Le origini

        Dopo un percorso rettilineo in mezzo alla piatta campagna disegnata con profili regolari molto simili ad una strana scacchiera giallo-verde, ecco comparire, silenziosa e monumentale la robusta sagoma dell'Abbazia con la slanciata linea del campanile ed i colori intensi dell'architettura mescolati al chiaroscuro degli alberi e ad una più impalpabile luminosità.L'Abbazia di Pomposa

        Sembra impossibile che in questo quadrante di terra (che ha da sempre alimentato la fantasia creativa di poeti e scrittori), in un punto così remoto e originariamente selvaggio potesse nascere una delle più importanti cellule di spiritualità e bellezza dell'Italia medievale, legata in modo così stretto alla inquieta vita del fiume.

        La mancanza di fonti dirette quali annali, cronache, calendari non consente di ricostruire tutte le fasi della fondazione; un grosso punto di riferimento è costituito dal Codice diplomatico pomposiano trascritto nel '700 da originali conservati a Montecassino per opera del grande studioso e monaco Placido Federici.

        La prima notizia risale all'874, quando Papa Giovanni VIII ne reclama la sovranità contro la Chiesa di Ravenna, e a parte una pergamena dell'896 e un diploma del 962, si hanno atti con una certa continuità solo a partire dal 982, anno in cui l'Imperatore Ottone II la cita come donazione compiuta dai genitori al monastero di S. Salvatore a Pavia (si parla di Pomposa e delle saline di Comacchio).

        Le indagini archeologiche sulla pianta del complesso rivelano la presenza di resti di una primitiva chiesetta databile tra l'VIII e il IX Sec.; il luogo comincia a divenire motivo di disputa e gli stessi monaci non gradiscono la dipendenza da S. Salvatore perché limita la loro espansione, e ricorrono all'Arcivescovo di Ravenna. Ottone III dona allora il monastero, nel 999, alla sede episcopale ravennate e solo dopo altre tormentate contestazioni finalmente sarà raggiunta l'indipendenza nel 1022 grazie a numerosi privilegi papali ed imperiali che ne garantiscono l'autonomia.

        L'isola di Pomposa nel 1045 ha precisi confini: a nord il Po di Goro, a sud il Po di Volano e a est il mare Adriatico. La stessa diventa molto ambita per la fertilità delle terre, i ricchi benefici delle saline e delle valli di pesca, ma quella natura era stata trasformata dalla laboriosa opera benedettina. Il territorio, formato da sedimentazioni deltizie, soggetto a erosioni marine e riempimenti fluviali rendeva necessaria una continua attività di bonifica mediante arginature e scavo dei canali.

        All'epoca dello stanziamento monastico, prima del Mille, l'isola non aveva avanzate condizioni di abitabilità: proprio qui, durante le invasioni barbariche, si erano rifugiate varie popolazioni alla ricerca di zone boscose e impervie per mettersi al riparo dalle incursioni militari. La presenza, quindi, di un ordine religioso incentrato per costituzione sulla preghiera ed il lavoro, viene a portare oltre ai segni di una nuova evangelizzazione anche i benefici della colonizzazione.

 

Lo stato abbaziale tra IX e XII secolo

        Emblematica per tutta la storia dell'abbazia rimane la figura del nobile Guido degli Strambiati di Ravenna, abate a Pomposa dal 1002 al 1046, autore e promotore del grande movimento spirituale e culturale che si polarizza attorno al cenobio benedettino. L'abate, nella regola di S. Benedetto, è colui che, animato da "santità della vita e dottrina della sapienza", infonde l'indirizzo morale alla comunità disciplinandole la vita, ma in età medievale acquista anche una specifica funzione di feudatario.

        I territori di Pomposa e Volano sono a pascolo e selva, e formano la pars dominica, quella parte di territorio in conduzione diretta del monastero, amministrata da un gastaldo che risponde unicamente all'abate coadiuvato da una serie di dipendenti occupati in questioni specifiche; il rimanente delle terre, cioè quelle coltivate, è affidato a "livellari", ovvero a conduttori del fondo vincolati ad un contratto di miglioria che prevede il dissodamento del suolo, il mantenimento ed il perfezionamento delle colture.

Palazzo della Ragione        Guido, che per le sue virtù sarà elevato a Santo, apre una ricchissima tradizione agiografica sia letteraria che figurativa: di lui ci sono giunte tre biografie che ne valorizzano l'integrità spirituale, l'osservanza, le dure pratiche di ascesi solitaria e mortificazione del corpo nonché il privilegio di compiere miracoli quali resurrezioni, guarigioni e la famosa trasmutazione dell'acqua in vino rappresentata in un affresco del convento.

        Intorno al 1026 la fama del monastero è talmente alta da attrarre molte vocazioni (si raggiunge il numero di ben cento monaci) e da imporre nuovi lavori. Il 7 maggio dello stesso anno viene consacrata la chiesa e ampliato il convento; nel 1046 le spoglie di Guido vengono reclamate da Enrico III che le porta con sé in Germania e ne fa dono alla chiesa di San Giovanni di Spira.

        Nel 1063, anno della costruzione del campanile, emerge una notevole personalità: Mainardo, Vescovo di Silva Candida che segue con fermezza l'indirizzo riformatore dell'abate Guido impegnandosi con missioni in Dalmazia (1060) e Germania (1065); si ergeva come moralizzatore persino nei confronti di Enrico IV, tentato dagli intrighi simoniaci del Vescovo Olderico di Padova e della Chiesa milanese dopo la scomunica del Vescovo locale Guido di Velata.

        A metà del XII Secolo si verifica una calamità naturale destinata a ridefinire la geografia del Delta e la stessa storia di Pomposa: la "rotta di Ficarolo". Le acque invadono le campagne creando nuovi corsi e prosciugandone altri, la formazione del Po di Venezia a nord della città di Ferrara, con il conseguente impoverimento della navigabilità del Po di Volano e Primaro, provoca un mutamento nella distribuzione della portata del fiume che si apre nuove vie al mare. L'impaludamento dovuto al ristagno delle acque rende l'ambiente malsano e infestato da zanzare, la bonifica del terreno con canali di scolo incomincia ad essere insufficiente. Il processo continua per secoli con disastri periodici.

        L'isola pomposiana è ormai saldata alla terraferma e circondata da terreni acquitrinosi: la salubrità e l'amenità del luogo, legate alle acque scorrenti in alvei ben delimitati e alla presenza mitigatrice del mare, sono ormai solo un ricordo.

 

Guido monaco

        A Pomposa si manifesta la genialità di un grande monaco e musicista: Guido detto "d'Arezzo", noto per l'invenzione del "rigo musicale", ma molto più importante nella storia della musica. Nato tra il 990 ed il 1000 giunge giovanissimo al cenobio pomposiano cominciando a suscitare, con le sue scoperte, l'invidia dei monaci tanto che è costretto con dispiacere ad esulare ad Arezzo, come riportano le cronache. Prima di lui il canto veniva imparato a memoria col metodo della ripetizione e appreso solo dopo molti anni di esercizio: infatti i neumi (gli antichi simboli convenzionali spesso di forma quadrata che indicano la flessione melodica) scritti sopra ogni sillaba del testo erano segni privi di significato musicale in quanto non rendevano la melodia ed il ritmo delle singole note. Guido d'Arezzo, invece, attribuisce alla nuova scrittura grado e valore interpretabili a prima vista da chiunque. Il fa e il do, note principali del canto gregoriano, colorate rispettivamente di rosso e giallo, facilitavano ulteriormente la comprensione del brano. Questo dimostra come il sistema guidoniano tenesse conto anche dell'aspetto pedagogico.

        Dopo l'esilio ad Arezzo, dove dirige la schola della Cattedrale e l'interessamento del Papa Giovanni XIX che lo vuole a Roma per spiegare il suo rivoluzionario sistema, Guido è invitato a ritornare a Pomposa e a proseguire i suoi studi; morirà non a Pomposa nel 1050 ma circa due decenni dopo nella dipendenza pomposiana di Ravenna. (segue >>>)