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Welcome in the jungle!!!

  Il  concetto di “tribù” ha catturato l’ attenzione  e continua ad affascinare da oltre un secolo studiosi,giornalisti e persone di varie categorie.Gli usi moderni di questo termine,risalgono al sorgere delle teorie evoluzioniste e razziste del XIX sec. Per indicare popoli stranieri non di razza bianca come inferiori e meno evoluti.Gli usi del termine in sociologia e antropologia,invece,sono vari e in conflitto tra loro:alcuni lo intendono come lingua comune,altri come cultura comune,altri ancora come l’essere guidati da un governo o un capo comune. L’uso in termini politici del vocabolo da parte dei governi della Rodesia e del Sudafrica legittima,invece,i movimenti di opposizione.La presenza di differenti partiti politici,diversi per storia,guida politico-militare,comportamento e obbiettivi,contribuisce a creare identità “etniche”,non tribali,che porta a far diventare più importante per un individuo,portare con se la propria cultura in un paese straniero,che l’essere se stesso nel proprio paese d’origine prima dell’immigrazione,riscoprendo improvvisamente la propria identità nel disordine e nella turbolenza della politica urbana.In occidente questo fenomeno è chiamato “eticità”,ma in Africa esso diventa “tribalismo”.L’aver chiamato erroneamente l’etnicità africana trialismo,ha portato a valutazioni sbagliate,perché reagire a un movimento politico trattandolo solo come una realtà tribale, porta a farsi un’idea sbagliata della sua forza,della sua organizzazione potenziale e della sua grande capacità di attrazione. Infine, il termine “tribù”è fonte di incomprensione della grande diversità dell’Africa rurale, con l’etichettare piccoli gruppi di cacciatori e raccoglitori di meno di 100 persone come “tribù”, oppure denominare “tribù” un gruppo multinazionale di persone assai esteso sul territorio e dedito al commercio.

Il “bongo”

  Il djembè,tipico tamburo africano,noto soprattutto tra i giovani come “bongo”,è nato in Guinea(Africa Occidentale),dove il suo nome originale è “papa”e rappresenta la tradizione più antica della musica africana..Il tamburo era anticamente costituito da una base di legno di diversi tipi:mango,arancio,ter,sulla quale veniva stesa una pelle di capra…questa tecnica è mantenuta ancora oggi per la costruzione del djembè.Anticamente il tamburo(tam tam) aveva un’importante funzione di trasmissione di comunicazione tra i diversi villaggi e veniva suonato solo dalla classe dei guerrieri.Da allora il tamburo ha avuto sempre una crescente diffusione,spingendosi oltre i confini del continente africano,affascinando anche le culture occidentali.Il primo ambasciatore della cultura del djembè noto fu DOURA MANE, compositore guineano che diffuse l’arte africana folkloristica portando gruppi di musica e danza in tournee in tutta l’Europa.Successivamente la diffusione dell’arte africana avvenne tramite FODEBA KETA,anch’egli guineano che fu il primo a creare vere e proprie coreografie di danza adatte ai diversi momenti di festa:matrimoni,cerimonie religiose,ecc..

…una tribù che balla!!!

  La musica afro ha la sua esplosione nei primi anni ’80,ma è fortemente debitrice del decennio precedente dal quale prende spunto sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista socio-culturale.La musica afro unisce una ricerca di ritmi radicali quali il funky,il soul, la musica caraibica,che nulla hanno a che fare con la musica da ballare,a sonorità e tecniche di arrangiamento elettroniche,post-punk e dance,decisamente più moderne.L’uso da parte dei dj’s di equalizzatori ed effetti scratch si sposano perfettamente con percussioni tribali,ritmi soul e chitarre funky.La sua associazione con la mucica reggae è dovuta principalmente alla coincidenza del periodo in cui si è diffusa(quando imperversava Bob Marley!) e allo stesso spirito generazionale e ideali di vita che unisce i Rastafary,seguaci di Marley al popolo afro. A distanza di 20 anni il genere afro mantiene il suo spirito di ricerca di ritmiche del passato e di ogni genere musicale adattandole ai suoni dance moderni.In Africa le danze e i ritmi sono moltissimi e differenti,perciò parlare di “danza africana” può apparire riduttivo.La danza africana  è in evoluzione,in Africa come in Europa,tanto più se allontanata dal suo contesto rituale.Più che distinguere danza africana tradizionale e danza africana contemporanea, si possono considerare due modi per esprimerla:L’INTRATTENIMENTO,come esibizione di virtuosismo ed energia,che corrisponde a ciò che il pubblico si aspetta di vedere, e IL TEATRO,l’evoluzione contemporanea profonda e transculturale,dove la coreografia è al servizio di una narrazione,di una poetica,di un’intenzione.Mentre nell’intrattenimento la tecnica è un fine,nel teatro essa è un mezzo.In genere,per definire la danza africana,si usa una distinzione tra le “danze d’Africa”,che sono riferite a culti,rituali,divinità e a tradizioni corrispondenti alle molteplici e diverse comunità, e la “danza d’espressione africana”,che si ispira alle danze d’Africa,ne attinge gli elementi comuni,li codifica per renderli universalmente adatti all’espressione dei vari coreografi che amano e si ispirano a questo genere.

Tribal sight…

  L’uomo primitivo era cacciatore e guerriero,uccideva gli animali per nutrirsi e combatteva per soddisfare la sua sete di conquista e potere…morto il nemico,bevevo il suo sangue come rito propiziatorio,conservava il suo teschio come simbolo della vittoria e marchiava la pelle del giovane uomo diventato guerriero. A muoverlo era quell’istinto primitivo che oggi,come 2000 anni fa,resta immutato nella nostra natura,anche se soffocato dal nostro diverso stile di vita.Per tutti i popoli di ogni epoca l’aspetto fisico è sempre stato un simbolo di distinzione e appartenenza a questa o quella tribù, che segna la differenza dell’uomo dagli altri esseri viventi, dal momento in cui egli ha sentito il bisogno di raggrupparsi e comunicare.Le società tribali in genere sono prive di un’autorità statale,la loro organizzazione è molto precisa e fondata sulla suddivisione degli individui per ruoli sociali.Lo scopo principale del piercing , come dei tatuaggi e delle scarificazioni, è quello di distinguere i ruoli che ogni membro assume nella tribù,rendendoli palesi al primo sguardo.Mentre le decorazioni hanno uno scopo principalmente cerimoniale, le modificazioni permanenti segnano i momenti importanti nella vita di un individuo. L’iniziazione all’età adulta è un passaggio fondamentale comune a tutte le società tribali,che segna il passaggio da un periodo d’incoscienza,l’infanzia,alla capacità di controllare le proprie emozioni con il riconoscimento della condizione civile.Tramite un passaggio violento e doloroso si simboleggia una morte e una contemporanea rinascita,momento che resterà impresso sul corpo per tutta la vita,attraverso tatuaggi,marchi a fuoco, piercing oppure modifiche corporali estreme come l’allungamento del collo,dei lobi delle orecchie,il restringimento del giro vita,del cranio,la circoncisione o la limatura dei denti.Queste pratiche rappresentano esperienze spirituali che hanno lo scopo di rendere più forte psicologicamente l’individuo.Anche noi occidentali abbiamo pratiche per modificare il nostro corpo,a partire dalle diete,dalle tinture,fino ad arrivare al body building e alla chirurgia plastica,ma ciò che manca alla nostra cultura è un forte legame con il proprio corpo,la magia del rito,manca un significato più profondo,che non sia bellezza e basta.La body art tribale,come il tatuaggio o più in particolare il piercing, che si sta riscoprendo ai giorni nostri,è solo uno specchio che riflette la nostra urgenza di fermarci un attimo per guardarci dentro,oltre che fuori:non tutti sono in grado di farlo e non tutti possono capirlo.Tatuaggi e piercing rappresentano il nostro desiderio di differenziarci dalla massa,la nostra apertura mentale verso mondi nuovi e la nostra protesta verso la mancanza di valori presente nella nostra società.

Alma tribale

  Lo sciamanismo è per eccellenza un fenomeno religioso siberiano e centro asiatico,ma è stato riscontrato anche nell’America del nord,in Indonesia,Oceania,Africa e in genere coesiste con altre forme di magia e religione,anche se non tutti i maghi possono essere qualificati come sciamani.Ipopoli che si dichiarano “sciamanici” danno un’importanza considerevole alle esperienze estatiche dei loro sciamani,perché li riguardano personalmente e direttamente,perché sono gli sciamani a guarirli attraverso la loro trance,guarendoli,accompagnando i loro morti nel “regno delle ombre”e facendo da mediatori tra essi e gli dei,celesti o inferi.Lo sciamano è il grande specialista dell’anima umana:lui solo la vede,perché ne conosce la forma e il destino. L’acquisto dei poteri sciamanici nella Siberia e nell’Asia nord-orientale avviene conla trasmissione ereditaria della professione sciamanica o con la vocazione spontanea,la “chiamata” o l’ “elezione”.Uno sciamano viene riconosciuto tale solo dopo aver ricevuto una doppia istruzione,una d’ordine estatico(sogni,trance,ecc..)e una d’ordine tradizionale(tecniche,nomi degli spiriti,mitologia..)questa istruzione,impartita dagli spiriti o dai vecchi sciamani equivale a un’iniziazione,talvolta pubblica ma che può avvenire anche in sogno.Alcuni studiosi hanno stabilito un nesso tra lo sciamanismo e le malattie nervose,esso infatti sarebbe stato in origine un fenomeno esclusivamente artico,essenzialmente dovuto all’influenza dell’ambiente cosmico sulla labilità nervosa degli abitanti delle regioni polari.Il freddo eccessivo.le lunghe notti.la solitudine desertica,la mancanza di vitamine,ecc..avrebbero agito sulla costituzione nervosa delle popolazioni artiche,provocando sia malattie mentali(isteria artica,il meryak,il menerik ecc..)sia la trance sciamanica.La sola differenza tra lo sciamano e un epilettico consisterebbe che il secondo non può realizzare la trance volontariamente.Lo sciamano non è semplicemente un malato,ma è un malato che è riuscito a guarire da solo.La vocazione del futuro sciamano comporta lo schema tradizionale di una cerimonia iniziatica:passione,morte e resurrezione.Una qualsiasi” malattia-vocazione” ha il valore di un’iniziazione,infatti le sofferenze causate da essa corrispondono alle torture iniziatiche,l’imminenza della morte avvertita dal malato(agonia,incoscienza..)ricorda la morte simbolica che figura nella maggior parte delle cerimonie iniziatiche.In Africa la vocazione implica una malattia misteriosa,ovvero un rituale più o meno simbolico di morte mistica,dato talvolta nei termini di uno spezzettamento del corpo e di un rinnovamento degli organi.Presso gli Araucani la scelta generalmente si manifesta con una improvvisa malattia:il giovane cade “come morto”e quando ritrova le proprie forze,dichiara che diverrà machi.Presso i sudanesi dei monti Nuba la prima consacrazione iniziatica è chiamata “testa” e viene riferito che si tratta di un rito nel quale si “apre” la testa del novizio affinché lo spirito possa entrarvi.Le iniziazioni tribali sono caratterizzate da società segrete,dove per essere ammessi bisogna essere sempre sottoposti a una serie di riti di morte e resurrezione .I più frequenti sono:1) periodo di ritiro nella macchia(simbolo dell’aldilà)e esistenza larvale,come i morti;2)volto e corpo tinti con cenere o con sostanze calcaree per ottenere la bianchezza livida degli spettri(maschere funerarie);3)inumazione simbolica nel tempio o nella casa dei feticci;4)discesa simbolica negli inferi;5)sonno ipnotico attraverso una bevanda che fa perdere la conoscenza;6)dure prove:bastonatura,abbrustolimento dei piedi al fuoco,sospensione in aria,amputazione di dita e varie altre crudeltà.Tutti questi rituali e tutte queste prove hanno per scopo il far dimenticare la vita passata.Questa è la ragione per cui in alcuni casi il candidato,tornato al villaggio dopo l’iniziazione,sembra aver perso la memoria e gli si deve insegnare di nuovo a camminare,mangiare,vestirsi,ecc..Questo mito continua ad affascinare gli uomini anche al di fuori dell’orizzonte spirituale dello sciamanismo.

 

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