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La Chiesa dei Cappuccini

 

La Chiesa di Santa Maria della Pace, comunemente conosciuta come Chiesa dei Cappuccini, ha origini controverse.

E’ storicamente ammesso che i Cappuccini arrivarono a Palermo nel giugno del 1534 e ottennero subito dal Senato pro tempore la concessione di un terreno <<extra moenia in contrada Dainisindi>> e la licenza per costruire un convento. Anche se non documentato con certezza, sembra che in detto terreno esistesse già una Chiesa o quantomeno una Cappella votiva dedicata a Santa Maria della Pace, di origine normanna (il Mongitore ne data la costruzione al 1071).

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Le Catacombe dei Cappuccini

 

Le Catacombe dei Cappuccini sorsero come semplice cimitero e il loro attuale sviluppo ed aspetto lo si deve, per certi versi, al caso.

I Francescani avevano ottenuto con Bolla papale l’autorizzazione ad essere seppelliti all’interno delle loro Chiese.  I Frati che si stabilirono a Palermo nel 1534 collocarono la loro prima sepoltura sul lato meridionale della Chiesa: una grezza cisterna scavata nel tufo dove i cadaveri venivano calati dall’alto, rimanendo ammucchiati alla rinfusa.

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Aggiornato al 07-09-2003

 

Le mummie italiane

 

Quando si parla di mummie si pensa subito all’antico Egitto, dove la pratica della mummificazione era diffusa con un significato altamente religioso, anche se, per motivi economici, tale trattamento poteva essere riservato soltanto agli appartenenti a caste privilegiate. E’ nota infatti la complessità della metodica utilizzata la quale prevedeva: innanzitutto l’asportazione sistematica di tutti gli organi interni, compreso il cervello che veniva estratto attraverso il naso per mezzo di appositi ferretti uncinati; il trattamento protratto per mesi di ciò che rimaneva del corpo, praticamente la carcassa esterna, con speciali oli e balsami; infine l’avvolgimento del corpo con le famose bende, imbevute di sostanze chimiche conservanti. In pratica, soltanto i Faraoni e i grandi dignitari di corte potevano permettersi il privilegio della mummificazione.

Mummie egiziane si trovano in Italia esposte nel Museo Egizio di Torino, in quello di Firenze e nei Musei Vaticani.

 

Però, se è vero che l’inizio della civiltà umana si fa risalire alle prime tracce relative al culto dei morti, è altresì vero che la preservazione dei defunti dal degrado post-mortem non è una prerogativa degli antichi egiziani. Mummie, rese tali mediante essiccazione, sono state rinvenute in Sud America, risalenti al periodo precolombiano. E, più in generale, si può affermare che non esista civiltà o epoca che non abbia considerato la conservazione del corpo come un surrogato dell’immortalità.

Anche in epoca moderna, in cui si è utilizzata la metodica della imbalsamazione, pur questa riservata ovviamente a pochi privilegiati. Tra i più noti ricordiamo i casi di Alessandro Manzoni,  Evita Peron e  Lenin.

Per trovare mummie non occorre però andare molto lontano né dedicarsi a complicati e costosi scavi archeologici. Anche l’Italia ha i suoi buoni esempi.

 

Le mummie di Venzone.

In un edificio adiacente la Chiesa Madre di Venzone (prov, di Udine), distrutta dal terremoto e fedelmente ricostruita, sono esposte 14 mummie, divenute tali per caso. Si tratta di cadaveri riesumati da un antico cimitero nel quale il terreno possedeva delle caratteristiche biochimiche tali da preservare i corpi dalla decomposizione: una specie di terreno k dalle potenzialità ridotte.

 

La Catacombe dei Cappuccini

Il maggior concentrato di mummie italiane si trova a Palermo, nelle Catacombe ubicate tra il Convento e il Cimitero dei Cappuccini. Stipate all’interno di scaffali, sistemati lungo le pareti di tenebrosi sotterranei, si offrono agli occhi dei curiosi visitatori ben oltre 7000 mummie. Per quasi tre secoli, dal 1599 al 1881, i notabili di Palermo hanno affidato ai monaci del Convento dei Cappuccini il compito di mummificare e custodire i loro defunti. I corpi venivano collocati in appositi colatoi e trattati poi con bagni a base di aceto e di acqua di calce; in pochi mesi le carni si rinsecchivano acquistando una durezza e una compattezza simile al cuoio e resistente nei secoli. A questo punto, i corpi venivano rivestiti con i loro normali abiti e collocati nei sotterranei del Convento, dove i parenti potevano andare a visitare il congiunto e colloquiare con lui, ritrovandolo, in alcuni casi, quasi intatto.

L’usanza ormai s’è persa da oltre un secolo. Sono rimaste le mummie, a solo uso e consumo dei turisti che, con morbosa curiosità, affollano quotidianamente le Catacombe.