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Perché Jeff Hawke?






C'è sempre un momento, nella vita dell'appassionato di fantascienza, in cui bisogna subire le critiche e lo scetticismo di chi appassionato non è. Quanti di noi hanno tentato di far leggere a parenti e amici la propria antologia preferita o magari hanno "costretto" la propria dolce metà a vedere con loro un classico B-movie degli anni '50?
E quante volte l'antologia preferita è stata accantonata dopo poche pagine? E il meraviglioso B-movie non ha forse provocato crisi di sonno e di rigetto verso tutto ciò che avesse odore di fantastico?
Il punto è che molta, troppa gente, non riesce a concepire un genere letterario o cinematografico che non abbia "i piedi ben piantati per terra" e attinenze ben chiare con la realtà di tutti i giorni. Questo è il motivo principale della ghettizzazione che ha subito la fantascienza per lungo tempo - e che ancora oggi subisce: ecco perché nelle librerie di tutta Italia ci sono scaffali dedicati solo a questo genere - e che, per quanto riguarda il grande schermo, solo un genio come Stanley Kubrick, con un'opera immortale come 2001 - un'odissea nello spazio, è riuscito a spezzare. Anche se a caro prezzo: la fantascienza che si vede oggi sul grande schermo è ricchissima di effetti speciali - che tutti comprendono e ammirano - ma totalmente priva di quei contenuti che caratterizzavano le opere più importanti, almeno fino alla fine degli anni '70.

Ma tutto questo, si chiederà il lettore di questa rubrica, fatalmente appassionato di fantascienza, che c'entra con Jeff Hawke? C'entra in quanto al fatale momento in cui bisogna subire le critiche e lo scetticismo di cui sopra subentra presto una sorta di reazione: e allora si cerca - di solito invano - di "convertire" amici e parenti al genere fantascientifico offrendo loro il "meglio" che il genere in questione ha da proporre.
Questo "meglio", per quanto riguarda il cinema, è inevitabilmente 2001; per quanto riguarda la letteratura è spesso Dune o qualche romanzo di Ray Bradbury, come le Cronache marziane.
Infine, per quanto riguarda il fumetto, di solito è Jeff Hawke, il cui autore, l'inglese (anzi scozzese) Sidney Jordan, è considerato uno dei maestri del genere fantascientifico, al pari di Isaac Asimov o di Philip K. Dick.

Eppure, cosa quanto mai singolare, di Jeff Hawke non è vero nulla di quello che si dice: non è il fumetto più adatto a "convertire" i non appassionati, anzi, è vero il contrario. Non si tratta di fantascienza "hard" come molti dicono, ma di "space opera" al suo meglio e infine il suo successo non è dovuto all'universalmente noto Sidney Jordan, ma al meno conosciuto William Patterson, che ha dato alla serie sceneggiature di prim'ordine e ha fatto compiere ai personaggi quel salto di qualità che altrimenti avremmo atteso chissà quanto. Anzi, possiamo dirlo con certezza: non sarebbe mai arrivato.

Con tutto questo, Jeff Hawke rimane un fumetto poco noto, persino in Inghilterra: arrivato in Italia grazie alla caparbietà della fu Milano Libri che, con un'operazione unica nel suo genere, ne ha ristampato tutte le strisce in ordine cronologico e in versione integrale, deve la sua fama alla pubblicazione su Linus e agli intellettuali che dal 1965 hanno sempre letto questa rivista - unica superstite, grazie al suo particolare parco di lettori, delle molte riviste di fumetti che un tempo affollavano le nostre edicole - e le pubblicazioni ad essa collegate.

Ma al di fuori di questa cerchia di intellettuali, qualcuno conosce davvero Jeff Hawke? E sì che in fondo questo fumetto, pur non valendo del tutto la sua fama, non è da buttar via, specialmente se si tiene conto del mezzo, già obsoleto nel dopoguerra, con cui è stato pubblicato: le strisce quotidiane, ben poco adatte a storie di grande respiro e dalle forti componenti avventurose - pur con le debite eccezioni, Mickey Mouse su tutti.
Eppure è proprio sulle strisce quotidiane del giornale inglese Daily Express, il 15/2/1954, che nasce Jeff Hawke, ad opera di Sidney Jordan, uno scozzese nato nel 1928 e che, trasferitosi nel sud dell'Inghilterra alla ricerca di migliori condizioni di vita (che nella Scozia, subito dopo la guerra, non erano molto buone), aveva ben presto cercato di sfruttare la sua abilità come disegnatore di aerei per creare una serie avventurosa centrata su un eroe dell'aria - Jeff Hawke, appunto.
Come racconta lo stesso Jordan in un'intervista concessa nel 1988 a Marco Marcello Lupoi (attuale direttore della Marvel Italia), nel 1954 il ricordo della guerra e delle imprese dei suoi piloti era ancora abbastanza vivo da far ottenere a Jeff Hawke un buon successo: ma ai suoi inizi il personaggio è solo una brutta copia di Flash Gordon, dapprima salvato da morte certa dagli stessi alieni che ne abbattono l'aereo, e in seguito scelto come difensore della razza umana nella guerra contro ... i marziani. Ebbene si': il Jeff Hawke degli esordi combatteva i marziani! Ma poi, dopo due anni di avventure più ingenue che interessanti, arriva William Patterson, amico d'infanzia di Sidney Jordan, a salvare la baracca; uomo colto, raffinato, scrittore brillante e dotato di un grande senso dell'umorismo, Patterson diventa per Jeff Hawke ciò che negli stessi anni è René Goscinny per Lucky Luke: Jordan, relegato ai disegni - cosa che gli permetterà di migliorarsi costantemente - diventa quasi un dipendente del suo amico, che rende ben presto il novello Flash Gordon una sorta di eroe universale, in perenne contatto con extraterrestri di ogni forma e provenienza, sempre pronto a mediare, ad aiutare, a farsi da parte quando necessario, ad assumere di volta in volta il ruolo dell'astronauta, dello scienziato, dell'investigatore, dell'avvocato, del giornalista: consulente di umani e di alieni, mediatore di conflitti e specialista in ogni tipo di misteri, Jeff Hawke va ben oltre il suo modello originale, diventando un mito suo malgrado e un modello per molte altre serie di fantascienza (e c'è chi dice anche per Star Wars).

La galleria di personaggi che circonda il nostro eroe è notevole; dopo gli amici "umani", vale a dire il fedele ma insipido Mac McLean, spalla tutta azione e poco cervello, e l'eterna fidanzata Laura, creati già da Sidney Jordan nelle prime avventure, Patterson crea pochi, ma indimenticabili, personaggi fissi: il "villain" Chalcedon, più astuto e spaccone che pericoloso; "Sua Eccellenza", che cerca invano di catturare il suddetto Chalcedon, e il logorroico Kolvorok, piccolo alieno a forma di medusa che si occupa materialmente dei suddetti tentativi di cattura.

Tutti alieni: e proprio l'incontro con razze aliene è il tema di fondo delle storie di Jeff Hawke; la disinvoltura con cui Hawke e i suoi amici gestiscono questi incontri e cercano di volta in volta di aiutare, mediare, od ostacolare i loro piani è il vero punto di forza della serie - ed anche il motivo che giustifica quell'accostamento a Star Wars a cui si accennava prima -. Alieni che quasi sempre capitano sulla Terra in cerca di guai: per avarie, per curiosità, per cercare aiuto, per organizzare scambi commerciali, quasi mai per conquistare e distruggere. Alieni che, in un modo o nell'altro, tornano fuori anche quando si tratta di risolvere intricati misteri o esaminare strani manufatti (tra questi anche la lampada di Aladino!), di solito prima che provochino disastri inenarrabili. E che dire, infine, del diavolo e del suo assistente, personaggi che Patterson (cioè il diavolo: Jordan è l'assistente) fa comparire all'inizio di molte storie e che le introducono (e spesso le concludono) con commenti e battute sarcastiche sugli avvenimenti? Né Chalcedon, Kolvorok e "Sua Eccellenza" sono gli unici alieni destinati a rimanere per sempre nella memoria dei lettori, per quanto siano dei personaggi ricorrenti: che dire dei gufi intelligenti venuti a portare ai terrestri ... un'incubatrice per uova, e che se ne vanno sdegnati dopo essere stati presi a fucilate dal primo ministro inglese, fanatico cacciatore? O di Klossk, altro fuorilegge che dopo essersi "trasformato" in un neonato non esita a chiedere asilo politico pur di sfuggire alla giusta punizione?
E sempre, in ogni luogo e in ogni momento, e nonostante non abbia superpoteri, è Jeff Hawke quello che risolve l'intricata situazione. Bel mondo quello dei fumetti!

Poi, nel 1969, tutto questo finisce: Patterson, la cui salute sta diventando precaria, lascia la striscia (morirà quasi dimenticato nel 1986) e Jordan torna alle sceneggiature. Ancora una volta il parallelo con Lucky Luke è singolare: come accadrà anche al cow-boy creato da Morris ma portato al successo dalle sceneggiature di Goscinny, il personaggio torna nelle mani del suo creatore, e comincia un declino inarrestabile. Patterson, col suo umorismo, i suoi ritmi e le sue battute non è sostituibile: e dopo 5 anni, il 18/4/1974, il Daily Express cessa le pubblicazioni di Jeff Hawke. Jordan, nella succitata intervista con Lupoi, non sa spiegarsi questa decisione, ma il lettore affezionato non ha dubbi.

Il resto della storia è solo una lenta scivolata nell'anonimato: nel 1976 Jordan riesce a pubblicare un nuovo personaggio, chiamato Lance McLane, sul Daily Record, quotidiano scozzese (si tratta di un medico che vive nel 2076 a bordo di una stazione spaziale); poi, un anno dopo, con una decisione discussa e discutibile, riprende Hawke solo per fargli avere un incidente mortale o quasi, dal quale esce ... "innestato" nel corpo di McLane e con pochi ricordi della vita precedente. Le due serie si fondono, e il vero Jeff Hawke, con tutti i suoi amici e i suoi alieni, scompare per sempre: una decisione che, invece di soddisfare i fan del personaggio con questo mezzo recupero, non può che lasciarli sconcertati.
Del resto è giunto anche per Sidney Jordan il momento di tirare i remi in barca: a poco a poco degli "aiutanti" gli si affiancano per disegnare sfondi e altri dettagli, poi, come sempre in questi casi, il "maestro" lascia loro sempre più spazio finché il suo apporto si riduce a zero e la serie finisce per annegare nel mare delle banalità a fumetti che affollano le edicole di tutto il mondo.

Che sarà, oggi, di Lance McLane/Jeff Hawke? Abbandonato il personaggio dalla Milano Libri (che ha chiuso i battenti alla fine degli anni '80), con la striscia numero 8865 (pubblicata nel 1985), in Italia di Sidney Jordan e dei suoi personaggi non si sa più nulla, neanche se la serie continui da qualche parte, e ad opera di chi. Probabilmente gli ex-aiutanti continuano a lavorarci, vivendo in un tranquillo anonimato sulle glorie passate: ma per chi di queste non si accontenta?
Beh, intanto bisogna dire che non è tutto oro quel che luce: che Jeff Hawke sia un fumetto di prim'ordine, con sceneggiature rigorose e avvincenti, dei comprimari ben caratterizzati e un disegno quasi sempre all'altezza, beh, questo è ormai assodato.
Ma d'altra parte non si può neanche nascondere che la pubblicazione in strisce quotidiane non è certo l'ideale per un fumetto avventuroso, il cui ritmo ne viene sempre spezzato; ben pochi fumetti - forse il solo Mickey Mouse negli anni '30 - sono riusciti a superare il problema, e Jeff Hawke non è tra questi. Forse anche per questo motivo il protagonista della serie predilige la diplomazia all'azione, la conversazione ad una scazzottata: risolvere in tre vignette una situazione concitata e in rapida evoluzione non è facile neanche per gli autori più geniali.
Tuttavia, non si può neanche nascondere che al di là degli alieni, personaggi sui quali Patterson ha riversato tutta la sua genialità e il suo senso dell'umorismo, proprio i protagonisti della serie lasciano a desiderare: Hawke, nato come imitazione di Flash Gordon, non si è mai distaccato veramente dal cliché dell'eroe tutto di un pezzo, privo di dubbi, di esitazioni e di problemi. D'accordo, nel 1954 non si erano ancora visti in giro eroi o supereroi credibili: ma che Hawke, il suo amico McLean e la sua fidanzata Laura siano rimasti sempre gli stessi, sempre fedeli a modelli che risalgono ai classici degli anni '30 e '40 (non solo Flash Gordon, ma anche Dick Tracy o Steve Canyon) fino all'ultimo, all'anno di grazia 1974 ... beh, forse Patterson avrebbe dovuto fare qualcosina in più.

Ciò non toglie che in un settore, come quello fantascientifico, in cui i personaggi davvero buoni sono insolitamente scarsi (e spesso commisti ad altri generi, come Blake & Mortimer dei quali si è già parlato), Jeff Hawke mantiene un posto importante: non un posto tale da poter essere proposto ai non appassionati, per tornare al discorso iniziale, ma certo un posto rilevante. Piuttosto che riempirci di storie con Nathan Never o Legs Weaver, le edicole e le librerie farebbero dei buoni affari a ripubblicare le strisce del duo Jordan/Patterson; ben poco è rimasto, ormai, dopo la chiusura della Milano Libri, e dei 20 volumi che raccolgono tutte le strisce della serie fino alla numero 8865, solo alcuni sono ancora reperibili senza difficoltà e ad un prezzo accettabile; né rintracciare i due Oscar Mondadori (numeri 701 e 904) che hanno pubblicato 6 avventure negli anni '70 è un compito più agevole.

Comunque, una cronologia esaustiva è reperibile a http://hem2.passagen.se/hakangbg/jeffhawke.htm. Delle quasi 70 avventure pubblicate in vent'anni di attività bisognerebbe almeno leggere Avvocato difensore (Counsel for the defense), la storia migliore fra tutte quelle che ruotano intorno a Chalcedon, Kolvorok e compagnia, e I giocattoli immortali (The immortal toys), decisamente un gradino sopra tutte le altre e tra le poche senza la presenza - almeno diretta - di qualche alieno. Entrambe le storie si trovano nel quinto volume della serie pubblicata dalla Milano Libri: meglio affrettarsi ...

Altri link interessanti, almeno in Italia:
http://www.eracle.it/eracle2003/fumetti/eroi/hawke.asp (un buon commento in tre pagine)
http://www.fumetti.org/jordan/jhitfram.htm (molto, ma meno di quanto sembri)
All'estero, strano a dirsi, c'è ben poco: Jeff Hawke non è mai stato profeta in patria, mentre il suo più grande successo lo ha avuto da noi o nei paesi scandinavi.

E ora tutti in libreria!

 

 

  Andrea Carta © 2003