11 dicembre 2001
di RITA LEVI MONTALCINI
LA SCIENZA nel nostro Paese è in pericolo. Lo
sanno bene i 4.500 ricercatori che hanno firmato
un appello a non tagliare i fondi in Finanziaria
per evitare la fuga dei cervelli.
Contemporaneamente sono apparsi sulla stampa
diversi attacchi al Consiglio Nazionale delle
Ricerche, accompagnati in qualche caso da
proposte di radicale trasformazione dell'Ente o
addirittura della sua abolizione. Sin dall'inizio
degli anni 1970 ho diretto il Laboratorio di
Biologia Cellulare del Cnr e anche
successivamente in qualità di ospite ho
continuato e continuo a svolgere attività di
ricerca e sono indignata da questa campagna
denigratoria e distruttiva. Pur riconoscendo
nell'Ente difetti e carenze funzionali: lentezza
e macchinosità delle procedure, elefantiasi
della burocrazia, dispersione degli interventi,
alta età media dei ricercatori ed altre ancora,
non si deve dimenticare che il Cnr ha degli
eccezionali meriti per il ruolo che ha svolto
nello sviluppo della cultura in Italia.
Due grandi scienziati, Vito Volterra e Guglielmo
Marconi hanno presieduto il Cnr dalla sua
fondazione, dal 1923 al 1937. Discipline quali la
chimica macromolecolare, l'astrofisica,
l'informatica, la genetica e biologia molecolari,
le neuroscienze, sono state promosse dal Cnr
attraverso la creazione dei suoi organi di
ricerca in una situazione di quasi totale vuoto
nel mondo accademico, grazie alla dedizione di
eccellenti scienziati: Natta, Occhialini, Faedo,
BuzzatiTraverso, Moruzzi, Erspamer, ecc. Se oggi
l'Italia non è assente su scala internazionale
in questi settori (anzi, in qualche caso mantiene
posizioni di eccellenza) lo deve al perseguimento
delle ricerche in quelle discipline.
Indubbiamente, negli ultimi decenni, l'immagine
dell'Ente si è appannata a causa dell'ingerenza
degli accademici, da una pressione sindacale
tendenzialmente antimeritocratica, e da un
ulteriore aggravamento burocratico che ha
ignorato le finalità scientifiche che sono
proprie del Cnr. Il potere politico negli anni
scorsi ha infine reagito a questa deriva e ha
decretato nel 1999 una radicale riforma della
riorganizzazione all'interno del Cnr. Si è
pervenuti con tale riforma alla creazione di un
meccanismo di valutazione esterna continua e
imparziale della validità dell'operato dell'Ente
e ad una radicale riorganizzazione della rete
scientifica che concentra in circa un centinaio
di grandi Istituti le attività prima disperse in
oltre trecento strutture di ricerca spezzettati
in molti casi in strutture di piccolissime
dimensioni.
Ai nuovi Istituti è conferita una grande
autonomia scientifica e gestionale (con
conseguente forte riduzione della burocrazia
centrale) tale da renderli indipendenti da
pressioni o esigenze estrinseche alla logica
della ricerca scientifica. Completato il quadro
di ristrutturazione della rete scientifica, sono
stati nominati i primi direttori dei nuovi
Istituti. Il presidente Lucio Bianco sta
conducendo questa titanica opera di
riorganizzazione del Cnr con perizia e dedizione,
dibattendosi nelle difficoltà derivanti da
resistenze interne ed esterne e dalle
ristrettezze finanziarie, dato che i successivi
Governi negli ultimi anni hanno tutti lesinato
all'Ente le risorse indispensabili anche al
metabolismo di base, figuriamoci poi alla
realizzazione di un'ambiziosa riforma. Negli
ultimi cinque anni l'Ente ha subito un costante
calo delle risorse finanziarie del ben trenta per
cento! Desidero
esprimere al presidente Bianco tutta la mia stima
e l'apprezzamento per l'opera svolta, stima e
apprezzamento che rivolgo anche a tutti quei
ricercatori dell'Ente che continuano a svolgere
la loro attività di ricerca con passione e
competenza, date le condizioni di ristrettezza di
risorse e di scarsa considerazione pubblica nelle
quali sono costretti ad operare. Mi auguro che
gli attacchi indiscriminati al Cnr da parte degli
accademici o quelli che giungono da altre
direzioni, vengano a cessare in quanto possono
provocare la distruzione dell'Ente con gravissimo
e irreparabile danno per la cultura scientifica
del paese. Desidero fare appello al mondo
politico perché prenda coscienza dello
straordinario patrimonio culturale e tecnologico
che rappresenta il Cnr.
Una eventuale "ventilata"
trasformazione dell'Ente in una società per
azioni o in altro significherebbe provocare
irresponsabilmente l'eliminazione del più
importante Ente di ricerca italiano perseguendo
modelli inesistenti in alcun paese al mondo, a
cominciare da quelli scientificamente più
progrediti. E' compito del potere politico,
assicurare il progresso culturale, tecnologico e
produttivo del paese: deve quindi sostenere il
Cnr a completare la sua riforma fornendogli le
risorse necessarie.
Un primo intervento dovrebbe consistere
nell'eliminazione del blocco delle assunzioni di
ricercatori previsto dalla Finanziaria, un
provvedimento che è in assoluto contrasto colla
proclamata volontà di accrescere il valore della
ricerca italiana e che non comporta alcun
risparmio in quanto le assunzioni del personale
Cnr avvengono comunque all'interno del suo
bilancio. E' imperativo che l'Italia si collochi,
a livello internazionale, in una posizione più
adeguata al capitale umano e alle risorse delle
quali dispone. Un'eliminazione dell'Ente
porterebbe ad un umiliante e ulteriore degrado
scientifico del paese, in quanto ne provocherebbe
l'uscita dalla competizione scientifica a livello
internazionale.
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