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LEtiopia è un museo di popoli: 76 etnie, 286 tra lingue e dialetti. La stessa costituzione etiopica prevede il diritto di secessione per ogni popolo che voglia staccarsi dal controllo di Addis Abeba, una grande autonomia è conferita ai governi locali. Le genti dellaltopiano I Tigrini Magri, affusolati, spigolosi, abituati a ogni fatica, decisi e
determinati. Sono le caratteristiche di questo popolo dellEtiopia settentrionale che
vive a cavallo della frontiera con lEritrea. Orgogliosi eredi della grandiosità di
Axum e dellisolamento monastico di Debre Damo, i Tigrini sono stati, da sempre, i
rivali degli Amhara, così lontani da queste montagne, eppure così decisi a comandare su
tutte le sponde degli altopiani. E stata una rivalità secolare: il Tigray è sempre
stata la regione abbandonata, insofferente, inquieta, a cui gli imperatori amhara hanno
guardato con diffidenza e preoccupazione. Una regione difficile da controllare: i ras
tigrini hanno sempre mal sopportato il dominio dei nobili amhara e solo una volta, in 700
anni di storia, un tigrino è riuscito a salire sul trono del "re dei re". Abitano negli hedmò, case di pietra isolate, a pianta rettangolare, spesso costruite in zone inaccessibili: ununica grande stanza funziona da camera, da magazzino, da cucina. Le pietre dei muri sono saldate insieme con malta. Il tetto è piatto, colonne in legno sorreggono un soffitto di ramaglie intrecciate e tenuto insieme dallargilla. Il tetto si prolunga allesterno, creando davanti alla porta della casa una sorta di porticato in cui sedersi a lavorare o a chiacchierare alla luce di piccoli fuochi. Un recinto, in pietra o costruito con arbusti spinosi, circonda la casa e indica la proprietà privata della famiglia. Gli Amhara Conservatori, testardi, dispotici, fatalisti. Oppure: aristocratici, orgogliosi, fieri. La forza della nobiltà e del clero risiedeva in rituali costanti, nella potenza millenaria di una tradizione che si perde nella notte dei tempi, nellautorità del Cristianesimo, nella solitudine e nella separatezza della vita di corte e dei nobili. Attorno alla sacralità dellimpero vivevano milioni di contadini avvolti nello shamma, nel tessuto di cotone grezzo come unica difesa contro il gelo dellaltopiano. Gli Amhara, per secoli, sono stati letnia dominatrice, hanno cercato di imporre le loro leggi a tutta lEtiopia. In settecento anni di storia, solo una volta il "re dei re" non è stato un amhara, ma un tigrino. Sono stati nemici mortali dellindipendentismo eritreo, hanno conteso per secoli il potere coi tigrini: un conflitto che ha segnato la storia dellEtiopia e che continua latente. Non a caso il tigrino Meles Zenawi, dopo la caduta di Menghistu, abbia scelto come capo del governo proprio un amhara. Lamharico è la lingua ufficiale etiopica: parlata ad Addis Abeba, nel Gojjam, a Gonda e nel Wollo Occidentale. Viene però insegnata ovunque. Fuori dalle città il villaggio amhara è molto più simile allinsediamento di una famiglia allargata che a un vero e proprio paese. I tukul circolari hanno il tetto di canniccio, sono privi di cappa fumaria e le pareti sono di cicca, un impasto di argilla e paglia di teff. Un palo, al centro della casa, sostiene il soffitto. La pianta circolare riprende larchitettura delle chiese copte. E i cristiani copti, i sacerdoti e i monaci di questa regione "di pietra", sono il vero potere della civiltà amhara, il punto di riferimento. Eddil, lidea del fato, del destino, è inseparabile dalla cultura amhara. La vita di un contadino amhara, del suo villaggio, della sua famiglia è disciplinata dal volere di Dio. Gli Oromo Uscendo da Addis Abeba e incamminandosi sugli altopiani appena oltre la
conca della capitale etiopica, entriamo già in territorio oromo. Uomini a cavallo di
destrieri riccamente bardati, le selle ricamate con colori forti, le criniere circondate
da una lunga corona di sbuffi di cotono. Gli Oromo sono, in realtà, una confederazione di popoli originari
dellEtiopia: dal loro leggendario capostipite derivano i Borana e i Barentu.
Lalbero genealogico oromo si è poi diviso in sei gruppi principali e 200
sottogruppi. La loro regione di insediamento era attorno ai monti Bale, nella zona di
Fugug: contadini sedentari che divennero pastori solo dopo migrazioni verso i bassopiani.
Un complesso sistema sociale, il Gada, ha creato le condizioni per gli spostamenti di
intere generazioni oromo e, insieme alla pressione di altri popoli dellEtiopia
meridionale, ha dato vita a un singolare espansionismo. I Guraghe Sono una delle più numerose etnie dellEtiopia, tre milioni di persone che vivono
a poco più di 100 chilometri da Addis Abeba, tra Wolkite e Hosanna. I Guraghe sono i
commercianti, i mercanti, gli intermediari. Gli Afar Nomadi, orgogliosi, fieri, solitari, scorbutici: gli Afar, o Dancali (o
danachili) sono la gente del deserto di lava della Dancalia. Gli Afar sono gelosi del
proprio controllo del territorio e sono divisi in numerosi clan e sottoclan in perenne
rivalità fra di loro per i pozzi dacqua, per il sale e per le rotte della
transumanza. Gli Afar dellEtiopia sono allevatori di cammelli, nomadi in perenne
movimento, mercanti di sale. Mal sopportano i controlli statuali, gelosi della propria
indipendenza. La stessa parola afar può essere tradotta con "liberi". Secondo
altri fonti indicherebbe invece solo la discendenza dal capostipite Ophir. I Somali Oltre Harar, il passo Mardà nasconde la città di Jijjiga e le savane sconfinate che termineranno solo contro le onde dellOceano Indiano. E una frontiera naturale e la nuova Etiopia è stata capace di un gesto politico di grande importanza: questa regione senza fine, questo cuneo arido che si piega verso la punta del Corno dAfrica e si allarga fino alle frontiere col Kenya, è la Somali region della Repubblica Federale dEtiopia. Gli irrequieti confini fra Somalia e il Somaliland etiopico non hanno senso per le migliaia di carovane di cammellieri somali. Pima questo era lOgadem, lHararghe, e qui le guerre non sono mai mancate. I Somali erano sempre stati smembrati fra le aspirazioni coloniali di Italia, Francia, Gran Bretagna ed Etiopia. I Somali possono ora commerciare, viaggiare, muoversi liberamente, contrabbandare in questo immenso triangolo di terra. Oggi è diventata una regione di profughi, di gente sradicata, di clan divisi da rivalità per i pascoli, per i pozzi, per i terreni arabili e ora, anche per laccaparramento degli aiuti internazionali. Proprio questi ultimi hanno favorito unamara sedimentarizzazione: metà dei Somali dEtiopia non sono più nomadi, ma contadini-pastori.
I Konso I Konso, 250mila persone, vivono fra le colline a sud del lago Chamo. Popolo di agricoltori sedentari di origine cuscitica, sono famosi per i loro campi grandemente lavorati: ordinati terrazzamenti di pietra protetti da solide palizzate e da mura a secco. Superbi i loro villaggi; solidissime le loro capanne: una stretta porta-tunnel di tronchi ricurvi è laccesso ai cortili familiari. Sono un popolo unito, con una forte etica del lavoro collettivo e della solidarietà. Sono celebri come scultori delle teste di legno, i waga, che raffigurano gli antenati e rendono fertili i terreni. Bravi musicisti, suonano, nelle ore del tramonto, nenie melanconiche con flauti e tamburi. Famosi artigiani: carpentieri geniali, fabbri, tessitori, vasai, lavorano con abilità anche la pietra. I Borana I Borana,"le genti el mattino" (boru è traducibile con
"aurora"), sono il più importante gruppo oromo dellEtiopia meridionale.
Fieri, orgogliosi, guerrieri, si considerano letnia primogenita, il popolo più puro
del gruppo oromo, non corrotto dalla modernità. Pastori seminomadi che si muovono, con le
loro mandrie, a cavallo della frontiera fra Kenya e Etiopia. Vivono in capanne di
canniccio tenute insieme dallargilla e dal fango. Sono piccole cupole dalle
intelaiature facilmente smontabili per essere trasportate durante le lunghe transumanze. I
Borana estraggono il sale, essenziale per lalimentazione dei loro bovini, da piccoli
laghi vulcanici. Sono abili ingegneri idraulici: scavano, con un lavoro immane, pozzi a
gradoni, profondi fino a 30 metri. Gli Hamer Gli Hamer vivono nelle savane a occidente del lago Chew Bahir, il Lago
di Sale. 15mila individui, sono stati scacciati dalle loro terre dagli eserciti amhara di
Menelik oltre un secolo fa: sono pastori nomadi o seminomadi dalle tradizioni complesse e
radicate. La loro vita è guidata da un elaborato sistema sociale, complicate cerimonie
rituali segnano i loro giorni. Loro ricchezza sono le vacche che conducono fino al fiume
Omo per abbeverarle nei mesi della stagione secca. I Karo Sono un popolo ormai sullorlo della scomparsa. Poche centinaia di
contadini sedentari sopravvivono, in miseri villaggi, sulle sponde orientali
dellOmo. Collane di cauri avvolgono il collo delle donne. Un chiodo labiale
trafigge, spesso, il mento dei Karo. Scarificazioni addominali, provocate da acqua e
cenere, incidono il loro corpo. Sono, nelle donne, un richiamo sessuale. Negli uomini,
tali scarificazioni rivelano, invece, luccisione di un nemico o di un animale
pericoloso. I Mursi Le donne mursi si deformano le labbra inserendovi un disco di argilla.
Si incidono il labbro inferiore pima dei 20 anni: con il tempo questo labbro sarà stirato
con dischi labiali sempre più grandi. Lunico altro posto al mondo dove si può
incontrare luso del piattello labiale come forma di abbellimento è
lAmazzonia. I Nuer e gli Anuak Gli Anuak vivono nel cuneo etiopico che si insinua nel Sudan: è il
bacino del fiume Baro, loccidente estremo dellEtiopia. Sono unetnia
nilotica: bella gente dalla pelle molto scura. Vivono seminudi in terri fertili, ma
allagricoltura preferiscono la pesca. Le famiglie allargate vivono in recinti di
cinque, sei capanne di fango e canne, a volte decorate con immagini di animali o simboli
scaramantici. Le donne trasportano lacqua dentro zucche svuotate. Spesso ai bambini
anuak si estraggono, alletà di 12 anni, i sei denti frontali inferiori come
elemento di decorazione. I Sidamo Popolo cuscita, pastori nomadi diventati nei secoli contadini
sedentari, discendenti da due leggendari capostipiti, Bushe e Maldea, i Sidamo sono circa
due milioni. Sono ancora oggi organizzati, nelle immense aree rurali a sud di Awasa, in
forma rigidamente gerarchica: al vertice della piramide stanno i nobili, gli yemereno, e,
quasi degni dello stesso potere, vi sono gli uomini liberi, i wollawa. Al di sotto i
gradini sottomessi dei wata, gli artigiani, considerati come iettatori, e dei borojje, i
servi, i discendenti degli schiavi. I Falasha I giudei di Etiopia sono i Falasha, una parola amharica quasi
spregiativa, che ha il significato di "sradicati". I Falasha sono pochi:
allinizio di questo secolo erano, forse, 50mila persone, concentrati nella regione
di Gondar e del lago Tana. Erano davvero dei superstiti: alcune cronache testimoniano che,
nel XVII secolo, i Falasha fossero più di un milione. Adesso, dopo gli esodi degli anni
80 e 90, sono scomparsi dalle montagne dellaltopiano etiopico. Anche le
stime più ottimistiche dicono che gli ebrei dEtiopia non sono più di un migliaio. I Rasta E una delle storie più strane dellEtiopia. Comincia negli
anni Trenta nelle lontane isole dei Caraibi. Movimenti messianici neri della Giamaica
esaltavano la negritudine e prevedevano il ritorno del popolo nero verso le terre
dorigine, verso lAfrica dalla quale erano stati strappati. Lavvento di
un grande sovrano nero, di un negus che conquistava la ribalta internazionale, monarca
assoluto dellunico paese africano capace di resistere alla colonizzazione, convinse
i leader di questa religione sincretica della Giamaica che la loro profezia si fosse
avverata. La leggenda di Ras Tefari, "Dio Nero", non sembra comunque destinata a finire: il 23 luglio del 1992, anniversario della nascita di Haile Selassiè, avrebbero dovuto svolgersi i solenni funerali della salma ritrovata del vecchio negus. La cerimonia di traslazione dal mausoleo di Menelik II alla vicina chiesa di Enda Selassiè fu rinviata allultimo momento, ma duemila rasta erano già arrivati dalla Giamaica per assistervi. |
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