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Blake & Mortimer: e allora?


Avevamo lasciato il capitano Francis Blake e il professor Philip Mortimer dopo la morte del loro autore, il belga Edgar Pierre Jacobs, e la conclusione di quella che a lungo è stata la loro ultima avventura, Le tre formule del professor Sato - Mortimer contro Mortimer. Avventura che, quasi a suggellare la fine di un'epoca, vedeva addirittura la morte del colonnello Olrik, da sempre nemico implacabile dei nostri eroi.
Ma, come dicevamo fin dall'inizio, fu vera gloria? Spero che lo scrittore belga Benoit Peeters, forse il miglior conoscitore dei fumetti della "sua" scuola, non se ne avrà troppo a male se ritengo che Jacobs sia stato un autore troppo legato a Jules Verne, al romanzo di avventura classico, e in definitiva al "feuilleton" di stampo quasi ottocentesco per realizzarsi pienamente come fumettista.
Quasi soffocate da una massa continua di parole, di descrizioni e di dialoghi strapieni di dettagli scientifici, tecnici, geografici, storici ed archeologici, molte delle sue avventure riescono di lettura troppo difficile anche per palati raffinati -figuriamoci per i moderni consumatori di fumetti, abituati allo schematismo delle storie bonelliane o all'azione sfrenata di quelle supereroistiche-; né l'insistenza dell'autore su alcuni temi portanti, che si ritrovano in tutte le sue storie, giova alla loro struttura narrativa. Il tema dell'inseguimento, per citarne uno, finisce per relegare in secondo piano gli spunti fantascientifici (Il marchio giallo, L'enigma dell'Atlantide), e per rendere quasi monotone trame altrimenti brillanti (Il segreto dell'Espadon, dove le scene di inseguimento occupano circa metà della storia).
Più in generale, Jacobs mostra da un lato di gradire i temi fantascientifici, ma dall'altro di soccombere sistematicamente al lato avventuroso sempre presente nelle sue storie, a dimostrazione della grande difficoltà che molti autori hanno incontrato nel trovare l'equilibrio fra le due componenti, pendendo ora verso l'una ora verso l'altra. Ma con quale risultato? Le trame di Blake & Mortimer finiscono per assomigliarsi tutte: dopo un inizio spumeggiante, ricco di episodi misteriosi e di premesse sensazionali, il lettore si ritrova ad assistere ai soliti inseguimenti, alle solite scazzottate e/o sparatorie fra buoni e cattivi, e alla scontata vittoria finale dei primi, mentre, ancor più scontatamente, il colonnello Olrik riesce a battersela, pronto per la successiva avventura. Degli ingredienti classici del "feuilleton" non ne manca nessuno: travestimenti da un lato o dall'altro, Blake o Mortimer (di solito quest'ultimo) che vengono salvati da morte certa all'ultimo istante, i rinforzi che arrivano quando tutto sembra perduto, i cattivi che fanno una morte orrenda o che, se la scampano, giurano vendetta; mancano solo le fanciulle in pericolo (ma, come buona parte degli eroi dei fumetti, Blake e Mortimer sono alquanto misogini) e gli orientali cattivi. Anzi, a pensarci bene ci sono anche questi: non lo sono forse i tibetani che ne Il segreto dell'Espadon cercano di conquistare il mondo intero? E come mai, si potrebbe chiedere il lettore smaliziato, proprio i tibetani? Certo, nel 1946 il Tibet era un paese pressoché sconosciuto e lo si poteva immaginare allo stesso tempo fonte di ogni nequizia o paradiso terrestre: pure, un autore scrupoloso come Jacobs, famoso per la precisione maniacale con cui si documentava e curava i particolari di ogni sua storia, non avrebbe dovuto ignorare che si trattava di uno stato tra i più pacifici mai esistiti e che mai avrebbe potuto costituire una minaccia per il resto del mondo.
Insomma, una serie da buttare o da conservare con ogni cura? Più che altro una serie da non sopravvalutare, almeno secondo il mio modesto parere. Eccelsa da molti punti di vista, con delle sceneggiature che sembrano meccanismi ad orologeria e la cui complessità nessun altro fumetto al mondo riesce lontanamente ad avvicinare, con delle trame ricche di colpi di scena, di dettagli curatissimi, di personaggi perfettamente caratterizzati e di una suspence che nulla ha da invidiare ai film di Hitchcock; disegnata, inoltre, con altrettanta precisione e in grado, grazie al sapiente uso della cosiddetta "ligne claire", di impressionare tuttora il lettore per ricchezza di espressioni, cura dei particolari, inquadrature di taglio cinematografico e, dulcis in fundo, per un uso del colore particolarmente creativo.
Pure, una serie fatalmente datata e che, letta oggi, appare troppo legata a stili narrativi passati di moda e forse neanche pienamente fumettistici; una serie il cui stile grafico ha dato il meglio di sé nelle storie umoristiche ma non certo in quelle realistiche (dove altri autori meno legati alla "ligne claire" come Hermann o Giraud hanno raggiunto risultati superiori), e che mostra evidenti carenze dal punto di vista dinamico e nella costruzione delle vignette. Una serie, per dirla tutta, che non reggerà al passare degli anni, e che inutilmente si tenta di far rivivere ancora oggi, grazie all'apporto di nuovi autori: la magia che avvolgeva il Marchio Giallo è svanita da tempo e la sua formula si è persa con la morte di Jacobs e con l'avvento di un mondo dove ogni cosa, romanzi, film, canzoni, fumetti, ha il ritmo di uno spot pubblicitario.
E questo, almeno, è il bello di Blake & Mortimer: far capire -o almeno, farlo capire a chi vuole- che la nostra epoca e le nostre ricchezze non bastano a rendere quello attuale il migliore dei mondi possibili. Un giorno, forse, l'umanità saprà di nuovo apprezzare i ritmi di una volta: e leggere le avventure di Jacobs diventerà nuovamente uno dei piaceri della vita, così come lo era stato cinquant'anni fa.

Le avventure di Blake & Mortimer, in Italia, sono state edite dapprima dalla Mondadori (nella mitica collana "I Classici Audacia", di non facile reperibilità), e negli anni '80 dalla Comic Art (tutti gli album sono disponibili e facilmente reperibili). Le ultime due avventure sono invece state pubblicate dalla Alessandro Distribuzioni, che ha ripreso recentemente l'attività editoriale dopo una lunga stasi.

Alcuni link di interesse:

In italiano:

http://www.comune.modena.it/glamazonia/articoli/blake.htm (articolo apparso su Glamazonia, nota fanzine di fumetti)
http://www.fumetti.org/b&m (dall'immenso sito dell'Anonima Fumetti)

Nulla a che vedere, comunque, con i siti in lingua francese, tipo:

http://mapage.noos.fr/espadon (ci sono anche i quiz!)
http://www.machpro.fr/bm (sito che si autodefinisce "non ufficiale")

Ci sono molte ipotesi su chi sia questo colonnello Olrik (le cui fattezze ricordano quelle dello stesso Jacobs): personalmente trovo che la più plausibile sia quella che ritiene "Olrik" una corruzione di "Ulrich", e il misterioso personaggio un ex ufficiale nazista riciclatosi al servizio dei nemici dell'Occidente (siano essi improbabili tibetani -Il segreto dell'Espadon- o più plausibili sovietici S.O.S. Meteore-). Si vedano le interessanti note a riguardo su http://mapage.noos.fr/espadon/heros.html.
Uno dei motivi del successo di un fumetto per molti versi ingenuo come Flash Gordon è appunto il sapiente equilibrio che il grande Alex Raymond è riuscito a raggiungere nella maggior parte delle sue storie. Il problema in oggetto affligge comunque anche gli altri "media": basti citare, solo a titolo di esempio, Stargate, film che poteva diventare una pietra miliare nel suo genere, oppure Timescape, romanzo che sembra incentrato sul tema dei viaggi nel tempo ma che si guarda bene dallo sfruttarne le enormi potenzialità.
Si dice che, prima di disegnare appunto Il segreto dell'Espadon, Jacobs si sia costruito i modellini di tutti gli aerei presenti nella storia!
Solo Watchmen di Alan Moore, negli ultimi anni, ha saputo offrire ai lettori una sceneggiatura di pari livello.
Col termine "ligne claire" si indica lo stile grafico tipico del fumetto di scuola franco-belga fino agli anni '60-'70: assenza di tratteggio e di ombreggiature allo scopo di rendere più "chiaro" e semplice il disegno e migliorarne così, proprio facendo leva su questa semplificazione, l'espressività e il dinamismo.
Il caso Francis Blake (L'affaire Francis Blake)
(1996)
700.000 copie vendute: un vero record per questa riapparizione di Blake & Mortimer a 9 anni dalla morte del loro autore. Ma, a dispetto degli sforzi dei due nuovi autori (Ted Benoit e Jean Van Hamme), e dei tempi lunghissimi impiegati per la realizzazione dell'album, la storia lascia il lettore un po' freddino: nonostante una trama chiaramente ispirata ai film di Hitchcock e quindi assai ricca di suspence, tutto ruota intorno a una vicenda di spionaggio completamente priva di spunti fantascientifici e talvolta persino scontata nei suoi sviluppi e nei suoi colpi di scena. Una storia in cui, purtroppo, si avverte chiaramente che lo stile, grafico e narrativo, si fa sempre più datato. Ma nessuno oserebbe cambiarlo, col rischio di peggiorare ancora la situazione!
La macchinazione Voronov (La machination Voronov)
(1999)
I tempi troppo lunghi della coppia Benoit/Van Hamme e l'avidità dell'editore, che non vede l'ora di rinnovare l'enorme successo di vendite del precedente album, fanno sì che anche altri autori (Yves Sente e André Juillard) comincino a lavorare sulle nuove avventure di Blake & Mortimer. Con risultati, peraltro, superiori alle aspettative: La macchinazione Voronov è senza dubbio la storia migliore nel piccolo gruppo di quelle apparse dopo la morte di Jacobs. Sarà il ritorno a temi fantascientifici "leggeri" -come in S.O.S. Meteore, uno scienziato al servizio dei sovietici cerca di mettere in ginocchio l'occidente servendosi di una sua invenzione-, oppure l'ambientazione estremamente curata e realistica, fatto sta che questa storia non sfigura al confronto di quelle "classiche": chissà, forse Blake & Mortimer, in mano ad autori giovani e motivati, avranno ancora qualcosina da dire.
Lo strano appuntamento (L'etrange rendez-vous)
(2001)
Viceversa, è questa la peggiore avventura delle tre uscite dopo la morte di Jacobs. Benoit e Van Hamme, dopo L'affare Francis Blake, si confermano autori sostanzialmente inadatti ai personaggi e al loro stile narrativo: il tentativo di tornare sui temi fantascientifici, e stavolta "pesanti" (alieni, viaggi nel tempo) si risolve in un mezzo disastro, con una storia poco plausibile, a tratti scontata e persino fastidiosa in certi spunti che sembrano tratti da qualche B-movie degli anni '50, ma senza averne il caratteristico fascino. Le vendite calano (anche se rimangono su livelli assolutamente sconosciuti dalle nostre parti: 450.000 copie!), a dimostrazione che anche i lettori più affezionati alla serie cominciano a nutrire delle perplessità.
E il futuro, cosa ci riserva? Storie di che livello? Impossibile, oggi, azzardare qualsiasi previsione.