Quel pomeriggio Brad
tornò a casa con le sopracciglia che quasi gli scendevano sul mento. Era stata un'altra
giornata di merda. Entrò in cucina, che era intrisa di tutti i fetori possibili, e andò
a scostare le tende, rimaste chiuse fin dalla sera prima. Quindi caricò la caffettiera,
la mise sul fuoco e si accese l'ennesimo bastoncino cancerogeno. Succhiò furiosamente
mentre osservava la strada. Tutta quell'umanità là fuori... Umanità? Ragni,
civette, ratti, mosconi... ci sarebbe voluto il servizio disinfestazioni!
Quando il caffè fu pronto, se ne versò
una tazza abbondante: sapeva di acqua di fogna. E anche il cielo era livido. Roba da
serrare le persiane e staccare il telefono, annullando il mondo esterno.
All'improvviso un colpo contro la finestra:
un uccello sbandato, confuso dal rumore della vicina superstrada. Brad gettò il mozzicone
nel lavandino colmo di piatti incrostati e andò ad aprire la gabbia in cui era rinchiuso
il suo coniglio bianco. - Vai, Jefferson! - lo incitò. Il coniglio zampettò allegramente
sulla moquette del soggiorno.
Brad guardò l'animaletto domestico con
benevolenza, mentre cominciava a spogliarsi. Prese un bagno e poi si rimise addosso gli
abiti di sempre, sporchi, spiegazzati, sudati. Da quando quella puttana di sua moglie
aveva deciso di abbandonarlo, non c'era più ordine nella sua vita. L'appartamento
sembrava una stalla; e non certo per colpa di Jefferson.
Scostando con i piedi alcuni fogli di
giornali pergamanati, si avvicinò alla dispensa. Bagnò sotto il rubinetto alcune
molliche di pane, che gettò al coniglio, poi preparò due panini ai sottoaceti. Uno lo
divorò con pochi bocconi, l'altro lo portò alla moglie.
Stava legata e imbavagliata sul pavimento
della camera da letto. Udendo la porta che si apriva, lei girò la testa, gettandogli
un'occhiata selvaggia.
- Buona, buona - disse Brad, mettendole il
panino sotto il naso. - Non fare quegli occhi da mucca. Adesso ti libero la bocca -
aggiunse, gettando a terra il panino; il companatico si sparpagliò sulla moquette. -
Niente storie, però!
Le tolse il bavaglio. Il rossetto viola
sulle labbra carnose della donna era semicancellato. Brad imprecò tra sé e sé. Avrebbe
dovuto prepararla di nuovo...
Lei prese a mangiare voracemente, usando -
giocoforza - solo la bocca. Brad ridacchiò: nella posizione in cui si era messa, gli
offriva una visione totale dell'orifizio più scuro. - Sembri proprio una vacca -
commentò. E, imitando la voce di lei, recitò: - Ho quattro gambe che sono alberi, non mi
muovo da questo posto da quando sono nata. Vivo attaccata a una catena: sono una moderna
mucca da allevamento. Ah, ah, ah!
La testa di lei si sollevò un attimo. Brad
la vide, al di sotto della folta capigliatura che le cingeva il viso, sputare un pezzo di
pane.
- Liberami - disse poi lei raucamente,
tornando a gettarsi di lato sul nudo pavimento. - Liberami e dimenticherò ogni cosa.
- Ssst! - la ammonì Brad. - O devo tornare
a imbavagliarti?
Per precauzione, saggiò la saldezza della
catena (che era assicurata al termosifone). Quindi, fischiettando un motivetto, tornò in
bagno e preparò l'armementario. Intanto pensava: "La gallina che mangia
ventiquattr'ore su ventiquattro con le luci sempre accese... Puttana! Mi hai rovinato la
vita e poi volevi lasciarmi? Sai combinare solo guai! L'anno scorso mi hai regalato
l'abbonamento al Club del Libro e ancora non mi è riuscito di disdirlo..."
Ormai se la teneva come una bambola di
gomma, e allo stesso modo la trattava. Peccato che fosse quasi atarassica: un po' più di
carne sulle ossa non avrebbe guastato. Brad prese il rossetto, la cipria e il mascara.
Dimenticato niente? Ah, sì: il profumo. Un po' di gocce da spruzzarle addosso avrebbero
coperto tutti gli odori sgradevoli che aleggiavano nella camera da letto. Improvvisamente
la sentì tossire; seguirono alcuni rumori come di qualcuno che vomita, poi più nulla. -
Che hai fatto, porca? - Con il materiale per il trucco tra le mani, corse in camera da
letto. La moglie era distesa su un fianco e non si muoveva. Come si era aspettato, era
immersa in una pozza di vomito. Improponibile! No, no, no... Naturalmente c'erano anche le
feci, accumulate in un angolo, che puzzavano maledettamente... Brad fece una smorfia. Non
era una bella atmosfera, e la visione che lei adesso gli offriva era tutt'altro che
arrapante. Disgustorama.
- Che cazzo c'è?
Le si avvicinò con cautela.
- Niente scherzi, carina!
Lei continuò a non muoversi.
- Uhm. Che hai? Non sarai mica...
Sì, lo era. Un boccone le era andato di
traverso. Oppure, chissà, il cuore non le aveva più retto. Brad esitò per qualche
secondo. Poi si chinò sulla morta, tirò a sé il lenzuolo del letto (quel letto rimasto
inutilizzato per quasi due mesi) e, con un lembo della stoffa, le pulì la bocca. Infine
prese a truccarla. Nel crepare, aveva spalancato gli occhi in un'espressione terrorizzata.
Bene così. Brad la voleva con gli occhi aperti, affinché vedesse tutto, sentisse
tutto. Le girò la faccia verso di sé e la catena tintinnò. Le applicò il mascara,
conferendo ai suoi occhi ombre più profonde, che facevano tanto sexy. Il rimmel servì
per far risaltare il blu delle pupille. Quindi un po' di cipria sulle guance ceree e,
finalmente, il tocco da maestro: il rossetto. Infine la mise supina e le allargò le
gambe.
- Ti piace? Ti piace? - fece, cavalcandola.
- Aspetta, ora ti giro...
Fu la migliore scopata della sua vita.
Quando ebbe finito, si abbottonò i calzoni e rimase a guardarla pensieroso. Trasse da una
tasca il mazzo delle chiavi e scelse la più piccola; con quella aprì l'anello che le
cingeva il collo. Così, per la prima volta dopo molte settimane, la liberò.
Poco dopo rientrava nel suo reame, ovvero
il soggiorno. Vi aveva accatastato i ricordi della sua infanzia: trottole, piccoli automi,
soldatini, trenini, un cavallo a dondolo, aeroplanini, modelli di automobili, il
teatrino... Quei giocattoli erano stati il tema di tante liti, di tante farse domestiche.
Quei giocattoli e il computer, che ora sonnecchiava sotto la finestra.
- Stai sempre a giocare! - gli aveva
rinfacciato più volte lei. - E l'uso che fai di Internet... Sei un maiale! Ma questo
ancora ancora lo capisco. Però giochi pure con il teatrino, con i soldatini... Sono stufa
delle tue bambinate!
Brad mise in funzione il trenino elettrico
e si versò un whisky quadruplo.
L'ignobile accusa gli riecheggiava nella
mente: - Quanto sei infantile!
In quei frangenti, era stato solito
ribatterle: - Ma che hai? Sei girata male?
Al che, la moglie gli rideva in faccia. -
Che stupido! E tu saresti un uomo?
Brad si infilò una sigaretta tra le
labbra. L'accese. - Se sono un uomo? Adesso ti faccio vedere - mormorò tra i denti,
offeso da quelle reminiscenze. Corse in camera da letto e le appioppò un calcione,
mirando sul culo, che era ancora oscenamente sollevato.
A causa del colpo, il cadavere vibrò e
ricadde in avanti.
- Oh! Ah, già...
Già: era morta. Andata. Crepata. Ma
rappresentava un problema per lui? "In parte sì" ammise a se stesso. Quand'era
ancora viva, lui aveva cercato di trattarla bene: nutrendola, curandola, nella speranza
che si mantenesse in forma e, soprattutto, bene in carne. Invece quella puttana era
dimagrita a vista d'occhio. E' vero, ogni tanto le aveva rifilato una bastonata o un
calcione - soprattutto agli inizi della loro nuova vita -, ma solo per renderla
ragionevole. Ora, in qualità di cadavere, quanto a lungo si sarebbe mantenuta fresca?
"Eh sì, è un problema" concluse
tra sé e sé.
- Ebbene, ne cercherò un'altra! - risolse
ad alta voce, tornando a gran passi nel soggiorno. In fondo, il mondo è pieno di bambole.
Un'altra con cui giocare l'avrebbe di sicuro trovata...
Accanto al computer, nell'angolo sotto la
finestra, c'era un narghilè: unico ricordo di un loro viaggio in Marocco. Brad lo caricò
con qualcosa di speciale. Poi premette il pulsante 'on' del suo "dispensatore
pornografico" (come era solito chiamare il computer) e si mise a surfare, visitando
certi siti che solo lui e pochi adepti conoscevano.
Il giorno dopo andò a lavorare con gli
occhi arrossati. Trascorse le solite dieci ore in fabbrica come in sospensione ipnotica,
senza scambiare una parola con nessuno, nemmeno con i colleghi che gli si mostravano
amichevoli. "Come se non sapessi che il posto di lavoro è solo un rimedio, così mi
tengono occupato, mi controllano, mi tarpano le ali..."
Durante la pausa di mezzogiorno, Angela, la
collega più svampita, si sedette come di consueto accanto a lui e, come di consueto,
cercò di attaccare bottone. Ma Brad non le diede retta.
Una volta l'aveva sentita dire a un'altra
scema come lei: - Quanto mi piace!
- Chi? - aveva chiesto quell'altra. - Non
certo Brad?
- Proprio! Lo so che a voi sembra chiuso,
scorbutico...
- Scorbutico? E' un vero orco!
- Sì, ma un adorabile orco.
"Adorabile orco": le stesse
parole che la moglie gli aveva rivolto prim'ancora che si sposassero, quando Brad contava
ancora qualcosa per lei.
Rincasato dal carcere lavorativo, andò
subito in camera da letto e guardò turbato il cadavere riverso sulla moquette. Poi
scoppiò improvvisamente a ridere. - Ora non dici più nulla, eh? - sbottò. - Non mi
rimproveri più nulla...
Sollevò per i fianchi la moglie - o il suo
funereo simulacro - e la prese da tergo, con violenza inaudita. In quell'occasione, si
scoprì potente come non mai, cosa che stupì lui stesso. Venne dopo due o tre minuti, con
un urlo disumano. Infine, con l'uccello ancora gocciolante, filosofeggiò: "La vita
è una malattia. Una malattia mortale che viene trasmessa attraverso l'atto
sessuale".
Per un paio d'ore giocò con il trenino, le
automobiline, il teatrino, il cavallo a dondolo... quindi passò al computer. Intanto
succhiava il fumo prodotto dalla sostanza oppiacea che ardeva placidamente nel narghilè.
"
E il lago che brucia di fuoco e
zolfo arriverà sulla Terra, e lAngelo Nero suonerà la sua tromba della
morte." Fissò con occhi infiammati il tubicino, prima di tornare a rivolgersi al
monitor, dove una fauna variegata si agitava in impossibili accoppiamenti, emettendo
grugniti e altri versi bestiali.
Dormì, come sempre, sul divano, e riaprì
gli occhi su un'ennesima giornata uggiosa. Aveva la bocca impastata di sonno, alcool e
fumo. La sveglia non era suonata... Dopo si rammentò: era domenica. Prese una doccia e,
con l'asciugamano ai fianchi, rientrò in soggiorno.
Un'occhiata stanca al computer.
"Forget it" si disse. "Stamani non si naviga. Non si gioca. Niente."
Entrò in camera da letto con la boccetta di profumo in mano, ma, aperta la porta, fu
costretto a tapparsi il naso con due dita. La puzza, insieme all'occhiata che gettò al
cadavere sempre più pallido, lo convinse che non era il caso di dedicarsi nemmeno
all'altro suo passatempo preferito. Che seccatura, però! Quella notte stessa gli sarebbe
toccato infilare i resti della moglie in un sacco per trascinarli alla discarica, dove gli
avrebbe appiccato il fuoco. Era l'unica soluzione, purtroppo.
Qualcosa gli sfiorò la gamba: Jefferson
stava a saltellargli in mezzo alle gambe. Evidentemente era in vena di confidenze... Preso
da un'ira ingiustificata, lo spostò violentemente con una scarpa. Il coniglietto balzò
via, atterrando tra le gambe del cadavere, e prese ad annusare con evidente interesse.
Brad uscì sotto il cielo grigio con il
volto più crucciato che mai. Quasi inconsciamente, si recò direttamente al parco. Seduto
su una panchina, rimase a osservare per un'oretta buona, con le pupille ristrette, le
ragazzine che passeggiavano per i viali, chiedendosi quale facesse al caso suo. Poi, ad un
tratto, qualcuno gli si sedette accanto.
- Guarda chi si vede! Ah, ah! Che fai qui,
tutto solo?
Si girò con lentezza: era Angela, la
collega senza cervello, la stessa che più volte aveva mostrato di provare per lui una
forte simpatia.
Un incontro assurdo, inaspettato; ma queste
cose gli accadevano di continuo, erano una costante della sua vita. Erano come il
paesaggio, come la natura stessa: gli uccelli nel cielo, i pesci nei fiumi, il sole, la
pioggia...
Avrebbe voluto mandarla immediatamente a
quel paese, ma, nello squadrarla, vide disegnarsi, sotto la stoffa del maglioncino di lei,
le punte dei capezzoli. In fondo Angela aveva un corpo niente male... A truccarla per
benino, e con indosso gli straps e le scarpe con i tacchi a spillo, avrebbe fatto
un'ottima figura.
- Stavo pensando proprio a te, lo sai? - si
sentì dire, con entusiasmo genuino.
- A me? Davverooo?
- Sì. Ti ho già raccontato di Jefferson,
il mio coniglietto?
- Tu hai un... conigliettooo? - rise la
scema, affascinata.
- Certo! E' ora che voi due facciate
amicizia - dichiarò Brad, posandole una mano su una coscia.