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Quei pochi, fortunati lettori, che ancora ricordano di aver letto il numero 22 del Corriere dei Piccoli nell’ormai lontano giugno del 1968, non avranno difficoltà a capire chi è Luc Orient, protagonista di una serie di fantascienza tra le più affascinanti mai realizzate: e questo nonostante la sua fama, al di fuori del mondo francofono, sia molto inferiore ai suoi meriti.
Ma andiamo con ordine!
La storia che inizia nel numero 22 in questione si intitola "I soli di ghiaccio" (Les Soleils de Glace); fin dalle prime vignette, tuttavia, risulta evidente che si tratta soltanto della seconda parte di una storia più lunga e complessa. La prima parte, infatti, intitolata "Il drago di fuoco" (Le Dragon de Feu), era stata pubblicata circa sei mesi prima nel 61esimo e terzultimo numero della mitica collana "I classici dell'audacia"; ma dopo l'abbandono della Mondadori, che per ben quattro anni vi aveva pubblicato personaggi come Michel Vaillant, Blake & Mortimer, Dan Cooper, Ric Roland, Marc Franval, Tanguy & Laverdure e altri ancora, i diritti di Luc Orient (e degli altri personaggi) passano ai fratelli Crespi e al loro Corriere dei Piccoli.
Nonostante questo problema, "I soli di ghiaccio" rimane una storia avvincente e sufficientemente comprensibile: ma di cosa parla, infine? Ebbene, un piccolo gruppo di scienziati si trova in un paese esotico (l'India) alla ricerca di quelli che gli abitanti del luogo chiamano "soli di ghiaccio": come si capirà ben presto, questi "soli" altro non sono che tre dischi volanti, atterrati nella zona in epoca preistorica e i cui equipaggi sono stati sterminati dagli indigeni. Tutti? No, non tutti ...
Il gruppo è guidato da uno scienziato di mezza età, chiamato Hugo Kala, dall'aspetto sapiente (barbetta alla Freud e occhiali) e dalle conoscenze sterminate, e da un giovane biondo di nome Luc Orient, il cui ruolo non è completamente chiaro; insieme a loro viaggiano una ragazza chiamata Lora Hansen, più decorativa che utile, e una guida indiana di nome Toby. A complicare il quadro si viene a scoprire ben presto che sulle tracce del gruppo c'è anche uno scienziato cattivo, un certo Argos, dal naso adunco e dal mantello nero, che viaggia con due tipi poco raccomandabili (e poco intelligenti) che rispondono ai nomi di Toro e Rawney.
Ma a dispetto di questo mucchio di stereotipi e di un disegno spesso approssimativo la storia affascina fin dalle prime pagine: colpi di scena a ripetizione, una suspence che non lascia la presa neanche per una vignetta, invenzioni fantasiose a getto continuo e infine una resa grafica degli "effetti speciali" davvero sorprendente finiscono per inchiodare il lettore al "giornalino" e lasciare nella sua memoria un ricordo incancellabile.
Certo, i difetti non mancano. Le contraddizioni, le incoerenze, gli stereotipi abbondano, sia ne "I soli di ghiaccio" che nelle storie successive; le trovate non sono sempre brillanti e in certi momenti, addirittura, sfiorano il ridicolo. Inoltre c'è chi sostiene che Luc Orient altri non sia altro che una brutta copia (anche fisica) di Flash Gordon, giudizio infondato ma che ha sempre influito negativamente sul successo della serie; il disegno, infine, migliora col tempo ma non raggiunge mai i livelli di espressività e di dinamismo di altri autori della stessa scuola, come Hermann o Giraud.
Ma chi sono gli autori che hanno creato Luc Orient? Michel Regnier detto Greg, probabilmente lo sceneggiatore più prolifico della scuola franco-belga, scomparso nel 1999 a soli 68 anni (creatore di anche di Bernard Prince, Comanche, Achille Talon, Bruno Brazil, per citare solo i personaggi più famosi), e il disegnatore Eddy Paape, meno famoso ma ugualmente molto attivo (oltre a Luc Orient ha disegnato anche Yorik e Marc Dacier): due autori ‘vecchio stile’ che, invece di pianificare ogni dettaglio di ogni vignetta mesi o anni prima, vanno avanti ‘alla giornata’, fidandosi della loro fantasia e della loro capacità di improvvisare. Un metodo rischioso ma molto produttivo, almeno finché le idee non mancano e l’estro non si appanna.
Infatti la serie migliora, storia dopo storia, negli anni successivi. I difetti, sempre presenti, si notano sempre di meno, specialmente se confrontati con la girandola di trovate che caratterizza ogni nuova avventura e ai miglioramenti che, di volta in volta, vengono introdotti dagli autori.
Già alla fine del 1968 appare sul 'Corrierino' la terza della lunga serie di avventure, 'Il signore di Terango’ (Le Maitre de Terango): gli alieni, che grazie al genio di Kala e all'audacia di Luc Orient sono potuti tornare sul loro pianeta, il lontano Terango, ricompaiono inaspettatamente: un dittatore di nome Sectan si è impadronito del potere sul loro mondo, e hanno bisogno di aiuto. Il fatto che le armi di Sectan siano terribili e sconosciute al gruppetto di terrestri non sembra avere importanza: nel corso del 1969 la quarta avventura della serie, 'Gli uomini drago' (La Planète de l'Angoisse), ci mostra un Luc Orient, per una volta davvero simile a Flash Gordon, cercare (e trovare) alleati tra le altre razze aliene che popolano Terango, e infine, nel corso del 1970, trionfare sul dittatore nel corso della quinta avventura, 'La foresta d'acciaio' (La Forêt d'Acier).
Un nuovo salto di qualità arriva con la sesta avventura, 'Il mistero delle sette luci' (Le Secret des 7 Lumières), apparsa all'inizio del 1971: il ruolo dei personaggi, tornati infine sulla Terra, diventa finalmente più chiaro e così la loro caratterizzazione. A quanto pare, Hugo Kala è il direttore di un futuristico laboratorio situato in Svizzera, 'EuroCrystal', laboratorio nel quale le scoperte più mirabolanti, in ogni campo della ricerca scientifica, sono all'ordine del giorno. Luc Orient è uno dei suoi assistenti e nel corso delle avventure seguenti mostra di gradire sempre meno il ruolo di 'uomo d'azione' che gli viene assegnato suo malgrado, diventando così un eroe più complesso e meno invincibile rispetto ai primi tempi; Lora, curiosamente, non sembra neanche la sua eterna fidanzata, alla Dale Arden per intenderci, ma una semplice collaboratrice ed amica: il suo ruolo, in compenso, si fa più interessante e sia ne 'Il mistero delle sette luci' che nella storia successiva, 'Il cratere dei sortilegi' (Le Cratère aux Sortilèges), apparsa alla fine del 1971, diventa finalmente qualcosa in più di una semplice comprimaria.
Le storie, nel frattempo, si fanno complesse e articolate, mentre l’elemento misterioso si accentua; la suspence fa il suo ingresso nella serie, che tocca l’apice con la già citata ‘Il cratere dei sortilegi’, perfetto connubio tra fantascienza, avventura, horror e thriller. L’ombra di Flash Gordon si allontana, e il duo Kala-Orient, ormai ben distante dal modello Zarkov-Gordon, diventa una coppia tra le più efficienti e collaudate del mondo del fumetto. Né i gangster de ‘Il mistero delle sette luci', né le sinistre e forse invisibili creature che popolano ‘Il cratere dei sortilegi’ sembrano in grado di tener loro testa; ogni pagina di queste storie si lascia leggere con avidità, in attesa della puntata successiva, mentre i difetti delle trama e del disegno sembrano scomparire del tutto.
Fatalmente, l’apice di una serie rappresenta anche l’inizio del suo declino. La storia che segue ‘Il cratere dei sortilegi’, vale a dire ‘Il raggio maledetto’ (La Légion des Anges Maudits), pubblicata nel 1973 (dopo che il Corriere dei Piccoli, commettendo uno dei più gravi errori nella storia dell’editoria, aveva cambiato il suo nome in ‘Corriere dei Ragazzi’) è un po’ deludente dal lato fantascientifico, pur restando a un livello di eccellenza; infine, dopo quasi due anni di attesa, Luc Orient termina le sue apparizioni sulla rivista (e in Italia) con ‘Allarme per il pianeta Terra’ (24 Heures pour la Planète Terre), storia molto interessante ma priva di quella brillantezza e di quella suspence che aveva reso dei capolavori quasi tutte le avventure precedenti.
Scomparso in silenzio il ‘Corriere dei Ragazzi’, nel 1976, Luc Orient continua ad apparire nel mondo francofono, con molte storie ormai difficilmente reperibili, nonostante la fama del personaggio. Persino le ristampe, anzi, le raccolte, non si trovano facilmente negli scaffali delle librerie d’oltralpe dove, viceversa, le prime storie sono ricercatissime (e costosissime).
Ma quali sono le storie che seguono ‘Allarme per il pianeta Terra’? Già nel 1974, ben prima che il ‘Corriere dei Ragazzi’ chiudesse i battenti, ne erano comparse due: ‘Le 6ème Continent’ e ‘La Vallée des Eaux Troubles’, entrambe senza infamia e senza lode. Se la prima delle due, purtroppo, mostra chiaramente che gli autori hanno ormai sparato le cartucce migliori, è nella seconda, che affronta il classico tema dello scienziato isolatosi dal resto del mondo per effettuare delle ricerche pericolose (alla ‘dr. Moreau’) che Greg e Paape tentano di rinverdire gli antichi fasti. La suspence è buona, lo spunto anche ... ma come già ne ‘Il raggio maledetto’, anche stavolta la storia non decolla pienamente e non accende del tutto l’interesse del lettore.
Segue una pausa di due anni; Greg, ormai consapevole della situazione, decide di dare una sterzata alla serie, dando il via a un nuovo ciclo non dissimile da quello di Terango: e così fa la comparsa sul nostro pianeta una nuova razza extraterrestre, proveniente da un pianeta di nome Annatha, e destinata a coinvolgere i nostri eroi per quattro avventure, a partire dalla prima, ‘La Porte de Cristal’. Un progetto ambizioso, che nelle intenzioni degli autori doveva trasformarsi in un rilancio in grande stile e un ritorno agli antichi splendori (non così antichi, in fondo: si parla solo di cinque anni prima!).
Questa prima storia, effettivamente, inizia alla grande, mostrando il ritmo e l’atmosfera dei tempi migliori; anche l’idea alla base della trama è indubbiamente di prim’ordine. Ma non appena i misteri si risolvono qualcosa si inceppa: la vicenda rallenta e si arena fino a raggiungere una conclusione stiracchiata e più ricca di dubbi che di spunti interessanti. Né le storie seguenti, vale a dire ‘L'Enclume de la Foudre’, apparsa nel 1977, ‘Le Rivage de la Fureur’, pubblicata nel 1981 dopo quattro anni di pausa che tradiscono la mancanza d’idee (vano e quasi patetico è il tentativo di recuperare il personaggio di Argos) e infine ‘Roubak, Ultime Espoir’, del 1984, cambiano qualcosa.
La serie finisce mestamente. Un tentativo di Paape di scrivere personalmente una nuova storia (ambientata nel periodo di Terango), l’anno successivo, si risolve in un disastro: ‘Caragal’, la storia in questione, è solo da dimenticare.
Dopo una raccolta di episodi brevi, ‘Les Spores de Nulle Part’, pubblicata nel 1990, Greg tenta un ultimo colpo di coda ben dieci anni dopo la pubblicazione della sua ultima storia: appare così nel 1994 ‘Rendez-Vous à 20 Heures en Enfer’, che tratta un tema fantascientifico tra i più classici, vale a dire quello del viaggio nel tempo, e in effetti sembra cominciare piuttosto bene; ma ben presto l’elemento fantascientifico si affloscia e la trama si banalizza. Il ritorno di Luc Orient finisce per ricordare quello dei tanti atleti che non riescono a rassegnarsi all’inattività: come sempre, il tempo che passa non ascolta ragioni.
Ciò non toglie che la serie, che comprende in tutto 17 storie lunghe e una raccolta di storie brevi, rimanga a livelli di assoluta eccellenza per i primi sette episodi, e forse anche per i quattro seguenti. Quando Greg è in forma, la ricchezza delle trame e l’equilibrio tra le componenti fantascientifiche e avventurose non hanno uguali nel mondo del fumetto. Lo stesso dicasi di Eddy Paape e del suo disegno, potentemente evocativo, brillante, spesso ‘barocco’, ricchissimo di dettagli e sempre magnifico nella resa degli ‘effetti speciali’. Entrambi gli autori riescono a far passare in secondo piano i loro difetti abituali, specialmente le incoerenze delle trame e una certa legnosità nel disegno dei personaggi.
Il declino di questa serie va di pari passo col generale declino del fumetto franco-belga, iniziato a metà degli anni ’70 con la progressiva scomparsa di tutti i suoi autori più famosi: se la catastrofe con cui si conclude ‘La Vallée des Eaux Troubles’ avesse segnato anche la fine della serie, questa avrebbe, ancora oggi, un posto al sole. Invece l’oblio in cui è caduta, specialmente in Italia, le toglie anche i suoi indubbi meriti.
E sì che ci sarebbe ancora bisogno di fantascienza di questo livello!
Luc Orient nasce alla fine del 1966 sulla rivista "Tintin", dove le sue storie appaiono fino al 1972; pur essendo state tutte pubblicate in albi cartonati dagli editori Lombard & Dargaud, oggi sono quasi introvabili.
In Italia si trovano solamente le prime due avventure: “Il drago di fuoco”, nel numero 61 dei Classici Audacia, e “I soli di ghiaccio”, nel terzo numero degli Albi Ardimento (uscito nel Settembre 1969); sono entrambe di difficile (ma non impossibile) reperibilità. Naturalmente, tutte le storie da “I soli di ghiaccio” a “Allarme per il pianeta Terra” si possono leggere sul Corriere dei Piccoli/dei Ragazzi, i cui numeri sono reperibili senza grande difficoltà. Tuttavia tali numeri sono più di 60!
Non esistono siti dedicati a Luc Orient in lingua italiana (questo articolo diventerà probabilmente la pagina web più esaustiva, almeno nella nostra lingua), e persino in lingua francese non se ne trovano di veramente completi. Comunque, può essere citato almeno www.coolfrenchcomics.com/lucorient.htm.
Andrea Carta © 2004
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