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Recensioni album.

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WITCHERY
Symphony For The Devil
(MUSIC FOR NATIONS/AUDIOGLOBE)
VOTO: 5.5/10
Non capisco cosa ci possa trovare l'ascoltatore medio nei Witchery. Non suonano nulla di nuovo, anzi: il loro "feroce" black sconfina spesso nella mediocrità, dando così più l'impressione di una brutta caricatura dei Cradle Of Filth (peraltro senza tastiere, perdendo così quel sound barocco che per certi versi può anche piacere) che l'idea di un terzo polo nel black atmosferico. Per certi versi hanno fatto cose migliori i Mercyful Fate di Time... sinceramente non ve lo consiglio: ripiegherei su qualche "vero" disco, suonato con "vera" passione. (James)

GRAVE DIGGER
The Grave Digger
(NUCLEAR BLAST/AUDIOGLOBE)
VOTO: 6/10

TIERRA SANTA
Sangre De Reyes
(LOCOMOTIVE/FRONTIERS)
VOTO: 5.5/10
Ora ho finalmente capito il motivo che mi portava a tutti i costi alla larga da queste due band... Preciso che non sono due album da stroncare, ma cavolo che par de palle!!! Ancora la solita zuppa power dai contorni pseudo epic che, lasciatevelo dire, ormai ha fatto il suo e speriamo che quando 'sto fenomeno sparirà non ricompaia tanto alla svelta, perchè personalmente ho fatto un'indigestione coi fiocchi! Per i Grave Digger un mezzo punticino in più perchè sono riusciti ad abbindolare la Nuclear Blast. Per i Tierra Santa qualcosina in meno: nulla di personale, ma gli "Iron Maiden spagnoli", con la loro lingua, sembrano la caricatura di se stessi. Immaginatevi gli Elio e Le Storie Tese in versione power... (James)

ENSLAVED
Monumension
(OSMOSE/AUDIOGLOBE)
VOTO: 7/10
Album che, sono sicuro, creerà non poche perplessità tra i seguaci della band. Ormai il carattere epico di origine bathoriana è scomparso, ma a noi di ciò non ce ne frega assolutamente nulla. Monumension, a differenza dell'ultimo Mardraum, non appare così ferocemente black come gli Enslaved vorrebbero far credere. I passaggi melodici sono molteplici (Convoys To Nothingness, Hollow Inside giusto per citarne qualcuno) e comunque ben azzeccati; non posso dire lo stesso per la sopracitata "furia black": ascoltando con attenzione gli Enslaved si sono fortemente avvicinati ad un sound più pesante, volutamente heavy. Non fraintendetemi, ciò che voglio dire è semplicemente questo: il cieco ed irrazionale furore thrash black degli esordi (un classico scandinavo) non graffia come un tempo e, piano piano ha dato ampio spazio ad un sound pesante e ragionato. Monumension è un album da ascoltare con moltissima attenzione, senza perderne una sola nota. Nonostante quanto affermato sino ad ora gli Enslaved hanno ben colpito anche stavolta. Peccato qualche brutta pecca per quanto concerne la produzione. (James)

IMPALED NAZARENE
Absence Of War Does Not Mean Peace
(OSMOSE/AUDIOGLOBE)
VOTO: 10/10
Nuovo capitolo dopo la raccolta Decade Of Decadence. Lo spirito ostinato degli Impaled continua imperterrito a mietere vittime. Absence Of War Does Not Mean Peace è una nuova perla, 13 brani devastanti che non vi faranno assolutamente rimpiangere capolavori quali Rapture, Tol Cormpt Norz Norz Norz, Suomi Finland Perkele e Latex Cult... cavolo, questa è probabilmente la miglior uscita black di inizio secolo, un lavoro che consiglio di ascoltare anche a chi ha sempre odiato Mika Luttinen e co. a causa della loro sin troppo spiccata ironia. Su tutti cito in particolar modo The Lost Art Of Goat Sacrificing e Into The Eye Of The Storm: genialità ed esperienza che fanno la differenza. Da non perdere per nessunissimo motivo al mondo. (James)

LE MASQUE
Dal Diario Di Un Soffiatore Di Vetro
(EIBON - AMPLEXUS)
VOTO: 6/10
I Le Masque mi hanno lasciato molto interdetto. Mi sarei aspettato qualcosa di molto cupo e deprimente... e in alcuni momenti la formula sembra proprio quella. Ma i Le Masque si pongono in maniera diversa nei confronti della vita, riuscendo così ad apprezzare qualsiasi situazione e a raccontarla con distanza (ed allo stesso tempo con infinito sentimento), senza lasciarsi troppo condizionare da questo triste mondo. Personalmente questa loro presa di posizione non mi è piaciuta più di tanto: per carità, i Le Masque sono dei musicisti validissimi, ben consci delle loro capacità... ma forse io non ero proprio dell'umore giusto per accettarli. Se non siete molto convinti, comunque, vi consiglio di ascoltare Dal Diario Di Un Soffiatore Di Vetro, Le Terre Di Monluè e Makrya, a parere del sottoscritto i brani più convincenti. Ma se amate l'avantgarde wave italiano, di sicuro non disdegnerete questi Le Masque. (James)

NENIA
La Casa Del Dolore
(BEYOND... PROD)
VOTO: 10/10
Immenso capolavoro! Non sono mai stato un amante del genere, ma devo ammettere che i Nenia, con il loro depressive dark opprimente e psicotico... beh!, mi hanno fatto letteralmente impazzire. La Casa Del Dolore è una sorta di concept: ogni singolo momento è profondo, struggente, mostruosamente deprimente; ogni singolo brano è perfettamente legato al seguente ed esprime (artwork compreso) appieno ciò che i Nenia volevano comunicarci. Una marcia in più la dona la voce che, negli screaming, appare convincente e passionale, cancellando completamente la freddezza dei sintetizzatori. Una grande opera che merita davvero di essere acquistata. (James)

ASTRAY
Alone
(BEYOND... PROD)
VOTO: 7/10
Secondo mini, dopo Until I'mm Cold Enough, per un'etichetta italiana per questo combo finlandese di atmosferic black metal. Il risultato non sempre risulta convincente: a parte i momenti più atmosferici, dominati dalle tastiere, risultano un po' prolissi e troppo cacofonici. Ma di sicuro, per quello che si spende, vale davvero la pena farsene un'idea... a quando il fatidico full? Speriamo che il risultato sia migliore... anche se questo, alla fin fine, non è che sia così malvagio! (James)

ANOREXIA NERVOSA
New Obscurantis Order
(OSMOSE/AUDIOGLOBE)
VOTO: 7.5/10
Feroci e sssatanici come sempre. Atmosferici e diabolici come sempre. Terzo album sulla scia dei Dimmu Borgir e, in parte, degli Abyssos. Come sempre. A parte questo non me la sento di bocciare New Obscurantis Order, album che continua a racchiudere in se una certa dose di fascino nelle sue trame barocche (più che gotiche), che riesce ad essere fresco ed attuale più che clone dei gruppi sopracitati. I francesi, a mio avviso, dovrebbero migliorare ancora qualcosina per essere al pari dei principali black act sinfonici quali Cradle Of Filth, Hecate Enthroned, Theatres Des Vampires e, appunto, Dimmu Borgir. Ma alla fin fine... buono! (James)

ALIAS EYE
Field Of Names
(DVS/FRONTIERS)
VOTO: 8/10

WOLVERINE
The Window Purpose
(DVS/FRONTIERS)
VOTO: 9/10
Dopo Into Eternity e Sonic Debris, l'olandese DVS ci delizia con queste due nuove uscite. Per quanto riguarda i primi, Field Of Names ricalca fedelmente il sound prog rock, aggiungendoci, tra le righe, qualche leggera vena metal. Se amate queste sonorità, gli Alias Eye sapranno conquistarvi subito al primo ascolto. Stesso discorso per i Wolverine, con la differenza che The Window Purpose propende per sonorità nettamente metalliche, ma senza per questo essere l'ennesimo gruppo clone dei Dream Theater: il punto di incontro tra i suddetti e i Magnitude 9. Se volete farvi una bella accoppiata di prog fuori dagli standard classici... ecco a voi! (James)

STORMLORD
At The Gates Of Utopia
(SCARLET/AUDIOGLOBE)
VOTO: 8/10
Meno "pomposo" rispetto al predecessore Supreme Art Of War, ma di sicuro in chiaro stile Stormlord: eccovi descritto At The Gates Of Utopia, nuova esaltante prova per il combo romano, la seconda (dopo il mini The Curse Of Medusa) per casa Scarlet. Due le sostanziali differenze: le tastiere sono comunque onnipresenti, ma sono dell'opinione che siano meno in evidenza rispetto al passato, nonostante nutrano di una cura maggiore; Dei nove brani che compongono At The Gates Of Utopia, nessuno vede la firma di Cristiano Borchi. E, in particolare quest'ultima, mi sembra un'ottima notizia: a grandi linee il songwriting non è sostanzialmente mutato, se ne presume che lo spirito degli Stormlord non risieda esclusivamente in Cristiano. Davvero un ottimo lavoro che spero possa dare i frutti desiderati... e che riesca a garantire quel pizzico di esperienza in più per un futuro, nuovo grande album! (James)

URIAH HEEP
Anthology II - Blood On Stone
(CASTLE MUSIC/SANCTUARY)
VOTO: 7/10
Per la gioia di chi odia le raccolte natalizie, gli Uriah Heep si riaffacciano sul mercato con il secondo volume della raccolta antologica dopo il primo Travellers In Time. Di sicuro quest'ultimo è imperdibile, data la presenza delle migliori song dei primi album, veri oggetti di culto tra gli amanti dell'hard rock in pieno stile Deep Purple, Led Zeppelin, Blue Oyster Cult. Qui il tiro si abbassa leggermente (in tutta franchezza gli Uriah Heep persero un bel po' di colpi già dopo Wonderworld), ma per chi non ha mai voluto ascoltarli, questo è un ottimo motivo per iniziare! 35 brani di cui 5 in versione live (compresa l'intramontabile ed epicissima Lady In Black) al prezzo di un normalissimo cd non mi sembra una spesa così folle ed esagerata. E ricordate sempre che il l'anno zero del metal è proprio questo... (James)

ARTENSION
Sacred Pathways
(FRONTIERS)
VOTO: 6.5/10
Sebbene inizialmente gli Artension mi siano apparsi un po' troppo in versione Hammerfall, non posso non ripensare al mediocre operato che Vitalij Kuprij ha svolto con Mark Boals nei Ring Of Fire. Ed ho avuto mooolta paura nel ritrovarmi di fronte un lavoro mooolto simile. Invece gli Artension sono riusciti a stupirmi! Sacred Pathways è un disco che sa farsi piacere (senza esagerare), soprattutto per chi di power/class metal non ne avrà mai abbastanza. John West fa il suo bravo lavoro, pur non avendo la classica impostazione da castrato: la sua performance è graffiante e non stanca mai, ma a tratti il sound degli Artension meriterebbe un giochetto di quelli che riuscirebbero a Michael Kiske e pochissimi altri; discreto anche l'operato di Mike Terrana, persona che non riesco a guardare ancora di buon occhio dopo la catastrofe targata Killing Machine. Insomma, alla fin fine il discorso è lo stesso: se vi piacciono queste sonorità compratelo e non ve ne pentirete... altrimenti: alla larga!!! (James)

MANGALA VALLIS
The Book Of Dreams
(TAMBURO A VAPORE/AUDIOGLOBE)
VOTO: 10/10
Se al primo impatto con l'intro Ouverture The Book Of Dreams possa apparirvi "indigesto", state tranquilli e pazientate un attimo: Is The End The Beginning? saprà conquitarvi immediatamente... i Mangal Vallis propongono un rock progressivo sulla scia di mostri indimenticati dei mitici anni '70. Così, se crederete di ascoltare materiale inedito di Genesis, Pink Floyd, King Crimson e Yes, sappiate che non state sbagliando più di tanto: queste le influenze citate dalla band e, in tutta franchezza, sono pienamente d'accordo. L'intero The Book Of Dreams è dedicato al noto scrittore francese Jules Verne e, sostanzialmente, le liriche ruotano attorno a capolavori indiscussi della letteratura quali "20.000 leghe sotto i mari", "Il giro del mondo in 80 giorni" e "Viaggio al centro della Terra": per molti vorrà dire poco, ma per i "divoratori" di libri, questo è un punto a favore dei Mangala Vallis. E, se proprio vogliamo esagerare, avrete anche la possibilità di rigustarvi gli indimenticali Hammond C-3, Mellotron m-400 e un vero oggetto di culto quale il basso Rickenbacker... Delle sette tracce (otto se si considera l'intro), tutte di pregevole fattura, cito l'opener Is The End The Beginning? (da applausi la prova di Matteo Setti dietro al microfono), The Journey, Asha (Coming Back Home) e la conclusiva A New Century (che, tra l'altro, vede la partecipazione di Bernardo Lanzetti, ex Premiata Forneria Marconi). Da avere ad ogni costo, The Book Of Dreams è un album a dir poco stupendo!!! (James)

NORTHWINDS
Masters Of Magic
(BLACK WIDOW/SELF)
VOTO: S.V.
Forse è solo perchè non sono mai stato un appassionato del doom nel senso stretto del termine. Ma quel che è certo è che i Northwinds non li ho proprio digeriti, dalla prima all'ultima nota. Se dobbiamo (imperativo, come mercato impone) dimenticarci a tutti i costi dell'obsoleto thrash anni '80, perchè dovremmo gioire alla vista di un prodotto in puro stile fine anni '70 (come la politica della Black Widow impone)? Solo perchè il brano di apertura e di chiusura sono suonati dai Death SS? Non mi sembra sufficiente. Comunque continuo a sostenere di non essere competente in materia, quindi eccovi servito il senza voto... (James)

ABHOR
Nequaquam Vacuum (Beginning Of The Great Opera)
(BLACK TEARS OF DEATH)
VOTO: 5/10
Premetto che non ho niente contro gli Abhor,anzi sono sempre contento di sentire lavori di gruppi italiani... No, non ci siamo proprio! Ho provato ad ascoltare più volte questo lavoro per vedere se riuscivo ad apprezzarlo ed invece niente... Già il fatto che sia una ristampa di due demo non mi entusiasma molto(da segnalare anche la presenza di un pezzo live), queste cose le ritengo francamente inutili. Certo, come livello di registrazione,per essere demo non sono certo male... i ragazzi sanno anche suonare... ma non è questo il punto: il problema è che le canzoni proposte sono proprie fiacche. Non che con questo voglia demonizzare i tempi lenti (anzi, il sottoscritto è un amante del doom metal!) ma il fatto è che proprio non c'è mordente... E neanche i rari episodi "tirati" riescono a migliorare la situazione. Mi spiace ma questa è la mia opinione. Forse è nelle parti melodiche si può salvare qualcosa ma sono tutte cose già sentite e risentite, tendenzialmente noise... meglio smettere qui. (Rig)

RHAPSODY
Rain Of A Thousand Flames
(LIMB/SELF)
VOTO: 6/10
A cosa potrà servire un ep se a breve sarebbe uscito l'album? In effetti vista la durata e il costo, visto che si tratta di materiale inedito che, in ogni caso non comparirà sul prossimo full... un pensierino potremmo anche farcelo. Ma il tutto sa di ennesima manovrona commerciale, giusto per farci spendere qualche altra lira. Musicalmente lo giudicherei di buon livello, fatto salvo per la title track troppo stile Rhapsody: veloce e potente, ma che sa di già risentito. Ennesima catastrofe è il video che, oltre ad essere ancora una volta scandaloso (con tanto di oscar all'interpretazione "soap opera" a Luca Turilli), fa anche un po' l'occhiolino al video di Iron Man dei Black Sabbath: ma stiamo parlando di più di tre lustri fa e, sinceramente, i mezzi per realizzare un videoclip sono vagamente migliorati. Ripeto: buono, ma con qualche però di troppo. (James)

XHELLS
Subterranean Stories
(LUCIFER RISING/SELF)
VOTO: 8.5/10
Non sono un amante del nu metal e ho sempre sperato si trattasse di un avvento sporadico che sarebbe morto di lì a poco. Naturalmente mi sbagliavo, così mi sono visto quasi costretto ad adeguarmi alla situazione... e, a dirla tutta, la cosa non mi sembra neanche tanto spiacevole come credevo, ho dovuto ritirare molte cattiverie sul conto di Slipknot, Kittie, Static X, Korn, Sistem Of A Down e compagnia bella. Gli Xhells sono una nuova creatura del geniale parto nu, ma hanno il particolare pregio di non fossilizzarsi e camuffarsi quanto più possibile nell'ombra dei suddetti "supergruppi". Più nei dettagli rappresentano il presente di ciò che furono i Lord Brummell: e, per quel che se ne dica, a parer mio il discorso intrapreso con Ph-Aces e Tango non è del tutto chiuso. Mi spiego meglio, dato che il discorso non è tanto chiaro neance a me... Subterranean Stories è un prodotto nocivo e violento, diretto e schizoide, ma l'eco degli Irons sembra proprio non averli abbandonati del tutto. Così alle ritmiche serrate, ai testi feroci e "stradaioli", si affianca un forte gusto per la NWOBHM, riscontrabile subito al primo assolo del secondo brano (Dreams Of Hate) e dalla linea vocale piuttosto melodica e priva di parti rappate (fatto salvo per qualche sporadico assalto amelodico -più che rappato- in Contradiction e Angel Litanies) che potrebbe diventare un punto di forza per gli Xhells. L'intero disco è preciso e nel complesso regolare, molto maturo rispetto all'idea che me ne ero fatto all'inizio: dei nove brani che compongono Subterranean Stories cito in particolar modo Contradiction, ottima song che rappresenta il vero sunto di quanto detto sino ad ora (da notare sopattutto i cori a là Blind Guardian che compaiono sul finale) e la title track, "scomposta" tra fraseggi thrash (Kreator ed Overkill su tutti) e schizofrenie industrial (quanto vi è piaciuto Physicist di Devin Townsend?). In sintesi: gli Xhells hanno realizzato davvero un grande lavoro, e consiglio, soprattutto ai defender, di dargli una bella ascoltata prima di schifarlo: potrebbe piacevolmente stupirvi. (James)

NODE
Sweatshops
(SCARLET/AUDIOGLOBE)
VOTO: 8/10
La Scarlet, spesso, se ne esce con dischetti all'apparenza innoqui, ma che all'interno nascondono qualcosa che il semplice termine "musica" (o rumore, dipende dai punti di vista) non è adatto a definire perchè troppo riduttivo. I Node fanno naturalmente parte di questo cerchio e, giunti ormai alla quarta release, non mi sembra il caso definirli ancora "band promettente": il sound è sin troppo maturo per un gruppo che sino ad un anno e mezzo fa rischiava di rimanere chiuso nel limbo dei demo a tempo indeterminato (risale a Giugno 2000, infatti, "Land Of Nod") e la genialità compositiva (vedi "Bloody Hills", "Last Doctor" e "Thanathophobia" su tutte) è strabiliante e "rara" per il sovente stantio panorama italiano. "Sweatshops" lo trovere lì, dal vostro negoziante di fiducia, nascosto tra i ben più quotati vate ispiratori dei Node (Death di "Symbolic"ed At The Gates su tutti), pronto a confermare quanto vi sto dicendo. Perchè lasciarsi sfuggire l'ennesimo capolavoro metal italiano sarebbe una vera e propria follia, un reato da pagare con l'ergastolo, senza sconti alcuni. Però, se ancora non bastasse, sappiate che "Sweatshops" è stato prodotto da quel simpatico geniaccio di Pelle Saether (già al lavoro con Necrodeath, Carnal Forge e Terror 2000, se non lo sapeste) nonchè registrato e mixato in Svezia ai celeberrimi Underground Studios. Ma cosa volete di più dai Node? Il sangue??? (James)

CALLENISH CIRCLE
Flesh_Power_Dominion
(METAL BLADE/AUDIOGLOBE)
VOTO: 4/10
Toh!, ma guarda un po'... Patrick Savelkoul, promoter della ben nota Hammerheart Records è il vocalist di questi Callenish Circle. Per di più ha strappato un signor contratto alla Metal Blade. Ma bravo, che gran bella pubblicità! Complimenti! Lasciamo perdere questa mia digressione e torniamo a "Flesh_Power_Dominion", nuova release dei Callenish Circle, band dedita ad un death thrash melodico che cavalca a metà strada tra partiture swedish oriented ed esplosioni di stampo americano (pieno stile Bolt Thrower). Sinceramente il sound appare piuttosto slegato e "sempliciotto" per quello che la Metal Blade vorrebbe farci passare per oro colato e le liriche, salvando alcuni preziosismi da banco di scuola, non mi sembrano affatto all'altezza di un gruppo che dovrebbe spaccare il mondo a colpi di chitarra. Boccio Patrick per quanto riguarda lo screaming (brutto, anche se ho sentito di peggio), mentre riesce a tirarsi su (e a tirare su anche il brano) con un growling fenomenale. Salvo "Take Me Along", ma solo grazie alle parti melodiche (il che, non è che sia proprio un bene per una band death), e la cover Pull The Plug (il primo omaggio in assoluto a Chuck Schuldiner?): direi un po' poco per raggiungere quanto meno la sufficienza. (James)

INSOMNIUM
In The Halls Of Awaiting
(CANDLELIGHT/AUDIOGLOBE)
VOTO: 6/10
Partiamo dal fondo: "In The Halls Of Awaiting" è un disco nè indispensabile nè innovativo, ma il forte contrasto tra aggressività e melodia lo rende meno indigesto di quel che si potrebbe credere. I finlandesi Insomnium hanno lavorato molto bene, ma tirando le somme un pizzico di personalità in più non avrebbe guastato... da troppo tempo ormai, se si parla di death melodico (e in particolare se la provenienza è scandinava) i riferimenti sono sempre e solo tre: At The Gates (in sostituzione viene citato solo l'apocalittico "Slaughter Of The Soul"), In Flames (se sussistono venature folk nel sound) e, of course, Dark Tranquillity. Eppure nessuno protesta, nessuno fa in modo che la situazione possa cambiare: siamo contenti così, contenti che ogni anno, in media, escano undici/dodici album che non pretendono nient'altro che poter essere accostati (o, in casi peggiori, definiti direttamente "cloni") a capolavori di quasi dieci anni fa. Ripeto, "In The Halls Of Awaiting" non è malaccio, ma l'attaccamento morboso ai cugini svedesi sarà meglio metterlo da parte, in futuro. (James)

VISION DIVINE
Send Me An Angel
(ATHREIA/EDEL)
VOTO: 4/10
Evito giri di inutilissime parole sulla bravura e notorietà dei singoli componenti o sulla complicata storia della nascita del progetto. "Send Me An Angel" è semplicemente un disco brutto e totalmente inutile: considerando anche i legami musicali, paragonarlo con "Twilight Of Days" degli Athena è stato per me davvero immediato. Peccato, perchè il debut omonimo era un disco molto "catchy" che scalciava di brutto... Questo, ahimè, sembra buttato giù in fretta e furia, solo perchè (cito testuali parole di Olaf Thorsen, pronunciate al Totem Rock Club) "i Vision Divine sono una band vera e propria, non un semplice side project: e i tempi di uscita lo confermano". Potevate prendervi un attimo di calma in più e lavorare in primis sulla produzione: il disco è indubbiamente registrato da dio, ma molti passaggi risultano frammentari proprio perchè molto poco curati... e la voce di Fabio, causa cattivo mixaggio, risulta a volte fastidiosa: ascoltate bene la title track, "Black & White", "The Call" o "Apocalypse Coming" e poi chiedetevi che fine ha fatto l'ugola di quel singer che ci aveva fatto sognare in album quali "A New Religion?" (dei sopracitati Athena) e "Symphony Of Enchanted Lands"; l'unico brano in cui lo possiamo a malapena apprezzare è la ballad simil rock progressiva "Taste Of Goodbye", brano per giunta abbastanza scontato. Evito di scrivere altre cattiverie sulla strumentale "Nemesis" e "Take On Me", cover della band pop ottantiana A-Ha. No, non ci siamo proprio... non ho neanche cuore di consigliarlo ai più degni ed accaniti seguaci del power: se non ne potete fare a meno, ricompratevi piuttosto "Vision Divine". (James)

CANDLEMASS
Epicus Doomicus Metallicus
Nightfall
Ancient Dreams
Tales Of Creation
(POWERLINE/FRONTIERS)
VOTO: 10/10
Il voto va considerato e moltiplicato per ognuno dei seguenti fattori: la "seminalità" dei Candlemass in campo doom; la bellezza dei loro primi quattro lavori (ovvero questi); l'ottima idea della Powerline Records di ristamparli; l'ottima idea di ristamparli aggiungendo per ognuno un bonus cd contenente materiale live, new e demo version, interviste, videoclip. Che ve ne pare? Vi sembra poco? Logico, coloro che possedevano già i quattro capolavori in esame potrebbero sbuffare un po' e definire il tutto una blanda operazione commerciale. Ma per le nuove leve metalliche (e non, sia ben inteso) questa è un'occasione da non lasciarsi sfuggire per nessuna cosa al mondo, dato che non darei per certa un'ulteriore ristampa dei medesimi.

BLACKSHINE
Soulless & Proud
(SPV/AUDIOGLOBE)
VOTO: 6.5/10
Questo lavoro dei Blackshine arriva dritto come un pugno nello stomaco. Certo, la produzione lascia un pò a desiderare, soprattutto per quanto riguarda le parti vocali (e sinceramente non è un fatto negativo in quanto il singer non mi ha impressionato positivamente). Definire il genere proposto in Soulless & Proud è un compito arduo poichè se la matrice comune di quasi tutti i pezzi è il buon vecchio e sano hard rock, risultano tante, forse troppe le influenze. Tanto per fare degli esempi, Blackheart Brain ha un sapore molto Motorhead, la successiva Outcast raggiunge addirittura sonorità più consone a gruppi crossover. Piacevoli le influenze southern ma anche quelle più affini al classic metal non sono da disdegnare: la doppia cassa che ci accompagna per quasi tutto Light the fuse è veramente coinvolgente... peccato che il brano non sfiori neanche i tre minuti di durata. Il brano migliore risulta essere quello di apertura, Love Our hell, mentre un pò più in sotto tono la title track. molte le buone idee e i riff accattivanti presenti in questo lavoro che tuttavia risulta in alcune parti talmente ripetitivo da sembrare noioso. Ci penserei due volte prima di consigliarvene l'acquisto. (Rig)

THE COMPANY OF SNAKES
Burst The Bubble
(SPV/AUDIOGLOBE)
VOTO: 8.5/10
Fuori dalla finestra vedo ancora passare i pinguini... le temperature fanno anche paura al termometro... eppure appena metto nel lettore questo cd è come se l'estate piombasse di colpo in casa del sottoscritto. Immaginatevi al volante di un bolide, con di fianco una bella bionda (birra o donna che sia...) e avrete capito le sensazioni che questo disco può suscitare (mah!, io credo che la roba che fumi sia davvero cattiva!, ndJ)... I Whitesnake sono un piacevole ricordo, The Company Of Snakes sono una solida e concreta realtà: questo disco è fantastico! Ottima la produzione e ???? offre una prestazione vocale encomiabile; musicisti all'altezza della loro fama. Ma passiamo al disco: dopo una insolita intro di chitarra acustica Labour Of love ha l'incarico di aprire le danze e lo fa in modo egregio. La successiva Ride, Ride, Ride (Run Run Run) ci riporta indietro nel tempo fino agli anni settanta, così come Little Miss Happiness... potrei continuare così, canzone per canzone ma lo spazio non me lo permette... voglio allora segnalarvi la delicata ballad What Love Can Do, con dei cori orecchiabilissimi a cui non potrete non unirvi, e fra le songs che più si avvicinano al vecchio Whitesnake style sicuramente Sacrificial Feelings.Strano quanto il riff di All Dressed Up ricordi quello di una canzone degli Aerosmith... quale? Indovinatelo voi! Album da comprare immediatamente!!! (Rig)

KING DIAMOND
Abigail II: The Revenge
(METAL BLADE/AUDIOGLOBE)
VOTO: N.G.
Nutrivo grande attesa per il nuovo concept-album di King Diamond, dunque immaginatevi la delusione quando ho realizzato che il promo cd in mio possesso conteneva solo due brani e un intro nella versione integra, i restanti dieci pezzi infatti, sono misere edit version della durata di circa un minuto e mezzo ciascuna. Impossibile in queste situazioni esprimere un giudizio attendibile anche se appare subito chiaro che lo stile del front-man danese rimane fossilizzato al heavy metal classico ricco di atmosfere oscure e tenebrose che da sempre lo contraddistingue. Per il resto notiamo una produzione all'altezza della situazione e i due brani ascoltati (The Storm e Spirits) fanno presagire ad ottimo lavoro. (Teo)

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