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Libero
2 del maec di Giovedì 29 Maggio 2003 |
Infine, la Champions
League è andata al Diavolo. E mentre la parte bianconera dell’Italia promette
che l’anno prossimo arriverà fino all’Inferno per conquistare l’ambito
trofeo, i soliti tabloid inglesi trovano molti punti d’incontro tra il Milan
Campione d’Europa e il loro Manchester United, stemma diabolico su tutti,
definendo i rossoneri neo vincitori “Milan United”. Così, a nove anni dalla
epica finale di Atene che rivelò definitivamente al mondo intero il Genio di
Savicevic, il mondo ritorna ad applaudire il Milan prima di concentrarsi sulla
sua festa. Un cammino iniziato ad agosto, nei preliminari passati con discreto
affanno. Poi l’arrivo di Nesta, e le bacchettate al Deportivo e al Bayern
Monaco offrendo un gioco stellare. Nella seconda fase a gironi si è assistito
ad un alquanto netto processo involutivo del gioco milanista, ma i risultati
sono arrivati lo stesso. Real e Borussia Dortmund le vittime, per arrivare ai
quarti di finale, contro l’Ajax –che mi ricordava la finale persa nel 1995-,
stavolta superata a Milano con una prestazione sui generis. I derby di
semifinale sono stati contraddistinti da partite di non grande caratura tecnica,
ma alla fine sono stati i Diavoli a spuntarla, fino ad arrivare alla finale di
Manchester. Il resto è storia di ieri sera.
 | Libero
2 del maec di Venerdì 30 Maggio 2003 |
Nella società
tecnologizzata in cui stiamo vivendo si sta formando una sempre più presente
ideologia di mito. Forse perché, nell’epoca attuale, solo l’estro e la
versatilità di Johnny Depp fanno assomigliare questo attore ad un mito,
elemento teorico che ultimamente viene associato al televisore al plasma di
ultima generazione o al paio di pantaloni griffati. Cosi facendo, si tende a
dimenticare che il mito in sé non esiste come elemento pratico ma come elemento
ideale appunto, il che non a che fare con quel mattacchione con l’indice
rivolto al cielo, al secolo Platone.
Il mito non è
una moda, ma la fa. Come negli anni sessanta cubani il Che viaggiava a svariati
sigari al giorno, fino a far diventare quell’involucro tabaccoso icona
dell’indipendenza che lui predicava. Poi morì, ma questo fu solo l’ultimo
processo del suo mito, che lo portò di diritto tra i veri miti del Novecento,
come Rodolfo Valentino, Marylin e, successivamente, Elvis. Quelli, i miti, che
hanno sconfitto la vecchiaia con la morte e che noi non immagineremmo mai con
dentiera, pantofole e bypass.
CicloEco
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