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Immagini & echi
Poesie di Sebastiano Seminara La vita è meravigliosa, soprattutto quando si vive in armonia. La vita è condivisione. Parlo principalmente dell'Amore. L'amore che unisce un uomo alla sua donna. Si è soli. È allora che l'uomo ricerca Dio. Questo avviene, spesso, al crepuscolo della nostra vita. Tuttavia, la solitudine non è disgiunta dalla fede. Anzi, l'accarezza e l'accresce. Per un poeta il connubio tra poesia e Dio è sempre indissolubile. Si può essere crudi, mai crudeli. Il poeta, infatti, indossa la maschera di un bambino. Guai se non fosse così.
I COLORI DELLE STAGIONI
1 Mulina Il mare le sue onde schiumose e il vento dai cupi lamenti disperde gabbiani. Gli occhi stringono una timida lacrima. Io fuggo le ultime case coperte di sale, queste case dai caldi colori, che cercano il cielo in punti di fuga quasi uguali, e con affanno mi travolgono. 2 PIAZZA DEL POPOLO La piazza ha strepitii ingannevoli di suoni, ha tante maschere gonfie di privati addii. E' un'estensione deformata che diffonde, in un estremo guizzo, un respiro delirante. E' un segreto velato dall'evento che depista una prigionia di immagini e il loro disfacimento. E' un grido che graffia l'aria dove l'uomo che lotta e non crolla, s'avventa e discarna una ferita pulsante.
La piazza gremita esalta l'audacia schiava di delitti e di stridenti fragori. Ecco l'eco dei giorni indecifrabili e slabbrati come una piaga. Ecco l'eco delle notti insonni e della smarrita pace. Né il pozzo scavato con le unghie logorerà il mio tempo. Né la torbida acqua dell'affollata pianura placherà la mia sete. Solo la levigata piazza che l'oscena notte ingoia, solo l'incendio che abbracciai e incatenò la luna, tracceranno l'involontario mio vagare. 3 IL MIO PAESE Cavalco ancora le dissestate strade, abituali percorsi, dove rimbalzano passi insicuri. Viottoli dove il vento fruga sollevando polvere, e case che straripano lungo il percorso. La nebbia avvolge queste case come i miei passi logorano queste strade. Il paese ha curve pietose di donna dai seni segnati, non morbide curve ma spigolosi anfratti.
Tutto questo ho raccolto. 4 La città ribolle nei tramonti. Le case sprofondano sotto il ristagno delle nuvole. Tutto ciò che è ricordo oggi è soltanto polvere. Nomi, mestieri, miserie, malattie, hanno troppa polvere. Il tempo frantuma in un silenzioso ordine il passato. Passato che tace soprattutto oltre gli straripanti confini che ci delimitano. La città è un alveare costruito secondo un ordine architettonico. Le case raccontano il passaggio dell'uomo e tacciono. La luna dilania la notte e galleggia nella ressa di passi. Ci affrettiamo in passaggi dove l'arcano tempo rinnova
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