carrà dotato di beni e di privilegi dal re Guglielmo e da Papa Onorio III.

Nel maggio del 1219 l’Imperatore svevo Federico II riconferma le donazioni che precedentemente , nel 1204, quando si trovava sotto la tutela del Papa Innocenzo, aveva fatto a favore dell’abazia di Corazzo tenuta da monaci latini. Questi ultimi , accampando diritti su altre terre maidesi non tardano a collidere con gli interessi delle monache brasiliane.

L’imperatore Federico II , venuto più volte a Maida e sicuramente presente in data 23 maggio 1223, favorisce il processo di latinizzazione della popolazione .

La lingua Latina prende lentamente il sopravvento sulla greca.

Carlo I d’Angiò, sconfitto Manfredi, affida il Castello di Maida ad Egidio di Santoliceto il quale, approfittando dei poteri a lui conferitigli si crea un vero e proprio feudo. Confisca ed incamera le proprietà di quanti avevano perorato la causa di Corradino di Svevia e di quelli che avevano osato assalire e distruggere il suo castello ( 1268 — 69 ) . A lui succede il figlio omonimo che del padre, se possibile, era peggiore.

Scoppiati i Vespri Siciliani e succeduti agli Angioini gli Aragonesi, , viene incoronato re Giacomo d’Aragona . Quiesti, nel 1288 , si trova a combattere contro gli Angioini presso il casale di Calamizzi alle porte dell’odierna Vena. Ben presto però gli Angioini di Carlo II hanno la meglio e Maida ritorna sotto il dominio di un altro Santoliceto Guglielmo. A lui subentra la figlia Aloisa che ha breve fortuna. Ai Santoliceto succede nel governo dello Styato di maida la potente famiglia Marzano. Goffredo Marzano sa ingraziarsi la regina Sancia che gli cede il castello e quindi il feudo di Maida. Goffredo estende il suo dominio dal golfo di Squillace a quello di Sant’Eufemia . Nel 1339 sotto il suo comando , la flotta angioina sconfigge i Siciliani a Lipari. Roberto d’Angiò lo nomina suo esecutore testamentario.

Nel 1400 risulta padrone del feudo di Maida Gualtiero Caracciolo che, nel 1409 visita Maida e trasferisce la proprietà del feudo ad Ottino Caracciolo. Sotto di lui il feudo di Maida si ricostituisce comprendendo i casali di Cortale, Jacurso, Calanizzi, San Pietro, Curinga, la Motta di Lacconia con Calabritti e Montesoro.

Nel 1444 risulta "signore di Maida" Luise Caracciolo. In questa epoca si insediano nella zona di Calamizzi i profughi albanesi che danno vita all’abitato di Vena.

Nel 1457 il feudo di Maida od una parte di esso, risulta di proprietà del napoletano Luigi Minatolo.

Tutti questi passaggi di proprietà sono cause ed anche effetto di gravi conseguenze di precarie condizioni economiche. Le agitazioni che spingono altrove i contadini alla rivolta, contagiano anche i maidesi. Sotto la guida di Antonio Contelles e Luigi Caracciolo , i contadini insorgono contro il dispotismo Aragonese. Ma, il comandante delle truppe regie, Davalos, sconfigge gli insorti costretti ad una resa rovinosa.

Per la cura degli ammalati si segnala il medico maidese Vincenzo Vianeo inventore del sistema della rinoplastica .

Non tutti i mali vengono per nuocere scacciati i feudatari da Ferdinando d’Aragona, viene riconquistata la demanialità dei feudi. Nel 1483 il feudo, accorpato a quello di Squillace, viene dato in dono di fidanzamento a Federico d’Aragona il quale visita il suo principato e lo arricchisce di una importante elargizione. Questa ultimas formulata in capitoli, porta la data Squillace 21 settembre 1485. Fino al 1496 il feudo di Maida rimane alle dipendenze del Demanio. Proprio in quell’anno è comprato per 2000 ducato da Marcantonio Caracciolo che si rende benemerito per la cessione del suolo dove padre Francesco Maiorana aveva posto le fondamenta del convento che i maidesi avevano chiesto al suo maestro Francesco di Paola.