Stato
dell'Europa orientale ha proclamato la sua indipendenza dall'URSS nel
1991 (Republica Moldova; 33.700 km2; 4.365.000 ab. secondo una stima del
1995; capitale Kisinev=Chisinau), confinante con la Romania a W e con
l'Ucraina a N, a E e a S. Costituita dal settore sud-occidentale del Bassopiano
Sarmatico, si estende dal corso del fiume Prut a W a quello del fiume
Dnestr a NE e fino alle prime ondulazioni della parte meridionale del
Rialto Podolico a E, ed è attraversata da numerosi corsi d'acqua
tributari del Prut e del Dnestr (Reut, Byk, Botna), del Mar Nero (Kogilnik)
e del Danubio (Jalpug). Principali componenti etniche sono: Moldavi per
il 64,5%, Ucraini per il 13,8%, Russi per il 13%, Gagauzi per il 3,5%,
Bulgari per il 2%, Ebrei 2% ecc. Lingua ufficiale è il romeno ("moldavo"),
sono comunque parlati anche il russo e l'ucraino. La nuova Costituzione,
approvata nel luglio 1994, ha cercato di avanzare valide soluzioni per
una riconciliazione interetnica, proponendo tra l'altro un'ampia autonomia
per le due minoranze più consistenti, i Gagauzi (cristiani di origine
turca) e i russofoni della Transdnestria (regione a E del Dnestr). In
russo, Moldavskaja Respublika; in romeno, Moldova; in tedesco, Moldau.

L'economia
della Moldavia al momento dell'acquisizione dell'indipendenza era caratterizzata
da una prospera agricoltura relativamente specializzata e da un'industria
abbastanza solida, vantando quindi una posizione non arretrata nel contesto
ex-sovietico. Il settore primario risulta in prevalenza orientato alle
attività colturali, praticate con intenso ricorso a forme di meccanizzazione
e una crescente espansione delle superfici utilizzate. Prodotti principali
oltre ai cereali (frumento invernale 10.000.000 di q e mais 7.000.000
di q) sono frutta, ortaggi e soprattutto uva (proveniente per la maggior
parte dalle regioni centrali e meridionali), dalla quale derivano quantità
notevoli di vino, apprezzato anche all'estero (un terzo ca. della produzione
ex-sovietica); un certo rilievo fra le colture industriali ha assunto
quella del girasole. L'allevamento rappresenta nel reddito agricolo ca.
un terzo, meglio qualificandosi nell'indirizzo bovino (lattiero-caseario;
1,2 milioni di capi) e suinicolo (1,7 milioni di capi); ancora significativo
rimane lo sfruttamento forestale. L'industria pur avendo un'importanza
in proporzione minore rispetto all'agricoltura presenta una certa diversificazione
produttiva; sviluppata è la trasformazione alimentare (enologica,
zuccheriera, olearia, ecc.), ma una buona affermazione ha conosciuto pure
la meccanica, nata all'inizio degli anni Cinquanta (Kisinev, Belcy, Tiraspol,
Bendery) e volta alla fabbricazione di macchine per i lavori rurali (trattori
principalmente); sono inoltre presenti manifatture tessili e cementifici
(Rybnitse), mentre la produzione elettrica può contare sugli impianti
termici di Kisinev, Belcy, Tiraspol e sulla centrale di Dubossary, che
sfrutta l'energia idrica del Dnestr, superando il fabbisogno interno.
Principale centro industriale è la capitale, nodo della rete stradale
e ferroviaria. Le attività produttive della Moldavia, dopo una
fase critica dovuta ai contraccolpi dei primi interventi strutturali,
hanno ripreso a funzionare: il calo del PNL, che nel 1994 era stato del
31%, l'anno successivo è stato di appena il 6,3%, mentre si è
confermato il rallentamento dell'inflazione e la moneta nazionale, il
«leu», è riuscita a mantenere una relativa stabilità
nei confronti del dollaro. Con una certa lentezza procede, invece, il
programma di privatizzazioni promosso dal governo, di cui all'inizio del
1996 è stato portato a compimento solo la prima fase. Tra i diversi
settori produttivi, l'agricoltura e le industrie a essa collegate mantengono
un ruolo preminente. Nel 1994 la superficie coltivata era pari al 65%
del territorio e il settore primario contribuiva per il 48% alla formazione
del reddito, occupando un'analoga percentuale di popolazione attiva. La
Comunità di Stati Indipendenti è il principale partner commerciale
della Moldavia (62% delle esportazioni e 67% delle importazioni), tuttavia
il Paese è ben deciso ad aprirsi a più strette relazioni
con l'Europa (è stato ammesso al Consiglio d'Europa nel luglio
1995, primo fra gli Stati membri della CSI) e con la Turchia, dalla quale
sono venute numerose offerte di credito e di assistenza tecnica, oltre
a una mediazione politica nel conflitto fra il governo moldavo e la minoranza
gagauza.

I
territori della Bessarabia annessi alla Russia nel 1812 fecero parte dapprima
di una Repubblica autonoma nell'ambito dell'Ucraina (1924-40) poi, dopo
l'annessione di gran parte della Bessarabia e della Bucovina settentrionale,
cedute dalla Romania, divennero Stato membro dell'URSS (Repubblica Socialista
Sovietica della Moldavia). Dal 1941 al 1944 la Moldavia fece nuovamente
parte della Romania e tornò all'URSS come Repubblica nell'agosto
1944. Tuttavia, fermenti autonomistici hanno continuato a serpeggiare
all'interno del Paese, facendosi più forti ed evidenti a partire
dagli anni Ottanta. Dopo una prima proclamazione di sovranità formale
fatta nell'aprile 1990, allorché la Repubblica aveva dismesso gli
attributi di "socialista e sovietica" mutando il nome in Moldova,
in seguito allo sfaldamento dell'URSS, la Moldavia ha proclamato in via
definitiva la propria indipendenza (27 agosto 1991), immediatamente riconosciuta
dalla Romania e subito dopo anche dalle autorità moscovite. Con
il definitivo dissolvimento dell'URSS, anche la Moldavia ha aderito alla
Comunità di Stati Indipendenti nata ad Alma Ata il 21 dicembre
1991. Le rivendicazioni delle minoranze russofone e turcofone, all'origine
di scontri e tentativi di successione, sono state in larga misura recepite
dalla nuova Costituzione del luglio 1994, che prevede l'istituzione di
regioni a statuto speciale. Le prime elezioni multipartitiche, tenutesi
nel marzo dello stesso anno, hanno dato la maggioranza assoluta al Partito
Democratico Agrario del presidente della Repubblica, il filorusso Mircea
Snegur. Nel 1995 si è tenuto un referendum nella Transdnestria,
con il quale la popolazione si è espressa a grandissima maggioranza
(93,3%) contro il ritiro delle truppe russe, previsto invece da un accordo
tra la Moldavia e la Russia. Il permanere del pericolo separatista condizionava
fortemente la vita politica moldava con il presidente Mircea Snegur che
rompeva clamorosamente con il PDA, accusato di essere troppo ossequioso
verso Mosca, mentre entrava in rotta di collisione anche con il premier
ex-comunista Andrei Sangheli (marzo 1996). Una mossa destinata a modificare
profondamente il quadro politico, come evidenziavano le elezioni presidenziali
del 1996 (dicembre), vinte da Petru Lucinski che, appoggiato dagli ex-comunisti
e da tutte le opposizioni, riusciva a ribaltare l'esito del primo turno
sconfiggendo il presidente uscente. Come per molte delle realtà
ex-sovietiche che nell'ultimo decennio del sec. XX tentavano faticosamente
di scrivere una nuova pagina della loro storia, anche la Moldavia doveva,
dunque, fare i conti con quell'intreccio di micro-nazionalismi generati
dal processo di russificazione dell'Unione e anche risultato del lungo
autoritarismo. Il sentimento nazionalista, prima diluito in quella sorta
di grande impero rappresentato dall'URSS e comunque compresso dal totalitarismo
dello Stato, aveva avuto un suo indiscutibile peso nel determinare l'evoluzione
democratica dell'Unione Sovietica, ma ora rischiava di rappresentare l'elemento
di gran lunga più destabilizzante in molti degli Stati sovrani
sorti sulle ceneri di quello che si era imposto come il Paese guida del
socialismo reale. Nel maggio 1997, malgrado non fosse stato ancora definito
il problema della presenza militare russa, ha rappresentato un significativo
passo in avanti del negoziato la firma di un memorandum di intesa per
la normalizzazione delle relazioni tra la Moldavia e la regione secessionista,
e nel novembre dello stesso anno è stato firmato un accordo di
cooperazione economica.
HOME
|