Era il tipico giorno novembrino: c'era un
freddo che penetrava nelle ossa; il cielo, basso e livido, gravava come un coperchio
plumbeo. Minacciava di mettersi a piovere da un momento all'altro. Tuttavia, nel vecchio
cimitero regnava una discreta animazione: c'era chi faceva jogging e chi portava il cane a
passeggio; c'erano impiegati che consumavano uno spuntino sulle panche e qualche studente
che leggeva, sdraiato su un plaid, con i piedi appoggiati su una pietra funeraria. E
c'erano naturalmente le coppiette. A osservare bene alcuni cespugli, si notava il ritmico
vibrare delle fronde.
Peter e Mariele arrivarono nella zona contrassegnata come Campo 14,
probabilmente la parte più antica di quel luogo di requie. L'acquazzone del giorno prima
aveva diradato il fetore che solitamente si sollevava dalle lastre sconnesse.
L'inestricabile vegetazione, ricca di rami scuri simili a braccia (in primavera vi
germogliavano fiori belli grassi), sembrava attecchire direttamente sul legno marcio dei
feretri. Nella calda stagione, nubi di mosconi ronzavano attorno ai piccoli cumuli di
terra.
- Sta' tranquillo, Peter - disse Mariele, vedendo che era ancora pallido e
corrucciato. - Sono sicura che quella donna non si è fatta alcun male. Dopotutto, i
miracoli accadono. Quante volte non si sentono storie di neonati che precipitano dal terzo
o quarto piano senza riportare un solo graffio, o di persone che escono incolumi dalla
carcassa di un'auto completamente distrutta!
- Mmm - mugugnò lui per tutta risposta. - Non vorrei sbagliare - disse
poco dopo, - ma mi è sembrato che quella donna fosse diretta qui.
- Qui? Al cimitero? Beh, se portava calze nere... E com'era vestita te lo
ricordi? Forse è a lutto. Probabilmente una vedova che viene a rendere visita al marito
defunto. Normale, no?
- Marito defunto e seppellito qui? - Peter la fulminò con
un'occhiata truce. - Credi forse che se fosse stata centenaria non me ne sarei accorto?
- Beh, effettivamente... - rise Mariele. - Ma adesso calmati, vuoi?
Era da almeno un anno che si davano convegno lì. Un anno: da quando cioè
si erano conosciuti. Essendo che Mariele studiava e che Peter non trovava un'occupazione,
quel cimitero dimesso rappresentava l'unico posto in cui potevano starsene per conto loro.
Per recarsi al loro angolo preferito, che Mariele designava ironicamente "il nostro
nido d'amore", dovettero transitare davanti a una tomba che era tra le più
imponenti. Aveva la forma e le dimensioni di un cenotafio e sopra vi era inciso:
"Graf von Montglas". Peter vi lanciò un'occhiata pensosa. Tempo prima si erano
divertiti a studiare le date segnate sulle varie lastre di marmo o di granito e avevano
concluso che il misterioso - perché misconosciuto - Conte di Montglas era stato l'ultimo
ospite di quel luogo di requie. L'iscrizione diceva: '1899-1937'.
"Aveva trentott'anni" calcolò Peter, senza decidersi se
bisognava considerarla un'età precoce per morire. Lui stesso ne vantava ventitré, ma in
quel momento si sentiva decrepito; un autentico Matusalemme.
Raggiunsero il loro "nido d'amore": un'oasi di fogliame più
grigio che verde situata a due passi dal muro di cinta posteriore. Là il fragore del
mondo giungeva smorzato e, grazie anche alle rovine di quella che anticamente doveva
essere stata una casupola per gli attrezzi, si sentivano abbastanza schermati dal resto
dell'umanità.
Mariele tirò fuori dal suo zainetto la solita coperta di lana (che ormai
era costellata di spine, rametti, foglioline secche) e la distese sul nudo terreno. Peter
rimaneva in piedi a occhieggiare tutt'attorno, titubante, e lei dovette afferrargli una
mano e tirarlo giù. - Siediti, stupidone! - rise.
Dopo qualche minuto lui sembrò ritrovare l'ardore di sempre. Si baciarono
finché non ne furono sazi, fumarono lo spinello di prammatica e poi si masturbarono a
vicenda, senza alcuna inibizione. Qualcuno potrebbe pensare che la loro era mancanza di
rispetto nei confronti dei morti, ma proprio il fatto di sapersi in mezzo a un ossario
accresceva la loro eccitazione. Alla fine Mariele, felice, si rannicchiò sulla coperta,
appoggiando la testa sul grembo del ragazzo.
- Ora non fa più freddo - osservò Peter.
- No, non più - confermò lei. Aveva chiuso gli occhi e sorrideva beata.
Che pace meravigliosa! Era bello trovarsi lontano dai casini familiari, dallo stress
dell'Università, dal vacuo berciare della presunta vita. La prossima volta che qualcuno
le chiedeva dove abitava, avrebbe dato quell'indirizzo: Alter Nördlicher Friedhof, Campo
14.
Qualcosa le sfiorò una
guancia. Si risvegliò con un brivido in mezzo a un vortice di foglie secche. La dance
des les feuilles mortes, si ricordò. Ma non avrebbe saputo dire in quale libro
avesse letto quella frase. Era il crepuscolo? No, già notte; solo che una luce le
spioveva addosso. Una luce la cui sorgente lei non riusciva a individuare.
Si riparò gli occhi e, rizzandosi di
scatto, inquisì: - Peter?
Come risposta le giunse una lunga, atroce
risata, subito riecheggiata da decine di altre in tutte le varietà della scala tonale.
- Che cosa...?
- Alzati, bambinetta - le disse una voce
suadente con sottotoni d'Oltretomba. - È giunta la tua ora.
Quella voce cupa e falsa... Che scherzo era?
Si trattava forse di rowdies? - Peter! - urlò, mettendosi carponi. Si accinse a
strisciar via mentre una lama di gelo le faceva la carezza su tutto il corpo. Voleva
fuggire (sebbene ignorasse da chi o da che cosa), ma la afferrarono prima ancora che
potesse rimettersi in piedi. Si ritrovò in un circolo di fiaccole che, ardendo, emanavano
un odore di olio combusto.
"Fiaccole? Che cosa assurda" pensò.
Fissò lo sconosciuto che le stava più vicino e... inorridì. Il suo viso sembrava una
maschera di Halloween; una di quelle maschere raffiguranti uno zombie. Ma non poteva
essere: Halloween era trascorso da un bel pezzo. - Oh, Peter! - gemette.
- Oh, Peter - le fece il verso, a mò di
scherno, l'uomo - o che altro fosse - che le si ergeva dinanzi. E dalla schiera dei suoi
accoliti si sollevarono risatine di ludibrio.
Mariele cercò di districarsi, ma diverse mani
la artigliavano saldamente. Allora abbassò lo sguardo e intravide, alla luce tremolante
delle fiaccole, falangi rachitiche appena ricoperte da brandelli di pelle e da tessuti
fibrosi. Nella sua pelle si conficcavano unghie contorte ed acuminate, e già alcune gocce
di sangue le stillavano dalle braccia. - Mio Dio! - si sentì dire, prima di scoppiare in
una serie di singhiozzi convulsi.
La presero in mezzo e, quasi sollevandola a
mezz'aria, si avviarono a gruppo compatto. I loro corpi emanavano un odore
insopportabilmente acre: lo stesso che potevano avere le salme decomposte. Ondeggiando, la
piccola processione entrò nelle rovine della casupola. "Strano" si disse
Mariele. Lei e il suo ragazzo avevano esplorato a più riprese i resti di quella
costruzione e non vi avevano mai scoperto nulla di insolito o di interessante. Ma non
erano ancora giunti a destinazione: ecco che ora la spingevano oltre una breccia apertasi
come per incanto su una delle pareti diroccate. Doveva esserci un meccanismo segreto, da
qualche parte.
Sostenuta da ambo i lati, Mariele avanzò - fu
fatta avanzare - dietro a colui che doveva essere il capo della macabra congrega. Era di
un'altezza impressionante, aveva un cranio seminudo che sfavillava al chiarore delle torce
e indossava un lercio mantello paragonabile a un sudario. Il passaggio, stretto e in
discesa, svoltava bruscamente ora a destra, ora a sinistra; a tratti si riduceva a poco
più di un cunicolo, tantoché il tipo che la precedeva doveva ritrarre quella sua testa
obbrobriosa in mezzo alle scapole.
- Che ne avete fatto di Peter? - riuscì a chiedere Mariele, cercando di ignorare il
dolore che provava alle braccia e alle spalle a causa dei ferrei artigli. Anziché
risponderle, gli strani figuri presero a intonare un canto a bassa frequenza:
Per Adonai Elohim, Adonai Jeova
Adonai Sabaoth, Metraton Ou Alga Methon...
Finalmente, una luce fioca apparve in fondo alla galleria. Lo scomodo passaggio sfociava
in una cripta che, come lei vide, era stata scavata metà nella roccia, metà nel terreno
argilloso. Anche qui ardevano delle fiaccole, infilate in cerchi di ferro applicati alle
pareti. Stranamente, la temperatura di quell'ambiente era di molti gradi superiore a
quanto sarebbe stato lecito attendersi. Mariele avvertì il sudore sgorgarle da ogni poro.
Ma non era colpa solo della calura.
La scaraventarono a terra. Per un attimo lei
rimase immobile con la faccia schiacciata sul rozzo pavimento, poi, scostandosi i capelli
dagli occhi, si guardò intorno. I morti viventi (o i non-morti che dir si voglia) si
erano disposti secondo un disegno che dovevano conoscere a memoria: uno di loro rimase di
guardia all'imboccatura del passaggio, lo spilungone andò a sedersi su una sorta di trono
di pietra e il resto si allineò in due file che si fronteggiavano. Dagli orifizi orali
malformi, orribili a vedersi, continuava a uscire la stessa litania:
...Verbum Pythonicum, Mysterium Salamandrae
Conventus Sylvorum, Antra Gnomorum
Demonia Coeli God, Almosin Gibor
Jehoshua Evam Zariathnatmik...
Era un canto ossessionante, ipnotico. Mariele sbattè le palpebre. Era sul punto di
assopirsi. Ma, bruscamente, il coro terminò con uno squillante.
"Veni, Veni, Veni!"
La triplice incitazione servì a riscuoterla. Risollevatasi, lei decise di affrontare
direttamente il capo: lo zombie assiso sul trono. - Va bene, basta con la recita! -
esclamò. - Vi siete divertiti e ve ne do atto: la burla è riuscita bene. Ora però
dovete dirmi dov'è il mio ragazzo.
- Vuoi vederlo sul serio? - le chiese lo
zombie allampanato. Aveva messo su un sorriso spaventoso, dai cui angoli fuoruscivano
nuvolette giallognole.
- Insomma, chi sei? - strillò Mariele,
chissà perché sentendosi punta dal fatto che lui la guardasse in quel modo, ovvero con
evidente desiderio.
- Chiamami Montglas - ribatté il laido
essere. - Graf von Montglas.
- E va bene, Graf. Va bene, Conte. Per quanto
mi riguarda puoi essere pure un Principe. Ma perché proprio noi? Che cosa ti abbiamo
fatto?
Muovendosi a disagio sul suo rigido seggio, la
creatura parve esitare. Dopo alcuni secondi espettorò: - Autunno.
- Prego?
- Era autunno quando accadde. Il mese
novembre, l'anno il 1937. Oggi cade l'anniversario...
- Continuo a non capire.
- Ci trovavamo nello stesso posto, io e la mia
amata. Là dove quest'oggi tu e il tuo amichetto avete fatto tutti quei giochini. Eravamo
felici, esattamente come voi. Poi sono venuti loro.
- Ma chi? Chi è venuto?- chiese Mariele,
spazientita.
- Avevano stivali, avevano armi. Erano messi
implacabili. Li aveva mandati il marito di lei, un alto ufficiale delle SS.
- Senti, questa storia non mi interessa -
sbottò Mariele. - Io voglio vedere Peter!
- A lei, l'Amata, l'hanno fatta fuori subito -
continuò imperterrito Montglas. - Un colpo alla tempia con la Luger e via. A me invece
hanno riservato un trattamento speciale: la tortura. A sera ero già morto. - Scoppiò in
una risata fragorosa. - Ogni anno celebriamo la ricorrenza: con una coppietta che viene a
tubare qui. Ce n'è sempre una, non si può sgarrare. Pare che questo posto sia propizio
all'eros... - Sollevò la voce di un tono o due. - Non è giusto che ve la godiate. Non è
giusto che abbiate tanta pace. A noi non ce l'hanno mai concessa. - Nel bagliore
tremolante dei fuochi, le sue orbite ebbero un brillio semiumano. - Ma adesso conoscerete
un nuovo tipo di felicità. Un'esperienza diversa, ma non per questo meno appagante.
- Peter! Dov'è Peter?
- Lo vuoi vedere? Bene! - A un suo cenno, uno
degli zombie si affrettò ad aprire una porticina sulla parete rocciosa. Era di metallo
arrugginito, celata in un triangolo d'ombra. Mariele si appressò alla stretta apertura,
da cui proveniva una snervante musichetta d'organo.
- Guarda pure - le arrivò dalle spalle
l'imperioso basso profondo del Conte. - Volevi vedere il tuo ragazzo, no? Ebbene,
accomodati!
Trepidante, lei si flettè per passare sotto
la traversa. Dovette attendere che i suoi occhi si fossero abituati a quel tipo di
oscurità. Si strofinò le palpebre e... ristette. La buffonesca musica d'organo
sottolineava una scenetta assurda: Peter disteso su un covaccio e, a cavalcioni su di lui,
una strega dal fisico lussuoso e con un buco su una tempia. La malefica creatura, vera dea
del sesso, si contorceva pazzamente, mentre il ragazzo, emettendo dei mugolii estasiati,
le massaggiava le prosperose poppe. Al cospetto di quel tradimento inaspettato (in fondo
era il suo fidanzato; quasi quasi avrebbe preferito vederlo morto...), Mariele si
lasciò sfuggire un - Oh! - carico di rabbia e di disprezzo.
Accorgendosi della sua presenza, Peter le fece
ciao ciao con la manina e le lanciò candidamente: - Te lo giuro: l'ho vista finire sotto
un tram!
Mariele uscì dalla tana con il volto in
fiamme.
- Hai visto? - le indirizzò il defunto Conte
di Montglas. - Il tuo amichetto se la fa con quella puttana della mia amante. E noi?
- Noi...? - fece lei, senza capire. Ma tutto
le fu chiaro un attimo dopo, quando il non-morto si sollevò dal trono e, lasciando
scivolare il suo lercio mantello a terra, venne a stringerla in un abbraccio che sapeva di
muffa e di vermi.
- Noi - disse lo zombie affermativamente,
soffiandole in faccia l'alito della morte. - Noi.
Mariele cercò di liberarsi dalla morsa, ma si
ritrovò ben presto con le spalle schiacciate contro il terreno. Montglas, o la sua
proiezione da Sottomondo, le strappò gli abiti di dosso con pochi, abili movimenti;
intanto le stringeva i fianchi con le ginocchia magre ma forti, mentre una bava verdastra
gli colava lungo il mento. Dopo, armeggiando con una mano tra i propri stracci, mise a
nudo un fallo poderoso. Mariele fece tanto d'occhi: era un membro di forma e
configurazione portentose. - Noi - disse un'ennesima volta il Graf von Montglas, prima di
penetrarla con forza.
Lei credette di perdere i sensi, talmente
forte fu il dolore. "È impossibile" si disse. "È sicuramente un
incubo..." E lo era, difatti. Mentre l'orrida creatura la possedeva selvaggiamente,
gli accoliti battevano a ritmo le mani, o quanto di esse rimaneva, intonando:
"Sia lode al Re dello spazio infinito, Motore dei pianeti, Fondatore della velocità,
Sovrano dei terremoti, Conquistatore del terrore, Creatore del panico, sia lode a te
Distruttore, tue sono le tenebre, morte agli infedeli, morte ai tuoi nemici, morte! morte!
morte!
"
Il dolore lasciò il posto a un piacere inaudito. Mariele si morse il labbro inferiore.
Teneva la testa girata da un lato per scansare la lingua innaturalmente lunga del Conte,
che cercava con insistenza la sua. Il fluido verdastro le gocciolava copiosamente sul
volto, sul collo, sui seni, e, nei punti dove cadeva, provocava delle piccole ustioni.
Durò un'eternità. Nel momento in cui l'essere prepotente prese a grugnire per
l'approssimarsi dell'orgasmo, anche lei sentì di stare venendo. Suo malgrado, si
abbandonò alla goduria: un'immensa, indescrivibile gioia. Intanto rifletteva sulla scena
che aveva visto di là: il suo Peter succube di quella strega formosa... "Buon prò
gli faccia!" pensò, o forse pronunciò ad alta voce. Ormai non capiva più niente.
Graf von Montglas le propinava dei colpi ben assestati, rivelandosi instancabile come
forse solo un non-morto può essere. E, ad un tratto, qualcosa le esplose letteralmente
dentro. Il piacere la inondò, partendo dal bassoventre per allargarsi in cerchi
concentrici per tutto il corpo, fino a raggiungerle il cervello. - Sìii! - implorò
Mariele, stringendo a sé, con le mani e con i calcagni, la lurida creatura che le
scaricava nell'utero ettolitri di sperma. - Amore! Amore mio!
Era uscita di senno e ne era conscia, ma ormai
non le importava più niente. Si sentiva rotta dentro e fuori, e fiera di esserlo. La fine
non poteva più farle paura.
E la fine arrivò, inevitabilmente. Andarono a
strappare Peter dalle grinfie di quell'indemoniata che lo spompava e lo gettarono a terra,
accanto alla sua ragazza. Sembrava un pupazzo ubriaco, aveva uno sguardo strabico. "E
il mio aspetto dev'essere molto simile" presunse Mariele, che non aveva più la forza
di muoversi. Il Conte e la sua malefica, lussuriosa amante si presero per mano e,
situandosi su di loro, urinarono sui loro corpi distrutti. Poi, come a un segnale, il
resto dei mostri si precipitò sulle due vittime, coi denti aguzzi bene in mostra.
L'orrido pasto fu consumato in una sinfonia di suoni liquidi, di sibili di gola e risucchi
bavosi. "Alcuni portano gli stivali", notò Mariele prima di perdere conoscenza.
L'Alter Nördlicher Friedhof di Monaco di
Baviera è certamente il cimitero più strano sulla terra. Ogni tanto il comune si ricorda
di mandare una squadra di operai per fare livellare i viali e i sentieri di terra battuta
e per combattere le piante che, pregne di una linfa che per esse deve equivalere a una
droga, crescono dovunque, anche sulle pietre. Il giardiniere incaricato dei lavori cerca
di fare del suo meglio, ma le piante risultano inestirpabili, oltre che resistenti a ogni
tipo di erbicida; al massimo lui le può potare. Non si spinge mai però fino al Campo 14,
dove si erge la tomba del Conte von Montglas. E bisogna ben comprenderlo: se con i suoi
attrezzi lui trancia un ramo, dal sottosuolo balza un pianto spaventevole.