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Hitler

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Nel 1918, al termine della prima guerra mondiale, si instaurava in Germania la Repubblica di Weimar

Voluta dai socialdemocratici e dal partito cattolico del centro politico essa era osteggiata dalle caste nobili e militari, ma soprattutto era intrisa di un rapporto particolare che univa cittadino e potere statuale, Weimar nasceva dalle macerie del II Reich, pesantemente sconfitto in guerra, ma nella società era presente una cultura sociale e politica ricevuta nel tempo dai cittadini tedeschi, i quali restavano sempre ligi e fedeli all’autorità. Completamente sottomessi al forte autoritarismo e militarismo di tipo feudale, essi nella loro maggioranza erano uomini totalmente subordinati al potere che poco spazio concedeva alla libera espressione di opinioni politiche contrarie a quelle dell’autorità.

    Al termine della guerra la Germania era stata obbligata a piegarsi al trattato di Versailles impostole dai vincitori: l’orgoglioso popolo germanico venne schiacciato dalle onerose condizioni di pace ed il Paese si ritrovò quasi sull’orlo del crack economico e sociale. In una situazione tale i manovratori politici dell’epoca ebbero strada facile nel manipolare e sobillare la popolazione e legare a sé il ceto medio, che andava ad ingrossare, ogni giorno di più, il numero dei poveri.

    In questo panorama si inquadra l’ascesa di Hitler, il nuovo Führer, colui che incarnò il desiderio di riscossa politica, sociale, economica e militare di tutta la Germania.

    L’uomo che trascinerà i tedeschi in una guerra disastrosa aveva dimostrato carisma e sicurezza, tanto da essere appoggiato, nella sua lotta politica contro il comunismo, non solo dalle masse, ma anche dai circoli politici ed economici. Hitler convinse gli uomini chiave e di potere della nuova Repubblica a concedergli fiducia e, nel caso, non risparmiò l’uso della forza e dell’inganno.  Personaggi come Hindenburg, presidente della Repubblica di Weimar, Hungerberg, capo del partito nazionale tedesco, Franz Von Papen, aristocratico, allineato con il partito cattolico di centro, Otto Meissner capo della segreteria del Presidente e il generale Kurt von Schleicher, sospinsero Hitler e i suoi fino alla presa del potere. Grandi latifondisti, industriali, notabili, ma anche agricoltori, operai e povera gente, tutti (o quasi) restarono stregati dall’oratoria  e dal fascino di questo ometto.

    Non tutti, certo, furono convinti da Adolf Hitler.  E’ vero, infatti, che le vittorie alle elezioni del 1933 del partito nazionalsocialista capeggiato da Hitler, furono conseguite, quelle di marzo, grazie alle violente intimidazioni e alle numerose schede truccate e quelle di novembre grazie alla cancellazione dei partiti di opposizione.

    Ciò che si prefigge questo approfondimento è di spiegare il background dell’uomo Hitler, la sua ambiguità personale e politica, la presa del potere da parte di un mancato artista divenuto teorizzatore della razza superiore e delle nuove guerre di conquista ed i  motivi per cui un intero popolo chiuse gli occhi di fronte all’eccidio che i nazionalsocialisti, con in testa il loro Führer, perpetrarono ai danni di “subumani” ebrei, zingari, malati, omosessuali, evidenziando in tal modo puerile il timore della diversità e del confronto.

    Quello che più importa capire, comunque, è il perché una nazione intera abbia seguito nella sua folle corsa,  così ciecamente, colui  che portò alla distruzione l’Europa. Il popolo tedesco, in questo frangente, appare a tal punto legato a doppio filo con il suo dittatore da far intendere che la degenerante follia dell'uno stimolò e fluì nella follia dell'altro, e viceversa.

   Ciò che illustra questo lavoro è il racconto in una veste insolita di una storia  già molte volte raccontata: per una comprensione personale e collettiva di come anche la attualità, grazie alla consapevolezza della storia,  può essere meglio compresa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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