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fin dove la strada va, tra i villaggi e le città, col mio peso sulle spalle me ne andai: qualche volta ebbi fortuna, altre volte solo guai, ma la strada quella non finisce mai.

luigi grechi -  fin dove la strada va

 


 

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i N t e r v i S t e


 

Mi è capitato di fare qualche intervista dopo che ho pubblicato. È una cosa strana la faccenda delle interviste che poi ti leggi sul giornale e ti chiedi: “ma ‘ste cose le ho dette io?”. È buffo vedersi da fuori!

 

 

Dal GAZZETTINO di Padova del 21.02.2002

EMOZIONI DI PROVINCIA COLOR GRIGIOVIOLA

 

Dodici  i racconti di “grigioviola”, pubblicato un mese fa dalla casa editrice di Piombino (Livorno) di Gordiano Lupi.

Tanta la voglia, o meglio, l’urgenza, di raccontarsi. Autobiografia e noir (compresa la cronaca nera del gazzettino) di provincia si mescolano in continuazione.

L’autore non ci nasconde i dubbi, i ricordi, le emozioni di chi ha tutta la vita davanti, ma ancora non sa cosa farà da “grande”.

Scrittore un po’ per amore, su insistenza della morosa, e un po’ per forza (un esame scritto alla facoltà di Architettura di Venezia) Alberto Ghiraldo di Casalserugo, a soli 22 anni, conta svariati racconti pubblicati nelle riviste specializzate e su internet e da un mese finalmente anche la sua prima raccolta, “grigioviola”, come il colore della sua Fiat Bravo sempre in riserva.

 

«Ho iniziato a scrivere solo nel ’99, per superare il compito scritto all’esame di Estetica. Da allora non ho più smesso: hanno pubblicato i miei racconti riviste come “Il Foglio Clandestino”, “Addictions”, “Gemellae” e “Il Foglio Letterario”, fino a quando quest’ultimo mi ha proposto questo mio primo libro. È più difficile trovare poi una giusta distribuzione».

 

Quanto ti è stato d’aiuto navigare su internet?

 

«In rete, oltre a farmi vivo con gli editori, sono entrato in contatto con Andrea G. Pinketts, che ha apprezzato le mie cose, e con Francesco Gazzè, fratello nonché paroliere di Max, che ha sua volta ha fatto circolare sul suo sito uno dei miei racconti».

 

I tuoi rapporti con la musica vanno comunque oltre, e sono frequentissimi anche in Grigioviola.

 

«Ho suonato le tastiere, e un po’ la chitarra, in diversi gruppi, e con gli Arya ho avuto anche una certa soddisfazione. Ascolto di tutto, dal progressive di Genesis e Pink Floyd agli italiani di oggi come Estra e Timoria e i cantautori come De Gregori e Bersani. Alcuni racconti sono nati proprio da canzoni: “Come un bacio” da “L’uccisione di Babbo Natale” di De Gregori, o “il giorno che morì John Lennon” dalla sua “Being for the benefit of mr. Kite”, molto meno famosa di “Immagine”, ma altrettanto se non più bella».

 

Oggi la tua principale occupazione è la scrittura?

 

«Ho già pronta un’altra raccolta di racconti e un romanzo, o meglio una sorta di flusso di coscienza. E poi sul mio sito tengo un diario in diretta e una casella di posta aperta a tutti. anche a critici e “colleghi”: sto aspettando un parere da Mozzi e Baldini».

 

Perché scrivi?

 

«Semplicemente perché mi piacerebbe leggere un libro come il mio! E anche come sfogo terapeutico, per scaricare la tensione. Mi fa piacere sapere che i lettori si riconoscono in quello che scrivo, ma anche quando altri danno interpretazioni insospettabili e ben diverse dalle mie intenzioni. Delle volte penso che “grigioviola” sia un brutto libro, forse perché a furia di rileggerlo e rivederlo ne ho la nausea. Poi però so che non è così. Penso che abbia delle potenzialità. Non io, il libro».

 

Cosa leggi?

 

«Narrativa italiana principalmente: Calvino, Benni, Lucarelli, Nove, Ammaniti. Tra gli stranieri amo Pennac, King, Coe, ma anche i poeti come Baudelaire».

 

In grigioviola ti lasci andare spesso al ricordo dell’infanzia: per nostalgia, rimpianto o voglia di non crescere mai?

 

«È una specie di tributo autobiografico ai miei nonni, con cui sono cresciuto perché i miei lavoravano tutto il giorno. E a mio nonno in particolare, cui dedico il libro: è stato il primo a rivelarmi il piacere del raccontare».

 

(Caterina Cisotto)

 


 

Da LA PIAZZA di Padova Sud, maggio 2002

ALBERTO GHIRALDO, IL VIZIO DI SCRIVERE

 

“Mi piace scrivere scrivere scrivere scrivere, […] la camicia fuori dai jeans. […] che io faccio lo scrittore. Lo sa lei che io faccio lo scrittore? Scrivo racconti”.

 

Tutto vero diciamo noi. In queste poche righe tratte da un racconto di “grigioviola” (ed. Il Foglio, gennaio 2002) si nasconde il giovanissimo Alberto Ghiraldo, nato a Padova il 18/11/79, studente di storia e conservazione dei beni architettonici ed ambientali a Venezia. Alberto trascorre la sua quasi tranquilla esistenza a Casalserugo, fonte principale di ispirazione per i suoi racconti; è lì che lo abbiamo incontrato in uno studio disordinato con libri sparsi dappertutto, un computer, uno stereo e una chitarra: all’apparenza una stanza come tante.

E invece è proprio qui che Alberto scrive. Lo fa dal 1999, anno del suo primo racconto per l’esame di estetica; da allora non ha più smesso – e dopo aver pubblicato alcuni suoi scritti sulle riviste Addictions (la più importante a livello di esordienti) e il “foglio letterario” – quest’anno è arrivato il suo primo libro intitolato appunto “grigioviola”. L’opera, in vendita alla libreria Feltrinelli di Padova, è una raccolta di dodici racconti, che vanno dallo stile noir a quello generazionale con un pizzico di autobiografia; già segnalato al concorso letterario Licurgo Cappelletti indetto dalla città di Piombino, il libro è alla seconda ristampa.

Nonostante sia soddisfatto per i risultati della sua prima creatura, Alberto pensa in grande: “mi piacerebbe che il libro entrasse a far parte della collana Stilelibero di Einaudi; a questo proposito ho già contattato Giulio Mozzi, scrittore e talent scout padovano. Inoltre ho ricevuto dei giudizi positivi da Andrea G. Pinketts, scrittore noir, e Francesco Gazzè, fratello del più famoso Max”.

 

Alberto, cosa significa scrivere per te?

 

«non è uno sfogo, ma a volte lo diventa e quindi assume un valore terapeutico; inoltre quando scrivo penso anche ai miei lettori e cerco sempre di creare una sorta di dialogo fra me e loro».

 

Nel libro passi dal noir alla quotidianità, il tuo vivere a Casalserugo: come mai?

 

«non è proprio così, secondo me “grigioviola” è noir dalla prima all’ultima parola. Ho cercato di mescolare i vari stili nei racconti e ne è venuto fuori un “senso di stranezza” che li comprende tutti».

 

Scrivere ti toglie tempo allo studio: non pensi dunque sia una perdita di tempo?

 

«no, tanto scriverei lo stesso. Il problema è che mi sento maggiormente ispirato proprio durante le sessioni d’esame; allora lascio i libri, accendo il computer e scrivo. Magari poche righe, però scrivo. Negli altri periodi a dire il vero non scrivo tantissimo, ma tengo buone le mie emozioni per i momenti successivi».

 

Se io ti dico Casalserugo tu a cosa pensi?

 

«mi viene in mente un paese a metà fra la campagna e la città, con molti campi e una zona industriale particolarmente estesa; tuttavia il vero problema è che qui tutti sanno tutto di tutti e questo non mi va; insomma il paese è piccolo e la gente mormora».

 

Hai dei progetti per il tuo futuro letterario?

 

«intanto vorrei far conoscere bene e pubblicizzare “grigioviola”; poi ho in mente uno “spettacolo” dal titolo “Eraldo dice che scrivo come Paolo” e nell’occasione leggerò dei racconti inediti. Ma il mio grande sogno, come già ho detto, è entrare in qualche grande editrice, ad esempio l’Einaudi».

 

Alberto conclude la sua chiacchierata con un sorriso, un sorriso pieno di gioia e di speranza per un futuro che potrebbe veramente diventare grande. Non ci credete? Se comprerete il libro sarete costretti a cambiare idea… intanto i più curiosi possono visitare il sito internet di Alberto.

 

(Francesco Cavallaro)