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I centri urbaniMorbegnoFiorente borgo situato all'inizio della Valle del Bitto. Nel settore alimentare è nota per il suo formaggio, che, salendo agli alpeggi della suddetta valle, si può gustare direttamente presso i contadini produttori; e per i suoi funghi, che sono raccolti e fatti essiccare o conservati sotto vetro. Nei secoli scorsi ha avuto notevole importanza come centro di mercati, grazie anche alla vicinanza del Passo S. Marco che mette in comunicazione la Valle del Bitto con la provincia di Bergamo. Tra i monumenti degni di nota: la chiesa di S. Giovanni Battista, eretta su progetto di Pietro Ligari nel '700 e di cui rimangono tele ed affreschi all'interno; egli è considerato il maggior pittore valtellinese.
Chiesa di San Giovanni Battista
Sondrio
Situata presso la confluenza del Torrente Mallero nell'Adda, ridente cittadina agricola (vini) e commerciale, è capoluogo della Valtellina. Il nome è di origine longobarda (Sondrium = terrento tenuto e lavorato dal padrone). Ai margini della città vecchia c'è la chiesa di S. Gervasio e S. Protasio opera di Pietro Ligari, del quale all'interno si trovano notevoli dipinti. Sulla cima del colle che domina la città c'è il Castello Masegra, severa costruzione del 1041. Inoltre ospita un Museo Valtellinese di Storia ed Arte.
Sondrio: sullo sfondo l'imbocco della Valmalenco
Castello Masegra
Chiesa di S. Gervasio e S. Protasio Ponte in ValtellinaE' un notevole centro coltivato a prati, alberi da frutta e viti (abbondante e rinomata la produzione di mele); tradizionale la lavorazione dei "pezzotti". Il nome sarebbe di origine longobarda, da "biunte", termine amministrativo per designare un campo recintato e coltivato. E' stato uno dei primi centri di cultura della valle, patria di ragguardevoli personaggi (il letterato F. Saverio Quadrio e l'astronomo Giuseppe Piazzi) e culla di illustri famiglie, tra le quali la famiglia Quadrio che da Como si stabilirono qui a seguito delle lotte che caratterizzarono la vita di quella città nel secolo XII°. Sono ancora visibili, nel centro del paese, resti del palazzo fortificato eretto nel '400 da Stefano Quadrio. TeglioPosto su un vasto terrazzo affacciato sulla valle dell'Adda, è, secondo alcune ipotesi storiche, forse il centro più antico della Valtellina, a cui avrebbe dato anche il nome: "Vallis Tellina", da Tillium (Teglio). L'ubicazione particolarmente felice, favorevole alle diverse colture e allo sviluppo delle attività umane spiega come questa zona fosse abitata già in epoca preistorica. Lo testimoniano le pietre incise di Caven, Valgella e Cornal risalenti al II° millennio a.C. La loro affinità con le incisioni rupestri della Valcamonica dimostrano con sicurezza i rapporti fra le genti delle due valli. Per la sua buona esposizione al sole gode di un clima asciutto ed è frequentato per soggiorno estivo e per gli sport invernali; è noto per il suo vino, per i suoi pizzoccheri e per la sua polenta taragna. Fra i suoi monumenti il cinquecentesco palazzo Besta e una suggestiva torre, quel che resta di un poderoso castello medioevale, detta comunemente "de li belli miri" per l'ampia vista che di lì i apre sulla valle.
La torre "de li belli miri" TiranoAttiva cittadina (industrie della carta, metalmeccaniche, alimentari, tessili e del legno), viva di traffici con la vicina Svizzera e centro di diramazione dei servizi automobilistici per l'Alta Valtellina, è divisa in due parti dall'Adda. La zona fu certamente abitata in tempi assai antichi, lo dimostrano recenti ritrovamenti, nei dintorni di incisioni rupestri, di due pugnali risalenti all'età del bronzo. Il nome del borgo parrebbe di origine romana, forse da Tirius. Ludovico il Moro fece cingere di mura Tirano e costruire un castello; dell'antica cerchia resta ancora visibile qualche tratto e le tre porte: Poschiavina, Bormina e Milanese, del castello rimane la torre. Il nome di Tirano estese la sua rinomanza specialmente in seguito alla prodigiosa apparizione della Madonna (29 settembre 1504) al Beato Mario Omodeo e alla costruzione del Santuario che divenne subito meta di numerosi pellegrini.
Santuario della Madonna di Tirano
GrosioRidente borgata alle soglie dell'Alta Valtellina, la zona fu abitata già in epoca preistorica, come dimostrano le numerose incisioni rupestri sulla cosiddetta "Rupe Magna" del Castello di Grosio, che si fanno risalire al II° millennio a.C. Antichissime popolazioni, probabilmente venute dalla Valcamonica attraverso i non difficili valichi dell'Aprica e del Mortirolo, trovarono qui condizioni ambientali favorevoli al loro insediamento.
Incisioni rupestri sulla "Rupe Magna" Ebbe alternanze di dominio e fra queste quella dei Visconti Venosta, restano a testimonianza le rovine del Castello di S. Faustino e di quello costruito in seguito (il "castrum novum" dei documenti). Passando per l'abitato, per la campagna e percorrendo la Val Grosina può accadere di vedere donne che ancora oggi portano ogni giorno, anche quando sono nei campi, il tradizionale tipico costume da lavoro. Esso è costituito da due capi principali: lo "strase", che è una gonna nera, con pieghettature nella parte posteriore, coperto a volte da un grembiule, completato da un busto stretto alla vita; l'altro capo è la camicia bianca, con al collo un fazzoletto con frangia. le calze sono rosse e le scarpe basse. Le donne grosine avevano un tempo parecchie tenute (müde): il vestito di nozze e da festa grande; il vestito di tutte le feste; il vestito per i lavori ordinari e, infine, il vestito per lavori grossolani e sporchi. Una spiccata caratteristica del costume femminile da festa è il cappello di feltro nero, a falda tondeggiante, alto circa dieci centimetri, piatto superiormente, orlato di un nastro di velluto nero, di un fiocco pure nero e di una penna di struzzo. Una spiegazione del fatto che il costume sia ancora in uso può essere trovata nella spiccata individualità della donna grosina, che si manifesta anche nelle connotazioni fisiche: alta statura, lineamenti severi e belli. A questo proposito, per giustificare le caratteristiche fisiche di questa popolazione, si può ricordare che i grosini ebbero per lungo tempo il monopolio dello scarico delle merci del porto di Venezia e che, secondo la tradizione, avrebbero portato dalla Serenissima delle schiave armene di singolare bellezza. Questo potrebbe spiegare "i volti ovali e gli occhi neri che da allora si sarebbero perpetuati in deroga alle leggi dell'etnografia alpina" come scrive B. Credaro.
Donne grosine in costume A Grosio si svolgono due caratteristiche manifestazioni folcloristiche: il "Carneval vecc" e la Processione del Corpus Domini. Il primo è un antico carnevale che si svolge nella prima domenica di Quaresima con sfilata delle tradizionali maschere grosine e di carri allegorici lungo le vie del paese. Si svolge una premiazione dei carri e delle maschere più belle e una generosa distribuzione di "chiacchere" (dolci locali) e vin brûlè. La Processione del Corpus Domini è di origine antica e si svolge solenne lungo le vie del paese. Per la circostanza tutta la cittadina si riveste a festa esponendo tessuti colorati, arazzi e sete preziose; le donne indossano i loro tipici costumi variopinti e i caratteristici gioielli, tra i quali gli orecchini d'oro ad anello, di tipo zingaresco. |