|
Sangue Cattivo
Dei miei anenati, i Gallli, ho l'occhio biancazzurro,
e l'inefficienza nella lotta. Il mio modo
di vestire mi
sembra barbaro quanto il loro. Però
non mi
spalmo di burro i capelli.
I Galli sono scorticatori di bestie,
bruciatori
d'erbe: i più inabili del loro tempo.
Di loro, ho: l'idolatria e l'amore
per il
sacrilegio; - ah! tutti i vizi, ira,
lussuria,-
magnifica, la lussuria;-
soprattutto menzogna e accidia.
I mestieri li odio tutti. Padroni e
operai,
tutti bifolchi, ignobili. La mano da
penna
vale la mano da aratro.
- Che secolo di mani! - Io non avrò
mai la
mia mano. Dopo, la familiarità porta
chissà
dove. l'onestà della
mendicità mi affligge. I criminali
sono disgustosi
come i castrati: io, sono intatto,
e per
me fa lo stesso.
Ma! chi ha reso la mia lingua tanto
perfida,
da guidare e tutelare fino ad offi
la mia
pigrizia? Senza servirmi
nemmeno del mio corpo per vivere, e
più fannullone
d'un rospo, ho vissuto dappertutto.
Non una
sola famiglia
in europa che mi sia sconosciuta. -Famiglie
come la mia, voglio dire, che devono
tutto
alla dichiarazione
sui Diritti Dell'Uomo.- Io ho conosciuto
tutti i figli di famiglia!
Se almeno avessi qualche antecedente
in un
punto qualsiasi della storia di Francia!
Ma no, niente.
Mi è proprio evidente che sono sempre
stato
di razza inferiore. La rivolta, non
mi è
possibile capirla. La mia razza
non si è mai ribellata se non per predare:
come i lupi con l'animale che non hanno
ucciso.
Ricordo la storia della Francia, figlia
primogenita
della Chiesa. Becero, avrei fatto il
viaggio
in terra santa: ho
in mente certe strade sulle pianure
di Svevia,
certe vedute di Bisanzio, i bastioni
di Solima;
il culto di Maria,
intenerimento sul crocifisso si destano
in
me, fra mille fantasmagorie profane.
- Me
ne sto seduto, lebbroso, sui vasi
rotti e le ortiche, ai piedi d'un muro
sgretolato
dal sole.- Più tardi lanzo, avrei bivaccato
nelle notti germaniche.
Ah! dimenticavo: ballo il sabba in
una radura
rossa, con vecchie e bambini.
I miei ricordi non vanno più in la
di questa
terra e del cristianesimo. Non finirei
mai
di rivedermi in quel passato
Ma solo, sempre; senza famiglia; anzi,
che
ligua parlavo? Non mi vedo mai nei
consigli
di Cristo; e neanche nei consigli
dei Signori, - rappresentanti di Cristo.
Che mai sarò stato al secolo scorso:mi
ritrovo
soltanti oggi. Finiti, vagabondi e
guerre
vaghe.
La razza inferiore ha riscoperto tutto
-
il popolo, come si usa dire, la ragione;
la nazione e la scienza.
Oh! la scienza! Si sono ripresi tutto.
Per
il corpo e per l'anima, - il viatico,
- ci
sono la medicina e la filosofia,
- i rimedi da comare e gli adattamenti
delle
canzoni popolari. E gli svaghi dei
prìncipi
e i giuochi che loro proibivano!
Geografia, cosmografia, meccanica,
chimica!...
E' la visione dei numeri. Stiamo andando
verso lo Spirito. E' una cosa sicurissima,
è oracolo, quel che dico. Io
capisco, e siccome non mi so spiegare
senza
parole pagane, vorrei tacere.
Torna il sangue pagano! Lo Spirito
è prossimo,
perchè mai Cristo non mi aiuta, donado
alla
mia anima nobiltà e libertà.
Purtroppo! il Vangelo è passato! il
Vangelo!
il Vangelo.
Aspetto Dio con ingordigia. Sono di
razza
inferiore da tutta l'eternità.
Eccomi sul lido armoricano. Si accendano
le città nella sera. La mia giornata
è finita;
abbandono l'Europa. L'aria
marina mi brucerà i polmoni; i climi
sperduti
mi abbronzeranno. Nuotare, pestare
l'erba,
andare a caccia, fumare soprattutto;
bere
liquori forti come un metallo bollente,-
come facevano queoi cari antenati intorno
ai fuochi.
Tornerò membra di ferro, pelle cupa,
occhio
furente: dalla mia maschera, mi giuducheranno
di razza forte. Avrò
dell'oro: sarò ozioso e brutale. Le
donne
prendono cura di questi infermi feroci,
reduci
dei paesi caldi. Sarò immischiato
negli affari politici. Salvo.
Adesso sono maledetto, detesto la patria.
Il meglio, è un sonno propriop da ubriaco,
sul greto.
Non si può partire.- Riprendiamo questi
sentieri,
carico del mio vizio, il vizio che
ha diramato
al mio fianco radici di sofferenza
fin dall'età della ragione- che sale
al cielo,
batte, travolge, trascina.
L'estrema innocenza e l'estrema timidezza.
E' detto. Non recare al mondo i miei
disgusti
e i miei tradimenti.
Andiamo! La marcia, il fardello, il
deserto,
il tedio e la collera.
A chi darmi in affitto? Che animale
adorate?
Quale santa immagine aggredite? Chje
menzogna
enunciare?- In che sangue avanzare?
Se mai, diffidare della giustizia.-
Vita
dura, abbruttimento semplice, - sollevare,
col pugno inaridito, il coperchio
della bara, sedersi, asfissiarsi. Così
niente
vecchiaia, niente pericoli: il terrore
non
è francese.
- Ah! sono così derelitto che offro
ad una
qulasiasi divina immagine qualche slancia
verso la perfezione.
Oh mia abnegazione, oh mia carità meravigliosa!
quaggiù, eppure!
De profindis Domine, come sono stupido!
Fin da piccolo ammiravo il forzato
intrattabile
sul quale si richiude sempre l'ergastolo;
visitato le locande e le
camere ammobiliate ch' egli avrebbe
potuto
consacrare abitandovi; con la sua idea
vedevo
il cielo azzurro e il lavoro fiorito
della campagna; nella città fiutavo
la sua
esistenza fatale. Era più forte di
un santo,
aveva più buonsenso di un viaggiatore-
e sè, soltanto se stesso! a testimone
della
propria gloria, della propria ragione.
Sulle stade, le notti d'inverno, senza
un
ricovero, senza vestiti, senza pane,
una
voce mi stringeva il cuore gelato:
<<Debolezza o forza: eccoti,
è forza.
Non sai dove ti stai recando nè perchè,
entra
dappertutto, rispondi a tutto. Non
ti ammazzeranno più che se fossi cadavere.>>
Al mattino avevo lo sguardo sperduto
e un
contegno così smorto, che forse chi
mi incontrava
non mi ha visto.
Nelle città il fango all'improvviso
mi appariva
rosso e nero, come uno specchio quando
il
lume va intorno
nella stanza vicina, come un tesoro
nella
foresta! Buona fortuna, gridavo, e
vedevo
un mare di fumo e fiamme nel cielo
e, a sinistra, a destra, tutte le ricchezze
avvampare come un miliardo di boati.
Ma l'orgia e la familiarità delle donne
mi
erano proibite. Non un compagno. Mi
vedevo
davanti ad una folla esasperata,
di fronte al plotone d'esecuzione,
piangere
per l'infelicità che non avessero potuto
comprendere, e perdonando!-
Come Giovanna d'Arco! - << Preti,
professori,
padroni, vi sbagliate consegnandomi
alla
giustizia. Non ho mai fatto
parte di questo popolo; non sono mai
stato
cristiano; io sono della razza che
nei supplizi
cantava; le leggi, io non le
capisco; non ho senso morale, sono
un bruto:
vi sbagliate...>>
Sì. i miei occhi sono chisi alla vostra
luce.
Sono una bestia, un negro. Ma posso
salvarmi.
Vio siete dei falsi negri,
voi maniaci, feroci, avari. Commerciante,
sei negro; magistrato, sei negro; generale,
sei negro; imperatore, vecchia prurigine,
sei negro: hai bevuto di quel liquore
non
tassato, fatto da Satana.- Questo popolo
è ispirato dalla febbre del cancro.
Infermi e vecchi sono talmente rispettabili,
da chiedere di essere bolliti.- Sarà
più
astuto abbandonare questo continente
in cui la follia va in giro per fornire
ostaggi
a quei miserabili. Entro nell'autentico
regno
dei figli di Cam.
Conosco ancora la natura? mi conosco?
- Basta
con le parole. Seppellisco i morti
nel mio
ventre. Gridi, tamburo, danza,
danza, danza, danza! E nemmeno vedo
il momento
in cui, allo sbarco dei bianchi cadrò
nel
nulla.
Fame, sete, gridi, danza, danza, danza,
danza!
Sbarcano i bianchi. Il cannone! Basta
assoggettarsi
al battesimo, vewstirsi, lavorare.
Ho ricevuto al cuore il colpo della
grazia.
Ah! non l'avevo previsto!
No, io non ho fatto il male. I giorni
per
me saranno lieti, il pentimento mi
sarà risparmiato.
Non avrò avuto i tormenti
dell'anima quasi morta al bene, dove
risale
una luce severa come i ceri funebri.
Il destino
del figlio di buona famiglia,
bara prematura coperta da limpide lacrime.
Forse la dissolutezza è stupida, il
vizio
è stupido; dobbiamo buttar via il marciume.
Ma l'orologio non avrà potuto suonare
l'ora
del puro dolore! Sarò dunque rapito
come
un bambino,
per giocare in paradiso nell'oblio
di tutta
la sventura!
Presto! ci sono altre vite?- Il sonno
nella
ricchezza non è possibile. La ricchezza
è
sempre stato un bene pubblico.
Soltanto l'amore divino concede le
chiavi
della scienza. Vedo che la natura è
tutta
spettacolo di bontà. Addio chimere,
ideali, errori.
Il canto ragionevole degli angeli si
innalza
dalla nave salvatrice: è l'amore divino.-
Due amori! io posso morire d'amore
terrestre,
morire di dedizione. Ho abbandonato
anime
la cui sofferenza sarà più profonda
per la
mia partenza! Voi scegliete me fra
i naufraghi;
quelli che rimangono non sono amici
miei?
Salvateli!
Mi è nata la ragione. Il mondo è buono.
Benedirò
la vita. Amerò i miei fratelli. Non
sono
più le promesse di un bambino. E neanche
la speranza di sfuggire alla vecchiaia
e
alla morte. Dio fa la mia forza, io
lodo
Dio.
Il tedio non è più il mio amore. Le
rabbie,
le dissolutezze, la follia, di cui
conosco
tutti gli impeti e i disastri,- tutto
il
mio fardello è deposto. Apprezzano
senza
vertigine la vastità della mia innocenza.
Non sarei più capace di affrontare
il confronto
d'una legnata. Non credo d'essermi
imbarcato
per uno sposalizio, con Gesù Cristo
per suocero.
Non sono prigioniero della mia ragione.
Ho
detto: Dio. Voglio la libertà nella
salvezza:
come ottenerla? I gusti frivoli mi
hanno
abbandonato. Finito, il bisogno di
devozione
e di amore divino. Non rimpiango il
secolo
dei cuori sensibili. Ognuno ha la propria
ragione, disprezzo e carità: prenoto
il mio
posto in cima a quest'angelica scala
di buonsenso.
Quanto alla felicità prestabilita,
domestica
o no.... no, non posso. Sono sbandato,
troppo
debole. La vita fiorisce grazie al
lavoro,
vecchia verità: per me, la vita non
è abbastanza
pesante, vola via e galleggia lontano,
più
in alto dell'azione, questo prediletto
fulcro
del mondo.
Come divento zitella, a non avere il
coraggio
di amare la morte!
Se iddio mi accordasse la calma celeste,
aerea, la preghiera, - come i santi
antichi.-
I santi! dei forti! gli anacoreti,
artisti
come non ne occorrono più
Farsa perpetua! La mia innocenza finirà
col
farmi piangere. La vita è la farsa
che dobbiamo
recitare tutti.
Basta! ecco la punizione. In mrcia!
Ah! i polmoni bruciano, le tempie rombano!
la notte rotola nei miei occhi, con
questo
il sole! il cuore... le membra...
Dove si va? a combattere? Sono debole
gli
altri avanzano. Gli arnesi, le armi...
il
tempo!...
Fuoco! fuoco su di me! Quì! o mi arrendo.-
Vigliacchi!- Mi ammazzo! mi butto fra
le
zampe dei cavalli!
Ah!...
-Mi ci abituerò.
Sarebbe la vita francese, il sentiero
dell'onore!
Un tempo
(stagione dell' inferno)
Un tempo, se ricordo bene, la mia vita
era
un festino in cui tutti i cuori si
aprivano.
Una sera,
ho fatto sedere la bellezza sulle mie
ginocchia.-
E l'ho trovata amara,- e l'ho insultata.
Mi sono armato contro la giustizia.
Sono fuggito. Oh streghe, miseria,
odio,
a voi è stato affidato il mio tesoro!
Mi riusci di far dileguare dal mio
spirito
tutta l'umana speranza. Su ogni gioia
per
soffocarla
ho fatto il balzo della bestia feroce.
Ho invocato i carnefici per addentare,
morendo,
il calcio dei loro fucili. Ho invocato
i
flagelli
per asfissiarmi nella sabbia, nel sangue.
Il malanno è stato il mio dio. Mi sono
disteso
nel fango.
Mi sono asciugato al vento del delitto.
E
alla follia ho giocato qualche brutto
tiro.
E la primavera mi ha portato il riso
atroce
dell'idiota. Ora, proprio di recente,
essendo
stato
sul punto di fare l'ultima stecca!
ho pensato
di cercare la chiave dell'antico festino,
in cui potrei
forse riprendere appetito.
Questa chiave è la carità.- La quale
isprazione
dimostra che ho sognato!
<<Tu sarai sempre iena, ecc...>>,
ribatte il demonio che mi incoronò
di così
amabili papaveri. <<La morte,
raggiungila con tutti i tuoi appetiti,
e
il tuo egoismo , e tutti i tuoi peccati
capitali.>>
Ah! troppe me ne ha dette:- Ma caro
Satana,
te ne supplico, una pupilla meno irritata!
e in attesa di qualche
piccola vigliaccheria ritardataria,
per te,
che apprezzi nello scrittore l'assenza
di
facoltà destrittive o istruttive,
stralcio questi pochi turpi foglietti,
dal
mio taccuino di dannato.
Notte dell'Inferno
Ho bevuto una fenomenale sorsata di veleno.-
Tre volte benedetto il consiglio che mi è
giunto!- Le viscere scottano. La violenza
del veleno mi torce le menbra, mi rende deforme,
mi annienta. Muoio di sete, soffoco, non
posso gridare. E' l'inferno, la pena eterna!
Guardate come il fuoco si ravviva! Brucio
come si deve. Va', demonio!
Avevo intravisto la concersione al bene e
alla felicità, la salvezza. Come potrei descivere
questa visione, l'aria dell'inferno non tollera
inni! Erano milioni di creature adorabili,
un soave xconcerto spirituale, la forza e
la pace, le nobili ambizioni, che so mai?
Le nobili ambizioni!
Ed è ancora vita! - Se la dannazione è eterna!
Un uomo che vuol mutilarsi è dannato sul
serio, vero? Credo d'essere in inferno, dunque
ci sono. E' l'adempimento del catechismo.
Sono schiavo del mio battesimo. Genitori,
avete fatto la mia infelicità e avete fatto
la vostra. Povero innocente! l'inferno non
può intaccare i pagani.- E' ancora la vita!
Più tardi, le delizie della dannazione saranno
più profonde. Su, presto, un delitto, che
io possa precipitare nel niente secondo la
legge umana.
Sta' zitto, ma sta' zitto!... Quì c'è vergogna,
quì c'è rimprovero: Satana dice che il fuoco
è ignobile, che la mia collera è terribilmente
sciocca.- Basta!... Con gli errori suggeriti
dagli altri, magie, falsi profumi, musiche
puerili.- E dire che ho in mano la verità,
che vedo la giustizia: il mio giudizio è
sano e sicuro, sono pronto per la perfezione...
Orgoglio. - La pelle del mio cranio si prosciuga.
Pietà! Signore, io ho paura. Ho sete, tanta
sete! Ah! l'infanzia, l'erba, la pioggia,
il lago sulle pietre, il chiaro di luna quando
il campanile suonava dodici ... a quast'ora,
nel campanile, c'è il diavolo. Maria! Santa
Vergine!... - Orrore della mia scempiaggine.
Là in fondo, non saranno per caso anime buone,
anime che mi vogliono bene... Venite... Ho
un guanciale contro la bocca, non mi sentono,
sono fantasmi. E poi nessuno pensa agli altri,
mai Non avvicinatevi. Puzzo bruciaticcio,
questo è sicuro.
Le allucinazioni soon innumerevoli. Propio
quello che ho sempre avuto: più nessuna fiducia
nella storia, dimenticare i princìpi. Non
ve ne dirò niente: poeti e visionari sarebbero
gelosi. Sono mille volte il più ricco, cerchiamo
d'essere avari come il mare.
Questa poi! l'orologio della vita si è fermato
poco fa. Non sono più al mondo.- La teologia
è seria, certamente l'inferno sta in basso-
e il cielo in alto.- Estasi, incubo, sonno
in un nido di fiamme.
Quante malizie nell'attenzione nella campagna...
Satana, ferdinand, corre con le sementi selvatiche...
gesù camminasui pruni purpurei, senza incurvarli...
Gesù camminava sulle acque irritate. La lanterna
ce lo mostò ritto in piedi, bianco e trecce
brune, sul fianco di un'onda di smeraldo...
Fra poco svelerò tutti i mistreri: misteri
religiosi e naturali, morte, nascita, avvenire,
passato, cosmogonia, niente. Sono maestro
di fantasmagorie.
Udite!...
Ho tutti i talenti! - Quì non c'è nessuno
e c'è qualcuno: non vorrei disperdere il
mio tesoro.- Volete canti negri, danze di
urì? Volete che io scompaia, che mi tuffi
alla ricerca dell'anello? Volete? Farò oro,
farmachi.
Su, fidatevi di me, la fece rincuora, guida,
guarisce. Venite, tutti,- anche i fanciulli,-
che io vi consoli che per voi si effonda
il mio cuore, - il cuore meraviglioso! -
Poveri uomini lavoratori! Non chiedo preghiere;
con la vostra fiducia e nient'altro sarò
felice.
- E pensiamo a me. Questo non mi fa rimpiangere
troppo il mondo. E' una fortuna che non soffra
di più. La mia vita fù soltanto dolci follie,
è increscioso.
Bah! facciamo tutte le smorfie possibili.
Decisamente, siamo fuori dal mondo. Neanche
un suono. Il tatto è sparito. Ah! mio castello,
mia Sassonia, mio bosco di salici. Le sere,
i mattini, le notti, i giorni.... Come soon
spossato!
Dovrei avere il mio inferno per la collera,
il mio inferno per l'orgoglio, - e l'inferno
della carezza; un concerto di inferni.
Muoio di spossatezza. E' la tomba, me ne
vado ai vermi, orrido dell'orrido! Satana,
burlone, tu vorresti dissolvermi, con i tuoi
sortilegi. Esigo. Esigo! una forcata, una
goccia di fuoco.
Ah! risalire alla vita! Dare un'occhiata
alle nostre deformità. E questo veleno, questo
bacio mille volte maledetto! La mia debolezza,
la crudeltà del mondo! Mio Dio, pietà, nascondetemi,
io mi comporto troppo male!- Sono nascosto
e non lo sono.
E' il fuoco che si ravviva col suo dannato.
Deliri I
Vergine folle
Lo sposo infernale
Ascoltiamo la confessione di un compagno
d'inferno: <<Oh divino Sposo,
mio signore,
non rigiutate la confessione dalla
più triste
delle vostre serve. Sono perduta. Sono
ubriaca.
Sono impura. Che vita!
<<Perdono, divino Signore, perdono!
Ah! perdono! Quante lacrime! E quante
lacrime,
spero, più tardi!
<<Più tardo conoscerò il divino
sposo!
Sono nata sottomessa a Lui.- E adesso
l'altro
mi picchi pure!
<<Per ora, sto in fondo al mondo!
Oh
amiche mie!... no amiche no... Mai
simili
deliri e torture...Che idiozia!
<<Ah! soffro, grido. Soffro sul
serio.
Eppure tutto mi è lecito, curva sotto
il
disprezzo dei cuori + disprezzabili.
<<Insomma, eccovi questa confidenza,
salvo ripeterla altre venti volte,
- non
meno squallida, non meno insignificante!
<<Sono schiava dello Sposo infernale,
quello che ha dannato le vergini folli.
Proprio
lui, quel demonio. Non è uno spettro,
non
è un fantasma. Ma io che ho perso il
senno,
io che sono dannata e morta per il
mondo,
- non mi uccideranno! - Come descriverlo!
Non so più neanche parlare. Sono in
lutto,
piango, ho paura. Un po' di refrigerio,
Signore,
se non vi dispiace, si, se non vi dispiace!
<<Sono vedova... - Ero vedova...
-
ma si, sono stata molto seria, un tempo,
e non ero nata per diventare scheletro!...
Lui, quasi un bambino... Le sue delicatezze
misteriose mi avevano incantata. Ho
dimenticato,
per seguirlo, tutto il mio dovere umano.
Che vita! La vita vera è assente. Noi
non
siamo al mondo. Dove va lui, vado io,
è indispensabile.
E spesso va in collera contro di me,
contro
di me pover'anima. Demonio!- E' un
demonio,
sapete, non è mica un uomo.
<<Dice: "Le donne non le
amo.
L'amore va reinventato, si sa. Ormai
loro
non possono aspirare ad alto che a
una posizione
sicura. .Conquistata la posizione,
bellezza
e cuore vengono messi da parte: resta
solo
un freddo disprezzo, alimento del matrimonio,
oggi. Oppure incontro donne con i segni
della
felicità, delle quali avrei potuto,
io, fare
buone compagne, immantinente divorate
da
bruti sensibili come le fiamme d'un
rogo..."
Dell'infamia fa una gloria, della crudeltà
un fascino, ed io lo ascolto. "
Appartengo
ad una razza lontana: i miei padri
erano
scandinavi: si trafiggevano il costato
bevevano
il proprio sangue. - Mi tagliuzzerò
per tutto
il corpo, mi farò dei tatuaggi, voglio
diventare
ripugnante come un Mongolo: vedrai,
urlerò
per le strade. Voglio diventare proprio
pazzo
di rabbia. Non farmi mai vedere dei
gioielli,
mi trascinerei e contorcerei sul tappeto.
La mia ricchezza, la vorrei macchiata
di
sangue dappertutto. Io non lavorerò
mai..."
Molte notti, quando il suo demonio
mi ghermiva,
rotolavamo insieme, lottavo con lui!
- Di
notte, spesso, si apposta ubriaco per
le
streade o nelle case, per spaventarmi
a morte.
- "Mi taglieranno il collo sul
serio;
sarà stomachevole." Oh! i giorni
in
cui vuol camminare con l'aria del delitto!
<<A volte parla, in una specie
di tenero
dialetto, della morte che fa pentire,
degli
infelici che sicuramente esistono,
delle
partenze che straziano il cuore. Nelle
bettole
in cui ci ubriacavamo, piangevamo considerando
quelli che ci stavano attorno, bestiame
della
miseria. Rialzava gli ubriachi nei
vicoli
oscuri. Aveva pietà d'una madre cattiva
per
i bambini piccoli. - Andava in giro
con maniere
graziose di fanciulla al catechismo.
-Fingeva
d'essere istruito su commercio, arte,
medicina.-
Io lo seguivo, è indispensabile!
<<Vedovo tutto l'addobbo di cui,
mentalemente,
si circondava:gli attribuivo armi,
un'altro
aspetto. Vedevo tutto ciò che lo riguardava
da vicino, come avrebbe voluto crearlo
per
se. Quando mi sembrava che avesse lo
spirito
inerte, lo seguivo, io, in azioni stane
e
complicate, lontano, buone o cattive:
ero
sicura di non penetrare mai nel suo
mondo.
Accanto a quel caro corpo addormentato,
quante
ore della notte ho vegliato, chiedendomi
perchè volesse tanto evadere dalla
realtà.
Nessun uomo formulò mai un desiderio
simile.
Riconoscevo, - senza temere per lui,
- che
poteva rappresentare un pericolo grave
per
la società. Ha forse qualche segreto
per
cambiare la vita? No, mi rispondevo,
li cerca
soltanto. Insomma, la sua carità è
stregata,
e io ne sono prigioniera. Nessun'altra
anima
sarebba abbastanza forte: vediamo il
nostro
Angelo e mai l'Angelo di un'altro,
- credo.
Ero nella sua anima come un palazzo
che è
stato sgomberato per non vedere una
persona
poco nobile come te: ecco tutto. Purtroppo!
dipendevo sul serio da lui. Ma che
voleva
con la mia esistenza scialba e vile?
Non
mi rendeva migliore, anche se non mi
faceva
morire! Tristemente sizzita, a volte
gli
dissi: "Ti capisco". Scrollava
con le spalle.
<<Così, piche il mio affanno
si rinnovava
di continuo, e mi ritrovavo più smarrita
a i miei stessi occhi, - come a tutti
quegli
occhi che avessero voluto guardarmi,
se non
fossi stata condannata per sempre a
essere
dimenticata da tutti! - avevo fame
della
sua bontà, sempre di più. Con i sui
baci
e i suoi amplessi amici, era un cielo,
veramente,
un cielo fosco quello in cui entravo,
e dove
avrei voluto che mi lasciassero, povera,
sorda, muta, cieca. Ormai mi stavo
abituando.
Vedevo noi due come bravi ragazzi,
liberi
di vagabondare nel Paradiso di tristezza.
Ci accordavamo. Lavoravamo insieme,
molto
commossi. Ma dopo una carezza penetrante
mi diceva: "Come ti sembrerà strano,
quando io non ci sarò più, quello che
hai
passato. Quando non avrai più le mie
braccia
sotto la nuca ne il mio cuore per il
tuo
riposo, ne questa bocca sopra i tuoi
occhi.
Perchè un giorno io me ne andrò, molto
lontano,
bisogna. E poi devo aiutarne altri:
è il
mio dovere.Anche se non troppo appetitoso...,
cara anima..." Di colpo mi sentivo,
partito Lui, in preda alla vertigine,
precipitare
nell'ombra più atroce: la morte. Gli
facevo
promettere di non abbandonarmi. L'avrà
fatta
venti volte, questa promessa d'amante.
Leggerezza,
come quando io dicevo a lui: "Ti
capisco".
<<Ah! di lui non sono mai stata
gelosa.
No, non credo che mi abbandonerà. Che
farebbe?
Non ha conoscenti, non lavorerà mai.
Vuol
vivere sonnambulo. La sua bontà e la
sua
carità, potrebbero dargli diritto al
mondo
reale? Ogni tanto scordo la miseria
in cui
sono caduta: mi renderà forte, viaggeremo,
andremo a caccia nei deserti, dormiremo
sui
selciati delle città sconosciute, senza
cure,
senza pene. Oppure mi sveglierò, leggi
e
costumi saranno mutati, - grazie al
suo potere
magico, - il mondo, pur rimanendo lo
stesso,
mi abbandonerà ai miei desideri, alle
gioie,
alle indolenze. Oh! la vita d'avventure
che
esiste nei libri per bambini, ho sofferto
così tanto, per ricompensa, me la darai?
Non può. Ignoro il suo ideale. Mi ha
detto
di avere rimpianti, speranze: tutte
cose
che non devono riguardare me. Parla
con Dio?
Forse dovrei rivolgermi a Dio. Sono
nel profondo
dell'abisso, e non so più pregare.
<<Se mi spiegasse le sue tristezze,
le capirei meglio delle sue canzonature?
Si infuria contor di me, possa ore
ed ore
a farmi vergognare di tutto quel che
al mondo
poteva starmi a cuore, e se pèiango
si indigna.
<<"Vedi quel giovanotto
elegante
che entra nella bella casa serena:
si chiama
Duval, Dufour, Armand, Maurice, che
ne so?
Una donna si è consacrata all'amore
di quell'iniquo
imbecille: è morta, adesso è certamente
una
santa, in cielo. Tu mi farai morire
come
lui ha fatto morire quella donna. E'
la nostra
sorte, noi cuori caritatevoli..."
Purtroppo!
certi giorni ogni uomo che agisse gli
pareva
in balia di deliri grotteschi: rideva
spaventosamente,
a lungo. - Poi, riprendeva i suoi modi
di
giovane madre. Se fosse meno selvatico,
saremmo
salvi! Ma anche la sua dolcezza è mortale.
Io gli sono sottomessa. - Ah! che follia!
<<Forse, un giorno lui sparirà
meraviglisamente;
ma devo saperlo, se ha da risalire
a un cielo,
che io veda un po' l'assunzione del
mio amichetto!>>
Strano menage!
Deliri II
Alchimia del verbo
A me. La storia d'una delle mie follie.
Da molto tempo mi vantavo di possedere
tutti
i paesaggi possibili, e trovavo burlevoli
le celebrità della pittura e della
poesia
moderna.
Mi piacevano le pitture idiote, sovrapporte,
addobbi, tele di saltimbanchi, insegne,
immagini
popolari; letteratura fuori moda, latino
di chiesa, libri erotici senza ortografia,
romanzi delle bisavole, rocconti di
fate,
libretti per bambini, vecchie opere,
ritornelli
sempliciotti, ritmi ingenui.
Sognavo crociate, viaggi di scoperte
di cui
non esistono relazioni, repubbliche
senza
storie, guerre di religione represse,
rivolizioni
del costume, migrazioni di razze e
continenti:
credevo a tutti gli incantamenti. Inventai
il colore delle vocali! - A nera E
bianca,
I rossa, O blù, U verde. - Disciplinai
la
forma e il movimento di ogni consonante,
e, con ritmi istintivi mi lusingai
di inventare
un verbo poetico accessibile, un giorno
o
lìaltro, a tutti i sensi. Riservavo
la traduzione.
Fu all'inizio uno studio. Scrivevo
silenzi,
notti, segnavo l'inesprimibile. Fissavo
vertigini.
Lontano da uccelli e da greggi e da
ragazze,
Che mai bevevo, a ginocchio in quella
brughiera
Circondata da teneri boschi di nocciuoli,
Nella foschia pomeridiana calda e verde?
Che mai potevo bere in quella giovane
Oise,
- Olmi e non voci, erba e non fiori,
cielo
chiuso!-
Bere alle fiasche gialle, lontano dalla
casa
Capanne? Un qualche liquore d'oro,
da far
sudare.
Facevo insegna losca di locanda.
- Un temmporale spazzò via il cielo.
A sera,
l'acqua
Dei boschi si sperdeva nelle sabbie
vergini,
Il vento di Dio gettava ghiacciuoli
agli
stagni;
Piangevo, e vedevo oro. - e non potevo
bere.
-
Alle quattro del mattino, d'estate,
Il sonno d'amore perdura.
Sotto i boschetti svapora.
L'odore della sera di festa.
La in fondo, nel vasto cantiere
Al sole delle Esperidi,
Si dimenano gigià - scamiciati -
I Carpentieri
Calmi, nei Deserti di muschio,
Preparano i riquadri preziosi
Su cui la città
dipingerà cieli falsi.
Oh, per questi Operai così belli
Sudditi d'un re Babilonese
Venere! un po' abbandona gli amanti
Dall'anima fatta corona.
Regina dei Pastori
Da' ai lavoratori l'acquavite,
Che plachino le forze in attesa
Del bagno in mare a mezzodì.
Il vecchiume poetico era per buona
parte
nella mia alchimia del verbo.
Mi abituai alla mia allucoinazione
semplice:
vedevo indiscutibilmente una moschea
al posto
di un'officina, una scuola di tamburi
addestrati
da angeli, calessi per le vie del cielo,
in fondo al lago un salotto; mostri,
misteri;
un titolo di vandeville drizzava terrori
davanti a me.
Più tardi spiegai i miei sofismi magici
con
l'allucinazione delle parole!
Finii col trovare sacro il disordine
del
mio spirito. Stavo in ozio, preda d'una
febbre
pesante: invidiavo la felicità delle
bestie,
- i bruchi, che rappresentavano l'innocenza
del limbo, le talpe, il sonno della
verginità!
Il mio carattere s'inaspriva. Dicevo
addio
al mondo in una sorta di romanze:
Canzone della torre più alta
Ben venga, ben venga,
Il tempo che di se accenda.
Ho avuto tanta pazienza
Da scordare per sempre.
Timore, sofferenza
Sono andati su in cielo
E la setew malsana
Mi oscura le vene
Addio
Autunno già! - Ma perchè rimpiangere
un eterno
sole, se siamo impegnati alla scoperta
della
chiarità divina, - lontano dalla gente
che
sulle stagioni muore.
Autunno. La nostra barca alta nei vapori
immobili si volge al porto della miseria,
città enorme di cielo macchiato di
fuoco
e melma. Ah! le vesti marce, il pane
intriso
di pioggia, l'ebrezza, i mille amori
che
mi hanno crocifisso! Non finirà mai,
questa
la mia regnante su migliaia di anime
e corpi
morti che saranno giudicati! Mi rivedo
con
la pelle rosicchiata dal fango e dalla
peste,
con i capelli e le ascelle pieni di
vermi,
e vermi ancora più grossi nel cuore,
disteso
fra sconosciuti senza età, senza semtimento...Così
avrei potuto morire... Evocazione orrenda!
Detesto la miseria.
E temo l'inverno perchè è la stagione
del
comfort!
- A volte vedo nel cielo lidi sterminati,
coperti da bianche nazioni giubilanti.
Un
grande vascello d'oro, alto su di me,
sventola
il pavese multicolore nella brezza
del mattino.
Ho cercato d'inventare nuiovi fiori,
nouvi
astri, carni nuove, lingue nuove. Ho
creduto
di poter acquisire poteri sovrannaturali.
Ebbene! mi tocca sotterrare l'immaginazione
e i ricordi! Bella gloria d'artista
e il
narratore andato in malora!
Io! io che mi ero detto mago o angelo,
dispensato
da ogni morale, eccomi riportato al
suolo,
con un dovere da cercare, e la realtà
rugosa
da stringere! Bifolco!
Sono ingannato? La carità sarebbe sorella
della morte, per me?
Insomma, chiederò scusa per essermi
nutrito
di menzogna. E andiamo.
Ma neanche una mano amica! e dove attingere
un soccorso?
Sì, l'ora nuova è per lo meno assai
severa.
A ogni modo posso dire che la vittoria
è
mia: il digrignar di denti, i sibilli
di
fuoco,i sospiri ammorbati si attenuano.
Tutii
i ricordi immondi si cancellano. Si
dileguano
gli ultimi rimpianti, - gelosie per
accattoni,
briganti, amici della morte, minorati
d'ogni
sorta. - Dannati, se io mi vendicassi!
Bisogna essere assolutamente moderni.
Niente cantici: mantenere il passo
conquistato.
Dura notte! il sangue fuma asciugando
sul
mio viso, e dietro di me nient'altro
che
quell'orrendo arboscello!...Il combattimento
spirituale è rude quanto la battaglia
degli
uomini; ma la visione della giustizia
è visione
di Dio solamente.
Tuttavia è la vigilia. Accogliamo ogni
influsso
di vigore e di reale tenerezza. E all'aurora,
armati di pazienza ardente, entreremo
nelle
fulgide città.
E parlavo di mano amica! Gran privilegio,
è che posso ridere di vecchi amori
menzonieri,
e colpire d'infamia queste coppie bugiarde,
-ho visto l'inferno delle donne laggiù;
-
e mi sarà lecito possodere la vertià
in un'anima
e un corpo.
Aprile-agosto 1873
Mattino
Un volta non ebbi forse una giovinezza amabile,
eroica, favolosa, da iscrivere sui fogli
d'oro, - troppa fortuna! Per quale delitto,
per quale errore, ho meritato la mia debolezza
d'oggi? Voi, che pretendete, che le bestie
abbiano singhiozzi d'accoramento, che i malati
disperino, che i morti sognino male, cercate
di raccontare la mia caduta e il mio sonno.
Quanto a me, non posso spiegarmi meglio del
mendicante con i suoi eterni Pater e Ave
Maria. Io non so più parlare!
Oggi, però, credo d'aver finita la relazione
del mio inferno. L'inferno, proprio; l'antico,
quello di cui il figlio dell'uomo aprì le
porte.
Dallo stesso deserto, nella stessa notte,
sempre i miei occhi spossati si ridestano
alla stella d'argento, sempre, senza che
si commuovano i Re della vita, i tre magi,
cuore, anima, spirito. Quando mai andremo,
di laà dai lidi e dai monti, a salutare la
nascita del nuovo lavoro, la saggezza nuova,
lafuga dei tiranni e dei demoni, la fine
della superstizione, ad adorare - per primi!
- Natale sulla terra!
Il canto dei cieli, il cammino dei popoli!
Schiavi, non malediciamo la vita.
Il Lampo
Il lavoro umano! l'esposione che ogni tanto
illumina il mio abisso.
<<Niente è vanità; viva la scienza,
e avanti!>> grida il moderno Ecclesiasta,
ossia Tutti quanti. Eppure i cadaveri dei
malvagi e dei fannulloni ricadono sul cuore
degli altri...Ah!presto, fate presto; là
in fondo, di là dalla notte, quelle ricompense
future, eterne... le scansiamo?...
-Che fare? Il lavoro lo conosco; la scienza
è troppo lenta. Che la preghiera galoppa
e la luce scroscia...lo vedo. E' troppo semplice
e fa troppo caldo; faranno a meno di me.
Ho il mio compito, ne sarò fiero al modo
di tanti, mettendolo da parte.
La vita è logora. Su! fingiamo, poltroneggiamo,
che miseria! Ed esisteremo divertendoci,
sognando amori mostruosi e universi fantastici,
lagnandosi e disapprovando apparenze del
mondo, saltmbanco, accattone, artista, bandito,
- prete! Sul letto d'ospedale, l'odore dell'incenso
mi è tornato così potente; guardiano dei
sacri aromi, confessore, martire....
Da questo riconosco la sporca educazione
della mia infanzia. E poi, perchè!... Tirare
avanti per i miei vent'anni, se gli altri
campano per vent'anni...
No! no! ora mi ribello contro la morte! Al
mio orgoglio il lavoro appare troppo leggero:
il mio tradimento al mondo sarebbe un troppo
breve supplizio. All'ultimo momento, attaccherei
a destra, a sinistra...
Allora, - oh! povera cara anima, l'eternità
sarebbe forse perduta per noi!
L'impossibile
Ah! quella vita della mia infanzia, la strada
maestra con ogni tempo, sobrio, sovranamente,
più disinteressata del migliore tra gli accattoni,
fiero di non avere ne paese, ne amici, che
scempiaggine era. - E me ne accorgo soltanto
adesso!
- Ho avuto ragie a disprezzare quei poveracci
che non avrebbero avuto l'occasione di una
carezza, parassiti della pulizia e della
salute delle vostre donne, oggi che vanno
così poco daccordo con noi.
Ho avuto ragione in tutti i miei sdegni:
dal mometo che evado!
Evado!
Mi spiego.
Soltanto ieri, sospiravo ancora: Cielo! in
quanti siamo dannati quaggiù! Quanto tempo
ormai con questa combriccola! Li conosco
tutti. Ci riconosciamo sempre: ci troviamo
ripugnanti. La carità ci è sconosciuta. Però
siamo gentili; i nostri rapporti con la gente
sono molto a modo>>. E c'è da stupirsi?
La gente! i mercanti, gli ingenui! .- Noi
non siamo disonorati. - Ma gli eletti, come
ci accoglierebbero? Dunque ci sono persone
irose e allegre, falsi eletti, perchè per
avvicinarli abbiamo bisogno di umilta o di
audacia. Sono gli unici eletti. E non sono
dei benedicenti!
Avendo trovato in me ancora due soldi di
ragione - passa presto! - vedo che il moio
malessere viene dal non aver riflettuto per
tempo che noi siamo dell'Occidente. Le paludi
dell'Occidente! Non che io creda alterata
la luce, estenuata la forma, sovvertito il
movimento... Bene! ecco, il mio spirito vuole
a ogni costo mettersi a carico tutti gli
sviluppi crudeli subiti dallo spirito, dalla
fine dell'Oriente in poi... Ne ha delle pretese,
il mio spirito!
..I miei due soldi di ragion sono finiti!
- Lo spirito è autorità vuole che io sia
in occidente. Per concludere come volevo
io bisognerebbe farlo star zitto.
Mandavo a quel paese le palme dei martiri,
i raggi dell'arte, l'orgoglio degli inventori,
l'ardore dei predoni; io tornavo all'oriente
e alla saggezza primigenia eterna. - Pare
che sia un sogno dsi grossolana pigrizia!
Eppure, non è che pensassi troppo al piacere
di eludere le sofferenze moderne. Non miravo
alla saggezza bastarda del Corano. Ma non
c'è forse un supplizio reale nel fatto che,
dopo questa dichiarazione della scienza,
il cristianesimo, l'uomo si reciti, provi
a se stesso le evidenze, si gonfi dal piacere
di ripetere le prove, e viva solamente così!
Tortura sottile, melensa; fonte delle mie
divagazioni spirituali. La natura potrebbe,
dunque, annoiarsi! Monsieur Prudhomme è nato
insieme a Cristo.
Sarà perchè coltiviamo nebbie! Mangiamo la
febbre insieme alle nostre verdure piene
d'acqua. E' l'ubriachezza! e il tabacco!
e l'ignoranza! e le abnegazioni! Non è lontano
abbastanza. tutto questo, dal pensiero della
saggezza dell'oriente, patri primitiva? A
che serve un modo moderno se è per inventare
veleni simili!
La gente dell Chiesa dirà: Chiaro. Tu vuoi
parlare dell'Eden. Non c'è niente per te
nella storia dei popoli orientali. - E' vero;
pensavo proprio all'Eden! Che è mai per il
mio sogno, questa purezza delle razze antiche!
I filosofi: Il mondo no ha età. Tu sei in
Occidente, ma libero di abitare ne tuo Oriente,
per quanto preterito ti occorra, - e di abitarci
bene. Non essere un vinto. Filosofi, voi
siete del vostro occidente.
Spirito mio, all'erta. Nessuna violenta determinazione
di salvezza. Stà in esercizio! - Ah! la scienza
non va abbastanza in fretta per noi!
- Ma mi accorgo che il mio spirito dorme.
Se fosse proprio sveglio sempre cominciando
da questo momento, presto saremmo alla vertà,
che forse ci sta intorno con i suoi angeli
in lacrime!...- Se fosse stato sveglio fino
a questo momento, vuol dire che non avrei
ceduto agli istinti deleteri , in tempi immemorabili!...
- Se fosse sempre stato proprio sveglio,
starei vogando in piena saggezza!...
Oh purezza! purezza!
E' stato questo minuto di risveglio a darmi
la visione della purezza! - Mediante lo spirito
si va a Dio! Straziante infortunio!
|