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Rita Levi Montalcini, nata il 22 aprile 1909 a Torino, nel 1936 si laurea in Medicina e Chirurgia e diventa presto assistente dell'istologo Giuseppe Levi. Dopo l'università le leggi razziali imposte dal regime fascista la costringono a lasciare la specializzazione in neurologia e psichiatria e a continuare le sue ricerche in un laboratorio di fortuna.
nel 1947 accetta l'invito a proseguire le sue ricerche al Dipartimento di Zoologia della Washington University (nello stato americano del Missouri), dove rimane fino al 1977.
Nel periodo 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come NGF e per circa un trentennio prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione.

La fama mondiale arriva nel 1986 quando, insieme con l'americano Stanley Cohen, vince il Premio Nobel per la Medicina. "Il lavoro della Montalcini - è scritto nella motivazione dell'Istituto Karolinska - è di fondamentale importanza per la comprensione dei meccanismi che regolano la crescita delle cellule e dei tessuti".
Rita Levi Montalcini ha ricevuto altri numerosi riconoscimenti: fra l'altro tre lauree ad honorem delle Università di Upsala (Svezia), Weizmann-Rehovot (Israele) e St. Mary (Usa). Ha vinto inoltre il Premio internazionale Saint Vincent, il Feltrinelli, e il premio "Alfred Lasker" per la ricerca medica.
Dal 1993 presiede l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, è membro delle più prestigiose accademie scientifiche, quali l'Accademia Nazionale dei Lincei, l'Accademia Pontificia, l'Accademia delle Scienze, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society.
Rita Levi Montalcini è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell'agosto del 2001.
Rassegna stampa  
Bibliografia  
Dalla rete:  
Biografie:
sul sito EMSF RAI - Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche

sul sito di RAI Educational

Autobiografia (in inglese)
 
ASSOCIAZIONE LEVI-MONTALCINI

Scopo dell'associazione è assistere i giovani nello scegliere con consapevolezza e basandosi sulla più ampia informazione possibile il lavoro, sia esso manuale o intellettuale, per il quale si sentono maggiormente portati ed aiutare con borse di studio, con sovvenzioni per le rette scolastiche o l'acquisto di libri di testo quei ragazzi che per motivi economici non potrebbero proseguire gli studi.

 
Un nobel per le stelle
 
Newton, ottobre 2002
   
Interviste:
Questa è la ricerca più urgente:
scoprire come si forma il pensiero
 
La fondazione di un nuovo umanesimo deve essere il traguardo delle neuroscienze, afferma in questa intervista il premio Nobel per la medicina. Conosciamo l'anatomia del cervello umano e alcuni dei meccanismi che lo governano, ma ignoriamo come si formino pensiero e volontà. Se sapremo individuare almeno i percorsi utili a questa indagine, si accenderà la speranza di poter migliorare scuola e pedagogia, e con esse la qualità dell'individuo...

di Pietro Zullino
 
 
Più responsabilità per la ricerca
senza mettere lucchetti alle idee
 
Il confine tra "old" e "new" nel campo della scienza è segnato soprattutto dalle tecnologie che potenziano la mente umana. Il recente sviluppo dell'intelligenza artificiale ha consentito un salto qualitativo e quantitativo delle nostre capacità conoscitive. Ma questo immenso potere comporta una nuova assunzione di responsabilità, da parte sia degli scienziati sia dei politici...

di Pietro Zullino
 
   
Speciale Lione

Lione: 23-02-2002
Il testo dell'intervento del Premio Nobel Rita Levi Montalcini al forum:
"Dialoghi per la Terra"
 
       
Agosto 2001

Rita Levi Montalcini è nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Il decreto è motivato dagli altissimi meriti raggiunti nel campo scientifico e sociale.

Rita Levi Montalcini illumina Palazzo Madama
sopraTUTTOLIBRI
 
Rita Levi Montalcini, un nobel in Senato
QUOTIDIANO.NET
 
Ciampi nomina Rita Levi Montalcini senatrice a vita
CNN Italia
 
Rita Levi Montalcini senatore a vita
REPUBBLICA.it
 
       
L'appello di Levi Montalcini
"Non affondate la ricerca"

11 dicembre 2001

di RITA LEVI MONTALCINI


LA SCIENZA nel nostro Paese è in pericolo. Lo sanno bene i 4.500 ricercatori che hanno firmato un appello a non tagliare i fondi in Finanziaria per evitare la fuga dei cervelli. Contemporaneamente sono apparsi sulla stampa diversi attacchi al Consiglio Nazionale delle Ricerche, accompagnati in qualche caso da proposte di radicale trasformazione dell'Ente o addirittura della sua abolizione. Sin dall'inizio degli anni 1970 ho diretto il Laboratorio di Biologia Cellulare del Cnr e anche successivamente in qualità di ospite ho continuato e continuo a svolgere attività di ricerca e sono indignata da questa campagna denigratoria e distruttiva. Pur riconoscendo nell'Ente difetti e carenze funzionali: lentezza e macchinosità delle procedure, elefantiasi della burocrazia, dispersione degli interventi, alta età media dei ricercatori ed altre ancora, non si deve dimenticare che il Cnr ha degli eccezionali meriti per il ruolo che ha svolto nello sviluppo della cultura in Italia.

Due grandi scienziati, Vito Volterra e Guglielmo Marconi hanno presieduto il Cnr dalla sua fondazione, dal 1923 al 1937. Discipline quali la chimica macromolecolare, l'astrofisica, l'informatica, la genetica e biologia molecolari, le neuroscienze, sono state promosse dal Cnr attraverso la creazione dei suoi organi di ricerca in una situazione di quasi totale vuoto nel mondo accademico, grazie alla dedizione di eccellenti scienziati: Natta, Occhialini, Faedo, BuzzatiTraverso, Moruzzi, Erspamer, ecc. Se oggi l'Italia non è assente su scala internazionale in questi settori (anzi, in qualche caso mantiene posizioni di eccellenza) lo deve al perseguimento delle ricerche in quelle discipline.

Indubbiamente, negli ultimi decenni, l'immagine dell'Ente si è appannata a causa dell'ingerenza degli accademici, da una pressione sindacale tendenzialmente antimeritocratica, e da un ulteriore aggravamento burocratico che ha ignorato le finalità scientifiche che sono proprie del Cnr. Il potere politico negli anni scorsi ha infine reagito a questa deriva e ha decretato nel 1999 una radicale riforma della riorganizzazione all'interno del Cnr. Si è pervenuti con tale riforma alla creazione di un meccanismo di valutazione esterna continua e imparziale della validità dell'operato dell'Ente e ad una radicale riorganizzazione della rete scientifica che concentra in circa un centinaio di grandi Istituti le attività prima disperse in oltre trecento strutture di ricerca spezzettati in molti casi in strutture di piccolissime dimensioni.

Ai nuovi Istituti è conferita una grande autonomia scientifica e gestionale (con conseguente forte riduzione della burocrazia centrale) tale da renderli indipendenti da pressioni o esigenze estrinseche alla logica della ricerca scientifica. Completato il quadro di ristrutturazione della rete scientifica, sono stati nominati i primi direttori dei nuovi Istituti. Il presidente Lucio Bianco sta conducendo questa titanica opera di riorganizzazione del Cnr con perizia e dedizione, dibattendosi nelle difficoltà derivanti da resistenze interne ed esterne e dalle ristrettezze finanziarie, dato che i successivi Governi negli ultimi anni hanno tutti lesinato all'Ente le risorse indispensabili anche al metabolismo di base, figuriamoci poi alla realizzazione di un'ambiziosa riforma. Negli ultimi cinque anni l'Ente ha subito un costante calo delle risorse finanziarie del ben trenta per cento!

Desidero esprimere al presidente Bianco tutta la mia stima e l'apprezzamento per l'opera svolta, stima e apprezzamento che rivolgo anche a tutti quei ricercatori dell'Ente che continuano a svolgere la loro attività di ricerca con passione e competenza, date le condizioni di ristrettezza di risorse e di scarsa considerazione pubblica nelle quali sono costretti ad operare. Mi auguro che gli attacchi indiscriminati al Cnr da parte degli accademici o quelli che giungono da altre direzioni, vengano a cessare in quanto possono provocare la distruzione dell'Ente con gravissimo e irreparabile danno per la cultura scientifica del paese. Desidero fare appello al mondo politico perché prenda coscienza dello straordinario patrimonio culturale e tecnologico che rappresenta il Cnr.

Una eventuale "ventilata" trasformazione dell'Ente in una società per azioni o in altro significherebbe provocare irresponsabilmente l'eliminazione del più importante Ente di ricerca italiano perseguendo modelli inesistenti in alcun paese al mondo, a cominciare da quelli scientificamente più progrediti. E' compito del potere politico, assicurare il progresso culturale, tecnologico e produttivo del paese: deve quindi sostenere il Cnr a completare la sua riforma fornendogli le risorse necessarie.

Un primo intervento dovrebbe consistere nell'eliminazione del blocco delle assunzioni di ricercatori previsto dalla Finanziaria, un provvedimento che è in assoluto contrasto colla proclamata volontà di accrescere il valore della ricerca italiana e che non comporta alcun risparmio in quanto le assunzioni del personale Cnr avvengono comunque all'interno del suo bilancio. E' imperativo che l'Italia si collochi, a livello internazionale, in una posizione più adeguata al capitale umano e alle risorse delle quali dispone. Un'eliminazione dell'Ente porterebbe ad un umiliante e ulteriore degrado scientifico del paese, in quanto ne provocherebbe l'uscita dalla competizione scientifica a livello internazionale.

 
   
       
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