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franc'O'brain

         FRIEDHOF

 

L'Alter Nördlicher Friedhof di Monaco di Baviera è certamente il cimitero più strano sulla terra. L'ultima salma vi fu deposta nel 1937, dopodiché quel luogo venne trasformato in una sorta di parco pubblico. Nessuno sa perché l'Alter Nördlicher Friedhof fu sconsacrato. La sua vera storia è forse seppellita negli archivi della città. Sarebbe interessante dare una sbirciatina a quei documenti, se soltanto essi non fossero stati in gran parte distrutti dai bombardamenti degli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. Il resto andò smarrito durante i saccheggiamenti della popolazione affamata e inferocita.

- Peter, che cos'hai?

Mariele osservò preoccupata il suo ragazzo mentre questi, varcato il cancello, le veniva incontro lungo il viale principale. Era più pallido del solito e inalberava un'espressione che lei non gli aveva mai visto.

- Là fuori... c'è stato un brutto incidente. Poco fa. Appena oltre il muro.

Mariele si alzò sulla punta dei piedi per dargli un bacio, ma lui si limitò a sfiorarle le labbra. Anche questo era insolito.

- Sembri proprio sconvolto. Le tue mani sono ghiacciate... Ma tu tremi! Non avrai l'influenza?

- No, te l'ho detto. Là fuori...

- Un incidente, ho capito. Che tipo di incidente? Qualcuno si è fatto male?

- Una donna è stata investita dal tram - rispose lui con voce sorda. - È avvenuto praticamente sotto i miei occhi. Mi sono precipitato subito. Lei emetteva dei lamenti... era orribile a sentirsi. Ma non si vedeva niente, nessunissima ferita. Poi, con mia sorpresa, si è alzata. Senza l'aiuto di nessuno!

Intanto arrivava anche il guidatore del tramway. Sembrava più spaventato di me. Le ha domandato se stava bene e lei gli ha risposto di sì. Si è rifiutata di essere accompagnata all'ospedale. Ha sorriso e... se ne è andata come se niente fosse!

- Beh - disse Mariele, - allora è proprio come ha detto lei: non si è fatta niente.

Peter la fissò con occhi allucinati. - Ma non capisci? Il tram l'ha presa in pieno. Avresti dovuto sentire che botto! E ha fatto pure un bel volo. Inoltre... - Il ragazzo si mordicchiò le nocche di una mano. - Mentre si allontanava, ho visto che da un orecchio le colava del sangue.

- E nessuno l'ha fermata? Nessuno l'ha costretta a farsi portare al Pronto Soccorso?

- Eravamo tutti shockati. Eppoi lei camminava veloce, in maniera addirittura baldanzosa, su quelle sue lunghe gambe con calze di seta nera. Ha svoltato l'angolo, sempre sorridente, e non l'abbiamo più vista.

- Ah - ridacchiò Mariele. - "Lunghe gambe con calze di seta nera." Questi particolari non ti sfuggono mai, vero?

Lui le piantò addosso uno sguardo carico d'ira. - Ma che dici! - esclamò. Poi emise un lungo sospiro. - E va bene! Era abbastanza sexy, se proprio vuoi saperlo. E con questo? - Soffiò, scosse il capo. Infine parve quietarsi. Con un ultimo sospiro, aggiunse: - Andiamo, va' -. Sospingendola lievemente, la guidò lungo uno dei vialetti fiancheggiati da piante rigogliose e innominate.


 

Era il tipico giorno novembrino: c'era un freddo che penetrava nelle ossa; il cielo, basso e livido, gravava come un coperchio plumbeo. Minacciava di mettersi a piovere da un momento all'altro. Tuttavia, nel vecchio cimitero regnava una discreta animazione: c'era chi faceva jogging e chi portava il cane a passeggio; c'erano impiegati che consumavano uno spuntino sulle panche e qualche studente che leggeva, sdraiato su un plaid, con i piedi appoggiati su una pietra funeraria. E c'erano naturalmente le coppiette. A osservare bene alcuni cespugli, si notava il ritmico vibrare delle fronde.

Peter e Mariele arrivarono nella zona contrassegnata come Campo 14, probabilmente la parte più antica di quel luogo di requie. L'acquazzone del giorno prima aveva diradato il fetore che solitamente si sollevava dalle lastre sconnesse. L'inestricabile vegetazione, ricca di rami scuri simili a braccia (in primavera vi germogliavano fiori belli grassi), sembrava attecchire direttamente sul legno marcio dei feretri. Nella calda stagione, nubi di mosconi ronzavano attorno ai piccoli cumuli di terra.

- Sta' tranquillo, Peter - disse Mariele, vedendo che era ancora pallido e corrucciato. - Sono sicura che quella donna non si è fatta alcun male. Dopotutto, i miracoli accadono. Quante volte non si sentono storie di neonati che precipitano dal terzo o quarto piano senza riportare un solo graffio, o di persone che escono incolumi dalla carcassa di un'auto completamente distrutta!

- Mmm - mugugnò lui per tutta risposta. - Non vorrei sbagliare - disse poco dopo, - ma mi è sembrato che quella donna fosse diretta qui.

- Qui? Al cimitero? Beh, se portava calze nere... E com'era vestita te lo ricordi? Forse è a lutto. Probabilmente una vedova che viene a rendere visita al marito defunto. Normale, no?

- Marito defunto e seppellito qui? - Peter la fulminò con un'occhiata truce. - Credi forse che se fosse stata centenaria non me ne sarei accorto?

- Beh, effettivamente... - rise Mariele. - Ma adesso calmati, vuoi?

Era da almeno un anno che si davano convegno lì. Un anno: da quando cioè si erano conosciuti. Essendo che Mariele studiava e che Peter non trovava un'occupazione, quel cimitero dimesso rappresentava l'unico posto in cui potevano starsene per conto loro. Per recarsi al loro angolo preferito, che Mariele designava ironicamente "il nostro nido d'amore", dovettero transitare davanti a una tomba che era tra le più imponenti. Aveva la forma e le dimensioni di un cenotafio e sopra vi era inciso: "Graf von Montglas". Peter vi lanciò un'occhiata pensosa. Tempo prima si erano divertiti a studiare le date segnate sulle varie lastre di marmo o di granito e avevano concluso che il misterioso - perché misconosciuto - Conte di Montglas era stato l'ultimo ospite di quel luogo di requie. L'iscrizione diceva: '1899-1937'.

"Aveva trentott'anni" calcolò Peter, senza decidersi se bisognava considerarla un'età precoce per morire. Lui stesso ne vantava ventitré, ma in quel momento si sentiva decrepito; un autentico Matusalemme.

Raggiunsero il loro "nido d'amore": un'oasi di fogliame più grigio che verde situata a due passi dal muro di cinta posteriore. Là il fragore del mondo giungeva smorzato e, grazie anche alle rovine di quella che anticamente doveva essere stata una casupola per gli attrezzi, si sentivano abbastanza schermati dal resto dell'umanità.

Mariele tirò fuori dal suo zainetto la solita coperta di lana (che ormai era costellata di spine, rametti, foglioline secche) e la distese sul nudo terreno. Peter rimaneva in piedi a occhieggiare tutt'attorno, titubante, e lei dovette afferrargli una mano e tirarlo giù. - Siediti, stupidone! - rise.

Dopo qualche minuto lui sembrò ritrovare l'ardore di sempre. Si baciarono finché non ne furono sazi, fumarono lo spinello di prammatica e poi si masturbarono a vicenda, senza alcuna inibizione. Qualcuno potrebbe pensare che la loro era mancanza di rispetto nei confronti dei morti, ma proprio il fatto di sapersi in mezzo a un ossario accresceva la loro eccitazione. Alla fine Mariele, felice, si rannicchiò sulla coperta, appoggiando la testa sul grembo del ragazzo.

- Ora non fa più freddo - osservò Peter.

- No, non più - confermò lei. Aveva chiuso gli occhi e sorrideva beata. Che pace meravigliosa! Era bello trovarsi lontano dai casini familiari, dallo stress dell'Università, dal vacuo berciare della presunta vita. La prossima volta che qualcuno le chiedeva dove abitava, avrebbe dato quell'indirizzo: Alter Nördlicher Friedhof, Campo 14.

Qualcosa le sfiorò una guancia. Si risvegliò con un brivido in mezzo a un vortice di foglie secche. La dance des les feuilles mortes, si ricordò. Ma non avrebbe saputo dire in quale libro avesse letto quella frase. Era il crepuscolo? No, già notte; solo che una luce le spioveva addosso. Una luce la cui sorgente lei non riusciva a individuare.

Si riparò gli occhi e, rizzandosi di scatto, inquisì: - Peter?

Come risposta le giunse una lunga, atroce risata, subito riecheggiata da decine di altre in tutte le varietà della scala tonale.

- Che cosa...?

- Alzati, bambinetta - le disse una voce suadente con sottotoni d'Oltretomba. - È giunta la tua ora.

Quella voce cupa e falsa... Che scherzo era? Si trattava forse di rowdies? - Peter! - urlò, mettendosi carponi. Si accinse a strisciar via mentre una lama di gelo le faceva la carezza su tutto il corpo. Voleva fuggire (sebbene ignorasse da chi o da che cosa), ma la afferrarono prima ancora che potesse rimettersi in piedi. Si ritrovò in un circolo di fiaccole che, ardendo, emanavano un odore di olio combusto.

"Fiaccole? Che cosa assurda" pensò. Fissò lo sconosciuto che le stava più vicino e... inorridì. Il suo viso sembrava una maschera di Halloween; una di quelle maschere raffiguranti uno zombie. Ma non poteva essere: Halloween era trascorso da un bel pezzo. - Oh, Peter! - gemette.

- Oh, Peter - le fece il verso, a mò di scherno, l'uomo - o che altro fosse - che le si ergeva dinanzi. E dalla schiera dei suoi accoliti si sollevarono risatine di ludibrio.

Mariele cercò di districarsi, ma diverse mani la artigliavano saldamente. Allora abbassò lo sguardo e intravide, alla luce tremolante delle fiaccole, falangi rachitiche appena ricoperte da brandelli di pelle e da tessuti fibrosi. Nella sua pelle si conficcavano unghie contorte ed acuminate, e già alcune gocce di sangue le stillavano dalle braccia. - Mio Dio! - si sentì dire, prima di scoppiare in una serie di singhiozzi convulsi.

La presero in mezzo e, quasi sollevandola a mezz'aria, si avviarono a gruppo compatto. I loro corpi emanavano un odore insopportabilmente acre: lo stesso che potevano avere le salme decomposte. Ondeggiando, la piccola processione entrò nelle rovine della casupola. "Strano" si disse Mariele. Lei e il suo ragazzo avevano esplorato a più riprese i resti di quella costruzione e non vi avevano mai scoperto nulla di insolito o di interessante. Ma non erano ancora giunti a destinazione: ecco che ora la spingevano oltre una breccia apertasi come per incanto su una delle pareti diroccate. Doveva esserci un meccanismo segreto, da qualche parte.

Sostenuta da ambo i lati, Mariele avanzò - fu fatta avanzare - dietro a colui che doveva essere il capo della macabra congrega. Era di un'altezza impressionante, aveva un cranio seminudo che sfavillava al chiarore delle torce e indossava un lercio mantello paragonabile a un sudario. Il passaggio, stretto e in discesa, svoltava bruscamente ora a destra, ora a sinistra; a tratti si riduceva a poco più di un cunicolo, tantoché il tipo che la precedeva doveva ritrarre quella sua testa obbrobriosa in mezzo alle scapole.
- Che ne avete fatto di Peter? - riuscì a chiedere Mariele, cercando di ignorare il dolore che provava alle braccia e alle spalle a causa dei ferrei artigli. Anziché risponderle, gli strani figuri presero a intonare un canto a bassa frequenza:

                          Per Adonai Elohim, Adonai Jeova
                          Adonai Sabaoth, Metraton Ou Alga Methon...


Finalmente, una luce fioca apparve in fondo alla galleria. Lo scomodo passaggio sfociava in una cripta che, come lei vide, era stata scavata metà nella roccia, metà nel terreno argilloso. Anche qui ardevano delle fiaccole, infilate in cerchi di ferro applicati alle pareti. Stranamente, la temperatura di quell'ambiente era di molti gradi superiore a quanto sarebbe stato lecito attendersi. Mariele avvertì il sudore sgorgarle da ogni poro. Ma non era colpa solo della calura.

La scaraventarono a terra. Per un attimo lei rimase immobile con la faccia schiacciata sul rozzo pavimento, poi, scostandosi i capelli dagli occhi, si guardò intorno. I morti viventi (o i non-morti che dir si voglia) si erano disposti secondo un disegno che dovevano conoscere a memoria: uno di loro rimase di guardia all'imboccatura del passaggio, lo spilungone andò a sedersi su una sorta di trono di pietra e il resto si allineò in due file che si fronteggiavano. Dagli orifizi orali malformi, orribili a vedersi, continuava a uscire la stessa litania:

                      ...Verbum Pythonicum, Mysterium Salamandrae
                      Conventus Sylvorum, Antra Gnomorum
                      Demonia Coeli God, Almosin Gibor
                      Jehoshua Evam Zariathnatmik...


Era un canto ossessionante, ipnotico. Mariele sbattè le palpebre. Era sul punto di assopirsi. Ma, bruscamente, il coro terminò con uno squillante.

"Veni, Veni, Veni!"

La triplice incitazione servì a riscuoterla. Risollevatasi, lei decise di affrontare direttamente il capo: lo zombie assiso sul trono. - Va bene, basta con la recita! - esclamò. - Vi siete divertiti e ve ne do atto: la burla è riuscita bene. Ora però dovete dirmi dov'è il mio ragazzo.

- Vuoi vederlo sul serio? - le chiese lo zombie allampanato. Aveva messo su un sorriso spaventoso, dai cui angoli fuoruscivano nuvolette giallognole.

- Insomma, chi sei? - strillò Mariele, chissà perché sentendosi punta dal fatto che lui la guardasse in quel modo, ovvero con evidente desiderio.

- Chiamami Montglas - ribatté il laido essere. - Graf von Montglas.

- E va bene, Graf. Va bene, Conte. Per quanto mi riguarda puoi essere pure un Principe. Ma perché proprio noi? Che cosa ti abbiamo fatto?

Muovendosi a disagio sul suo rigido seggio, la creatura parve esitare. Dopo alcuni secondi espettorò: - Autunno.

- Prego?

- Era autunno quando accadde. Il mese novembre, l'anno il 1937. Oggi cade l'anniversario...

- Continuo a non capire.

- Ci trovavamo nello stesso posto, io e la mia amata. Là dove quest'oggi tu e il tuo amichetto avete fatto tutti quei giochini. Eravamo felici, esattamente come voi. Poi sono venuti loro.

- Ma chi? Chi è venuto?- chiese Mariele, spazientita.

- Avevano stivali, avevano armi. Erano messi implacabili. Li aveva mandati il marito di lei, un alto ufficiale delle SS.

- Senti, questa storia non mi interessa - sbottò Mariele. - Io voglio vedere Peter!

- A lei, l'Amata, l'hanno fatta fuori subito - continuò imperterrito Montglas. - Un colpo alla tempia con la Luger e via. A me invece hanno riservato un trattamento speciale: la tortura. A sera ero già morto. - Scoppiò in una risata fragorosa. - Ogni anno celebriamo la ricorrenza: con una coppietta che viene a tubare qui. Ce n'è sempre una, non si può sgarrare. Pare che questo posto sia propizio all'eros... - Sollevò la voce di un tono o due. - Non è giusto che ve la godiate. Non è giusto che abbiate tanta pace. A noi non ce l'hanno mai concessa. - Nel bagliore tremolante dei fuochi, le sue orbite ebbero un brillio semiumano. - Ma adesso conoscerete un nuovo tipo di felicità. Un'esperienza diversa, ma non per questo meno appagante.

- Peter! Dov'è Peter?

- Lo vuoi vedere? Bene! - A un suo cenno, uno degli zombie si affrettò ad aprire una porticina sulla parete rocciosa. Era di metallo arrugginito, celata in un triangolo d'ombra. Mariele si appressò alla stretta apertura, da cui proveniva una snervante musichetta d'organo.

- Guarda pure - le arrivò dalle spalle l'imperioso basso profondo del Conte. - Volevi vedere il tuo ragazzo, no? Ebbene, accomodati!

Trepidante, lei si flettè per passare sotto la traversa. Dovette attendere che i suoi occhi si fossero abituati a quel tipo di oscurità. Si strofinò le palpebre e... ristette. La buffonesca musica d'organo sottolineava una scenetta assurda: Peter disteso su un covaccio e, a cavalcioni su di lui, una strega dal fisico lussuoso e con un buco su una tempia. La malefica creatura, vera dea del sesso, si contorceva pazzamente, mentre il ragazzo, emettendo dei mugolii estasiati, le massaggiava le prosperose poppe. Al cospetto di quel tradimento inaspettato (in fondo era il suo fidanzato; quasi quasi avrebbe preferito vederlo morto...), Mariele si lasciò sfuggire un - Oh! - carico di rabbia e di disprezzo.

Accorgendosi della sua presenza, Peter le fece ciao ciao con la manina e le lanciò candidamente: - Te lo giuro: l'ho vista finire sotto un tram!

Mariele uscì dalla tana con il volto in fiamme.

- Hai visto? - le indirizzò il defunto Conte di Montglas. - Il tuo amichetto se la fa con quella puttana della mia amante. E noi?

- Noi...? - fece lei, senza capire. Ma tutto le fu chiaro un attimo dopo, quando il non-morto si sollevò dal trono e, lasciando scivolare il suo lercio mantello a terra, venne a stringerla in un abbraccio che sapeva di muffa e di vermi.

- Noi - disse lo zombie affermativamente, soffiandole in faccia l'alito della morte. - Noi.

Mariele cercò di liberarsi dalla morsa, ma si ritrovò ben presto con le spalle schiacciate contro il terreno. Montglas, o la sua proiezione da Sottomondo, le strappò gli abiti di dosso con pochi, abili movimenti; intanto le stringeva i fianchi con le ginocchia magre ma forti, mentre una bava verdastra gli colava lungo il mento. Dopo, armeggiando con una mano tra i propri stracci, mise a nudo un fallo poderoso. Mariele fece tanto d'occhi: era un membro di forma e configurazione portentose. - Noi - disse un'ennesima volta il Graf von Montglas, prima di penetrarla con forza.

Lei credette di perdere i sensi, talmente forte fu il dolore. "È impossibile" si disse. "È sicuramente un incubo..." E lo era, difatti. Mentre l'orrida creatura la possedeva selvaggiamente, gli accoliti battevano a ritmo le mani, o quanto di esse rimaneva, intonando:

"Sia lode al Re dello spazio infinito, Motore dei pianeti, Fondatore della velocità, Sovrano dei terremoti, Conquistatore del terrore, Creatore del panico, sia lode a te Distruttore, tue sono le tenebre, morte agli infedeli, morte ai tuoi nemici, morte! morte! morte!…"

Il dolore lasciò il posto a un piacere inaudito. Mariele si morse il labbro inferiore. Teneva la testa girata da un lato per scansare la lingua innaturalmente lunga del Conte, che cercava con insistenza la sua. Il fluido verdastro le gocciolava copiosamente sul volto, sul collo, sui seni, e, nei punti dove cadeva, provocava delle piccole ustioni. Durò un'eternità. Nel momento in cui l'essere prepotente prese a grugnire per l'approssimarsi dell'orgasmo, anche lei sentì di stare venendo. Suo malgrado, si abbandonò alla goduria: un'immensa, indescrivibile gioia. Intanto rifletteva sulla scena che aveva visto di là: il suo Peter succube di quella strega formosa... "Buon prò gli faccia!" pensò, o forse pronunciò ad alta voce. Ormai non capiva più niente. Graf von Montglas le propinava dei colpi ben assestati, rivelandosi instancabile come forse solo un non-morto può essere. E, ad un tratto, qualcosa le esplose letteralmente dentro. Il piacere la inondò, partendo dal bassoventre per allargarsi in cerchi concentrici per tutto il corpo, fino a raggiungerle il cervello. - Sìii! - implorò Mariele, stringendo a sé, con le mani e con i calcagni, la lurida creatura che le scaricava nell'utero ettolitri di sperma. - Amore! Amore mio!

Era uscita di senno e ne era conscia, ma ormai non le importava più niente. Si sentiva rotta dentro e fuori, e fiera di esserlo. La fine non poteva più farle paura.

E la fine arrivò, inevitabilmente. Andarono a strappare Peter dalle grinfie di quell'indemoniata che lo spompava e lo gettarono a terra, accanto alla sua ragazza. Sembrava un pupazzo ubriaco, aveva uno sguardo strabico. "E il mio aspetto dev'essere molto simile" presunse Mariele, che non aveva più la forza di muoversi. Il Conte e la sua malefica, lussuriosa amante si presero per mano e, situandosi su di loro, urinarono sui loro corpi distrutti. Poi, come a un segnale, il resto dei mostri si precipitò sulle due vittime, coi denti aguzzi bene in mostra. L'orrido pasto fu consumato in una sinfonia di suoni liquidi, di sibili di gola e risucchi bavosi. "Alcuni portano gli stivali", notò Mariele prima di perdere conoscenza.


L'Alter Nördlicher Friedhof di Monaco di Baviera è certamente il cimitero più strano sulla terra. Ogni tanto il comune si ricorda di mandare una squadra di operai per fare livellare i viali e i sentieri di terra battuta e per combattere le piante che, pregne di una linfa che per esse deve equivalere a una droga, crescono dovunque, anche sulle pietre. Il giardiniere incaricato dei lavori cerca di fare del suo meglio, ma le piante risultano inestirpabili, oltre che resistenti a ogni tipo di erbicida; al massimo lui le può potare. Non si spinge mai però fino al Campo 14, dove si erge la tomba del Conte von Montglas. E bisogna ben comprenderlo: se con i suoi attrezzi lui trancia un ramo, dal sottosuolo balza un pianto spaventevole.

           

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