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La Chiesa cattolica in Georgia
di p. Luigi Mantovani

La Chiesa cattolica è presente in Georgia da circa otto secoli, a partire dal sec. XIII. La sua lunga storia si presenta principalmente come attività missionaria e si può dividere in quattro periodi:

  1. L'attività missionaria nei secoli XIII - XVI ad opera dei Francescani e dei Domenicani;
  2. L'attività missionaria nei secoli XVII - XVIII ad opera dei Teatini;
  3. L'attività missionaria dalla II metà del sec. XVIII alla II metà del sec. XIX ad opera dei Cappuccini;
  4. L'attività dalla II metà del sec. XIX ad oggi ad opera prevalentemente del clero locale. L'attività di ciascuno di questi periodi nasce sotto la spinta di eventi politici.
1. L'attività missionaria nei secoli XIII - XVI
La Georgia, che già nei secoli prima e intorno al Mille era stata oppressa dalle invasioni dei Persiani (362-627), degli Arabi (645-717) e dei Turchi Selgiuchidi (1065-1128), nel sec. XIII fu saccheggiata dai Mongoli, detti anche Tatari perché costituiti soprattutto da tre razze: Mongoli propriamente detti, Tatari e Cinesi. Essi, sotto la guida del terribile Gengis-Khan, penetrarono nel Paese due volte, nel 1220-1221 e nel 1236, fingendosi cristiani diretti a Gerusalemme. Vi faranno ritorno ancora intorno al 1400 sotto la guida di Tamerlano, ossia Timur lo Zoppo (1336-1405) giungendo dal Turkestan. Particolarmente numerosi nella seconda ondata (circa 40.000), si spargevano ovunque come "cavallette" (così dicono gli Annales), distruggendo tutto, massacrando uomini e donne e deportando i più bei giovani di ambo i sessi. In questa circostanza molti ricevettero la palma del martirio (più di diecimila). Fu in questa deplorevole situazione che la regina Russudan, figlia della celebre regina Tamar (1184-1223) amata e celebrata dal più grande poeta georgiano, Shota Rushtaveli, ricorse al papa Gregorio IX. Val la pena notare che fino a questo tempo la Georgia era in relazione con Roma, come appare da una lettera che la stessa regina aveva inviato al papa Onorio III: in essa lo dice "Padre e Signore di tutti i cristiani" e promette di concorrere con le sue armate alla liberazione del S. Sepolcro (come i Georgiani faranno nel 1300, divenendone custodi per un anno). Onorio, da parte sua, accorda a lei e ai suoi sudditi l'indulgenza apostolica plenaria che la Chiesa cattolica suole concedere ai suoi sudditi. Questo sta a indicare che la Chiesa georgiana forse non era stata coinvolta dallo scisma greco, iniziato con Fozio nell'858 e consumato nel 1054 da Michele Cerulario. Ce lo conferma anche il fatto che, mentre i greci cancellarono ben presto dai loro dittici i nomi dei papi, i georgiani, non più sotto la giurisdizione dei patriarchi greci, continuarono fino alla fine del sec. XII a nominare il papa nell'enumerazione o invocazione dei cinque patriarchi. Ora invece lo fa in altri termini (dedotti dalla lettera di risposta del papa, 1240): gli promette di unirsi, con i suoi sudditi, alla chiesa cattolica. È la prima volta che si sente parlare di separazione dei georgiani, separazione dovuta, si crede, più che altro all'isolamento. Il papa Gregorio IX acconsentì alla richiesta della regina e inviò francescani e domenicani come "missionari", in quanto la loro azione non era rivolta ai Georgiani, ma agli infedeli da cui la Georgia era circondata. I primi a partire furono i Francescani, nel 1233: la loro spedizione era composta da un gruppo di frati guidati da fra Giacomo Da Russano (il primo legato pontificio). Poi i Domenicani: nel 1240, aprirono il loro monastero a Tbilisi, ma vi si stabilirono nel 1245, sotto il papa Innocenzo IV. Francescani e Domenicani operarono insieme a Tbilisi. "Il cattolicesimo, specialmente dall'inizio del 1300, fece grandi progressi, tanto che i Georgiani non solo passavano alla fede cattolica in gran numero, ma abbracciavano pure la vita religiosa dei missionari e andavano con loro nelle terre degli infedeli, dove predicavano e versavano il loro sangue per Gesù Cristo. Ad esempio, fra Demetrio da Tbilisi, entrato nell'ordine dei Minori, andò con i suoi confratelli europei nelle Indie e fu martirizzato a Thana nel 1231." (Tamarati) È per questo che il papa Giovanni XXII, nel 1239, decise di erigere Tbilisi a città e sede episcopale, in sostituzione di quella di Smirne che era diminuita di importanza per la presenza dei Turchi. Ecco la serie dei vescovi:
  1. Giovanni da Firenze, Domenicano (1329-1348): si dedicò molto ad approntare testi in lingua corrente.
  2. Bertrando Colleti, Domenicano (1349-1356). Fu poi trasferito alla sede di Ampuria.
  3. Bernardo Paghesi, Domenicano (1356-1382?): destituito a causa dello scisma di Occidente (1378- 1445), fu poi riposto nella sua sede, ove morì nel 1396.
  4. Enrico Ratz, Francescano (1382- ): rimpiazzò il precedente dopo la sua destituzione.
  5. Leonardo Villach, Domenicano (1391- ).
  6. Giovanni - non meglio definito (morì nel 1424/5).
  7. Giovanni da S. Michele, Domenicano (1425- ?).
  8. Alessandro, Domenicano (1450- ).
  9. Enrico - non meglio definito (1462 - morì lo stesso anno).
  10. Enrico Wonst, Francescano (1462-1469).
  11. Giovanni Ymmink, Agostiniano (1470-1471).
  12. Alberto Engel, Francescano (1493- ).
  13. Giovanni Schneider, Francescano (1507- ).
Dopo questa data, i vescovi non potevano più risiedere a Tbilisi a causa della guerre incessanti. La sede divenne soltanto titolare e più tardi fu elevata alla dignità di arcivescovado. Poi, dal 1633, la Congregazione di Propaganda Fide mise la Georgia sotto la giurisdizione del vescovo latino di Isfahan in Persia (allora p. Giovanni Taddeo); e, dal 1847, sotto il vescovo di Tiraspoli (Moldavia), residente a Saratova (Russia, a 1800 km dalla Georgia).Il Tamarati dice che i vescovi sono 14, forse tenendo presente la ripresa della cattedra da parte del vescovo Bernardo Paghesi. Dal 1233 fino al 1500 l'arrivo di missionari in Georgia fu più o meno frequente, senza notevoli interruzioni. Dopo questa data, non solo non si sente parlare di essi, ma nemmeno di viaggiatori: s'avvicinavano i Turchi che stavano per invadere la Georgia, come vedremo nel numero seguente. È da notare però che durante l'assenza di missionari europei entrarono in Georgia frati Domenicani di rito latino dall'Armenia, dove avevano costituito una loro provincia.  Essi non incontravano difficoltà da parte dei Turchi. Ciò è attestato da una bolla del papa Paolo III, nella quale si afferma, tra l'altro, che il popolo georgiano crede nella Chiesa romana. "Al nostro caro figlio Luarsab, sovrano della Georgia... Da quanto ci viene detto da persone degne di fede, Noi abbiamo saputo che malgrado l'immensa distanza che ci separa da voi, voi credete nella Chiesa romana, centro di tutte le altre Chiese, e ai Pontefici romani, chiavi di esse, vicari di Cristo e successori di S. Pietro, principe degli Apostoli, e quanto voi l'amiate e rispettiate e le siate devoti".


2. L'attività missionaria nei secoli XVII-XVIII

I secoli XVII e XVIII furono i più fecondi per L'attività missionaria cattolica, ma anche i più martoriati. Anche in questo periodo la Georgia esperimentò la sofferenza dell'invasione: quella dei Turchi e dei Persiani, come già in passato. I due imperi infedeli si odiavano e cercavano di soppiantarsi a vicenda. Questo odio si accentuò a cominciare dal sec. XVI. E siccome era la Georgia che li separava, pensarono che la vittoria finale sarebbe stata di colui che si fosse impadronito di questo Paese. Ma essi capirono anche che il loro dominio non avrebbe potuto stabilirsi solidamente se non vi avessero sostituito la loro religione al cristianesimo. Di qui gli orrori che essi commisero: i Turchi Ottomani nella Georgia occidentale, i Persiani in quella orientale. I Turchi, abbattuti gli imperi greci di Costantinopoli e Trebisonda, penetrarono nella Georgia occidentale nel 1577 e iniziarono a mettere in pratica il loro diabolico proposito. Molti georgiani però preferirono il martirio all'abiura o, vedendo che gli armeni loro vicini erano al riparo dalla persecuzione, abbracciarono il rito armeno. Dal canto suo la Persia non fu meno crudele né meno zelante nella Georgia orientale, soprattutto ad opera di Abbas il Grande (1557-1628): passava a fil di spada gli abitanti o li deportava in Persia, sostituendoli con persiani e armeni. Questa fu la sorte di circa 1.200.000 georgiani. Tra i martiri si annovera un re, Luarsab, strangolato con la corda di un arco nel 1622, e la regina di Kakheti, Ketevani (madre del famoso re Teimuraz), che subì il martirio il 22 settembre 1624 per aver mantenuto fede a Cristo e alla sua purezza. I Georgiani, segnatamente il principe Dadian della Georgia occidentale, sollecitarono l'invio di missionari tramite ambasciatori. Accolsero l'invito i Gesuiti. Furono inviati in Mengrelia il padre Luigi Granger e un fratello. Ma il padre morì di peste e il fratello ritornò a Costantinopoli.

Continua ….